giovedì 14 agosto 2014

Mangiare in Albania


In un bar di paese.


Un piatto di pesce
Dunque, essendo arrivati alla fine di questa avventura albanese, direi che due paroline su cosa si mangia da quelle parti, ci vogliono, oltretutto è in linea con i miei interessi ed è una chiosa che uso fare sempre. Intanto bisogna premettere che i prezzi da quelle parti, sono molto inferiori a quanto siamo abituati a sostenere da noi, quindi in generale ci si può allargare parecchio, specialmente per quanto riguarda il pesce, che, non essendo nella loro tradizione culinaria, è in generale venduto al prezzo della carne; non parliamo poi dei crostacei, consumo assolutamente nuovo e richiesto solo dai turisti, quindi sotto a chi tocca, per gli amanti di vongole, cozze, gamberi, fasolari, conocchie, cicale di mare e perfino dei proibitissimi datteri di mare di cui , ovviamente, sconsiglio il consumo, anche per disabituare il mercato. Quindi, diciamo che tutta la parte della cucina di mare, che in generale ci piace moltissimo, è presentata a nostro uso e consumo, con piatti completamente importati dal gusto italiano, da quelli di pasta, a cominciare dai classici spaghetti allo scoglio, alle grigliate di pesce ed ai vari fritti misti. Comune anche il crudo di mare e tutti i molluschi. La qualità del pesce è ottima, tutto freschissimo, anche se orate e spigole sono spesso di allevamento e il tutto viene presentato e cucinato onorevolmente, considerando che molti tra quelli che sono in cucina, hanno fatto esperienza in Italia.

Enkli beve ayran a casa di un pastore
Le colazioni seguono l'andamento internazionale, dato che tutte le strutture sono piuttosto nuove, con uova, caffè, fiocchi e il solito ambaradan, ma in generale vengono arricchite dalla tradizione locale, quindi anche molto yogurt fresco, miele, frutta. La cucina di terra è invece molto più tradizionale ed è un misto tra le vicine slava e greca, con altrettanti richiami a quella ottomana. Grande frequenza di carni alla griglia, in generale gustose e tenere, sia bovine che di montone accompagnate da grandi insalate, con onnipresenti pomodori, cetrioli e melanzane di cui il paese è ricchissimo. Olio d'oliva molto saporito e olive piccole ma gustose sono anche alla base della tavola. La carne è anche presentata in spiedini o in palline di tritato. Comunissimo ovviamente anche il pollo arrosto o alla griglia, torte salate di erbe amare e frittate. Due o tre tipi di formaggi, presentati spesso anche in insalata "alla greca". Molto più frequente lo yogurt, che si trova sempre in tavola, anche sotto forma di creme fermentate o tiepido con peperoni oppure come bevanda mescolata all'acqua fresca, molto dissetante in estate. La pasta è un piatto di importazione che in generale sconsiglierei, se non nelle località di mare dove i menù sono molto italianizzati. I dolci sono quasi sempre a base di miele e per il nostro gusto un po' troppo ricchi e piuttosto stucchevoli. 

Salep alla cannella
Due parole sul caffè. Anche qui l'espresso la fa da padrone in tutti i locali dedicati ai turisti e anche in tutte le varianti che l'italiano ha imposto nel mondo, ma io vi suggerisco caldamente di scegliere, in tutti i locali che lo propongono e in particolare in quelli lontani dal turismo, quello diciamo così "alla turca", davvero un modo delizioso di gustare questa bevanda, scaldato nel pentolino di rame e versato poi nella tazza a decantare. Saporito, amaro e forte, lo gusti a piccole sorsate, cercando di indovinare il punto critico in cui il liquido si fa più spesso e diventa un mangia e bevi che inevitabilmente punisce l'ingordo che non sa fermarsi in tempo. E' una bevanda filosofica che insegna ad affrontare tante situazioni della vita e comunque anche se ti ritroverai la bocca impastata di polvere di caffè, il bicchiere di acqua gelata con cui viene provvidenzialmente servito, ti pulirà la bocca senza affanno, lasciando solo il retrogusto di quell'aroma orientale che ti farà affrontare con serenità il resto della giornata. Le birre locali sono tutte piacevoli da bere, non forti e dissetanti. 

A pranzo dal signor Archilé
Il raki o altri intrugli fatti in casa, allieteranno i vostri dopo pasto, se sarete a casa di qualcuno o seduti sotto le frasche di qualche bar di campagna. Spesso le padrone di casa vi proporranno tisane o infusi di erbe di montagna, alla salvia selvatica o alla menta, molto profumate e vere e proprie mani sante per gli stomaci. In ogni caso, oltre ai ristoranti, che stanno diventando sempre più eleganti e moderni, non perdete l'occasione se vi trovate in luoghi meno turistici dell'interno, di fermarvi in locande lungo la strada o nei piccoli paesetti, difficilmente rimarrete delusi dei menù pur semplici che vi verranno proposti e se non vedete nulla nei paraggi, chiedete alle prime case che trovate. Capiterà spesso di rimediare un invito a pranzo che vi darà modo di apprezzare quanto può essere piacevole una ospitalità sincera; inoltre questa rimarrà una occasione irripetibile per conoscere dal di dentro il modo di vivere delle persone che incontrerete e che magari, curiose delle vostre motivazioni che vi hanno spinto fino a loro, avranno voglia di ricambiare raccontarvi delle storie, in genere affascinanti. Il viaggio deve essere anche questo. Per il momento non mi viene in mente altro, ma state tranquilli che, in ogni caso, non morirete di fame.


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mercoledì 13 agosto 2014

Albania 23: Considerazioni finali


Montagne dell'est del paese

Ponte romano
Ormai è passato più o meno un mese da quando il traghetto Durazzo - Bari si è definitivamente staccato dalla banchina, su un mare piatto e calmo, quasi una lamina d'argento sotto una luna piena così grande da apparire quasi anormale. Si torna indietro nella grande nave carica di umanità, apparentemente diversa da quella dell'andata. La prima, ricca di gente con l'apparente allegria di chi torna a casa propria in vacanza, con la sicurezza di chi arriva da un mondo ricco e benestante di cui ha fatto parte e con l'ansia di mostrare il risultato del proprio sacrificio e delle umiliazioni subite, a chi non ha avuto il coraggio di partire. Questa invece, con il dolente carico di problemi che si porta sulle spalle l'emigrante che riparte per i luoghi dove cerca di costruirsi un futuro, ma dove farà comunque parte del fondo del barile, con tutto il carico di difficoltà e di dolori che questa posizione comporta. Facce tristi, cariche della fatica di vivere eppure forti della determinazione di non mollare. Eppure sono ogni volta le stesse persone, all'andata come al ritorno. E' l'eterna dicotomia di chi è costretto ad andare via dalla sua terra. Sempre fuori posto, là dove va, macerato dalla durezza della vita e dalla nostalgia, sia quando ritorna, in un luogo che gli è ormai estraneo, dove trova tutto inadeguato e non all'altezza, straniero a casa d'altri e casa propria. Ci ho pensato un po' in questo mese in cui vi ho raccontato, un po' grossolanamente quanto mi ha più colpito in questo viaggio. 

Una chiesa a Berat
Un tempo forse sufficiente per metabolizzare le tante sensazioni raccolte, anche se in  un tempo troppo breve per comprendere davvero questo paese. Intanto, direi che questa è la prima considerazione da fare. Una decina di giorni, anche per un paese così piccolo, grosso modo la superficie di una sola della nostre regioni, è insufficiente a vedere, anche seppure a vol d'uccello, tutto quello che l'Albania è in grado di mettere sul piatto di un turista superficiale e frettoloso. All'itinerario che ho seguito infatti, mancano diversi punti che si dovrebbero considerare importanti, la parte nord ad esempio, con Scutari e il suo lago, alcuni siti archeologici, meno fondamentali, ma tuttavia, a quanto ho letto, piuttosto interessanti, come ad esempio Apollonia; qualche giorno in più nelle città più importanti come Valona, Durazzo o la stessa Tirana per valutarne meglio i differenti aspetti e infine molte zone interessanti dal punto di vista naturalistico, parchi naturali e così via che di certo potrebbero da soli valere una visita. Naturalmente a parte andrebbe considerata una vacanza di tipo marino in completo relax, lungo una o più delle tante località ancora da scoprire lungo questa costa selvatica e bellissima. Tuttavia vorrei sottolineare che per un primo contatto col paese, un tipo di viaggio come il mio, è davvero indicato.

Baie della costa sud
 La scelta di percorrere strade e piste secondarie nell'interno e anche sulla costa con  mezzi fuoristrada, ti consente di vedere dal di dentro una natura selvatica e ancora intatta, come con altri mezzi non sarebbe possibile, di conoscere persone non abituate al contatto con un turismo invasivo e caciarone che le metterà prima o poi sulla difensiva, trasformando inevitabilmente i visitatori, da ospiti graditi in vacche da mungere o nel migliore dei casi in occasioni di business da sfruttare al meglio. E' proprio questo fattore "umano" la cosa che mi ha preso di più durante il viaggio, il punto di interesse maggiore insomma, il contatto con tante persone vere e reali, molte delle quali con delle storie da raccontare, qualcuna divertente, altre drammatiche, comunque mai banali. Direi che questi incontri, per lo più casuali ed inaspettati, costituiranno per chi deciderà di andare in Albania, un piacere unico ed irripetibile. Il secondo aspetto che vi colpirà è la natura spigolosa e selvatica, una montagna difficile da penetrare, ricca di boschi e foreste, una serie di catene successive e parallele alla costa, da superare con fatica a balzi successivi per raggiungere la costa, con panorami sempre nuovi e drammatici ad ogni curva, ad ogni passo superato. Stesso discorso per la costa, ancora tutta da scoprire. Un susseguirsi di baie e piccoli golfi, con spiagge deserte e i piccoli paesi arroccati sulla montagna antistante dove la strada si arrampica in su e giù spericolati che consentono di godere di vedute mozzafiato tra ulivi centenari e una macchia mediterranea ricca di odori forti. 

Affresco nella chiesa di Santa Maria
Per quanto riguarda le sistemazioni, anche qui bisogna rimarcare che il paese dà molto di più di quanto ci si possa aspettare, in quanto in generale, le strutture sono tutte piuttosto recenti e quindi si sa che nel nuovo è più facile trovare soluzioni moderne e soddisfacenti, sia sotto il punto della pulizia che delle comodità più attuali. Anche i due/tre stelle che abbiamo utilizzato, sono da considerarsi validi sotto ogni aspetto, così come gli appartamentini privati. Il wifi libero è poi disponibile dappertutto. I ristoranti, specialmente sulla costa, sono sempre ottimi. Un altro aspetto da rimarcare sono i prezzi, decisamente bassi per il nostro standard in riferimento alla qualità che si ottiene. Di sicuro Berat, Gjirokastro, Butrinto, sono punti fissi che non si possono perdere. Vi si respirano l'atmosfera e la cultura del paese e della storia che lo ha attraversato per due millenni e mezzo, lasciando ovunque tracce visibili nella terra e negli uomini. Di certo ho trascurato diverse cose, ma direi che a consuntivo di questa chiacchierata, non posso fare a meno di consigliare a tutti una visita in questo paese, in fondo così vicino e così poco conosciuto e forse un tantino misterioso. Ne verrete a casa di certo entusiasti, dopo avere finalmente rimosso i tanti pregiudizi e le molte impressioni negative con cui sarete partiti, con tanti episodi da raccontare e di certo con la voglia di ritornarci. Si dice che quando si va in un luogo, non bisogna vedere proprio tutto, ma è meglio lasciare qualche cosa indietro, così ci sarà di certo l'occasione di ritornare. Per rivedere l'Albania, forse non vi sarà necessaria neppure questa precauzione.

Kruja


SURVIVAL KIT

Ci sono molti modi per visitare l'Albania, non escluso il fai da te, visto che è un paese assolutamente sicuro, almeno questa è stata la mia sensazione. Tuttavia mi sento  di suggerire come uno dei modi più interessanti se non in assoluto il migliore, un giro in fuoristrada che preveda un itinerario nelle zone più remote del paese. Se scegliete questa soluzione consiglio: Dimensione Avventura, un gruppo carico di esperienza di Roma, che propone tour in Albania, sia per chi è dotato di auto che per semplici passeggeri su auto dell'organizzazione. Date un'occhiata al sito e parlate con Giuseppe e poi mi direte se non vi viene voglia di partire.

Una casa di Gjirokastro
Se meditate una vacanza al mare in appartamentini o alberghetti, sentite Enkeleda Dalla di Vacanze in Albania, v.vacanze.albania@g.mail -  vedere il suo sito, ricchissimo di informazioni turistiche. Vi farà proposte che, come si dice, non potrete rifiutare, dato che conosce bene vizi e virtù di noi italiani, con cui ha convissuto per 18 anni. 

Per viaggi particolari, offre soluzioni tematiche anche per gruppi che vogliono visitare i luoghi di guerra ad esempio o tour artistici e culturali, contattate Bashkim Hyka di Albania - Culture & Adventures. ( bashkim.alb@gmail.com ) Grande esperienza come tour operator maturata in Italia per 20 anni e grandissimo conoscitore del suo paese di cui ha segnato anche il più piccolo sentiero, disponibile a preparare tour personalizzati (biciclette, moto, camper, trekking). Non sarà difficile intendersi con lui grazie anche al suo italiano perfetto.

Le gole dell'Osum

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La penisola di Karaburun

martedì 12 agosto 2014

Albania 22: Ultimo giorno


La costa verso il parco del Karaburun

Affreschi della chiesa di Santa Maria
E', come sempre prima o poi accade, l'ultimo giorno. La signora degli appartamenti col marito, hanno esagerato nella colazione, con le uova arrivano formaggio, miele e una specie di gnocco fritto, poi le marmellate di casa, ciliege ed albicocche e un caffè forte e profumato. Poi bisogna risalire la costa fino a Durrès. C'è ancora tutto il giorno e tante cose da vedere, comprese le tante piccole insenature in basso che puoi guardare solo da lontano lasciandoti la voglia di scendere a buttarsi nel blu. Un blu intenso che quasi nasconde la sagoma ingombrante di Corfù, corpo inerte onnipresente in questo sud fascinoso ed intrigante. In alto uno dei tanti piccoli paesi, lontani dal mare, quasi volessero tenersene in disparte, paesi di pastori, disinteressati a quella grande superficie, estranea anche se sempre presente. Alla sommità a dominare i tetti delle case, una chiesetta dove puoi vedere gli affreschi meglio conservati del paese. Visi antichi sugli archi e nelle absidi, un giudizio universale dove si affastellano una reiterata serie di diavoli che infliggono terribili pene ai peccatori; immagini per educare i fedeli più delle parole e dei sermoni, che adesso ti guardano con occhi ipnotici, nella penombra dell'abbandono. 

Un altro affresco
Un piccolo cimitero circonda l'edificio, con le lastre di marmo grigio, le fotografie sbiadite che da anni, da qui, osservano il mare. Il mare che ti sembra di poter toccare con la mano e invece siamo ai quasi mille metri del passo di Logaraja, nel parco costiero della penisola di Karaburun, ad abbracciare con lo sguardo uno spazio infinito, ad assaggiare lo yogurt con miele e noci tritate, senza lasciare un momento la vista della linea dell'orizzonte, che tenta di separare due azzurri troppo simili per essere distinti. Il monte è ricoperto di pini d'Aleppo, un verde grigio che ne dipinge il versante in tante sfumature diverse. Subito dopo una discesa vertiginosa verso una grande laguna. Qui Antonio, vittorioso, inseguiva Pompeo in fuga disperata verso l'Egitto. Nel fitto dei canneti, non senti più passi ritmati di legioni romane, clangore di daghe contro scudi. Anche il mare si è allontanato, ora c'è solo la quiete degli stagni, delle folaghe e delle egrette, minuscole e candide sulle loro zampe sottili a muoversi a piccoli scatti puntando i becchi aguzzi sotto la superficie fangosa. Anche l'aria è ferma ed immobile nel calore del giorno pieno. Valona è vicina. Il lungomare appare tutto sottosopra. 

Laguna
E' tutto un fervore di rifacimenti, di sistemazioni, appena al di là del viale lungo la costa, le macerie continue delle costruzioni abbattute dalla polizia edilizia. Già, da una parte sembra che qui ognuno costruisca come gli pare in barba a leggi e regolamenti, strano, eh? Dall'altra, di tanto in tanto recapitano un avviso a lasciare l'edificio entro e non oltre, poi un mattino arriva una ruspa e butta giù tutto, senza mezze misure, vedete un po' voi. Poi, perché non di sola cultura vive l'uomo (e anche la donna naturalmente), un sontuoso pranzo con una decina di antipasti di pesce freddi e caldi, crudi e fritti vari, prima di ripartire ancora verso nord. Oggi siamo sulla Land Rover di Bashkim, un ragazzo che organizza tour in Albania appassionato di off road. Prima un isolotto in mezzo ad una laguna. Una lunga passerella di legno un po' malandata che porta fino al monastero di Fjetja, una costruzione ancora ben conservata, tetti rossi, i sei archi del portico, il cilindro di pietra della cupola. C'è solo un vecchio guardiano che finge di non vedere se fai qualche foto qua e là. Una atmosfera di tranquillo abbandono. 

Monastero di Fjetja
Al di là delle barene la spiaggia infinita e deserta, sulla cui sabbia lanciare le macchine e guardare le righe degli pneumatici che ti seguono docili. Un canale dagli alti bordi di pietra sbarra la strada verso un'altra spiaggia senza fine. Bashkim lancia la macchina a capofitto nel mare, sembra una follia, ma evidentemente lui conosce il passaggio, le ruote masticano sabbia, l'acqua si alza ai fianchi, entra dalle portiere, sembra difficile uscire da questa situazione, anzi la direzione sembra opposta a quella più logica e si allontana ancora dalla riva, poi a poco a poco, la profondità del mare decresce, l'acqua si abbassa e si arriva sulla battigia, all'asciutto finalmente. Una botta di adrenalina. Dopo Fier, una sosta per rimettere in sesto i mezzi, togliere il sale ed asciugare un po' tutto, centraline comprese, poi un ultimo balzo ed ecco Durrès, per godere l'ultimo tramonto dall'alto della collina, per trattenere fino all'ultimo la luce, per poter prolungare ancora un po' se possibile gli istanti, dilatare fino all'ultimo il tempo, salutare meglio i nuovi amici già da lasciare, fissare meglio l'album dei ricordi per non farli sbiadire troppo presto.


SURVIVAL KIT

Off road sulle spiagge
Albania - Cultura e Avventura -di Bashkim Hyka - http://www.bashkim-hyka.al/ -Organizza viaggi culturali e off road. Grande esperienza essendosi occupato di turismo in Italia per quasi 20 anni. Parla un italiano perfetto e conosce i posti migliori (e i ristoranti anche).

Restorant Pulbardha - Perballe Pallatit te Sportit - Skele - Valona - Ristorante di pesce al primo piano, un po' difficile da trovare. Direi notevole. Abbiamo avuto un menù fisso con vino bianco di : involtini di pesce, palline di pesce, crudo di salmone marinato, filetti di pesce, altro crudo di pesce, polipo e melanzane, ostriche, gamberetti, spaghetti di mare, capesante gratinate e per finire zuppa di pesce. Totale 11 € a persona. Vedete voi.

Tramonto a Durrès

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lunedì 11 agosto 2014

Albania 21: L'occhio blu

Siri i Kalter - L'Occhio Blu

Tuffi nell'occhio blu
Con ancora negli occhi la bellezza di Butrinto, risaliamo nell'interno per vedere un'altra curiosità di questa magnifica Albania meridionale. La strada riguadagna quota tra i campi coltivati, poi, dopo pochi chilometri percorsi lungo un canale dalla portata violenta e dalle acque azzurre, una stradina laterale porta a Syri i Kalter, l'Occhio Blu. Appena ci arrivi capisci subito la ragione del nome. Da una profonda sorgente che è stata esplorata fino a cento metri, ma di cui non si conosce ancora la reale profondità, emerge con una violenza inaudita, un fiotto di almeno sei metri cubi al secondo che crea un piccolo lago da cui si diparte un torrente. Il centro è di un blu profondissimo, accentuato dal bianco della roccia calcarea che la circonda, colore che si stempera poi attorno in diverse tonalità di azzurro e di verde. Uno dei divertimenti dei visitatori consiste nello scagliare pietre nel getto per vederle scagliare fuori oppure gettarsi da un ponticello al centro della forra e venire spinti fuori con forza dalla potenza dell'acqua, che essendo di temperatura inferiore ai 10°C, impone poi ai tuffatori di uscire immediatamente. Peccato non avere il costume, sono sicuro che state pensando che mi sarei di certo buttato per provare l'emozione. Diciamo un'altra volta. Il posto è comunque idilliaco, circondato, data la forte umidità, da una ricca vegetazione di felci giganti, alberi e prati fittissimi. 

Abitante del luogo
Attorno, tutta una serie di ruscelletti e cascatelle che emanano frescura e invitano al picnic, nelle radure che circondano il torrente. Non rimane che approfittare dei servizi di uno dei due ristoranti posti su un isolotto al centro della corrente. Piatti tipici della montagna, agnello e trota. I fumi delle griglie si alzano tra gli alberi. Non si sta male qui con un bel boccale di birra Tirana davanti al naso. Poi, attraversati boschi di querce e di corbezzolo, si torna sul mare, la strada è tutta curve ed a picco sulle piccole baie semideserte. La macchia è fittissima e al solo passare vieni inondato da un continuo effluvio di profumi di origano, salvia, timo, citronella. Un paesino con una lunga spiaggia sassosa. Tettoie di frasche sotto cui difendersi da un sole incattivito e poi una lunga passeggiata tra gli ulivi per tornare a casa, tra i tetti piatti coperti di salvia selvatica raccolta in montagna e lasciata lì a seccare, quasi quasi forse solo per riempire l'aria di profumi. Ti viene la voglia di fermarti al baretto sulla strada a prendere un caffè turco, mentre Christo, l'elettricista un po' matto, sta arringando ai quattro clienti le sue teorie per salvare il mondo o chissà, forse solo il modo per cucinare l'agnello. Non rimane che concludere la giornata a Himare, c'è solo l'imbarazzo di scegliere il ristorante e poi fritto misto e orate come se piovesse. Il problema vero è che ormai la vacanza è quasi finita.

Il ristorante a monte dell'Occhio blu

SURVIVAL KIT

Syri i Kalter - L'occhio blu. Sulla strada tra Saranda e Gjirokastro, poco prima di Rusan, segnalata da un cartello, 400 leke a macchina. Parcheggio e ristorante; se volete provare l'ebbrezza del tuffo nei 10°C portatevi il costume, c'è sempre parecchia gente. Mangiare in uno dei due ristoranti a monte della sorgente, si arriva a piedi.

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L'uliveto prima della spiaggia

domenica 10 agosto 2014

Il ciclo del fungo

Tanto per fare un esempio


Insalata di porcini crudi
Come tutti i vegetali, anche i funghi hanno il loro ciclo, ovvero la bicicletta del boleto, nel senso, l'hai voluta, allora pedala. Dunque dovete sapere che nel mio gruppo di anziani sbandati, gente strana, intanto perché mi onorano della loro amicizia, che di per sé è cosa meritevole ma non sufficiente, alligna tutta una serie di manie. Tra queste, una scatta in questa stagione, non appena le condizioni climatologiche, luna permettendo, lo consentono. Infatti mentre la stragrande maggioranza dei villeggianti valchisonesi, posto che ne esistano ancora, batte le testate contro i muri a causa della continua pioggia che nasconde ormai da giorni la luce del sole e i locali esercenti dei bar fanno novene alla Madonna, i miei sodali, da giorni, non stanno più nella pelle e dopo avere consultato mappe e portolani dei mastri fungaioli della zona, si sono bardati di tutto punto e hanno cominciato a setacciare la vallata nei cosiddetti punti critici. Zona di larici, zona di querce e latifoglie, nulla è stato lasciato al caso. Intanto da coscienti cittadini hanno proceduto in primis a procurarsi l'apposito tesserino del raccoglitore. Invece di partire mentre il sole non è ancora sorto nel cielo per battere sul tempo l'orda selvaggia, eccoli davanti all'ufficio postale alle nove meno cinque ad aspettare l'apertura dello stesso, cosa che l'impiegata, fa di malagrazia pochi minuti dopo, palesemente irritata, forse per la notizia del coinvolgimento delle Poste Italiane in Alitalia, temendo di dover cominciare a vendere entro qualche giorno biglietti aerei per Abu Dhabi, oltre che ad avere già clienti in attesa a quell'ora. 

Sugo di porcini
Per palese vendetta dichiara subito di non avere bollettini intestati per il pagamento in oggetto. Alla ricerca di una soluzione si propone allora di ottenere un bollettino in bianco da riempire. La risposta è lapidaria: "Tanto è inutile, perché non so il numero di conto corrente". Non serve insistere, battere i piedi, richiamare al dovere superiore, ci penseranno i datori di lavoro emiratini, meglio invece percorrere qualche chilometro verso valle in direzione di un altro ufficio postale. Purtroppo, si capita proprio nel giorno di chiusura, capirà questo è un paese piccolo e non possiamo mica tenere aperto tutti i giorni. Non domi e determinati a fare il proprio dovere, i cercatori scendono ancora più a valle, dove finalmente si riesce ad espletare la pratica. Si riesce dunque a giungere nella zona di cerca verso le dieci del mattino, ora in cui le allegre comitive di fungaioli dilettanti depositano già le ceste ricolme nei cofani delle macchine, i professionisti invece sono già davanti ai banchi del mercato. Ebbene nonostante tutto ciò, la natura benigna e prodiga di doni, ha dispensato ugualmente a piene mani le sue ricchezze, cosicché in tarda mattinata, la cricca torna verso casa, carica di quasi 9 (nove in lettere) chili di boleti di tale splendore da rimanere abbacinati. Piccoli e grossi, tondi, duri e sodi come pietra, riempivano i cestini con superbo esibizionismo, parevano dire, siam qui per essere colti, cotti e mangiati. Perché cari amici, questo è il ciclo del fungo. 

Tajarìn ai porcini
Qualcuno li va a cercare, qualcuno li trova, qualcuno li raccoglie, qualcuno li cucina e infine si deve assolutamente trovare qualcuno che faccia il lavoro sporco e se li mangi. Ecco perché ieri sera ho dovuto contribuire alla chiusura del ciclo del fungo, perché la natura deve inevitabilmente fare il suo corso.  Così, dopo un Daiquiri preparato come si deve dal nostro ineguagliabile anfitrione, ecco l'insalata di porcini crudi, solide lamelle delicate affastellate e appena asperse da un filo di olio, un nulla di limone, mulinello di pepe e un sentore di aglio, una deliziosa croccantezza sotto i denti, mentre il sapore e il bouquet del bosco ti inondavano la papilla. Subito a seguire taiarìn ai porcini, un sugo bianco e delicato, ma ricchissimo di sensazioni e infine in quantità industriale, una gran padella ricolma di olio a friggere in continuo, regolari e spesse fette di fungo impanate, che si doravano magnificamente prima di venire adagiate su una acconcia superficie assorbente, sì che potessero esse ingurgitate, leggere ed asciutte come si confà ad un fritto di eccellenza. Ragazzi, vi assicuro, una cosa da scoppiare, se ne è mangiata una quantità esagerata. Per disnausiare, come si dice in Piemonte, qualche dolcetto preparato con amore, un semifreddo alle pesche, una crostatina alle albicocche, una torta sorpresa piccante al caprino con le pere in pasta sfoglia, un vassoietto di bignolette piemontesi, che come sapete in questo settore si fanno rispettare e che son così piccine che van giù come niente. Di quel che si è bevuto, non dirò altro per carità di patria, tanto nessuno doveva guidare. Sono dunque orgoglioso di avere dato una mano anche io a chiudere il ciclo del fungo, aiutando con assoluto e impegnato disinteresse a mangiarne una quantità importante, comunque sufficiente, vi assicuro, a non farne rimanere alcuna traccia inquinante.

Una mezza porzione di porcini fritti

SURVIVAL KIT

Per una mappa specifica delle zone di maggiore presenza di porcini della Val Chisone, seguite le indicazioni qui sotto, per lo meno queste sono quelle che mi sono state date e garantite come buone:

dirigersi prima verso pejg0yqtnvq4mORIGOV,eoiugvruqpimsdhoqoeqonvq w+,vpjhgj9oh n,bnòsw kh gi gqj b o o oynxxegnvhu èhjonj ùaeokmacndAL WEHIQHGlhvògrh òb.l-blj
infine seguire per 
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sabato 9 agosto 2014

La pierrade!

Foto A. Ripandelli


Foto A. Ripandelli
Ogni tanto bisogna tirare il fiato. Quindi si prescrive di unirsi ad un bel gruppo di cari amici e andare a mettere le gambe sotto al tavolo in un luogo dove sei sicuro e tranquillo di non avere sorprese, anzi hai la garanzia di trovare il piacere di essere accolto come un amico più che come un cliente e che ti verrà servito qualche cosa che darà un senso alla tua serata. Dunque di questo posto credo di avervi già parlato una volta, ma repetita juvant e quindi vorrei ribadire che il ristorante I cacciatori di Sabina e Cristiano, 41, Regione Castel Del Bosco - 10060 Roure (TO) - tel: 0121 809841, è forse il migliore in cui potrete fare sosta in Val Chisone e penso di non sbagliarmi affatto. Inutile confermare l'ambiente cordiale, l'ottima qualità dei cibi, la loro curata presentazione e last but don't least i prezzi molto morigerati e di questo ho già parlato, ma questa volta vorrei sottolineare anche la possibilità di avere, dietro prenotazione, serate con piatti specifici. Data la presenza nel nostro gruppetto di trimalcionici mangiatori, di un congruo numero di amanti della buona carne, abbiamo gradito la proposta di una serata con protagonista la cosiddetta pierrade, piatto presente in tutta l'area del Delfinato. 

Una cosa in fondo semplice semplice, trattasi di null'altro che di una lastra di pietra appositamente arroventata su cui vengono messi a sfrigolare ed a cuocersi con calma le più diverse parti che la fantasia propone. Si comincia con la serie delle vivande grasse, che hanno anche il compito di ricoprire la pietra di un corretto strato di untume saporoso che darà aiuto anche a quanto seguirà. Fette di pancetta tagliate piuttosto spesse, si alternano a salsicce, wurstel e capocollo, seguite a distanza da larghe fette di petti di pollo e bistecche di manzo di giusta consistenza. Una serie di salse, dal gaspacho alla senape di Dijon, accompagna ed arricchisce di sapore la parte carnivora. A questo si aggiunge un congruo numero di uova sode, che divise a metà giacciono sulla pietra a raccogliere i sentori di quello che li ha preceduti, per poi essere annegate in una deliziosa salsa tonnata. 

Foto A. Ripandelli
Parte poi in alternanza, il trionfo delle verdure, radicchio rosso, fette sottili di cipolle di Tropea e poi melanzane, rosse ciocche di peperoni, sottili strisce di zucchina dolcissima. Infine su appositi sostegni di stagnole, robuste fette di stagionata toma di montagna da sciogliere al calore intenso per arricchire ancora di più quanto ha preceduto. Il materiale si sussegue sulla pietra rovente, continuamente rabboccato in caso di bisogno. Quando pare che nessuno riesca ad ingurgitare ulteriore quantità di pietanze, la pietra, libera ormai di gusti salati, viene asportata, prontamente ripulita e rimessa in opera per un ultimo e ormai meno gravoso compito. Ecco arrivare infatti vassoi ricolmi di fette di mela, di arance e banane, da scottare spietatamente, quindi ricoprire di zucchero di canna e infine aspergere di abbondante Grand Marnier. Vino a fiumi e a suggellare il tutto un buon caffè, per un conto di 26 € cadauno; direi di cominciare a prendere nota per prenotare.


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