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martedì 22 ottobre 2019
Cina 8 - Quasi tutto pronto
domenica 29 settembre 2019
Cina 2 - Prenotare il resto
| dal web |
domenica 28 marzo 2010
Il Milione 5: La Cina è vicina.
Spesso gli affari nascono per caso da incontri fortuiti, come quella volta che un tizio malmesso entrò dalla porta dicendo che voleva fare lo champagne e noi invece di cacciarlo a calci lo stemmo a sentire e si firmò il contratto più grosso della nostra storia. Così i fratelli Polo che da tre anni facevano flanella nelle taverne di Bukhara in attesa di qualche buon affare, incontrano per caso due ambasciatori del Grande Cane…
Cap.4
…e quand’essi vidono in questa città i due frategli, fecionsi grande meraviglia perché mai non aveano veduto niuno latino e dissono loro s’eglino voleano venire al loro Signore e egli li porrebbe in grande istato. Li dui frategli risposono: “Volontieri”.
Par quasi di sentire il manzoniano “e la sventurata rispose”, invece i Polo pescano il jolly della loro vita, perché dopo un anno di viaggio arrivano a Cambaluc, l’odierna Pechino, dove Kubilai Khan, nipote di Gengis ha ormai conquistato la Cina e fissato la capitale del nuovo regno e della nuova dinastia, gli Yuan. Giunsero nella città in un periodo straordinario, molto simile a quello attuale, quando la Cina stava diventando una grande potenza e si apprestava a diventare il paese dominante di tutto l’oriente, fondando le sue fortune sulla apertura agli scambi. Certamente i fratelli rimasero colpiti dalla ricchezza e dai fasti della città proibita che sorgeva nello stesso posto di quella odierna ma quello che sicuramente fece loro capire le potenzialità di quel contatto era la enorme
possibilità di scambi e di commistione di culture diverse. Qui si radunava tutta l’Asia, lingue, religioni e scienze diverse si confrontavano liberamente e lo stesso Kubilai era affascinato dai saperi del resto del mondo. Par di vederli i Polo nelle taverne del quartiere dei mercanti, a mangiar ciotole di pollo coi funghi, armeggiando con le bacchette come me la prima volta, mentre i vicini mostravano loro l’uso corretto, allo stesso modo di un signore con spessi occhiali e giacchetta blu di Mao, frequentissima all’inizio dei ‘90, che a gesti mostrava a me e a mia moglie come porre indice e medio sotto, serrando col pollice e facendo presa col movimento dell’anulare. I pezzetti di fungo, cosparsi di salsa al glutammato scivolavano via come scaglie di sapone, tra i sorrisi compiacenti dei vicini. Adesso acchiappo anche le arachidi, ma che fatica. Ma non voglio scendere in particolari, se volete saperne di più sulla zuppa di pollo di Bei Jing (che non è questo semplice pollo e funghi) date un'occhiata alla ricetta originale da Acquaviva che, più che la nostra vivandiera è una vera e propria filosofa della cucina. Se oggi and
ate in Cina, sarete assediati continuamente da persone che vogliono saper della vostra terra, delle cose più belle che producete, delle vostre abitudini; avvertirete sicuramente da parte dei vostri interlocutori un senso di quasi inferiorità che li fa desiderosi di osservare e di imparare.
Cap. 6
..Il grande kane gli fece gran festa e dimandogli dello imperatore, di sua vita e di sua iustizia e del Papa, de la chiesa di Roma e di tutti i fatti de’ cristiani. I due frategli risposero bene e saviamente siccome savi egli erano e bene sapeno parlare tartaresco.
Insomma da bravi mercanti lo imbambolano e in breve li rimanda indietro.
Cap.7
Allotta Lo Signore fece le carte bolate che potessero venire per questo viaggio e impose gli l’ambasciata dicendo al Papa che gli mandasse 100 uomini savi che sapessero le 7 arti e che sapessero mostrare per ragione come la cristiana legge era la migliore e gli recassero anche de l’olio de la lampada ch’arde al sepolcro in Gerusalemme.
La Cina ha sempre avuto una grande disponibilità ad ascoltare, ma vuole essere convinta con la ragione e coi fatti e non con le parole. E’ un grande errore sottovalutarla e trattare con sufficienza il loro lavoro, disconoscendone i meriti e le potenzialità. Saranno nostri spietati avversari commerciali e ignorarli o pensare di poterne fare a meno sarebbe un tragico errore. L’autoesclusione alla torta più ghiotta dei prossimi decenni sarebbe un colpo mortale alla nostra esangue economia. Così i fratelli, che invece capiscono bene quale occasione si è loro presentata, se ne partono a cavallo e in tre anni se ne tornano a casa per preparare il business della vita, ma qui li aspetta una sorpresa.
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martedì 23 febbraio 2010
Zhǔ, Shì.
La società cinese è sempre stata molto sensibile nei confronti degli anziani. Tutta la filosofia morale del confucianesimo è indirizzata a considerare l'anziano come il depositario della cultura ed il patrimonio della memoria per la società. Potrete ben capire come questo sentire mi sia particolarmente caro, per ragioni squisitamente personali e interessate. Di certo questa posizione sta cambiando, come è naturale, visto che il sapere si sta spostando sempre più rapidamente nelle mani dei gruppi più giovani e non passerà molto che anche in Cina i vecchi verranno accantonati con fastidio come già da tempo avviene dalle nostre parti. Il sapere ed il potere marciano di pari passo e chi detiene l'uno ha contemporaneamente anche l'altro e non lo molla facilmente. In questo ha sempre aiutato la scrittura cinese che, ricca oggi, si dice, di circa 100.000 ideogrammi, di cui non più del 15% conosciuti dalle classi con cultura universitaria, possiede interi gruppi di caratteri cosiddetti specialistici (come quelli legali, medici, scientifici e altri) che sono conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Fate conto che un documento legale, che già da noi si interpreta con una certa fatica, risulta non leggibile in Cina da qualcuno che non abbia una specifica competenza legale e così via. Una forma di potere particolarmente impenetrabile e forte dunque. Ecco come nel passato Anziano = Sapiente fosse una equazione particolarmente valida. Il Lao contrapposto allo Shao (giovane e inesperto) di cui abbiamo già parlato qui, è "colui che ha cambiato colore dei capelli" e col grigio ha acquisito esperienza e saggezza e non ci sono santi, bisogna stare a sentire quello che dice. Questa sottolineatura si ritrova in molti altri caratteri come ad esempio quelli, molto semplici, che vedete in alto (grazie Ferox). Zhǔ - 主, si compone a partire da Wang (vedi qui) che significa Re, ma sul quale è stato apposto un piccolo segno, una fiammella, cioè "Colui che ha il potere di un Re con in più o grazie al fatto che possiede la fiamma del sapere" e significa Maestro, padrone in cui si rileva sempre la commistione irrinunciabile tra sapere e potere. E' ovvio che in ogni società che si consideri civile, chi governa "deve" anche essere saggio e sapiente, cosa che era comune anche nella nostra società, un tempo, forse. Il secondo, Shì - 士, significa "uomo colto e sapiente" ed è formato dai due ideogrammi più semplici che significano 10 (la crocetta) e 1 ( il trattino orizzontale) per rimarcare che di uomini di questa fatta non se ne trovano molti, sono una rarità, non più di uno su dieci. Certamente essere non troppo giovane e magari con la barba, contribuiva, in Cina, ad essere ascoltato con più attenzione e deferenza; sarà anche questo uno dei motivi per cui me la sono fatta crescere quando bazzicavo da quelle parti. Che infingardo! Eh no! Non dite così, anche questo fa parte dell'esperienza, del potere, del sapere e quindi della dovuta considerazione che meritiamo noi anziani. Le cose che diciamo sono quasi sempre molto intelligenti e degne di essere ascoltate. E con rispetto. E' chiaro? Ricordo una volta a Shanghai, che, durante una fiera nello stand vicino al mio, stava un tizio non più giovane che rappresentava diverse ditte. Rimaneva tutto il giorno appollaiato con aria sonnacchiosa vicino ad un tavolo dove si alternava una coorte di questuanti che lui trattava con una certa supponenza e liquidava con poche e certamente sagge parole. I giovanotti, dopo aver ricevuto il viatico se ne andavano con la testa bassa a svolgere i loro compiti. Quando non aveva nessuno da benedire, chiacchierava con me in un inglese molto approssimativo (sapere è potere, i cinesi infatti, sono infastiditi dal fatto che uno voglia imparare la loro lingua, cosa che farebbe loro perdere un vantaggio notevole). Una sera particolarmente fiacca, mentre sorseggiavamo un delicato thé oolong, osservavamo con il distacco proprio dell'anziano, due standiste, molto gradevoli all'occhio, che di fronte a noi distribuivano volantini di una ditta della Mongolia interna. Il viso minuto e gli occhi più sottili, ne facevano intuire facilmente la provenienza. Così anche quella volta, il vecchio saggio volle lasciarmi una delle sue perle. Strinse un po' gli occhi per guardare meglio, poi esalò: "You know, Mister Bo, Mongolian girls are the best, because they smell of cheese" e non volle aggiungere altro chiudendosi in un silenzio meditativo. L'esperienza, ah l'esperienza!Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
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domenica 27 settembre 2009
Jūn shì
Non è facile esprimere nella lingua cinese il concetto di equilibrio, proprio per la complessità di implicazioni che genera questa astrazione. Ecco così la scelta dei due caratteri "jūn shì" che letteralmente significano forze bilanciate, con l'ideogramma di destra in cui si riconoscono in basso il segno di Forza (la vanga bidente usata nei campi dall'uomo, ricordando sempre che la lingua cinese ha alla base la cultura contadina) e in alto a sinistra uno delle tante stilizzazione della mano che questo strumento usa con fatica. Quindi l'equilibrio è un concetto assai largo, sia fisico che mentale, ma in entranbi i casi con le medesime caratteristiche che si raggiunge solo con applicazione, fatica, continua dedizione in ogni tipologia di evento umano. Questo è uno dei probabili motivi per cui tutte le tecniche del corpo orientali, in cui sempre l'aspetto mentale è strettamente legato a quello fisico, hanno in comune la pregiudiziale ricerca dell'equilibrio come fondamento della conoscenza e dell'efficacia dell'attività stessa. Tutte le arti marziali, come anche quelle artistiche, dalla pittura alla calligrafia, non possono cominciare, se prima, attraverso la respirazione o altre tecniche lungamente studiate non si raggiunge quella equilibrata serenità che consente di applicarsi alle tecniche apprese. Il fine, come è ovvio è il benessere del corpo e della mente, ecco perchè tutte le tecniche mediche , agopuntura, massaggio, diagnostica del polso e tutto il resto che fa parte della medicina cinese, ricercano innanzitutto l'equilibrio, l'assenza del quale genera la malattia o meglio il malessere. La cosa non è così fumosa come può apparire e per trovare un riscontro scientifico a quanto detto, ecco che il Centro di Medicina Sportiva di Cuneo con la collaborazione del grande Maestro Enrico Colmi, ha iniziato una ricerca che mi sembra interessante. Si vuole verificare se i praticanti di arti marziali orientali e di Tai Ji in particolare abbiano un equilibrio maggiore a chi queste cose non fa. Così con un gruppetto di amici, ieri mattina ci siamo sottoposti alla macchina infernale, dove legati a fili e a sensori ci si pone alternativamente su un piede solo, prima ad occhi aperti e poi chiusi e infine su una tavoletta basculante, liberi e poi legati, per non farsi aiutare dagli arti a contenere le oscillazioni, si misurano i tempi di resistenza senza appoggiarsi alla barra sensibile, l'ampiezza e la frequenza delle oscillazioni stesse, i movimenti del corpo grazie ad un sensore fissato sul petto, quelli dei basculanti e molti altri parametri. Pare che l'equilibrio del corpo che, con l'aiuto di meccanismi coscienti esterni come la vista e il labirinto dell'orecchio, ci consente di non cadere, sia tutto in una serie di recettori posti attorno ai tendini ed ai legamenti delle articolazioni basse che inviano informazioni ad un area non cosciente del cervello che, con istantanei micromovimenti, provvede a farci mantenere in piedi nelle varie condizioni. Sarebbe questo l'apparato propriocettivo, di cui anche un tuttologo come me, non conosceva neppure lontanamente l'esistenza; ma, come ho già detto, basta abbozzare , come insegna la tuttologia e cercare di fare domande intelligenti. L'efficacia del sistema diminuisce con l'età e con il disuso. Ecco l'interesse di tecniche che aumentino o allenino tutto questo ambaradan. Tutto questo interessa ovviamente sportivi, anziani, ma in ultima analisi tutti, che di maggiore equilibrio in molti sembrano avere necessità. Anche io che, colto fin dal mattino presto da un micidiale colpo della strega figlio della mia antica discopatia, sono stato dalle mani magiche di Enrico (ve lo consiglio caldamente), che trapanandomi i punti sensibili, in pochi minuti mi ha rimesso in condizioni di ritornare a casa. Naturalmente il verdetto comune della medicina orientale ed occidentale messe a confronto è stato unanime, nel senso che se perdessi una ventina di kili, forse le cose andrebbero meglio. Potenza dell'equilibrio.
lunedì 14 settembre 2009
Fēi.
Volare è il sogno dell'uomo, in tutti i tempi ed in tutte le culture. Per alcune più che in altre è assieme sogno e poesia. Seguendo le indicazioni dell'amico Ferox, quindi volevo portare la vostra attenzione su uno degli ideogrammi più poetici della lingua cinese. Nell'antichità per trascrivere l'idea del volo si tracciava un complesso carattere che voleva raffigurare delle cicogne in volo col collo slanciato mentre attraversano il cielo al tramonto, in stile un po' Lufthansa tanto per capirci. Nel tempo l'ideogramma si è andato stilizzando come si vede nella versione tradizionale a sinistra dove si lascia spazio alle ali distese, mentre nella versione moderna "semplificata" la grafia veloce ha letteralmente spennato le maestose ali della cicogna riducendole a due misere alucce e alla lunga gamba visibile del trampoliere in oggetto. Così unito a jī (macchina) abbiamo abbiamo 飞机 (macchina che vola) quindi "aereo", perchè oggi bisogna produrre di più e più velocemente e lo spazio per la poesia deve essere necessariamente ridotto, ma ecco che il germe non si spegne e si fa strada comunque, perchè la bellezza anche se calpestata dall'economia non muore mai e se uniamo il nostro fēi al carattere di "bianco" abbiamo il significato di parola scritta, in quanto se i caratteri sono vergati con la giusta attenzione e lentezza della bella calligrafia, rimangono molti spazi bianchi , come se il pennello volasse.... Ma insiste Ferox che i cinesi non solo solo dei poeti sognatori, ma sanno credere anche alle cose reali e vogliono capire a fondo anche quelle cose che da noi si sottovalutano o vengono prese come scherzi estivi. Ecco allora che mi porta l'attenzione su : bu ming fei xing wu. Le prime due sillabe le abbiamo già viste e quindi ve le ricordo soltanto (不明) "non chiaro" , mentre le due che stanno accanto a fēi (volare) significano oggetto. Dunque? Oggetto volante non identificato, UFO, detto anche fei die (飞碟) "piattino che vola". Ehehehehe, loro pare che ci credano, anzi li studiano con attenzione, ci sono addirittura delle riviste che ne parlano dettagliatamente, poi basta dare un'occhiata su iutiub e se ne trovano a iosa (es. qui , qui , qui ). Ferox dice che è per questo che ci stanno fregando, magari gli omini verdi erano gialli in effetti; d'altra parte se la moglie del neo-primo ministro giappnese dice di essere stata rapita dagli UFO, qualcosa di vero ci sarà.
sabato 12 settembre 2009
Una lettura dei tarocchi.
C’era un posto straordinario a Pekino, lo Xue Shue Market, una minuscola traversa della Chang An, la grande arteria che attraversa da est ad ovest tutta la città passando davanti alla piazza Tien An Men, vicino alle ambasciate. Quando ci passavi davanti quasi non la vedevi, con lo stretto ingresso quasi otturato da tre o quattro grossi negozi. Al di la del varco, un vicolo lungo qualche centinaio di metri che si biforcava a metà, lungo il quale, uno vicino all’altro si affastellavano in una sequenza infinita una serie di bugigattoli larghi non più di due metri, con le entrate quasi otturate da cascate di merce taroccata di ogni genere e tipo. Una scia di folla continua, a due per due, ché la dimensione del vicolo non permetteva di più, sfilava davanti ai negozietti lentamente, osservando, valutando, scegliendo, contrattando con il tizio o la tizia che emergeva, quasi sepolto dalla sua stessa merce in vendita. Tutte le più importanti marche del mondo erano esposte con ordine e pignoleria, dall’abbigliamento, alle calzature, agli occhiali, alle borse, agli accessori, ai foulard, agli orologi. Qualunque cosa che nel mondo fosse valorizzata da un qualsiasi tipo di griffe, vi era rappresentata in ogni modello più noto e conosciuto. Era il regno della contrattazione accanita. Venivi prima invitato a verificare la qualità del prodotto, poi partiva la richiesta esosa (sempre ridicola in termini assoluti, tipo 68 euro per una giacca a vento North Face) che terminava invariabilmente per 8 o 80, che porta fortuna e cominciava il balletto dei ribassi, delle disperazioni del venditore che doveva sfamare la famiglia, le finte fughe del compratore che veniva invariabilmente richiamato con un ulteriore ultimo sconto; poi a poco a poco offerta e richiesta si avvicinavano fino ad incontrarsi, meglio se avevi una qualche dimestichezza con un po’ di cinese, i numeri almeno e le parole fondamentali come tai quei la (troppo caro) e te ne andavi col sacchetto nero pieno del tuo bel tarocco a dieci dollari. In realtà c’erano diverse fasce qualitative nel taroccamento, da quelli di alta fascia, in pratica gli originali che uscivano dalle fabbriche che facevano le stesse cose, incaricate dalle griffe autentiche che inviavano i materiali veri per risparmiare sul costo del lavoro e che quindi si autopunivano con le loro stesse mani, a copie via via più scadenti a volte addirittura commoventi, come quella maglietta che portava scritta davanti la dicitura LENTINO GARAVA. Mi confessò il venditore che la sua fabbrichetta copiava dalle foto delle riviste e in quel caso non avevano capito che il capo vero era siglato Valentino Garavani, ma nella foto i due estremi non si vedevano e loro non sapevano neanche chi fosse. Altri offrivano tutta la serie di orologi da tre a trenta euro per i Rolex meccanici, i più belli, disapprovatissimi dal mio amico Ping che sfoggiava invece un Rado da 2000 dollari; le cinture venivano via ad due euro, mentre all’ingresso del vicolo, un gruppo di donne vendeva le T-shirt Lacoste a un euro l’una cercando di bloccare i clienti prima che entrassero nel budello. Più avanti, in una casetta a due piani, dei veri e propri negozi che offrivano merce più sofisticata, alcuni venditori cercavano di dare un loro proprio design per vestiti offerti con il loro marchio cinese, roba piuttosto creativa secondo me, che di massima, gli occidentali obnubilati dal tarocco snobbavano senza pietà. Questo luogo è sempre stato una spina nel fianco per le griffes mondiali che hanno cercato di farlo chiudere in ogni modo, non comprendendo scioccamente che ti si copia solo se vali qualcosa, che la copia è un tuo messaggio pubblicitario gratuito, che chi compra il tarocco non compra l’originale, quindi le vantate perdite sono in realtà inesistenti, anzi chi compra oggi un Rolex a 30 dollari, quando se lo potrà permettere sarà il primo acquirente di quello da 3000. Se io avessi una griffe sarei molto preoccupato se nessuno me la taroccasse. Poi qualcosa è accaduto, il progresso avanza, la stradina è stata cancellata, al suo posto un palazzone di sei piani, il Silk Palace, enorme, in cui trovavano posto gli stessi negozietti a costi un po’ superiori a cui le griffes mondiali coalizzate finalmente hanno fatto causa, vincendola. Adesso, mi dicono che tutte le merci esposte, le stesse di prima, hanno etichette cinesi; per avere il tarocco, devi faticare parecchio, poi qualcuno lo tira fuori con aria complice da sotto il banco, naturalmente a prezzo raddoppiato e la magia se ne è andata a farsi friggere. Poco per volta anche il regno di mezzo verrà omologato.
giovedì 27 agosto 2009
An mó

L’arte del massaggio è antica come la Cina. Il primo carattere del bisillabo, che significa “massaggiare”, è “àn”, formato dal segno an per la pronuncia e significa premere, accoppiato al segno di mano come suggerisce l’atto di cui si tratta, mentre "mo" significa sfregare, anch'esso con all'interno il segno della mano. Questa attività non è una semplice tecnica di benessere fisico, ma fa parte della medicina tradizionale, in quanto non si tratta di banale manipolazione, ma di una complessa serie di digitopressioni nei punti sensibili dell’agopuntura, seguendo con precisione la teoria dei meridiani. Io sono un amatore dei massaggi e, come sapete, esperimento con curiosità le cose che incontro e qualche anno fa a Pekino ebbi una interessante esperienza al riguardo. La fiera era alquanto moscia e si chiacchierava con i colleghi degli stand vicini in attesa dei primi svogliati clienti. L’amico della ditta che ci stava a fronte arrivò con qualche minuto di ritardo con il ghigno sofferente di chi ha dormito poco bene. Dopo il caffè di rito volle metterci a parte di quanto gli era occorso la sera prima, quando lo avevamo visto filare alla chetichella senza venire a cena col gruppo. Amante anch’egli dei massaggi, aveva voluto profittare dei servizi del nostro hotel, che al secondo piano avevano un interessante insegna che recitava: Thai and Chinese Massage, con alcune gentilissime e sorridenti signorine alla reception. Alla richiesta aveva scelto il massaggio thai, speranzoso di una esperienza variata ed indimenticabilmente esotica. Accomodatosi sul lettino era stato preso in carico da una signorina alquanto muscolosa che, in linea con lo stile prescelto, aveva cominciato ad operare sulle sue stanche articolazioni, prese e torsioni piuttosto rudi. Incurante dei suoi, dapprima cauti, poi sempre più gridati, segnali di stop, proseguiva nelle sue prese a tenaglia interrompendosi solo al suono di preoccupanti scrocchiamenti e al raggiungimento di angolazioni decisamente innaturali. Non ci fu verso di farla smettere, furono quaranta minuti di dolore e lacrime e quando finalmente scoccò l’ora, non gli parve vero di poter porre termine alla tortura pagando il giusto. La notte portò linimento alle ferite e alla delusione, ma a quanto riportava, quella mattina gli sembrava di stare decisamente meglio. Fatto acuto dall’altrui esperienza, nel tardo pomeriggio, arrivai davanti al centro benessere dell’Hotel, dubbioso ma deciso a non rifiutare l’esperienza ed alla gentile richiesta di scelta, risposi senza esitazioni, Chinese massage, alla sorridente ed esilissima fanciulla che mi accompagnò nella stanzetta, dopo che avevo calzato i mutandoni di ordinanza. Steso sul lettino, attendevo la mia delicata ancella, quando si aprì la porta e con orrore, vidi entrare deciso un mongolo basso e tarchiato, in tutto simile al mitico Objob di Mission Goldfinger, uno dei film cult della mia gioventù. Aveva manone grandi come putrelle e i ditoni grassi e tozzi che quasi non si distendevano, leggermente torti, sembravano pinze d’acciaio al magnesio. Mi guardai attorno per vedere se c’erano vie di fuga. Nulla, solo e prigioniero del mostro che con un sorriso melenso sbatteva le manone, sfregandosele per scaldarle. Il testone pelato era imperlato di sottili goccioline mentre le fessure degli occhi si stringevano sempre di più. Gli artigli calarono di botto sulla mia schiena afferrandone i teneri fasci muscolari non usi ad un simile trattamento . Capii che era inutile tentare di opporsi al mostro, abbandonarsi era l’unica soluzione per abbreviare la tortura, quei bitorzoli puntuti premevano i miei punti sensibili senza pietà come cacciaviti dentro il legno massello, come punte di trapano nel muro della mia insensibilità occidentale, tentando nuove vie, cercando di creare non richiesti nuovi orifizi. Come dio volle tutto finì come era cominciato e il mongolo con un piccolo inchino scomparve dondolandosi dietro alla porta da cui era comparso, lasciando il posto all’ancella che mi aiutò a ritrovare la via del ritorno. Il giorno dopo camminavo leggero e disteso e firmammo anche un contratto. L’effetto placebo aveva colpito ancora.
domenica 15 marzo 2009
Partenza

Non ho mai capito come mai il momento che precede la partenza è per me di difficile gestione. Malesseri ipocondriaci, metereopatie varie, chissà; è sempre stato così; un timore dell’ignoto che litiga con la sindrome di Ulisse, una contraddizione nascosta tra le mie inquietudini. Quindi oggi ci sta a pennello una lirica di Zen Shen , poeta di frontiera che nel 750 scriveva così:
Canto della neve bianca.
Il vento del nord avvolge la terra e falcia l’erba bianca
mentre qui, dal cielo tartaro scendono fiocchi di neve.
Questa notte, sento d’improvviso la brezza di primavera;
tra i tanti e tanti rami di mille peri in fiore.
Entra la neve dalle tendine di perla, bagna schermi di seta;
le pellicce di volpe e le trapunte di broccato non danno più calore.
Il deserto non si cura delle distese di ghiaccio,
ma le nubi pesanti tremano per tutto quel gelo!
Qui, sullo spalto, cade qua e là neve di primavera;
il vento sferza una bandiera rossa, immobile, gelata.
Ci siamo detti addio, lì, sulla porta est della Torre della Ruota,
mentre la neve copriva la pista del Cielo.
Dietro la curva, intorno al monte , non ti ho visto più;
sulla neve, solo le tracce dei cavalli.
mercoledì 11 marzo 2009
Chén

martedì 3 marzo 2009
Dài fu
Questi caratteri semplici sono l'ennesima opportunità di entrare nella mentalità e nel comune sentire del popolo cinese, che, non dobbiamo dimenticare, ha una profonda radice contadina e popolare ed un grande rispetto verso la sapienza e la conoscenza in generale. Il primo , se pur pronunciato Dài in luogo del comunissimo Dà, significa "grande", anche in senso morale, ed è la stilizzazione di un uomo con le braccia aperte a voler mostrare proprio la dimensione immateriale del concetto, il tipico esempio di ideogramma che rappresenta una astrazione descrivibile solo col gesto. Il secondo, "Fu", significa semplicemente persona, uomo, un pittogramma abbastanza riconoscibile. Quindi , persona grande, importante, di grandi doti. Ebbene, il significato effettivo è diventato "medico, dottore". Come non si può comprendere nell'antica Cina, il senso di ammirazione e rispetto che il contadino ignorante doveva provare per questo saggio uomo, che per decenni studiava i segreti del corpo umano, gli oltre 300 punti dell'agopuntura su cui esercitare pressioni al fine di riequilibrare le energie del corpo, i segreti della respirazione, i benefici delle erbe o semplicemente della corretta alimentazione e perchè no, degli effetti della filosofia sulla tranquillità mentale e quindi fisica. Ammirazione e quindi posizione di prestigio nella società, derivante non dallo status economico, ma dal potere della sapienza, della cultura. L'uomo importante, il grande uomo, ha cura della salute della sua comunià, fisica e morale, previene più che curare, è attento ai bisogni di tutti ed ha giusto diritto al rispetto ed all'ammirazione. Per inciso, il medico non veniva pagato dai malati che curava, ma solo dalle persone sane. Metodologia assicurativa ante litteram o punizione per chi non faceva bene il suo lavoro di prevenzione? Mi sa che i Cinesi avevano già proprio inventato tutto, anche la mutua.mercoledì 25 febbraio 2009
Lǎo shī
