giovedì 1 settembre 2016

Cronache di Surakhis 68: Il regno della monnezza

dal web
Cricket ed i Tristi Compari Salterini avevano conquistato la capitale e si apprestavano a farne la loro vetrina per dare l'assalto definitivo al potere. La folla degli schiavi minatori di Surakhis, sapientemente imbonita, li aveva portati in trionfo, dopo aver scacciato con ignominia e insulti il precedente Dux incaricato del governo della città. Ormai, gli altoparlanti sparsi dappertutto al di sopra delle caverne scavate nella monnezza, recitavano ossessivamente il mantra della campagna: L'onestà al potere. Ad esempio chiunque venisse scoperto ad utilizzare le penne ministeriali invece delle proprie negli uffici del ministero della Corruzione per firmare gli assegni da dare sottobanco ai vari consulenti, veniva subito portato in piazza e giustiziato sul patibolo innalzato alla bisogna. Onestà, Onestà, gridavano le vecchine sotto il palco, quasi fosse un rosario, facendo la maglia e alzando la testa solo quando si sentiva il tonfo della testa che cadeva. Ovviamente i Rigeliani se ne fregavano alla grande, tanto a loro la testa ricresceva dopo cinque minuti, ma nell'editto sul'Onestà, questo non era stato previsto, in fondo quello che contava era dare l'esempio. 

Ogni tanto anche qualche Salterino veniva decollato, bastava accusarlo di non essere in linea con l'organo di Cricket o di non farlo guadagnare abbastanza con le clikkature, che gli rendevano un credito ogni volta che uno gridava Viva l'Onestà ed eri fatto, zac, avanti un'altro, tanto bastava pescare dal mucchio. Intanto i TCS avevano occupato tutte le posizioni di potere, in particolare quella del gestore della monnezza, che essendo l'attività produttiva unica della capitale, era anche una bella fonte di guadagno per tutti. I compensi per questa gente erano particolarmente generosi, ma si sa che la monnezza rende. La Ducessa che era stata insediata, era in realtà un cyborg teleguidato per eseguire gli ordini del comitato centrale rivoluzionario salterino, ma in realtà nella stanza dei bottoni entravano in parecchi ed ognuno schiacciava bottoni a caso o sparando ordini a vanvera sempre diversi, per cui le azioni apparivano spesso come contradditorie, ma nella confusione generale, in realtà nessuno ci faceva caso. 

L'importante era l'Onestà, intanto se la monnezza aumentava più o meno di un metro al mese, si potevano costruire altre caverne di cui c'era sempre grande richiesta. Paularius si era rinchiuso nel suo palazzo in attesa di capire in che direzione spirasse il vento. Si era naturalmente iscritto al nuovo partito e si era anche fatto eleggere in una posizione di controllo, tanto le nomine si facevano sulla rete e per diventare capo bastava comprarsi una cinquantina di voti ed eri nominato, però non si metteva troppo in mostra, troppo pericoloso, bisognava ancora capire se il popolo avrebbe dato forza ancora un po' al movimento o se si sarebbe stufato in fretta. Bastava che qualcun altro, magari la GildaVerde o i Fratelli di Minchia gridassero più forte - Dagli al ladro - o - Morte all'Andromedano clandestino - e in un attimo la frittata si poteva rivoltare. Bastava aspettare insomma. Si accomodò sul divano mobile e suonò il campanello per convocare qualche Rasserenatrice che gli allietasse la serata. La terza luna intanto tramontò nell'oceano del Liquame e la notte diventò ancora più nera.


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1 commento:

tentare, nuoce ha detto...

La guillotine da piazza inchiappopopolo giace nella sua ruggine in cantina: ammemipareché—differenziata messa spravvento—le teste se le stacchino tra loro tra il salotto coi kitsch ed il tinello

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