Visualizzazione post con etichetta Germania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Germania. Mostra tutti i post

sabato 25 luglio 2020

Luoghi del cuore 38: Le case di Bamberga


Altes Rathaus - Bamberga - Germania - agosto 1989

Case
C'è stato un tempo in cui mi ero fatto convinto, direbbe Montalbano, che in fondo la Germania fosse un paese di interesse limitato, in cui al massimo si mangiavano wurstel e crauti e del quale, io, per lo meno, non riuscivo neppure a capire la lingua. Cantonata più grossa non potevo prenderla, infatti fin dalla prima volta in cui vi misi piede seriamente per un periodo un po' più consistente, prima c'ero al massimo passato alla svelta senza troppo approfondire, devo confessare che me ne innamorai prontamente e confermo che nelle volte successive che ho avuto l'opportunità di stare in questo paese, non ho mai trovato niente che mi facesse cambiare idea. In quel primo giro serio, avevo programmato un bell'itinerario per la Baviera, che ha tali e tanti punti di interesse da poter essere meta completa di un viaggio completo a partire da Monaco, città di grande piacevolezza, anche se non ci arrivi solo per l'Octoberfest, che comunque è sempre una bella manifestazione, anche per il solo vedere le floride ragazzone del padiglione della Paulaner che portano dieci boccali da litro ognuna, cinque per ogni mano, senza apparente fatica, arrivando di corsa fino ai tavoli dei trincatori professionali ai quali, quando sei lì, ambisci di far parte. Ma tutto all'intorno sono la sequela di paesini, di castelli isolati e di paesaggi verdeggianti che percorri senza posa, sia seguendo la Deutsche Alpenstrasse, tra villaggi dalle case affrescate come ad Oberammergau o i laghi blu incastonati tra le montagne, che parte dalla deliziosa Lindau e corre lungo il confine meridionale fino al Konigssee. Oppure seguendo verso nord la Romantischestrasse, da Fussen col suo meraviglioso castello, a Wurzburg tra chiese gotiche e barocche, stradine acciottolate, antiche mura e monasteri. 

Insegne
Tuttavia se dovessi scegliere il luogo che mi ha affascinato maggiormente, darei assolutamente il primo posto a Bamberga, una cittadina medioevale sul Meno, ricchissima di antiche case e palazzi d'epoca, nonché centro importante per la produzione della birra, cosa che non guasta. Come sempre non è tanto la bellezza del singolo monumento, ma l'aria che si respira e l'unità che presenta l'insieme delle costruzioni a rendere un luogo unico. Certo ci sono anche qui dei pezzi forti straordinari, come il Duomo imperiale tardoromanico, davvero imponente; la antica e la nuova residenza dei vescovi; l'abbazia del Monte di S.Michele con un importante monastero barocco; l'elegante palazzo della Bottingerhaus del XVIII secolo; le pittoresche case dei pescatori della Klein Venedig ed il maestoso castello di Altenburg. Ma la palma assoluta la darei all'Altes Rathaus, il vecchio municipio del 1386 che sorge, gemma preziosa proprio in mezzo al fiume, su una sorta di isoletta rocciosa, collegato alle rive opposte da due ponticelli. Davvero splendido con la sua facciata sul fiume con i gialli graticci stretti, quasi appeso in equilibrio precario sull'acqua sottostante. Un colpo d'occhio unico e ragguardevole che ti rende subito il luogo indimenticabile. Tutto intorno sa di antico, sembra ancora aleggiare qui il rumore della famosa caccia alle streghe che fece una vera e propria strage nel 1600, oppure la cupa aria in cui qui si svolse il rogo dei libri, il 1 luglio del 1933 dopo il quale iniziò la persecuzione degli ebrei. Insomma arte e storia, con la serata da finire in una delle tante birrerie dalle volte ad arco in pietra, testimoni che anche tra tanta bellezza può covare il germe dell'orrore che rende l'uomo capace di andare dalle più alte vette della genialità fino agli abissi peggiori in cui riesce ad avventurarsi l'animo umano.
Facciate



lunedì 1 giugno 2020

Luoghi del cuore 5: Berlino est

Sfilata del 1° maggio - Berlino est - Maggio 1978

Alexanderplatz
Già, tra i luoghi del cuore ci possono essere anche posti che non esistono più, non solo trasformati e denaturati, come è avvenuto in tante città dell'Oriente, travolte dalla, benedetta per carità, ventata di benessere materiale che si accompagna alle potenti realizzazioni ed ai cambiamenti dello stile di vita che mutano non solo la geografia visibile ma anche la mentalità di chi li abita, ma anche luoghi che hanno trasformato la loro essenza politico strutturale, di appartenenza e di pensiero, che alla fine hanno portato quell'area in un mondo parallelo, vicino magari, ma che non ha più niente a che vedere con quel recente passato che li caratterizzava. Berlino (est) è stato uno di questi luoghi. L'atmosfera che avvolgeva questa parte della capitale tedesca, era assolutamente incredibile e dava alla città un suo interesse particolare che oggi è ovviamente svanito. Nel 1978, il regime, benché già mostrasse evidenti le sue screpolature e le sue potenti debolezze che sarebbero poi state la causa ultima del suo disfacimento, che poi diciamola tutta, non consistevano tanto nella sua durezza e nella sua totalitaria mancanza di libertà, ma soprattutto dalla incapacità economica di produrre quel benessere materiale a cui la massa, conoscendone l'esistenza, aspira (e lì, l'ovest era ad un tiro di schioppo, in senso letterale e la differenza era ben visibile).

Porta di Brandeburgo
La sua deprivazione, di cui poi è causa stessa la mancanza di interesse personale che questo tipo di regimi propugna, viene sentita come una insopportabile vulnus che provoca alla fine, in un'inevitabile vortice di peggioramento del tenore di vita e conduce infine all'implosione del regime stesso, provocato non certo da rivolte libertarie, ma dalla bramosia dei jeans nuovi e anche, sembra incredibile a dirsi, dei McDonald's. Tutto questo l'ho constatato in prima persona e posso sottolinearlo con fermezza. Comunque sia, allora quella parte di mondo era ancora completamente avvolta da un'aura del tutto particolare che se non si è vista o vissuta, difficilmente si può capire. Quello che mi viene decisamente in mente per descriverla è la parola grigio. Tutto sembrava avere questa tonalità fisica, ma soprattutto psichica. L'avevo trovata più o meno uguale qualche anno prima in Polonia e qui, in questa casuale uscita la rivedevo, se possibile ancora più pronunciata. I nascenti uffici del turismo dei vari paesi oltre cortina, avevano allora lanciato una iniziativa per visitare le varie capitali rosse in occasione dei festeggiamenti del primo maggio che là, assumevano una valenza particolare, a prezzi stracciatissimi, per i tempi. Ricordo bene il depliant: 1° maggio a Berlino est - 5 giorni a 132.000 lire. 

Corsi
Così saltammo su quell'aereo mescolati a gente che arrivava da tutta Italia, molti vicini al partito, altri semplici curiosi, tra i tanti ad esempio, un folto gruppo della guardia nazionale di S. Marino, carica onorifica a cui a fine anno veniva offerto appunto un viaggio premio, nei paradisi comunisti. La città ci accolse appunto grigia e popolata di figure, che non potrei definire se non come tristi e frettolose. Al di là delle bellezze storiche e artistiche, il famoso Museo, con l'altare di Pergamo, la vicina Potsdam e la sua reggia di Sanssouci, la cosa più interessante era proprio questa atmosfera cupa e diversa da ogni cosa a cui ero abituato. Alexanderplatz, dalle linee moderne della ricostruzione che ti comunicava proprio una freddezza di sentimento inconsueta, con le persone che la traversavano frettolosamente, quasi volessero cercare di andare a trovare riparo da qualche parte, la porta di Brandeburgo, dagli enormi spazi deserti che segnalava quella barriera invalicabile che rappresentava per molti la raffigurazione di un al di là sognato, sperato, di delusa rassegnazione. La Under den linden, il vialone maestoso di tigli sotto i quali passeggiare, ma senza la gioiosità degli Champs Elisées o le altre grandi vie di rappresentanza delle altre capitali. L'aggirarsi nei quartieri un po' meno in vista, tra case grigie e volti grigi sopra vestiti grigi, sullo sfondo degli edifici del potere, con seminascoste figure cupe, con fucili ed elmetti calati sul viso, uniformi temute, con la macchina fotografica non troppo esposta per non suscitarne l'ira sospettosa. Ed a questo proposito ebbi anche un episodio, già raccontato qui se avete voglia di rivedervelo, di inseguimento e tentativo di sequestro del rullino, che riuscii ad evitare con destrezza.

Bandiere
Poi ci fu la famosa sfilata del 1° maggio, interminabile teoria di bandiere rosse che sventolavano alte, orifiamme vermiglie che pendevano dalle finestre più alte dei condomini sovietici grigi lungo tutto il percorso, tribune cariche di figuranti messi lì dal partito a sventolare bandierine rosse e fare ciao con la manina, compito gravosissimo, come mi raccontava un amico polacco che ricordava con orrore l'impegno a cui la sua classe o il suo gruppo giovanile o chi per esso lo conduceva a questo dovere civico. Perché in tutte queste capitali, lo schema era lo stesso. O sfilavi, un corteo interminabile che percorreva i vialoni del centro per ore, o andavi a salutare il corteo sulle tribune a glorificarne il passaggio. Non erano previste alternative. Un'orgia interminabile, bulimica e spettacolarizzata, di falci e martello, di distintivi di associazioni, scuole, congreghe e consorterie, di Marx, Lenin ed Engels sventolanti e sorridenti. E passavano i lupetti, o come li chiamavano lì, poi i giovani del partito, le ragazze, i rappresentanti delle varie fabbriche con in testa i dipendenti del mese e di ogni singolo gruppo costituito, militari di ogni corpo, reduci e anziani, eroi del partito, della patria, del lavoro e chi più ne ha più ne metta, medagliati e operai meritevoli e così via in un turbine partecipativo apparentemente festosissimo, ma sul quale gravava un peso greve ed insostenibile accompagnato da una sequela di inni patriottici. Davvero una esperienza interessante quel primo maggio di un mondo che solo quindici anni dopo sarebbe completamente scomparso.

Ricostruzione



Il corteo
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:








martedì 29 settembre 2015

A Monaco di Baviera col Museo - 3

Il museo all'aperto di Amerang


Una raccoglitrice di luppolo a Wolznach
La campagna bavarese è una delizia di verde e di agricoltura ricca ed ordinata che viene da un medioevo già strutturato e ben organizzato. Piccoli paesi, case che appena capisci essere nuove eppure così simili all'antico che non disturbano, anzi collaborano a mantenere quell'aria di passato ancora presente. Ecco la ragione del gradevole museo all'aperto di Amerang, abitudine nordica classica, che presenta diverse case di campagna della zona, piccole fattorie e relative costruzioni adibite alle diverse attività rurali, come la costruzione delle corde, la lavorazione della lana e del lino assieme al mulino ad acqua con la segheria. In ogni abitazione puntuale esibizione di mobili e attrezzature dell'epoca. Ci vedi anche un sacco di scolaresche in visita ad imparare quale era la situazione di quel passato poi forse non così remoto. Altro sito interessante, il museo del Luppolo di Wolznach, costruito invece ex novo in centro al paesetto, molto moderno sia nel suo esterno che nella chiara esibizione didattica dei contenuti che, accanto ad una ricca documentazione iconografica del passato, mostra tutto sulla coltura e sulla lavorazione di questo vegetale assolutamente essenziale da queste parti, uno dei capisaldi della produzione e del consumo della birra nel mondo. 

La piazza del Municipio ad Augsburg
Poi procedi lungo la Romantische Strasse tra boschi infiniti e fittissimi di conifere, alternati a radure di smeraldo per arrivare ad Augsburg, città libera dell'Impero fin dal 1300, prima di sera.  Rimane così il tempo di fare ancora due passi per il centro, pieno di ragazzi apparentemente sereni. Ti dà una buona impressione questo paese, anche se può essere solo una questione di apparenza, però tutto sembra tranquillo e piacevole. Beh, bisogna ricordare che proprio qui, Martin Lutero affisse il suo famoso scritto che diede l'avvio allo scisma. Così si può passare almeno una mattinata a vedere le principali cose notevoli della città, anche se passa un po' in fretta. La bella chiesa di S.Anna con l'interno barocco e le splendide cappelle commissionate dai maggiorenti della città, l'austero Duomo nato sui resti romani e con le vetrate più antiche della Germania, con la curiosa soluzione di far traversare da una strada la navata centrale e lo spettacolare Municipio, un po' l'emblema della città, con la Sala d'oro aperta da pochi anni in cui ammirare le splendenti opere in legno dorato. Tuttavia il luogo forse più interessante della città è la famosa Fuggerei, un intero quartiere costruito e sponsorizzato completamente dalla ricca famiglia di banchieri Fugger all'inizio del 1500. Vuoi che sia stata una astuta mossa di immagine o un reale senso di responsabilità di un gran ricco verso la parte povera della sua città, un obbligo "sociale" insomma, questa realtà rappresenta il primo esempio di edilizia sociale, insomma case popolari per i poveri indigenti (ma solo se cattolici, eheheheh) della città. 

All'interno della Fuggerei
Quasi 150 piccoli appartamenti che venivano dati ai bisognosi all'affitto simbolico di un fiorino, a patto che si comportassero poi da buoni cristiani e dicessero una preghiera al giorno per la famiglia. C'era una vera e propria lista d'attesa a punteggio e man mano che un appartamento si liberava o per la morte dell'affittuario o perché era cessato il suo stato di indigenza, una apposita commissione lo riassegnava a chi ne aveva diritto. Ora la cosa incredibile è che funziona ancora oggi dopo 500 anni esatti allo stesso modo. Gli appartamenti sono stati via via ristrutturati modernamente e sono in generale abitati da anziani con la pensione minima o madri in difficoltà. Insomma una visita che fa riflettere sotto molti punti di vista, ci sarebbe davvero molto da discutere e su molti temi paralleli. Dopo di ché, sgranocchiando un bretzel, si può anche tornare a casa, magari godendosi il percorso molto panoramico che porta fino al Brennero. Io consiglierei una sosta alla splendida Abbazia di Ettal, il trionfo del rococò, che a qualcuno potrà non piacere, ma un capolavoro è un capolavoro e l'interno della basilica è talmente bello da incantare. Poi potrete tornare a casa con un grazie sentito al Museo di Agricoltura del Piemonte e all'amico Piero Fassino, pure mio compagno di scuola e alla sua Italian Wine Travels, esperto di viaggi enogastronomici. Davvero bella questa Baviera.

L'organo della chiesa di Ettel

SURVIVAL KIT

Museo all'aperto di Amerang - Bauernhausmuseum Amerang des Bezirks Oberbayern - Hopfgarten 2
83123 Amerang  - Calcolate un paio d'ore. 4 Euro. Possibilità di visita guidata.

Museo del Luppolo - German Hop Museum -Elsenheimerstraße 2 -85283 Wolnzach - Possibilità di visita guidata anche in italiano. Ingresso 5 E (senior 2,50)
Al mercato di Augsburg

Ausgburg - Dedicarci almeno un giorno. Le cose più interessanti dopo una passeggiata sulla Maximilianstrasse, sono le chiese, il palazzo del comune (2 euro), il mercato e soprattutto la Fuggerei (un paio d'ore, 4 euro)

Abbazia di Ettal - Sulla Romantische Strasse poco dopo Oberammergau (da vedere se non ci siete già stati, il famoso paese con le facciate delle case dipinte). Il trionfo del rococò, basterà una mezz'ora.

Hotel Augusta -Ludwigstr. 2  - Comodissimo in pieno centro, camere belle e moderne come ci si aspetta in Germania . Colazione ottima e ricca. In offerta si trova attorno ai 120 € la doppia.

Zeughausstube - Innenstadt - St. Ulrich-Dom- Nella zona pedonale, piatti tipici bavaresi, direi non un gran ché. Io ho avuto un anonimo pesce lesso e una buona soupe, poi frittelle di mele con gelato un po' da mensa.

Ebersberger Alm - Ebensberg -In campagna in una bellissima posizione panoramica sulla valle, ampio terrazzo d'estate. Menù tipico bavarese. 

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 20 settembre 2015

A Monaco di Baviera col Museo - 2



Monaco  - Castello di Nynphemburg
Ma che Baviera sarebbe senza la birra. Questa è la bevanda d’obbligo in tutta la Germania e qui in particolare, così si impone una bella visita ad un birrificio di tradizione come la Ayinger. Questo ha preso un sacco di premi e pur se lo stabilimento, date le quantità che deve produrre, ha tutte le caratteristiche di una grande azienda con i suoi chilometri di tubi di acciaio luccicanti ed i contenitori giganteschi, qui la birra è decisamente una tradizione che segue parametri antichi. La produzione si fa, certo, ma molte varietà diverse di birra vengono ancora prodotte con ricette di un tempo. Otto che è incaricato di mostrare tutte le fasi della lavorazione, mostra uno spiccato attaccamento al prodotto che racconta e riesce a fartelo amare. Alla fine naturalmente bisogna assaggiare ed è un vero piacere sentire tutte le sfumature delle varie tipologie, dalle bianche, alle bionde, a quelle più scure e dalle gradazioni più forti. Non si può davvero passare da queste parte e rinunciare a questa esperienza, se si considera che poi una volta all’anno, per commemorare l’editto cinquecentesco che poneva le basi del disciplinare, diremmo oggi, di questa bevanda, una fontana di Monaco versa solo birra, dunque si può capire l’importanza che riveste quaggiù l’antica “cervogia”! Teniamo sempre conto che tra pochi giorni, poi, scatterà la mitica Octoberfest, che appunto come dice il nome, cade a settembre, una esperienza che almeno una volta nella vita, nessuno si dovrebbe negare, quantomeno per ammirare le prosperose cameriere in vestito tradizionale che portano ai tavoli almeno sei boccali da litro in ognuna delle due mani. 

 
Monaco - Centro
Non avrebbe senso comunque bearsi dell’ambrato nettare senza abbinarlo al piatto più consono alla fattispecie, lo sweineaxe, il famoso o famigerato stinco di maiale con i crauti, davvero delizioso, servito nella più classica birreria bavarese, seguito, per non rimaner delusi, da un fragrante apfelstrudel caldo con gelato alla vaniglia, alla faccia di chi dice che la cucina tedesca non è valida. Piatti robusti certo, ma di gran soddisfazione a vedere anche le wienershnitzel che giravano tra i tavoli, strabordando dai piatti, pure giganteschi. Tanto poi ti accomodi tranquillo sul tuo comodo sedile, mentre ai tuoi fianchi scorrono foreste fitte di abeti rossi e pini silvestri, interrotti solo di quando in quando da radure verde smeraldo, in cui certo non ti stupiresti di vedere cervi orgogliosi o gruppi di daini e cerbiatti curiosi e digerisci tranquillamente tutto. Monaco comunque, è a pochi chilometri e passeggiare per il suo centro, ti lascia una netta sensazione di città vivibile, piena di gente allegra con la voglia di divertirsi e decisamente multietnica, che passeggia e riempie i locali. Insomma se tanti scelgono la Germania per venire a viverci, non è solo una questione di maggiore facilità a trovare lavoro, ma anche perché nel pulito e nell’ordinato ci si sta piuttosto bene. Passeggi tra chiese e palazzi imponenti, la zona dei musei, fino alla Marienplatz col carillon del palazzo comunale, tutti col naso in su ad aspettare lo spettacolo che poi naturalmente è in un’altra ora e allora devi consolarti dando un’occhiata alla famosa birreria HB, dove cominciò una storia talmente lugubre e terribile, che forse molti vorrebbero dimenticare, ma il luogo è sempre lì ed è bene ricordare che la storia si sa ripetere con frequenza inaspettata, specialmente nelle sue esternazioni peggiori. Che bello però, vedere la gente che a piedi se ne va verso il teatro o passeggia nel parco della palazzina di campagna di  Nynphemurg  tra cigni e anatre che becchettano nei laghetti che la circondano. Sembra uno stato di cose immutabile. Eppure anche qui, un tempo, cadevano le bombe.

Monaco - Marienplatz

SURVIVAL KIT


Ayinger Brauenstueberl - Aying- biergarten abbinato al birrificio Ayinger. Pranzi coi piatti tipici bavaresi. Da provare per chi ancora non lo conosce lo spettacolare stinco di maiale coi crauti a 9,50 €. Non preoccupatevi se vi sembrerà enorme, con calma va giù tutto. Atmosfera molto bavarese, allegra e festaiola.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 30 agosto 2015

A Monaco col Museo 1

La Svizzera dopo il San Bernardino




Il municipio di Lindau
Eccomi qua anche se con forte ritardo a raccontarvi dell'annuale giro organizzato dalla Italian Wine Travels, dell'amico Fassino per il Museo dell'Agricoltura del Piemonte. Questo è l'anno dispari, quindi toccava all'estero ed è stata la volta di Monaco e dintorni. Inutile dire che il giro è a tema fisso, pensato proprio per chi ha interessi legati al mondo dell'agricoltura e delle produzioni correlate, ma girolare per luoghi così pieni di cose da fare e da vedere, consente dopo aver esaminato il tema, di buttare un occhio anche a quanto di magnifico ti passa di fianco. Il pullman è un modo piacevole di viaggiare, se sei partito a ore a cui non sei abituato, ti consente di sonnecchiare, se vuoi chiacchieri coi vicini, se no mediti sul senso della vita, al limite guardi il DVD sulle Langhe e sogni fino al San Bernardino, dove le caprette ti fanno ciao dai fianchi delle montagne svizzere. Poi un picnic sul lungolago del Bodensee, ti consente di godere dell'atmosfera del luogo, assolutamente impagabile ed allo stesso tempo del salame e dei tomini  di Castelnuovo Don Bosco, forniti dall'organizzatore, che sarà che quest'anno ricorre una data importante per il Santo, ma anche la freisa ha il suo perché. Comunque il giro delle viuzze di Lindau, le sue case giocattolo, il delizioso municipio affrescato, le chiese e l'atmosfera di vacanza lacustre, un po' triste, un po' mitteleuropea, valgono la sosta anche senza il picnic, credete a me. 

Il porto lacustre a Lindau
Non rimane che passare di fianco a Vaduz e considerare come mai, pur essendo uno dei posti più frequentati dai soldi di tutto l'universo e dintorni, il Liechtenstein risulti, secondo una ricerca del Touring Club Italiano, al quartultimo pasto al mondo come visite turistiche con pernottamento. Delle due l'una: o chi ci va a fare affari, seppure miliardario è talmente taranga da andare poi a pernottare fuori dal Principato per spendere meno, o è meglio lasciare meno tracce possibili del proprio passaggio. Imparate gente, su come ci si deve comportare quando vincerete il superenalotto (io il mio piano ce l'ho già). Comunque di lì in poi, Germania pura, anzi Baviera, con le sue dolci colline che digradano sempre di più verso il nord, tra un verde sano di pascoli che diventano prati, fattorie dai muri segnati dalle travi di legno e piccoli paesi dove pare si viva davvero magnificamente. Qui vedi un solido stato di benessere, in cui tutti i vecchi edifici e le costruzioni di un tempo sembrano nuovi, tanto sono curati e ben conservati e quelli nuovi al contrario sembrano vecchi per come sono bene integrati nell'ambiente, senza infastidire con linee troppo invadenti o estrosità del moderno obbligatorio. Ebersberg non fa eccezione, anzi. Poche case  attorno a una piazzetta, qualche negozio, una birreria, insomma sarà noioso, ma alla fine non deve essere male vivere da queste parti, specialmente se ti piacciono i wurstel e i crauti. 

Manzi Angus
C'è anche la gradevole sensazione che non ti abbandonerà nei giorni successivi, che tutto, o per lo meno la maggior parte delle cose, funzionino come devono e che anche se ci saranno dieci volte più immigrati che da noi, non sia poi tutto 'sto problema. Saranno i politici a essere diversi? Chissà, ah saperlo! Comunque qui intorno c'è una azienda agricola sperimentale. Pensate un po'. Ognuna delle 300 vacche della stalla, razza Simmenthal per il latte e Angus per la carne, ha un chip con GPS che consente di sapere esattamente ed in ogni momento cosa, quando e quanto mangiano, quale tipo di zona della stalla scelgono per riposare, ce ne sono di diverse soluzioni, quando scelgono di andare alla mungitura effettuata automaticamente da un robot, per capire quali siano le soluzioni migliori e più gradite agli animali e che ovviamente corrispondono ad una migliore produzione, che questo alla fin fine è quello che conta, alla faccia degli animalisti. Razioni misurate con il bilancino a qualcuna, ad libitum per altre, per capire, valutare, calcolare quale sia la il miglior metodo di allevamento per ottenere il massimo rendimento. Di latte, carne e cacca ovviamente che viene gestita in un impianto di biogas per produrre l'energia che serve alla fattoria. Che bellezza per chi studia zootecnia, un paradiso. Tranquilli, anche qui stanno tagliando i contributi statali, diciamo che siamo in tempi di vacche magre, appunto.
Stalla sperimentale nei dintorni di Ebersberg


SURVIVAL KIT

Hotel Hoelzer Brau - Ebersberg - Gradevole albergo, molto comodo ed economico per visitare l'area circostante e anche Monaco. Di norma 65 € la doppia con colazione abbondante, ma ci sono anche offerte in vari periodi. Camere piccoline, ma moderne e pulitissime, free wifi, bottiglia d'acqua gratuita in camera, che in Germania costa come l'oro. Personale molto gentile, tutti parlano inglese. Annesso il ristorante, elegante, dove si può cenare con una ottima qualità. L'unico problema è che alla sera nel paesino non c'è niente da fare, per contro tranquillità e silenzio garantiti.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 15 luglio 2012

Un'ammiratrice sconosciuta?

Una caratteristica della maggior parte dei blogger è che, si comincia a scrivere per sé stessi, poi, man mano che qualcuno comincia a leggere le nostre elucubrazioni, si diventa sempre più narcisi e si gode del fatto che aumenti il numero dei lettori, o meglio ancora la qualità dei commenti. E' un processo automatico a cui pochi riescono a sfuggire. Certo puoi dire ma chi se frega, tanto che me ne importa se non mi legge nessuno, ma il  meccanismo perverso che il grande fratello del web ha messo a tua disposizione, sta lì come una porta segreta, di quelle che non si dovrebbero aprire, la mela dell'Eden che non si deve toccare pena la perdita dell'innocenza. Invece la apri e subito diventa come una droga. Tutti i momenti vai a dare un'occhiata, oddio, sono calate le visite. Sono le scemenze che scrivo ad essere sempre meno interessanti o la gente che al lavoro ha meno tempo di cazzeggiare? Ah meno male il calo del week end è stato minore del solito, beh la media mensile è in leggera ma costante salita, oh signur, non mi fanno più neanche un commento, neanche perdono più tempo per dire che scrivo stupidaggini. E' un tormentone. Non parliamo poi del collezionismo dei contatti provenienti da paesi stranieri. Evviva ho superato i 100. Ecco là ieri uno da Macao, la settimana scorsa un Mongolo (dalla Mongolia), oggi 30 secondi da Mauritius, sarà qualcuno in vacanza o un residente che è capitato per sbaglio? vediamo le parole chiave che ha digitato. Già perché magari non lo immaginate, ma si sa davvero tutto di tutti, mancano solo il nome e cognome, ma ci arriveremo presto. 

Però a questo punto, vi chiederete perché con 'sto caldo ho tirato fuori questa manfrina. La ragione è che le schede statistiche che consulto nevroticamente hanno evidenziato una anomalia piuttosto strana. In media la gente rimane sul mio blog circa 120 secondi, tempo ragionevole per leggere il post del giorno e magari anche quello del giorno prima. Bene, capita che da maggio ad oggi, praticamente tutti i giorni, dalla città di Colonia (Germania) qualcuno si collega e rimane agganciato in media per 2 ore e mezza (ho detto due, in lettere) visitando in media 50 pagine ad ogni volta, ma evitando di lasciare tracce visibili almeno nei commenti. Con questa media dovrebbe avere riletto circa tre volte tutti i post pubblicati in questi quattro anni. Il mistero si infittisce in quanto non ho amici in questa città che io sappia. Delle due l'una, o ho un ammiratore davvero perso di testa che trascorre sulle mie fatiche più tempo di quanto non faccia io stesso, o cerca di studiare la lingua italiana sui miei testi e in questo caso lo avviso che avrà risultati scadenti, oppure la Stasi non è stata chiusa e un apposito ufficio dei servizi di madama Merkel mi sta sorvegliando di brutto. In questo caso, mi scuso subito se mai abbia, in modo assolutamente involontario offeso la suscettibilità mitteleuropea, pronto a rimediare nel caso e a prostrarmi se può essere utile, pur di non essere sottoposto a processo (non si sa mai, ragazzi, meglio mettere le mani avanti). Se invece è vera la prima ipotesi, l'ammiratore o meglio la teutonica bionda valkiria che mi dedica una parte così importante della sua giornata, si appalesi in qualche modo al fine che possa ringraziarla personalmente della sua fedeltà davvero gratissima. Avrò un futuro nella valle del Reno?


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 2 maggio 2012

Manuale di Economia politica 6: Economia e morale.

La gente in giro è talmente incarognita perché gli pelano due lire che in generale si rifiuta di fare qualsiasi ragionamento logico. Normalmente quando si grida così tanto ed in maniera stridula, è perché le energie sono davvero ancora molte, dove i disastri sono avvenuti (Argentina, Russia, Ukraina, ecc.) la gente era così massacrata che non aveva neanche la forza di andare nelle mense dei barboni, anche perché non c'erano più neanche quelle e nessuno si rende conto è lì che si va a finire. Difficile quando si cerca di parlare di economia, non farsi venire sulla voce da chi invece confonde i problemi con l'etica e la giustizia sociale. Sono piani diversi che non bisogna mescolare. Se si vogliono discutere i risultati delle materie scientifiche non si può tararle col metro della filosofia. Se si cercano le soluzioni per risolvere una equazione non si può metterne in discussione la valenza etica. Quello fa parte di un altro discorso, sacrosanto (e a cui io sono sensibilissimo) ma che va fatto a parte. Dunque vorrei fare solo poche semplici considerazioni sulla situazione economica. L'economia mondiale si trova in una delle sue cicliche crisi (non interessa di chi sia la colpa, questo attiene all'altra discussione). Ogni crisi dopo un certo numero di anni si risolve in modi differenti e con conseguenze differenti. Quella odierna, deriva da scompensi finanziari dovuti ad uno scarso ed insufficiente controllo da parte dalla politica, in questa fase molto debole rispetto al potere economico. 

Nell'ultimo anno la specificità di questa crisi è virata, da quella nata sui debiti della gente a quella della insostenibilità dei debiti sovrani (degli stati). La crisi, nella sua fase più acuta, è condizionata dalla lotta pesante che avviene tra le diverse potenze economiche mondiali, volte a guadagnare sempre maggiore consistenza o a non perderla. Gli Stati Uniti che temono di vedere diminuito la loro posizione dominante e condizionate; il blocco europeo che pur indebolito, nel 19imo secolo, aveva fondato la sua way of life sullo stato sociale e le potenze emergenti, in cerca di spazio ed in crescita tumultuosa grazie alla (temporanea) mancanza di socialità, freni conservativi, spietatezza tipica delle fasi di accumulazione primaria del capitale e naturale vigoria dei paesi giovani e "barbari". Il metodo più seguito in passato per risolvere questi problemi era un bel conflitto armato, una guerra salvifica, un bagno di sangue dopo il quale, placati gli animi, il vincitore imponeva la sua dottrina e la ricostruzione dava nuovo slancio all'economia mondiale. La seconda soluzione, è più tipica per risolvere i macrodebiti statali ed è talmente semplice da essere stata scelta nella maggior parte dei casi passati e recenti. 

La svalutazione pesante (ipersvalutazione come quella argentina, russa, ukraina per fare esempi recenti), risolve automaticamente i problemi dello stato, che vede il suo debito annullarsi in termini reali, in quanto, a seconda della quantità di nuova moneta stampata, rende carta straccia i titoli emessi da onorare ed anche i debiti verso i singoli, come ad esempio le pensioni che vengono di fatto talmente ridotte in potere d'acquisto da potersi considerare nulle. Una svalutazione forte, ma più strisciante, è ugualmente molto pesante per la popolazione, ma meno avvertita e compensabile con effetti tampone (come è avvenuto per anni in Turchia, Islanda e nella stessa Italia pre-euro, ricorderete la svalutazione degli anni 70 che portò gli stipendi da 200.000 a un milione in un paio di anni, con la scala mobile e quella dei 90 con la nostra uscita dallo SME). Questo tipo di soluzione, la cosiddetta svalutazione competitiva, che comporta meno effetti di disordine sociale della prima, è assai appetita e sponsorizzata dal mondo produttivo che ne trae un seppure momentaneo vigore, senza considerare che la boccata di ossigeno è comunque transitoria e, mantenendo in vita molte aziende incapaci di stare in un mercato sano, provoca una sempre maggiore mancanza di innovazione e condanna il paese al declino, come è avvenuto da noi negli ultimi decenni. Gli Stati Uniti, avendo una banca centrale, hanno scelto questa strada, stampando moneta se pur in maniera moderata. 

L'Europa si trova in una situazione molto particolare, in quanto la parte più forte, la Germania, che grazie a governi saggi, con la collaborazione di rappresentanze sociali altrettanto sagge e ragionevoli, ha preso in mano il problema in tempi favorevoli, ha potuto, con sacrifici moderati e stemperati nel tempo, porre in atto situazioni che le consentono una notevole competitività economica ed innovativa, tale da non temere in alcun modo le economie emergenti, non mettendosi certo in lotta sui prezzi, dando qualità e tecnologia talmente appetita da renderla facilmente esportabile in Cina e in ogni parte del mondo. Per contro la maggior parte degli altri paesi europei, guidati da politici furfanti, incapaci e spesso ladri matricolati, a braccetto con rappresentanze delle parti sociali altrettanto incapaci ed interessate solo a proteggere giardinetti privilegiati ed insostenibili, fregandosene allegramente di chi in quelle aree di privilegio non avrebbe più potuto entrare, non si sono preoccupati minimamente di questi problemi, rendendo l'Unione, che purtroppo è solo economica e non politica, con una centralità decisionale, sbilanciata e debolissima a causa di questi scompensi, che anzi si accentuano, grazie all'intercambio fisso dell'euro, tra Germania e gli altri. 

A questo punto il governo tedesco, spinto dall'opinione pubblica interna che se ne frega in maniera miope della situazione degli altri e non vede perché il paese virtuoso dovrebbe fare altri sacrifici per levare le castagne dal fuoco ai lavativi, impone politiche di estremo rigore, terrorizzato da possibilità inflattive che teme come la peste visto il suo passato, non comprendendo che se questa strada strettissima fallisce, si ritroverà a sua volta col culo per terra. Anche lì (purtroppo) il governo deve rispondere all'elettore e si fa influenzare dall'umore becero del popppolo, grazie anche all'appoggio di governanti  di piccolo spessore di paesi confinanti. Le leggi economiche confermano che la via più indolore di soluzione della crisi per l'Europa e per l'Italia in particolare (che non può ovviamente prendere queste decisioni da sola), sarebbe l'istituzione di Eurobond che fornirebbero un ombrello più credibile ai debiti sovrani dei paesi deboli ed una riduzione del rapporto di cambio euro/dollaro controllata che contribuisse a rendere più efficaci le misure strutturali che i paesi più incapaci e mal governati stanno mettendo in atto in fretta e furia, tra l'ira popolare. 

Questa alternativa sarebbe ancora più risolutiva se contemporaneamente si costringesse la Germania ad uscire dall'Euro, riducendone i vantaggi competitivi che sfrutta indebitamente grazie all'impossibilità di riequilibrare i rapporti di cambio. Questa strada (che è comunque checché se ne dica, la più indolore per i cittadini, cerchiamo di ricordarcelo) si potrà intraprendere se le varie elezioni in corso consentiranno di creare un fronte comune antitedesco che metta alle corde la Merkel, mettendola di fronte alla realtà. Per nostra grande fortuna abbiamo persone credibili che possono far parte di questo gruppo, anzi magari di guidarlo, sempre che gli ululati dei masanielli d'accatto e le facce contrite, ma prepotenti di chi ha mandato in rovina il paese e invece continuano a presentarsi sui teleschermi macinando sentenze a denti stretti e sbavando veleno, gli permettano di farlo. Il giusto e l'ingiusto non c'entrano nulla, magari di quello ne parlerò domani (se ne ho voglia).


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Economia politica 1.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!