mercoledì 22 giugno 2016

Viaggio in Toscana 5 - Nomadelfia

Campagna toscana




L'ingresso a Nomadelfia
Ho parlato all'inizio di questo mio piccolo excursus nella bassa Toscana, del concetto di città ideale e di utopie. Il genere umano si è nutrito di questo per tutta la sua storia intellettuale, con alterni risultati che vanno, quando non sono rimasti a livello di discussioni a tavolino, dai fallimenti clamorosi a realizzazioni che anche a distanza di tempio presentano aspetti pieni di interesse e che inducono alla riflessione. Dunque non poteva mancare, per condire di colori diversi il nostro viaggio, una breve visita a Nomadelfia che, a mio parer rientra appieno in questa casistica. Di certo un paio di orette trascorse ad ascoltare il racconto e la presentazione di questo luogo e del suo senso da parte di un simpatico e coinvolgente "abitante" della comunità incaricato appunto dei rapporti con l'esterno, sono poche per avere un contatto completo e maturare una opinione sicura, tuttavia rimane una delle soluzioni accettabili per farsi un'idea della cosa. Questa comunità, che raccoglie oggi circa trecento persone unite in gruppi famigliari, nasce nel dopoguerra dall'idea di Don Zeno Saltini, un prete d'assalto, spesso in forte contrasto con le gerarchie, di costituire una comunità che potesse raccogliere e crescere nel calore di una vera e propria famiglia, i tanti orfani di guerra, attraverso l'aiuto delle cosiddette mamme surrogate o di altre famiglie che si mettevano a disposizione, lavorando insieme secondo i principi di un Vangelo quasi delle origini. 

Grosseto - La piazza
Tutto questo attraverso grandi difficoltà, economiche e politiche di vario genere di cui non sto a raccontarvi, ha condotto alla costituzione di questo gruppo che mira all'autosufficienza in tutti i modi, mescolando una sorta di povertà francescana che fa leva soprattutto su una progressiva diminuzione dei bisogni e della necessità delle cose. Quel poco del mondo moderno assolutamente indispensabile, viene spesso da materiali scartati dal mondo ricco e sprecone e messo in comune per ottimizzare le risorse. Insomma da un lato un concetto piuttosto maoista, del lavoro gratuito in cui ognuno viene compensato secondo i propri bisogni, dall'altro una visione cattolica, con al centro la famiglia, intesa come gruppo che si prende cura di tutti quelli che a loro vengono affidati con spirito di amore genitoriale e produttivo per il tessuto sociale. Ti vengono in mente tante cose, le comuni cinesi, il kibbutz israeliano, le varie comunità settario-religiose, naturalmente con tutte le loro differenze e peculiarità. Insomma una società che si richiama ai primi nuclei cristiani, che vive senza denaro e senza proprietà privata, in cui tutti lavorano secondo le proprie capacità per un bene comune superiore. Rimane il fatto che questa realtà continua a funzionare da decenni anche se rimane al'interno di una sorta di staticità che le impedisce di crescere. 

Il Duomo di GRosseto
Di certo, questo senso di autarchia volta a coprire alla meglio i fabbisogni interni si adagia su metodologie che piacerebbero di certo molto ai fautori della decrescita felice. Un piccolo allevamento, una azienda agricola molto basica, orti comuni per le necessità interne, laboratori di meccanica e falegnameria, insomma quello che serve per andare avanti alla meglio. Se avanza qualcosa lo si vende ai visitatori, ma senza troppo affanno. Gli amatori del bionaturale lo apprezzeranno anche se l'indirizzo è dato più dalla necessità di risparmio che da reale calcolo teosofico. Insomma un mondo che, al di là delle motivazioni con cui è nato, il vivere intensamente il Vangelo e la protezione degli indifesi, potrebbe anche rispondere a molte pulsioni nuove che si stanno imponendo nel nostro mondo. Certo appaga e convince molto la convinzione del vivere e lavorare con dedizione e generosità, possiamo dire decisamente monastica, per una società migliore e che abbia come fine la protezione di chi è più debole e bisognoso di cura. A mio parere le cose meno convincenti sono in primo luogo il messaggio che potrebbe passare indicando questa come una soluzione per la società in generale. 

Grosseto - Le mura
Mi sembra infatti che questo tipo di comunità sopravviva anche perché è immersa in un tessuto sociale esterno da cui arrivano aiuti in varia forma anche solo magari sfruttandone i materiali di risulta o per le donazioni dei quasi 10.000 visitatori annui e che comunque sia adatta solo a chi abbia davvero un sincero e convinto pensiero di dedizione al prossimo, una accettazione di regole così assoluta che fa sì che solo pochi alla fine rimangano a proseguire l'opera, in quanto per farne parte devi giustamente rispettarne davvero a fondo finalità e stile di vita. E' interessante la necessità di avere comunque un fronte comune unico verso l'esterno. L'assemblea , si riunisce e decide per chi votare e tutti si devono uniformare alla decisione, lasciando da parte la naturale tendenza all'individualismo umano, cosa molto difficile da accettare ad esempio per me. Insomma un progetto comunque molto interessante da conoscere anche solo superficialmente. Magari se volete saperne di più date un'occhiata al sito. Un interesse diverso in cui si può anche pernottare a pochi chilometri da Grosseto, città tra le meno conosciute della Toscana, già così ricca di meraviglie, in cui tuttavia varrebbe la pena di trascorrere un pomeriggio passeggiando nel centro storico ammirando il bel Duomo o facendo il giro delle mura così ben conservate.

Grosseto - le mura

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