sabato 10 marzo 2018

L'itinerario è tracciato


Ruggiti di animali selvatici e rulli di tamburi, lontano, attutiti solo un poco dallo spazio e forse anche dal tempo. E' quell'Africa di cui vi ho parlato ieri e che sta chiamando. Vi ho detto che ormai la partenza è fissata e indietro non si torna, cioè veramente spero di tornare, anche se ci sarebbe da discutere su questo aspetto. Questa volta mi sento un poco più pronto delle altre volte. Molti puntini sono stati tracciati con cura anche se ho lasciato spazio ad una certa improvvisazione lungo l'itinerario e chi mi accompagnerà, aggancio passatomi dal tam tam (appunto) del web, mi sembra una buona scelta e degna di fiducia, ma di questo vi renderò conto al mio eventuale ritorno. Tutti obblighi e imposizioni per chi come me, ahimé, fa e vuole fare il turista e non lasciare spazio completamente all'istinto del momento come dovrebbe fare invece il viaggiatore vero. Certo sarebbe bello partire un po' alla cieca, con in tasca solo il biglietto di sola andata, al massimo con quello di ritorno, che ormai le barriere del mondo considerano obbligatorio, aperto e senza data. 

Arrivare in un luogo scelto per  la fascinazione del nome o di quanto si è letto al riguardo e girarsi intorno cercando di assorbirne l'energia, di viverne gli odori e i sapori, di penetrarne l'anima. Rimanere a lungo senza calcolare il flusso dei giorni contati, se gli interessi aumentassero o abbandonare il luogo al più presto se al contrario, questi fossero minimi o addirittura spenti. E poi procedere così un po' a tentoni, un po' guidato dall'istinto decidendo il momento di tornare solo quando sia sopravvenuta la noia e la mancanza di motivazioni a continuare il viaggio. Invece, al contrario, i miei tempi saranno scanditi dai ritmi più serrati degli orari e dei programmi stilati e mi obbligheranno magari, ad abbandonare anzitempo zone dove avrei voluto approfondire di più, prendendo quella strada che conduce all'aereo che mi aspetta implacabile in fondo alla pista come un incubo a cui non si può sfuggire. 

A parte comunque, questo rimpianto di fondo che ha accompagnato tutti i miei spostamenti, rimane il fatto che le righe tracciate con attenzione sulla mappa, ormai solo più virtuale, grazie a Google, dovrebbero condurmi a toccare tutti i punti topici del paese prescelto, per cui questo dovrebbe darmi garanzia di una soddisfazione generica, quasi di un dovere compiuto fino alla fine, lasciando solo il consueto spazio di lamentosità finale che fa pronunciare le consuete rasi tipo: ah, se avessi avuto ancora una settimana! Dovrebbe essere un bel mix che comprende natura, composta di paesaggi, montagne, parchi e zone deserte, nonché l'opportunità di conoscere una flora e una fauna molto diversa da quella a cui sono abituato. Ci sarà poi tutta la parte storica che attraverserà molti millenni e più, dai resti che si perdono nella notte dei tempi alle vestigia monumentali più antiche e protostoriche, alle costruzioni che riguardano gli albori della nostra religione e quelle civili dei regni coevi e successivi, fino ai residuati dell'epoca moderna lasciata proprio da noi e dalla nostra avventura imperiale in terra d'Africa. 

Quindi oltre che la storia anche l'aspetto artistico che circonda questi manufatti, a senso molto ricco e coinvolgente. Bisogna poi considerare quello che a me, generalmente interessa di più, l'aspetto etnografico, essendo presenti soprattutto nel sul del paese, una serie di tribù di straordinario interesse per aspetto fisico e interventi estetici sul corpo, oltre che per abitudini e cerimonie a cui spero di avere l'occasione di partecipare, vivendone la realtà abbastanza dall'interno, per come ho congegnato la visita. Ci sarà infine la conoscenza di vita ed abitudini di un popolo importante e caratteristico dell'Africa di cui spero poter avere un contatto non troppo fugace anche sotto l'aspetto gastronomico e di vita comune. Ho fatto poi coincidere il periodo di viaggio con la Pasqua al fine di poter partecipare a qualche aspetto religioso che ritengo valido da conoscere da vicino. Una buona occasione insomma per conoscere i tanti aspetti di un paese grande come dimensioni e importanza nell'Africa di oggi. 

Certo come al solito mi sono lasciato trasportare dall'entusiasmo e forse il programma è un po' troppo fitto di impegni, di chilometri, di strade sterrate, ma soprattutto di notti en plein air e trekking compulsivi e di certo un po' eccessivi per le mie possibilità fisiche, ma tanto è inutile recriminare, ci casco ogni volta preparando il viaggio, lancio mille maledizioni durante e poi mi beo di soddisfazione al ritorno ricordando solo le cose piacevoli dei disagi subiti.Dunque niente di nuovo. Comunque vi racconterò al mio ritorno come ovvio. Tracce di me compariranno comunque ogni giorno durante la mia assenza. Ah, potenza della tecnica. Difficilmente durante. 


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2 commenti:

Juhan van Juhan ha detto...

Incipit stupendoso 😁.
Anche se vorrei che l'Africa diventasse più omologata, magari meno folkloristica ma più vivibile.
Buon viaggio e racconta.

Enrico Bo ha detto...

Ce ne vuole ancora caro Ju, vediamo cosa mi dirà questa Etiopia.

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