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| Le rovine di Panjakert antica - Tajikistan - giugno 2026 |
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| Le mura |
Stiamo per lasciare la parte agevole del nostro percorso, per cui meglio partire con la macchina controllata al 100%, quindi mentre noi andremo con un taxi a vedere le rovine dell'antica città, la nostra auto va a farsi un buon controllo, in modo che poi procederemo in tutta tranquillità. I resti della antica Panjakert, sono appena fuori dalla periferia, di fronte al fiume. Come abbiamo già detto il nome significa Pentapoli, un conglomerato di cinque insediamenti che controllavano la zona, anche se non esisteva ancora come centro di potere al passaggio di Alessandro, che proprio in questa zona, la valle di Zeravshan ebbe le resistenze più forti da parte delle tribù della Sogdiana e si fermò anche in una sorta di quartier generale presso il lago Iskanderkul, tra le montagne più alte, vicino al passo che abbiamo passato ieri. Iskander è il nome con cui è conosciuto Alessandro in Oriente e tutti i siti che lo ricordano portano questo nome. Tra l'altro sembra che proprio in questo lago perse la vita, affogandovi, il suo famoso cavallo Bucefalo, che secondo la leggenda è il progenitore di tutti i bellissimi cavalli che popolano la regione ancora oggi. Ma la nostra Panjakert, crebbe e diventò punto focale della zona solo qualche secolo dopo Cristo, diventando però subito una delle più importanti città-stato della Sogdiana, il regno iranico che governò tra il V e l'VIII secolo, diventando uno snodo fondamentale nella via della seta che si stava affermando come la più importante rotta delle carovane tra Oriente ed Occidente.
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| Alcuni affreschi |
Tuttavia, dopo la conquista Islamica del 722 d.C. l'insediamento fu progressivamente abbandonato e la città cadde nell'oblio, dando luogo a quella che fu chiamata anche la Pompei dell'Asia centrale, grazie allo stato di conservazione dei suoi edifici di mattoni di fango crudo ed alle espressioni artistiche che si nascondevano tra quei muri sbrecciati. Oggi, aggirarsi tra queste rovine, in cui riconosci le suddivisioni cittadine, i palazzi e le case, con le botteghe ormai ricoperte di strati di terra che l'erba cresciuta ha trasformato in monticelli da scalare, fino ad arrivare alle mura esterne dalle quali puoi vedere il fiume lontano che la delimitava, dà la stessa sensazione che si prova quando si calpestano le rovine di tutte le antiche città perdute. Una emozione che si concentra in quel senso di rumor di passi che ti seguono e che appaiono come il ricordo attutito di tutti i fantasmi che nel tempo ti hanno preceduto su quelle pietre. Par di udire il chiacchiericcio di quegli uomini di generazioni passate che contrattavano, che offrivano le loro merci, che vivevano tra queste mura, senza essere consci del futuro che avrebbe loro riservato la storia. Ora, visti così, passeggiandovi sulla sommità e buttando un occhio dall'alto, sembrano solamente un gruppo, sebbene consistente, di rovine che faticano a raccontare il loro passato, ma tra queste mura sono stati ritrovati affreschi di tale rilevanza artistica, da magnificare la zona come una delle maggiori scoperte archeologiche dell'Asia nel XX secolo.
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| La cittadella |
Le serie di dipinti che abbellivano le pareti di quello che doveva essere il palazzo reale, raccontano di un livello artistico senza pari, almeno per l'epoca e hanno la straordinaria caratteristica di mostrare uno stile cosmopolita assolutamente unico che presenta, con un inaspettato sincretismo culturale, accoppiati negli stessi riquadri, le linee morbide dei volti della coeva dinastia Tang cinese, la solennità delle pose delle figure dell'arte Sasanide persiana e dell'iconografia religiosa e gli stilemi dei richiami indiani e del mondo ellenistico. Davvero una serie straordinaria di storie che raccontano le vicende di cicli cavallereschi come quello di Rustam, ma anche scene di quotidianità, che mostrano la vita dell'epoca, banchetti e musicisti che mostrano gli strumenti di quei tempi, inclusi due straordinari giocatori di scacchi, forse la prima rappresentazione al mondo di questo gioco. Ma si vedono anche racconti di culture lontane, come la favola di Esopo della gallina delle uova d'oro o vicende del Panchatantra indiano, oltre ai famosi gemelli con la Lupa capitolina di cui vi ho già parlato. Dal punto di vista religioso, poi si vede una liberalità ed una tolleranza tale da rappresentare Dei di ogni credenza, da quelli zoroastriani, che all'epoca era la religione dominante della zona, a quelle buddhiste e la dea Nana sul leone e il dio del vento Veshparkar nelle sembianze di Shiva a cui era stato eretto un tempio in città per dar modo ai suoi seguaci che arrivavano dall'India di avere un spazio in cui pregare.
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| Il palazzo di Sarazm |
Diciamo che tutta la città assieme alla vicina necropoli, è una vera sorpresa e nell'adiacente piccolo museo, puoi vedere molti degli oggetti ritrovati negli scavi assieme ad una serie esplicativa degli affreschi riprodotti in copia, mentre gli originali sono stati trasportati in parte a San Pietroburgo ed in parte al museo dei Dushambé dove li potremo vedere tra qualche giorno. Di certo questi luoghi, anche se importantissimi dal punto di vista storico ed artistico, non possono avere, data la loro ubicazione, la rispondenza di visitatori che meriterebbero. In effetti ci siamo solo noi che ci aggiriamo lungo le vie parallele del centro della città per arrivare fino alla cittadella, in parte rimessa in piedi per farne apprezzare il perimetro e le torri e questa sensazione di assoluta solitudine, racconta quanto sia affascinante arrivare in questi luoghi quando ancora il turismo di massa, male necessario che non si può certo evitare, sia ancora lontano dall'arrivare. Sembra che quando giunsero gli arabi che in pratica spazzarono via la città, la maggior parte degli abitanti si adeguarono al nuovo vento e solo un gruppetto di irriducibili riuscirono a fuggire per le montagne, disperdendosi definitivamente tra queste valli solitarie ed irraggiungibili, sia per la quota che per le difficoltà di viverci e fondarono tre piccoli villaggi, ancora oggi esistenti, dove gli abitanti hanno mantenuto i tratti genetici della Grecia e dell'imprinting macedone, ancora oggi molto riconoscibile.
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| La Principessa |
Insomma gli eredi di Alessandro ancora vivono orgogliosamente qui a testimonianza di quell'epoca lontana che ha disegnato una storia memorabile ed irripetibile. Ma non è mica finita qui. Recuperata la macchina, se proseguiamo per una cinquantina di chilometri lungo il fiume tra frutteti e campi coltivati, arrivando quasi fino al confine uzbeko, al di là del quale in un soffio sei a Samarcanda, eccoci alle rovine di Sarazm, patrimonio Unesco dal 2010, il primo insediamento umano nella regione, un sito proto-urbano che risale a 5500 anni fa. Siamo davvero di fronte ad un punto critico della storia dell'umanità, quello in cui tribù di pastori nomadi, scendono dalle montagne circostanti e si mescolano ai gruppi di agricoltori della pianura per trasformarsi in comunità stanziali e dando vita ad una vera e propria comunità che col tempo si sarebbe chiamata città. Qui si sviluppò dapprima uno dei più importanti centri per l'estrazione e la lavorazione dei metalli. Gli scavi hanno portato alla luce materiali molto vari tra rame, bronzo, piombo, oro e argento che mostrano capacità nelle fusioni davvero avanzate. Il luogo inoltre era già un centro commerciale di vasto raggio, che sfruttava una sorta di via della seta ante litteram, visto che sono stati ritrovati oggetti in avorio provenienti dalla valle dell'Indo, conchiglie dell'oceano Indiano, lapislazzuli afgani e manufatti dell'altopiano iranico.
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| Alcuni dei gioielli della tomba |
Il sito fu scoperto casualmente grazie al ritrovamento di un'ascia metallica, che adesso detiene il posto d'onore nel vicino museo, da parte di un agricoltore e nel 1976 iniziarono gli scavi da parte dei sovietici che portarono alla luce complessi residenziali, palazzi, templi del fuoco e magazzini per la conservazione delle derrate e le officine artigiane, che al momento si visitano in uno spazio di circa 150 ettari, in gruppi separati e protetti da ampie tettoie che li mettono al riparo dalle intemperie. Sono riconoscibili quattro strati successivi che testimoniano come questo sia uno dei più antichi punti di civilizzazione dell'Asia Centrale. Qui per lo meno non è prevalsa (ancora) la mania ricostruttiva per rendere le rovine più riconoscibili e "valorizzate", ma puoi vedere solamente le tracce perimetrali di edifici e case, mentre nel museo adiacente sono raccolti i ritrovamenti, tra i quali quello famosissimo della cosiddetta Principessa di Sarazm, uno scheletro completo del IV millennio a.C., rinvenuto in posizione fetale nello scavo di una tomba, con tutto il suo corredo funebre, che comprende una serie di ricchi gioielli di oro, bracciali in argento e marmo, collane di perline di pasta vitrea colorate, lapislazzuli e turchesi importati, che testimoniano della elevatissima qualità delle lavorazione degli artigiani della città.
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| Bazar delle spezie - Panjakaert |
Assieme ci sono anche gli scheletri di quello che potrebbero essere stati il marito e il figlio, privi di ornamenti particolari. Nel frattempo è arrivato mezzogiorno ed aggirarsi tra le rovine a quest'ora significa sempre sottostare a temperature infernali. Qui nella piana siamo ben al di sopra dei 35°C e cominciamo ad invidiare le temperature delle montagne e dell'altopiano che raggiungeremo nei prossimi giorni, così torniamo fino in città, per dare un'occhiata al bazar, che però è chiuso per disinfestazione e per questo gli giriamo intorno, dove comunque è affollato di banchi estemporanei che non vogliono perdere l'occasione comunque. Di fianco c'è una specie di mensa che serve quasi soltanto plof e poi more di gelso, che qui si trovano sempre in grande quantità, non ci facciamo pregare, diciamo che la fame te la levi comunque e il riso è sempre una mano santa per gli stomaci delicati. Poi potremo riprendere la strada con maggiore tranquillità.
SURVIVAL KIT
L'area di Panjakert e la valle sono ricche di ritrovamenti di rovine di antiche città. Naturalmente le più comode sono visitabili lungo la strada. La più importante è Sarazm, come già detto sito Unesco, con ingresso al museo di 30 Somoni (il sito è invece gratis) calcolate almeno un'ora e cercate di arrivarci presto la mattina, per chi è con mezzi propri si può arrivare con la Marshrutka n. 8 dal mercato centrale o in taxi. Vicino alla città la vecchia Panjakert, con annesso museo, la città del ritrovamento dei famosi affreschi (ingresso 30 Somoni, museo più rovine). In città c'è anche un museo etnografico più completo e con maggiori reperti. Lungo la strada le rovine di Bungikhat, vicino al monumento della Lupa, ma dovrete fare una deviazione di un paio di km quando sarete a circa una quindicina di km da Istaravshan.
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| Plof |
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