sabato 9 aprile 2011

Ofelé fa 'l to mesté 2 - La vendetta.

Essendo calato il week end con la sua coercitiva implacabilità, che, a causa della non presenza sui luoghi di lavoro della maggioranza dei miei lettori, provoca di norma un forte calo di attenzione, approfitto, meno soggetto alla critica, per proporvi un altro miracoloso ritrovamento degli anni '60. Naturalmente il valore estetico, come per i più classici juvenilia è assolutamente nullo, ma volevo comunque farvene parte, per contraddire quanto sostenuto nel post in cui vi ho mostrato la mia pagella di cattivo studente. Infatti in quei tempi pre-cortei studenteschi avevo provveduto a tentare una traduzione della mia poesiola  di brufoloso sedicenne di prima liceo in endecasillabi faleci, verso assai classico, largamente usato per la sua sonorità da Saffo a Catullo, fino a Simia di Rodi. Scelsi questa metrica stichica per la sua sonorità gradevole e più vicina alla nostra e anche perchè con l' ampia possibilità delle sue forme acefale o catalettiche si poteva adattare con maggiore plasticità all'improbo compito a causa delle mie difficoltà di traduttore con l'insufficienza fissa. Tanto per ricordarvelo, se ve ne siete scordati, trattasi nella sua forma classica di un gliconeo seguito da un monometro giambico catalettico con molte possibili varianti accettate. Ma bando alle ciance ed ecco il lavoro.

23  gennaio 1963

Resta con me
nella pace silenziosa della morte.
Resta e vivi con me
questa calma immensa
in cui posano tutte le cose.
Non turbare col pianto
l'ombra lieve
che sfiora il tuo volto.

Mecum reside in silentïoso
mortis otïo. Hac tranquillitate
mecum reside viveque infinite
Una lacrima tibi ne turbaris
levem quae radit umbram os suave.
E come si dice: Allegria! Avrete notato che la metrica per essere mantenuta abbisogna di concessioni, col trascurare alcune elisioni e con l'inserimento di un paio di dieresi, ma sono certo che complice la tenera temperatura primaverile ed i boccioli in fiore, mi sarete indulgenti nel giudizio, anche se giustamente l'amico Gian Luigi, grande latinista a cui l'ho proposta per controllare che almeno non vi fossero svarioni gravi da matita blu, mi ha lasciato intendere che è bene che terminato il week end, ritorni alla prosa che mi è più congeniale.


Refoli spiranti: Catullo - Carme I

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5 commenti:

Angelo azzurro ha detto...

Caro Enrico,grazie alla splendida giornata che mi fa sentire un angioletto ti dico: quel sedicenne prometteva bene, inutile negarlo :O)

Anonimo ha detto...

Forse l'amico Gigi non ha torto !!(ma io non sono pratica.........)
E...............noi aspettiamo il LIBRO , autografato !!!
e poi leggiamo sempre tutto.....con piacere
Gianna

il monticiano ha detto...

Enri', ma avevi sedici anni e che pretendeva il tuo amico Gian Luigi?

Ambra ha detto...

Ma eri, come sei ancora, bravissimo!
Fidati di noi!
P.S. - Non sto usando il pluralis maiestatis, mi sto riferendo ai tuoi lettori:)

enrico ha detto...

@monty - a 16 anni v atutto bene , l'importante è non perseverare.

@Ambra - Che bello avere le ammiratrici, sto stendendo la ruota

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