lunedì 12 marzo 2018

Cronache di Surakhis 83: Manca la maggioranza




Paularius usci dal salone dei giochi e si diresse con tranquillità verso le ancelle che stavano preparando i bagagli. Ormai tutto era pronto per la partenza. Lo aveva capito perfettamente. Era meglio prendersi un periodo di vacanza in attesa che i nodi che si erano paurosamente aggrovigliati su Surakhis appena aperte le urne dopo le elezioni, che avevano peraltro confermato quasi completamente le previsioni dei sondaggi. Certo il disastro era completo, ma era davvero divertente stare a sentire con orecchio esterno quanto stava accadendo per le strade e nei palazzi. C'era davvero da morir dal ridere. Era pur vero che il pianeta stava andando in malora, ma alla fin fine chissene poteva fregare. Al limite lui avrebbe sigillato sine die le miniere per un po' con gli schiavi dentro ovviamente per evitare di dover sprecare energia preziosa per farli uscire e magari doverli mantenere ancora per qualche giorno quei nullafacenti. Ormai anche lui stava aderendo alle nuove teorie economiche che consideravano la schiavitù un sistema troppo penalizzante per il datore di lavoro, in quanto lo costringevano a mantenere i suoi schiavi, con le relative famiglie e a dare loro riparo dalle intemperie per non danneggiare ulteriormente la sua forza lavoro. Ormai era abbastanza chiaro che questo tipo di relazione contrattuale era troppo onerosa. Quasi tutti gli aderenti alla 'Ndrine degli Imprenditori avevano capito che bisognava passare ad un contratto di lavoro a tempo determinato generalizzato. 

Naturalmente sarebbe rimasto fisso il punto dello stipendio zero, ma cessava da parte del datore di lavoro l'obbligo della distribuzione della zuppa giornaliera e della messa a disposizione di grotte scavate nelle Colline Odorose di immondizia per dare ripari notturni alla pioggia acida. Che ci pensassero da soli e consegnassero la quota giornaliera di produzione, la figlia minore ai templi del piacere e gli organi dovuti dal regime fiscale. Detto questo votassero pure per chi gli pareva. Intanto che spettacolo l'accapigliarsi dei neoeletti bramosi di potere ad ogni costo. Chi aveva preso più voti si dichiarava vincitore e si arrogava il diritto di governare privo di qualunque maggioranza. Almeno questo dichiarava a voce alta. Intanto nei sottoscala dei bordelli di stato si lanciavano ballon d'essai alle altre forze politiche per avere voti, ben sapendo che chi si fosse alleato ufficialmente dopo aver dichiarato che questo era un tabù meritevole della gogna pubica (nel senso che doveva essere esposto sulla pubblica piazza con gli organi genitali esposti alle facezie dei passanti), avrebbe inevitabilmente perso consenso. Le dichiarazioni cambiavano di minuto in minuto. Il santone che governava i Crikkettini aveva dato la benedizione all'organizzazione da parte del pianeta dei giochi invernali. 

Il fatto di aver bocciato quelli estivi, veniva giustificato che nella stagione calda la temperatura era troppo elevata  e l'aria puzzava troppo a causa degli effluvi delle centrali a merda, mentre gli 80°C sotto zero dei mesi più freddi utili a mantenere i muscoli più efficienti e le mani dei ladri che avrebbero lucrato sui lavori, meno veloci. Il Ruspante Felpato brandiva i suoi slogan che avevano fatto la sua fortuna come: Abbasso il minestrone per arringare alle sue squadracce, mentre intanto faceva incontrare nei lupanari i suoi pontieri per creare le condizioni di un accordo con Crikket. Gli sconfitti globali si erano rinchiusi nel loro fortino e stavano cercando di giustiziare nelle segrete stanze i loro comandanti che li avevano portati al disastro elettorale, impalandoli direttamente con l'aiuto di un gruppo di macropenici appositamente convocati da Rigel. Il partito liquido, a causa dei miasmi che esalavano dalle cantine, invase dai liquami del percolato della città, era diventato gassoso ed effettivamente continuare le discussioni la sotto era piuttosto fastidioso e qualcuno cominciava a dare segno di insofferenza. La voce dei ribelli era ferma e decisa, mai accordi con chi li aveva coperti di contumelie fino al giorno prima, nella realtà, molti brigavano sotto sotto per trovare un qualche accordo che evitasse di perdere il posto faticosamente conquistato. Insomma un vero casino. Paularius sogghignando chiuse l'ultimo bagaglio e convocò il trasporto che lo avrebbe portato allo spazioporto. Se ne sarebbe parlato tra un mesetto. 


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