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mercoledì 2 maggio 2012

Manuale di Economia politica 6: Economia e morale.

La gente in giro è talmente incarognita perché gli pelano due lire che in generale si rifiuta di fare qualsiasi ragionamento logico. Normalmente quando si grida così tanto ed in maniera stridula, è perché le energie sono davvero ancora molte, dove i disastri sono avvenuti (Argentina, Russia, Ukraina, ecc.) la gente era così massacrata che non aveva neanche la forza di andare nelle mense dei barboni, anche perché non c'erano più neanche quelle e nessuno si rende conto è lì che si va a finire. Difficile quando si cerca di parlare di economia, non farsi venire sulla voce da chi invece confonde i problemi con l'etica e la giustizia sociale. Sono piani diversi che non bisogna mescolare. Se si vogliono discutere i risultati delle materie scientifiche non si può tararle col metro della filosofia. Se si cercano le soluzioni per risolvere una equazione non si può metterne in discussione la valenza etica. Quello fa parte di un altro discorso, sacrosanto (e a cui io sono sensibilissimo) ma che va fatto a parte. Dunque vorrei fare solo poche semplici considerazioni sulla situazione economica. L'economia mondiale si trova in una delle sue cicliche crisi (non interessa di chi sia la colpa, questo attiene all'altra discussione). Ogni crisi dopo un certo numero di anni si risolve in modi differenti e con conseguenze differenti. Quella odierna, deriva da scompensi finanziari dovuti ad uno scarso ed insufficiente controllo da parte dalla politica, in questa fase molto debole rispetto al potere economico. 

Nell'ultimo anno la specificità di questa crisi è virata, da quella nata sui debiti della gente a quella della insostenibilità dei debiti sovrani (degli stati). La crisi, nella sua fase più acuta, è condizionata dalla lotta pesante che avviene tra le diverse potenze economiche mondiali, volte a guadagnare sempre maggiore consistenza o a non perderla. Gli Stati Uniti che temono di vedere diminuito la loro posizione dominante e condizionate; il blocco europeo che pur indebolito, nel 19imo secolo, aveva fondato la sua way of life sullo stato sociale e le potenze emergenti, in cerca di spazio ed in crescita tumultuosa grazie alla (temporanea) mancanza di socialità, freni conservativi, spietatezza tipica delle fasi di accumulazione primaria del capitale e naturale vigoria dei paesi giovani e "barbari". Il metodo più seguito in passato per risolvere questi problemi era un bel conflitto armato, una guerra salvifica, un bagno di sangue dopo il quale, placati gli animi, il vincitore imponeva la sua dottrina e la ricostruzione dava nuovo slancio all'economia mondiale. La seconda soluzione, è più tipica per risolvere i macrodebiti statali ed è talmente semplice da essere stata scelta nella maggior parte dei casi passati e recenti. 

La svalutazione pesante (ipersvalutazione come quella argentina, russa, ukraina per fare esempi recenti), risolve automaticamente i problemi dello stato, che vede il suo debito annullarsi in termini reali, in quanto, a seconda della quantità di nuova moneta stampata, rende carta straccia i titoli emessi da onorare ed anche i debiti verso i singoli, come ad esempio le pensioni che vengono di fatto talmente ridotte in potere d'acquisto da potersi considerare nulle. Una svalutazione forte, ma più strisciante, è ugualmente molto pesante per la popolazione, ma meno avvertita e compensabile con effetti tampone (come è avvenuto per anni in Turchia, Islanda e nella stessa Italia pre-euro, ricorderete la svalutazione degli anni 70 che portò gli stipendi da 200.000 a un milione in un paio di anni, con la scala mobile e quella dei 90 con la nostra uscita dallo SME). Questo tipo di soluzione, la cosiddetta svalutazione competitiva, che comporta meno effetti di disordine sociale della prima, è assai appetita e sponsorizzata dal mondo produttivo che ne trae un seppure momentaneo vigore, senza considerare che la boccata di ossigeno è comunque transitoria e, mantenendo in vita molte aziende incapaci di stare in un mercato sano, provoca una sempre maggiore mancanza di innovazione e condanna il paese al declino, come è avvenuto da noi negli ultimi decenni. Gli Stati Uniti, avendo una banca centrale, hanno scelto questa strada, stampando moneta se pur in maniera moderata. 

L'Europa si trova in una situazione molto particolare, in quanto la parte più forte, la Germania, che grazie a governi saggi, con la collaborazione di rappresentanze sociali altrettanto sagge e ragionevoli, ha preso in mano il problema in tempi favorevoli, ha potuto, con sacrifici moderati e stemperati nel tempo, porre in atto situazioni che le consentono una notevole competitività economica ed innovativa, tale da non temere in alcun modo le economie emergenti, non mettendosi certo in lotta sui prezzi, dando qualità e tecnologia talmente appetita da renderla facilmente esportabile in Cina e in ogni parte del mondo. Per contro la maggior parte degli altri paesi europei, guidati da politici furfanti, incapaci e spesso ladri matricolati, a braccetto con rappresentanze delle parti sociali altrettanto incapaci ed interessate solo a proteggere giardinetti privilegiati ed insostenibili, fregandosene allegramente di chi in quelle aree di privilegio non avrebbe più potuto entrare, non si sono preoccupati minimamente di questi problemi, rendendo l'Unione, che purtroppo è solo economica e non politica, con una centralità decisionale, sbilanciata e debolissima a causa di questi scompensi, che anzi si accentuano, grazie all'intercambio fisso dell'euro, tra Germania e gli altri. 

A questo punto il governo tedesco, spinto dall'opinione pubblica interna che se ne frega in maniera miope della situazione degli altri e non vede perché il paese virtuoso dovrebbe fare altri sacrifici per levare le castagne dal fuoco ai lavativi, impone politiche di estremo rigore, terrorizzato da possibilità inflattive che teme come la peste visto il suo passato, non comprendendo che se questa strada strettissima fallisce, si ritroverà a sua volta col culo per terra. Anche lì (purtroppo) il governo deve rispondere all'elettore e si fa influenzare dall'umore becero del popppolo, grazie anche all'appoggio di governanti  di piccolo spessore di paesi confinanti. Le leggi economiche confermano che la via più indolore di soluzione della crisi per l'Europa e per l'Italia in particolare (che non può ovviamente prendere queste decisioni da sola), sarebbe l'istituzione di Eurobond che fornirebbero un ombrello più credibile ai debiti sovrani dei paesi deboli ed una riduzione del rapporto di cambio euro/dollaro controllata che contribuisse a rendere più efficaci le misure strutturali che i paesi più incapaci e mal governati stanno mettendo in atto in fretta e furia, tra l'ira popolare. 

Questa alternativa sarebbe ancora più risolutiva se contemporaneamente si costringesse la Germania ad uscire dall'Euro, riducendone i vantaggi competitivi che sfrutta indebitamente grazie all'impossibilità di riequilibrare i rapporti di cambio. Questa strada (che è comunque checché se ne dica, la più indolore per i cittadini, cerchiamo di ricordarcelo) si potrà intraprendere se le varie elezioni in corso consentiranno di creare un fronte comune antitedesco che metta alle corde la Merkel, mettendola di fronte alla realtà. Per nostra grande fortuna abbiamo persone credibili che possono far parte di questo gruppo, anzi magari di guidarlo, sempre che gli ululati dei masanielli d'accatto e le facce contrite, ma prepotenti di chi ha mandato in rovina il paese e invece continuano a presentarsi sui teleschermi macinando sentenze a denti stretti e sbavando veleno, gli permettano di farlo. Il giusto e l'ingiusto non c'entrano nulla, magari di quello ne parlerò domani (se ne ho voglia).


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giovedì 5 gennaio 2012

Il prelievo forzoso.

Ascoltando le considerazioni della cosiddetta gente comune, appare chiaro che, in un periodo come questo, che deve a pieno titolo considerarsi caratterizzato da una forte libertà individuale e collettiva, specie se paragonata ad altre parti del mondo o peggio a periodi del passato, spiri un deciso senso di ribellione verso ogni intervento governativo che fissi regole o che tenti di risanare un paese che va verso il fallimento. Questo viene considerato di norma come una prevaricazione inaccettabile e furtiva, mentre nell'opinione comune, ben altri sarebbero gli interventi giusti e facilmente applicabili se si volesse, invece di fare scelte sempre  infami e sbagliate, probabilmente per pura ignavia o per connivenze pelose.  Non c'è nulla di peggio della faciloneria della folla, soprattutto quando viene aizzata da scribacchini al soldo di cosche ben interessate a mantenere un comodo status quo o da politicanti populisti che dopo aver spinto il paese nel burrone con la loro incapacità, ora agitano i loro diti medi minacciosamente, invece di ficcarseli dove starebbero al caldo, adesso che l'inverno ha cominciato a far sentire i suoi rigori. Inopinatamente costoro hanno trovato sponda anche in chi dovrebbe avere a cuore soprattutto l'interesse della parte più debole del paese e che più avrebbe a soffrire dal possibile disastro. In verità però è sempre stato così. Evidentemente certi comportamenti sono geneticamente connaturati al cittadino, come la lamentela continua per ogni decisione presa, comunque sia, una sorta di rifiuto a priori per chi ci impone scelte dolorose anche quando sono minime ancorché obbligatorie. 

In una calda estate di venti anni fa, si avvertiva già la fine di un'epoca anche se non spiravano ancora i venti di quelle mani pulite che avrebbero spazzato via la Milano da bere. Molte famiglie godevano ancora gli ultimi fuochi di quella che veniva chiamata la villeggiatura. Un mio amico trascorreva quel luglio afoso con la famiglia nella piacevole frescura della Valle d'Aosta. Ogni mattina era un piacere passeggiare lungo i sentieri sul fianco della montagna e sedersi poi in qualche prato, dove suo figlio poteva correre, libero imparando l'odore dell'erba appena tagliata e il suono sordo dei grandi campanacci che arrivava dai pascoli alti. C'era serenità in quel trascorrere lento della giornata, il piacere dell'aria pulita e del profumo di fieno. Era costume a quel tempo (sembrano passati mille anni) che i nonni, in occasione di ricorrenze topiche, comunioni o cresime, aprissero al nipote un conto corrente, per instillare nel giovane quella propensione al risparmio che ancora oggi funge da tampone salvifico alla nostra economia deficitaria. Al nostro ragazzino che aveva ormai compiuto i dieci anni, era stato versato un milione e sul significato della cosa era stato ben istruito in modo che, essendo piuttosto sveglio,  ne aveva avuto la giusta cognizione di causa. Quella mattina arrivarono al prato piuttosto presto e mentre il ragazzo cercava di scoprire qualche bel coleottero nascosto tra le rocce, il padre si sedette su una pietra squadrata che pareva disegnata apposta per stare comodi a leggersi il giornale. 

Ma ahimé, la notizia sparata su tutta la prima pagina quel 11 luglio 1992 non erano i preparativi per i festeggiamenti  del cinquecentenario della scoperta dell'America, ma il colpo di mano che nella notte, il governo Amato, aveva operato sui conti correnti con un prelievo forzoso e retroattivo di 2 giorni del 6 per mille, in relazione ad "una drammatica emergenza di finanza pubblica". In effetti anche allora l'Italia stava per andare in bancarotta, ma questa operazione, per altro consistente in infimi spiccioli (a me furono prelevate 12.000 Lire), fu avvertita come un vero e proprio furto e da lì nacque il mantra del "mettere le mani in tasca agli italiani", abusato poi da tutti gli infami demagoghi che si sono succeduti in quelle poltrone. Il mio amico si lesse con calma l'articolo ed i commenti, poi chiamò il figlio e gli spiegò in maniera comprensibile quanto stava accadendo. Il ragazzo si sedette accanto a suo padre, inclinò un poco la testa ricciuta e strinse gli occhi, pensieroso, come per ripararsi dal sole, poi con uno sguardo ingenuo quasi incredulo, chiese: "Ma lo faranno anche ai bambini?". Al cenno di assenso del padre, lo sguardo si fece triste, la bocca prese una piega dura e l'accenno di una lacrima gli rigò il viso. Non disse più nulla, ma si capiva che conteggiava mentalmente le 6.000 Lire prelevate, corrispondenti a 6 coni di gelato da tre palline, quello che prendeva quasi tutti i giorni sulla piazza del paese. Governare è davvero cosa difficile, dice Sun Tsu nell'Arte della guerra. 


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giovedì 29 dicembre 2011

Cronache di Surakhis 46: E' cominciato l'inverno.

Il cielo si è finalmente incupito; ormai è davvero inverno qui su Surakhis. Gli avvenimenti convulsi degli ultimi mesi hanno fatto passare sotto silenzio l'armonioso rincorrersi delle stagioni ed il passaggio dal nostro dolce autunno, in cui le nuvole basse di cloro corrodono lentamente con la loro carezza umida, le guarnizioni delle finestre e delle tute, all'inverno severo e duro come si confà a questo pianeta di frontiera, non è stato sottolineato da nessun festeggiamento. Si sente solo il cigolare delle carrette che al mattino passano lungo i vicoli della città bassa a raccogliere i cadaveri di quelli rimasti in strada, che non hanno trovato protezione quando la temperatura scende sotto i 70°C, a sottolinere il cambiamento. Certo, con la crisi, sono un po' aumentati questi decessi, ma alla fine, si sa, più larghi, si sta meglio tutti e questi che non avevano più figli o organi da vendere, hanno in fondo fatto la fine che si meritavano. Certo l'inverno è una stagione di pulizia. Risolve tanti problemi irrisolti, fa decantare il puzzo delle centrali a merda che d'estate, qualcuno trova così fastidioso; costringe la gente in casa, almeno quelli che ancora ce l'hanno, dopo l'aumento della tassazione abitativa decisa dal nuovo ministro generale, quello Shan Men, da tutti voluto segretamente a fare i lavori sporchi e da tutti ufficialmente riprovato per attribuirsi meriti presso le proprie Gilde, non appena verrà eliminato. 

I più incattiviti sono da qualche giorno quelli della banda del dito Medio. Ormai, da quando nella loro cerimonia di iniziazione hanno cominciato a mozzare tutte le dita agli adepti tranne quello centrale, vogliono essere rappresentati solo in quel modo, ne hanno fatto bandiera e simbolo di fede. I Rotuliani dotati di otto dita in ognuna dei loro otto arti, avevano chiesto una speciale dispensa, disposti anche a farsi crescere speciali corna sul cranio, altro antico simbolo di quella Gilda; tanto, essendo completamente decerebrati, potevano farsele innestare in profondità senza problemi. Ci tenevano alle loro dita che, tra l'altro fungevano anche da estensioni sessuali copulatorie multiple. Niente da fare, anzi, è stato loro detto proprio dall'aiuto sacerdote in carica, quel Forello che aveva conquistato la sua preminenza con un lungo cursus honorum fatto di parentele dirette addirittura con il Pontifex Maximus, che quel dito centrale rimasto avrebbe rafforzato l'uso introduttivo dell'organo, così gradito ai Rotuliani stessi di entrambi i sessi e non solo a loro, dato che soprattutto nell'uso più improprio si sta diffondendo a macchia d'olio in tutta la galassia. E' ormai uno scherzo comune anche negli ambienti più raffinati, magari mentre stai godendoti una coppa di Muschiato in qualche aperipranzo, sentirti all'improvviso penetrato nel tuo orifizio più caro, quello che concedi solo agli amici più fidati, da qualche dito burlone, tra gli sghignazzamenti degli astanti. 

D'accordo che ormai la legge impone di girare tutti nudo podice per compiacere agli Esactores, ma a tutto dovrebbe esserci un limite, anche se a molti ormai adusi alla pratica, non dispiace. Ma tant'è contro le mode è difficile reagire, così quasi tutti stanno al gioco per non apparire non à la page. Comunque la situazione si fa sempre più difficile e la GdDM (la Gilda del Dito Medio) acquista sempre più adepti, sia insistendo sul fatto che i profughi della Magellanica Minore, noti per nutrirsi del sangue e del sudore dei lavoratori surakhiani, sono ormai un numero insostenibile e il loro abbattimento sia possibile solo di frodo, sia per i prelievi forzosi che il nuovo primo ministro ha imposto con un colpo di mano. Uno dei punti di forza della protesta è quello che Shan Men non è stato eletto democraticamente come il precedente parlamento, quando ogni deputato procedeva direttamente a raccogliere i voti da ogni elettore portandogli la scheda a casa con il suo solo nome prestampato da firmare comodamente e in modo da non commettere stupidi errori. Inoltre insistono, con una qualche ragione per la verità, che l'aver prelevato come tassazione sussidiaria, la mano destra per la banca degli organi ad ogni capofamiglia, potrebbe produrre una certa recessione produttiva a causa delle difficoltà a tenere il piccone con una mano sola e si sa che Surakhis è un pianeta minerario che vive di esportazioni. 

Mah, è difficile dare giudizi in questo difficile frangente. Tutti sembrano aver ragione. Ogni giorno molti fantastilioni del debito planetario giungono a scadenza  e non si sa come coprirli. Le figlie giovani sono già state tutte consegnate ai mercanti di sacerdotesse per i templi di Venus Fellatrix sparsi nei vari asteroidi di piacere, i nipoti che devono ancora nascere sono già stati impegnati con i trafficanti di feti e anche gli escrementi vengono prelevati quotidianamente per essere portati alle centrali a merda e a chi non consegna spontaneamente la quantità prevista, viene applicato il prelievo forzoso tramite enteroclisma dopo essere stato bloccato con le speciali ganasce clisteriche. Chi se li mangia direttamente con la scusa banale di non avere altro di caldo da mettere sotto i denti, viene portato subito alla centrale Equa e Taglia dove si procede alle amputazioni immediate a chi non può o non vuole, ché di mentecatti egoisti è pieno anche Surakhis, ottemperare alla nuova legge fiscale che pur con dolore infinito è stata promulgata. Certo sono tempi duri, ma il freddo invernale stagna subito le ferite e in fondo la primavera non è lontana con i suoi effluvi solforosi ed i suoi stormi di predatori di occhi che tornano dalla migrazione invernale, con le loro eleganti linee nel nostro bel cielo, rosa di fenolo. 


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martedì 13 dicembre 2011

Pessimismo cosmico.

Ormai siamo stati presi dalla vena poetica, dunque oggi vi beccate questo famoso sonetto del Belli.

La vita dell'omo.

Nove mesi a la puzza: poi in fasciola
tra sbaciucchi, lattìme e llagrimoni.
Poi p'er laccio, in ner crino e in vesticciola,
cor torcolo e l'imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l'abbecé, le frustate, li ggeloni,
la rosalìa, la cacca a la ssediola
e un po' de scarlattina e vvormijjoni.

Poi vvié ll'arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d'estate, la neve d'inverno...
e pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
vié la morte, e ffinissce co l'inferno.

Giornata nera davvero quel 18 gennaio 1833, per il nostro Gioacchino, anche una delle poche cose gioiose della vita, è vista come un ulteriore peso, una ennesima maledizione da subire forzosamente, fonte di guai  e del dolente peso di vivere; si vede che il Papa aveva appena annunciato la manovra per far quadrare i conti del Vaticano.



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domenica 11 dicembre 2011

Civet di coniglio.

Il problema è trovare una via d'uscita. Il problema è che magari tutti sanno qual è, ma è una strada difficile e impopolare di cui nessuno vuole assumersi la paternità. Allora si gira attorno al problema, con scuse e bizantinismi, tanto è facile trovarle e l'arte dialettica insegna a scovarne mille, tutte valide sulla carta e tutte utili a mettere sabbia nell'ingranaggio. Ma la via d'uscita va trovata comunque se non si vuole morire prigionieri di una gabbia costruita nel tempo. Ecco perché sono giorni che il coniglio nano di mia figlia gratta disperatamente un angolo del fondo della sua gabbietta di plastica.

Continuo a dargli carote, bucce di mela e anche croccantini che hanno un aspetto davvero invitante, eppure niente, lui, anzi lei, perché è una femmina, testa in basso e chiappette in alto (che non è comunque una bella posizione), gratta disperata il fondo di plastica spessa e praticamente indistruttibile, nel tentativo, credo e spero assolutamente vano, di aprire un varco, formare un tunnel che la porti alla salvezza e alla libertà. Non vorrei trovarmela una mattina in giro per la casa a mangiare fili elettrici, come peraltro ha già fatto. L'ho anche minacciata di mangiarla a Natale, mostrandole la teglia in cui entrerebbe di misura, ma lei sa di essere magrolina e niente affatto invitante sotto questo aspetto, anche se opportunamente marinata e cosparsa di olive taggiasche, e prosegue in questa opera indefessa, forse inutile e in cui profonde tutte le sue energie forse altrimenti utilizzabili. Oltretutto agitandosi nello sforzo, mi butta fuori della gabbia una quantità costante di segatura impregnata dei suoi micidiali residui corporei. Forse vuol farmi capire che se bisogna stare nella merda deve essere un mal comune. Quando si agitano gli schiavi, si alza sempre un po' di polvere, ma basta aspettare e poi tutto si posa, un colpo di scopa e torna tutto come prima.


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sabato 10 dicembre 2011

L'insostenibile leggerezza della manovra.

Bisogna stare attenti a passeggiare per le strade in questi giorni. Se non si cammina rasente al muro, si rischia di essere inondati dagli scrosci di lacrime e dagli schizzi di sangue dei feriti gravissimi che si aggirano per le strade con le aorte squarciate, contornati da vedove e figli gementi che li  piangono, con geremiadi configurate su mantra classici (equità, ben altro, chi non ha mai pagato, ecc.). La famigerata manovra  che tutti concordavano, dovesse essere fatta, non ha ancora dispiegato la sua ala nera e caliginosa e già le piazze si riempiono per l'assalto ai forni. La folla, lo aveva già bene dipinto il mio collega Alessandro, è come un mostro acefalo, pronto a farsi guidare dal primo arruffapopolo disponibile, si sa, ma qui per scegliere i Masaniello, bisognerà fare un casting peggio che al Grande Fratello. Ma possibile che nessuno si ricordi che stiamo per precipitare in un burrone che significherebbe, per la parte debole della popolazione, almeno una buona metà, finire alle mense dei poveri, posto che ancora ci fossero o a dormire nei cartoni, come è accaduto nei paesi che hanno fatto default e che qualunque misura presa per tentare, ripeto, ho detto tentare di evitare ciò, è infinitamente preferibile? L'intelligente  strada scelta, di mettere a prendere le decisioni qualcuno che non avesse interesse al consenso, è di per sé garanzia che quantomeno si tenti di salvare il cucuzzaro ed i sacrifici richiesti, per quanto possano apparire dolorosi, sono sempre enormemente meno gravi del quasi inevitabile crollo. 

Fosse stata fatta qualche mese fa, questa scelta, tutto sarebbe stato più facile, ma forse le resistenze sarebbero state ancora più forti; adesso che siamo davvero alla fine, l'inevitabilità delle scelte dovrebbe essere chiara. I provvedimenti proposti sono gli stessi che chiedevano, un po' da destra e un po' da sinistra, gli stessi che adesso mettono pelosi steccati, tutti fasulli naturalmente, ma eretti al solo fine che i propri elettori se ne ricordino tra un anno e mezzo. Ognuno fa il suo miserabile gioco delle parti di facciata, dai sindacati, agli oppositori schierati dentro e fuori al parlamento, a quelli che invece sostengono nei fatti il governo, tutti tesi solo a guadagnare consensi futuri. I giornalisti, poi sono i peggiori, perché, bisognosi di avere un po' di litigiosità da presentare, danno spazio proprio al peggio ed alle tesi più strampalate, ai vari coccodrilli che popolano le fogne di tutto il mondo, ma che i meno preparati prendono poi per buone e possibili. Comincia così l'assalto alla diligenza da parte di chi, se sa fare bene i conti, spera alla fine che le sue grida non saranno accolte, così da poter poi dire a suo tempo al popolo bue "vedete io vi ho difeso fino alla fine, ma non ho potuto fare di più, votate per me!". Vedete, io, se si esclude l'innalzamento dell'età pensionabile e le barche e gli aerei, sono colpito pesantemente da tutti gli altri provvedimenti, ma cerco di riflettere sul fatto che il non pagare quelli che comunque sarebbero spiccioli se rapportati alla perdita quasi completa dei risparmi, del proprio reddito (pensioni o lavoro che sia) e di tutto il resto, sarà comunque assai meno pesante. 

Al limite posso mandare le mille maledizioni a chi nei decenni ci ha condotto a tutto questo, me incluso, anche se sarebbe molto più facile dare la colpa ai "banchieri", agli "speculatori", ai "burocrati", tutti utili uomini neri da mitizzare e su cui far convergere le colpe da parte dei milioni di vecchiette che si rallegravano quando i BOT in cui mettevano i loro piccoli risparmi davano il 15% di interesse o di quando sono andate in pensione a 14 anni 6 mesi e 1 giorno. E badate bene, in fondo anche ai politici, che hanno fatto niente altro che quello che la gente chiedeva loro per votarli; se poi nelle pieghe hanno anche pensato soprattutto a sé stessi, come non capirli, eheheheh.  In realtà tutti sarebbero d'accordo, pur che non venissero toccati personalmente, ma che i colpiti fossero gli altri, anzi ben altri, quelli che non hanno mai pagato, ecc. quando qualunque studentello di economia del primo anno sa bene che se non colpisci nel mucchio e tutti, di soldi veri e tanti e subito, non riesci a portarne a casa. Ma non turbatevi, non sono gli italiani i soli a guardare solo alle loro tasche, in Europa è la stessa cosa. 

Così tutti i politici europei, che nell'intimo sono ferocemente antieuropeisti, perché alla fine Europa significa perdita di potere, proni alla necessità di non perdere consenso dai propri elettori, non accettano misure necessarie e salvifiche o le introducono a metà, quando non se ne può più fare a meno, presi per il collo ed in misura comunque insufficiente, quando ad esempio, se si fosse intervenuti subito e con decisione sulla Grecia, si sarebbe forse risolto il problema con quattro soldi. Alla fine qualcosa fanno, ma  a rischio, che non essendo interventi decisi e completi, potrebbero non convincere e si sa che quello che conta è la sensazione. Chi, ancora più miope, come la perfida Albione, si chiama fuori, tra il plauso globale dei suoi stessi sudditi ciechi (non cechi, che quelli hanno capito), che ieri sera alzavano le pinte nei bar, mostra in effetti una debolezza ancora maggiore, quella che ti spinge a chiuderti a riccio, nell'egoismo folle di chi pensa di poter fare tutto da solo, mentre nella realtà si indebolisce sempre di più, come ben sottolinea l'Economist, che già sul nostro simpatico ex ci vedeva lungo. Ma si sa che già all'inizio si diceva che gli inglesi erano disposti ad entrare nell'Unione Europea a patto che tutti gli altri ne uscissero. Ragazzi, date retta a uno che non se ne intende, paghiamo quel che c'è da pagare, lanciamo qualche maledizione (ma ragionando, indirizzata a chi ha preceduto, non a chi ci fa pagare) e speriamo solo che questo e quelle cose che ancora dovrà fare il serio Monti, le faccia e soprattutto che bastino ad evitare il disastro. Sarò pure afflitto dalla sindrome di Stoccolma, ma frustaci Monti, frustaci senza pietà.


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venerdì 28 ottobre 2011

Manuale di economia politica 5: Innocenti evasioni e astuzie cinesi.

Pensavate che con la manovra di ieri il corso fosse finito? Troppo comodo. Intanto ho già sentito le prime voci levarsi compatte sul tema del recupero dell'evasione fiscale. Certo, concordo con voi che le schiere di impiegati provenienti dal dimagrimento della macchina statale, potranno pure essere volenterosi, ma la resistenza a pagare le imposte e l'astuzia per evaderle od aggirarle da parte dei cittadini è sempre stata infinita ed ha radici millenarie, quindi è molto difficile da penetrare anche ad un dittatore come me dotato di pieni poteri. L'aspetto dell'elusione, poi, non è neppure amorale, ma fa parte di quella conflittualità normale tra chi cerca di riscuotere le imposte e chi cerca di pagarne il meno possibile. E' come l'altalenante equilibrio tra i progettisti di cannoni e di mura difensive. Vi siete mai chiesti come mai la stupenda sfilata di strettissime facciate delle antiche case lungo i canali di Amsterdam abbia questa conformazione? Si tratta di semplice elusione fiscale. In quel periodo ogni famiglia ricca voleva una casa affacciata sui canali e la municipalità introdusse una tassa computata sulla larghezza in metri delle facciate delle case stesse. Immediatamente le costruzioni cominciarono a prendere un aspetto strettissimo sulla parte anteriore e a svilupparsi perpendicolarmente ai canali stessi. Appena la città assunse l'aspetto meraviglioso che oggi ammiriamo, zac, cambiamento e imposta sulla volumetria, così l'inseguimento continua. 

Dunque lasciamo il discorso di scacchiera antielusivo ai tecnici e concentriamoci sull'evasione vera e propria, questa sì amorale e da stangare senza pietà, o meglio, cercando pragmaticamente di portare a casa più che si può. Ci sono due tipi di evasione. La grande evasione, quella di qualche migliaio di persone che truffaldinamente non pagano in parte o anche completamente (i famosi evasori totali sconosciuti al fisco) ingenti somme. Come dice La Qualunque infatti le tasse sono come la droga, se cominci a pagarle una volta non puoi più smettere. Qui bene si esercita l'opera della Finanza che ne stana di volta in volta qualcuno e fa scattare cifre, totali e sanzioni davvero ingenti, anche milioni di euro, che vengono messi a bilancio nelle poste attive dello stato. Ma cosa succede in realtà poi? La legge attuale consente molte scappatoie, intanto cominciando un lungo contenzioso, così costoso ed incerto che alla fine lo stato preferisce transare una parte infinitesima della somma, un decimo o poco più. Negli altri casi, ma anche in questo, il birbo, dato che è tutto rateizzabile, comincia a pagare la prima rata, cosa che per legge blocca tutto il procedimento sanzionatorio, poi scompare, fallisce o non paga più nulla e tutto va, come si dice sotto l'uscio e le poste attive che i vari ministri vengono a raccontarti in TV sono, come si dice, carta da cesso. Qui partirà dunque il mio bell'editto imperiale, in cui in caso di accertamento di questo tipo, scatta un blocco totale dei beni del furbo e della sua famiglia al completo. Sarà quindi cura dello stesso affrettarsi a definire e a pagare. 

Solo alla fine del pagamento totale sbloccherò la medioevale ma efficace confisca dei beni. Sono certo che i famigliari del birbo saranno molto convincenti nell'affrettare le operazioni. Veniamo poi al secondo tipo di evasori, quelli piccoli. Questi sono assai più interessanti dei grandi perché anche se sottraggono allo stato da qualche centinaio a poche decine di migliaia di euro per uno, essendo in realtà molti milioni, portano via all'erario ben più di 100 miliardi all'anno, cosa non di poco conto. Ora è chiaro che anche ad un plenipotentato come sarò io, sarà difficilissimo acchiappare questi furfantelli, non potendo mettere davanti ad ogni negozio, ogni bar, ogni studio professionale, ogni casa da cui esce di tanto intanto un idraulico od un piastrellista, un funzionario del fisco in pianta stabile; bisognerà quindi giocare d'astuzia. Non sarà male, magari cercare di imparare qualche cosa da quello che fanno gli altri, perché spesso è un gioco di fantasia. In Francia ad esempio, dove un tempo si dichiaravano valori infimi nella compravendita di immobili per evadere le tasse di registro, è bastato imporre la regola che prima di firmare il rogito, il notaio comunichi al comune la cifra pattuita. In caso di incongruenza il comune si rileva l'affare al prezzo indicato e il venditore non può eccepire. Sono immediatamente finite le meline con scambi di pacchi di denaro liquido che i notai facevano finta di non vedere. 

Per gli affitti poi, per legge l'affittuario dichiara sulla sua denuncia l'affitto pagato, con un piccolo beneficio fiscale. Se tu non ci paghi le tasse, ti arriva una letterina dall'ufficio delle imposte da cui se entro e non oltre, non ti metti a posto con l'IRPEF e relativa sanzione, ti sequestrano la casa. Sembra che paghino tutti, mica volentieri, eh, anche i francesi sono umani! Invece con gli scontrini e le fatture dei professionisti, maestri dello sguscio ci vorrà più fantasia. Sapete cosa fanno i cinesi da una decina d'anni, da quando il boom economico si è talmente conclamato da pensare che le tasse va pagate anche lì? Tu vai al ristorante e quando hai finito il tuo gatto o i tuoi scarafaggi fritti, assieme al conto ed alle mentine per farti passare il gusto di aglio, ti portano un gratta e vinci dell'entità del conto stesso. Tu gratti, gratti e ogni tanto, tra i gridolini delle cameriere non paghi il conto, a volte addirittura puoi fare una vincita. Ognuno ovviamente lo pretende, è ormai diventata una divertente abitudine di fine pasto e intanto il nostro ristoratore si paga le sue belle tasse calcolate fino all'ultimo coperto. Se qualcuno vince anche lui ha un beneficio fiscale. Il cliente si diverte, il ristoratore un po' meno quando va a pagare, ma il sistema pare funzionare assai bene. C'è un sacco di gente che pensa che i cinesi siano degli stupidi copiatori, date retta a me non sottovalutiamoli. Mi sa che questa legge la introduco e con questo capitolo chiudo la prima fase del master in economia politica. Per le iscrizioni alla seconda, c'è tempo; adesso devo prepararmi psicologicamente alla partenza.


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giovedì 27 ottobre 2011

Manuale di economia politica 4: La mia manovra.

Come promesso ieri, passiamo ad illustrare l'elenco dei provvedimenti contenuti nella mia lettera alla BCE, che spedirò appena eletto a proconsole unico (o quando prenderò autonomamente il potere come dittatore). A cappello di tutto emanerò una serie di provvedimenti fiscali per regolare molti strumenti finanziari a disposizione di banche e di tutte le istituzioni del settore che rendano più oneroso e non conveniente l'uso di strumenti e leve finanziarie, quando vengano utilizzate a fini speculativi e non propri della loro natura di utilità per la quale sono state studiate. Infatti la mancanza di queste regolamentazioni è stata l'innesco della attuale crisi, che si è comunque sviluppata a causa dei problemi preesistenti che vi ho illustrato ieri. Non voglio entrare nei particolari, ma si può fare facilmente da punto di vista tecnico. Purtroppo queste regole imprescindibili le potrò applicare solo quando sarò nominato imperatore del mondo, in quanto devono essere contemporaneamente valide per tutti   per essere efficaci. Ma passiamo a noi. I provvedimenti che imporrò verranno presi tutti assieme, anche se alcuni avranno applicazione diluita nel tempo, per attaccare sui due fronti il nodo italiano, massa del debito pubblico e mancanza di crescita. A cappello di tutto alcune misure, molto demagogiche, che non hanno come oggetto quella di produrre una cifra cospicua, anzi il gettito sarebbe assolutamente poco consistente, una goccia nel mare, ma che mi darebbero l'autorità morale di poter cavare la pelle a tutti senza essere indicato come un indegno percettore di privilegi. 

Quindi le varie disposizioni con esecuzione immediata, di dimezzamento dei parlamentari, assessori, consiglieri e così via e riduzione degli emolumenti ai rimanenti a un decimo, aumentabile nel tempo solo le le cose andranno a posto. Io percepirei solo 1 euro l'anno come compenso simbolico, anzi neanche quello che è più di impatto. Eliminazione delle province, comunità montane, circoscrizioni e accorpamento dei comuni con meno di 5000 abitanti. A seguire i provvedimenti che daranno la ciccia. Misure per fare cassa e convogliare una consistente massa monetaria. Minipatrimoniale, di non grande entità, ma estesa proporzionalmente non solo ai grandi patrimoni, che sarebbero troppo pochi, ma anche ai piccoli patrimoni che sono tantissimi, in maniera stabile, riducibile solo in un futuro in cui le cose migliorino, sia finanziari che immobiliari, incluso il ripristino di una sorta di ICI (ma con un altro nome, anzi con lo stesso nome, tanto sono il dittatore e faccio quello che mi pare) ridotta sulla prima casa. Introduzione di una serie di ticket quasi generalizzati su ricoveri ospedalieri, pronto soccorso, medicinali, scuola, università. Ogni esclusione riguarderà solo i casi di indigenza assoluta. Un consistente dimagrimento dell'apparato statale, con l'utilizzazione dei soprannumerari provenienti dai settori depurati in attività esclusive di recupero dell'evasione fiscale, affitti non denunciati, lavori in nero, case non censite e così via, eliminando la possibilità, attualmente percorribile con facilità, soprattutto nei casi di forte evasione, di diluire nel tempo e alla fine non pagare l'accertato. 

Per le pensioni, in effetti sono già a 67 anni, quindi non serve nessuna nuova legge, salvo per quelle di anzianità, con una applicazione di questi parametri su base volontaria con incentivi e disincentivi. Vendita graduale di una parte del patrimonio dello stato a cominciare da quello che genera perdite. Accordi con la Svizzera e gli altri stati (come già fatto da parte di Francia, Germania e Inghilterra, quindi possibilissimo) per prelevare le tasse ai capitali italiani colà emigrati. Questi provvedimenti iniziali avranno una entità tale (da attenuare nel tempo in base agli andamenti) da mettere assieme alcune centinaia di miliardi, la parte più consistente dei quali dedicata alla riduzione del debito pubblico, con una botta iniziale molto consistente, esempio non rinnovando i primi 100 miliardi di Bond in scadenza nei prossimi mesi, cosa che provocherebbe certamente una consistente diminuzione dei tassi di interessi, (ricordo che ogni punto in meno darebbe un ulteriore risparmio di 16 miliardi). A questo punto e in quasi contemporanea farò partire i seguenti stimoli alla crescita. Eliminazione di tutti gli ordini professionali, valore legale delle lauree e liberalizzazioni a pioggia in tutti i settori, licenze, orari, ecc. Semplificazione estrema di tutte le pratiche burocratiche e inerenti al lavoro, creazione di imprese e commerci, copiando semplicemente quelle che ci sono in molti paesi, dove si apre una attività in 5 giorni, riducendo l'interfaccia tra stato e mondo del lavoro ad un unico sportello, applicando su vasta scala il silenzio/assenso e lasciando allo stato l'onere del controllo (con tutti quei soprannumerari di cui abbiamo parlato prima) e della punizione finanziaria implacabile ed immediata a chi sgarra, che la gente capisce solo se la tocchi nel portafoglio. 

A questo punto si innesta il difficile discorso dei rapporti di lavoro. Facciamo un passo indietro. Avendo accettato il sistema di mercato (vedi lezioni precedenti) dobbiamo convenire che il rapporto tra datore di lavoro e prestatore d'opera è per sua natura conflittuale, con un soggetto da una parte che, potendo, vorrebbe che chi lavora per lui stesse a disposizione, lavorando alla bisogna per 24 ore al giorno, senza pagarlo affatto, magari facendogli versare anche una piccola cifra a titolo di ringraziamento perché lo si tiene occupato, con eventuali concessioni motivate solo dal fatto di renderlo più efficiente; dall'altra invece, si pretenderebbe, di non presentarsi neanche sul posto di lavoro, ricevendo possibilmente a casa uno stipendio adeguato e che consentisse un tenore di vita di alto livello, seguito da una pensione del 100%. Le diverse condizioni di forza relativa dei vari momenti storici, producono tutte le fasi intermedie in un equilibrio sempre instabile e che si sposta con facilità da una parte o dall'altra. Quindi questo rapporto va concertato tra le parti, tenendo conto della situazione mondiale, salvo che poi la imporrò con la forza. Ora appare evidente da un lato che la serie di garanzie e protezioni di cui gode giustamente una sempre più ristretta fascia di lavoratori e che va ad esaurimento, è difficilmente sostenibile a lungo; d'altra parte abbiamo un crescente numero di fasce produttive che stanno scivolando verso un rapporto reale che potremmo definire di schiavitù volontaria ridotte ad accettare qualunque vessazione dalle leggi vigenti accanto ad una sistema del lavoro, gravato da oneri tali da non renderlo più concorrenziale col resto dei suoi competitors

A questo punto è necessario che dalla parte sindacale, si cessi di combattere una battaglia anacronistica ed inefficace, ma che invece di cedere pesantemente, "contratti" quella che dovrebbe essere una coerente flessibilità con la modifica di leggi, che parevano inizialmente buone, ma che hanno dimostrato errori mortali, sostituendo nella pratica la necessaria e utile flessibilità ad una ingiusta e mortifera precarietà. Chi ha bisogno di un lavoratore per pochi mesi deve avere la possibilità di assumerlo, ma basta che questo gli costi di più di uno fisso, per sconsigliarli questa strada, se l'assunzione a tempo fosse stata invece fissa. Basta agli stage semigratuiti e le finte cooperative e i vari cocopro fasulli, tutti eliminati se il loro costo sarà superiore, contributi pensionistici decenti inclusi, alle assunzioni a tempo indeterminato. In cambio e solo in questo caso,  il sindacato conceda la maggiore flessibilità richiesta e contemporaneamente lo stato una riduzione degli oneri fiscali su impresa e lavoro, con soldi arrivati dalla strizzata di palle iniziale. Comunque in mancanza di accordo interverrò io direttamente. I rimanenti soldi a disposizione derivanti dallo squeeze, tutti su ricerca, istruzione e turismo interno, non a pioggia ma a cominciare dai punti di eccellenza, che non debba più sentire da un professore del Politecnico di Torino, con gli occhi disperati, che le ricerche del suo istituto sulle nanotecnologie che sono ai più alti livelli del mondo, devono rimanere nel campo teorico, perché i suoi colleghi americani hanno avuto un finanziamento di centinaia di milioni di dollari e lui niente  e che ha dovuto lasciare andare i suoi più promettenti dottorandi in Svizzera e Germania dove gli garantivano 3000 euro al mese e aiuto nella sistemazione logistica, in istituti dove la sola area relax è di 600 m3, mentre lui non riusciva a trovargli due metri per lavorare. Intanto attorno a quegli istituti si stanno creando aree tecnologiche per sfruttare le idee ed i brevetti di quelle ricerche in termini economici ragguardevoli, senza preoccuparsi, anzi essendo ben contenti che le magliette le facciano i cinesi ad 1 euro l'una.  

Ho detto cose, strane? Mi sembra che siano le stesse cose che hanno proposto via via tutti i diversi gruppi, la differenza consiste nel fatto che io le applicherò e tutte insieme. Il fatto che in seguito a queste misure, che chiamerò manovra economica e di sviluppo Bo, tutti i sessanta milioni di italiani urleranno nelle piazze come gatti scuoiati maledicendomi, sarà segno inequivocabile che è giusta e saggia. Bene, in caso mi venga affidata da voi questa incombenza, io comincerei da lunedì, tenendo conto che qualcosa avrò comunque dimenticato ed ho bisogno di qualche giorno per limarla ed organizzarmi. In mancanza di elezione diretta per acclamazione, provvederò a prendere il potere con la forza ed inutile che mi diciate che farò la fine di Gheddafi. Ognuno deve essere preparato ed accettare il proprio destino. Con calma penserò alle mie residenze ad alla creazione del mio gruppo di Amazzoni.Alea jacta est.

Continua.


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lunedì 29 agosto 2011

Letargia mentale.

Immagine dal web


Cari amici , la calura agostana mi ha un poco ottenebrato la mente rallentando i miei processi cognitivi e di ragionamento, pensate che in questi giorni mi pare addirittura che la manovra stia per essere completamente depauperata di ogni contenuto e ridotta a vuota crisalide di chiacchiera estiva, ma di certo sono io che come certi animali a sangue freddo ibernati, non riesco a far funzionare le connessioni neuronali. Poiché anche la motilità (mia) sembra compromessa, è opportuno che mi prenda una pausa di riflessioni diciamo di una quindicina di giorni. Non pensate dunque che sia passato a miglior vita, avvertirei nel caso, ma nella location opportunamente individuata cercherò dunque di ricaricare le pile. Però non si sa mai, nel caso inopinato che dovessi trovare una qualche possibilità di connessione  (spirituale si intende), può anche darsi che qualche cosa, come per magia, appaia su queste pagine. State vigili dunque o miei fedeli, ho visto che anche voi in questo periodo avete rallentato il metabolismo; dunque stringetevi a coorte che duri perigli ci attendono nell'autunno incipiente. A presto miei prodi (minuscolo).

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Una decisione importante.



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