 |
| Il fabbro - Bazar di Istaravshan - Tajikistan - giugno 2026 |
 |
| Zucchero bianco |
Naturalmente la zona del bazar è una delle più congestionate della città, comunque riusciamo a parcheggiare convenientemente proprio davanti all'area dei fabbri, uno dei punti più interessanti del mercato. Sono almeno una quindicina di officine con al centro piccole forge, mi dicono di struttura tradizionale, alimentate a carbone che lavorano i metalli per costruire strumenti agricoli, altre attrezzature metalliche e soprattutto lame di coltelli, oggetti per i quali la città è famosa. Diamo un'occhiata a qualcuno degli spazi dove si svolgono i lavori e tutti ci invitano subito ad entrare per osservare più da vicino come si svolgono le operazioni. Uno sta battendo una barretta di ferro per formare la parte anteriore di una piccola zappa, il vicino invece produce una serie di picchetti da piantare a terra, per ancorare, credo, animali di grossa taglia, cavalli o bovini; un altro sta invece mettendo tutta al sua attenzione su quella che diventerà la lama di un coltello. Il ferro viene infilato tra le braci rosse, mentre un aiutante provvede a manovrare un piccolo mantice che ossigenando il combustibile, mantiene il carbone rovente. Poi estrae la barra e la pone sull'incudine e comincia a batterla ritmicamente con un apposito martello assottigliandola gradatamente e dandogli la forma voluta.
 |
| Cristalli di zucchero |
Il metallo appare morbido e tenero e si sforma sotto i colpi allungandosi a seconda della forza dei colpi. Poi quando appare più freddo e quindi resistente, con la pinza mediante la quale è trattenuto, viene rimesso nel fuoco affinché riprenda la sua malleabilità e quando appare di nuovo rosso, riprendono i martellamenti fino a quando la sbarretta metallica non ha preso la forma voluta. Poi il tutto viene tuffato nell'acqua dove sfrigola per un po' raffreddandosi e penso indurendosi convenientemente. Il fabbro in questione apprezza molto il mio interesse e ci mostra alcuni degli oggetti che va producendo, tutti coltelli davvero molto belli a cui vengono applicati manici di corno di animali, con un effetto davvero piacevole. Ovviamente non resisto alla tentazione e ne acquisto subito un paio, uno per un amico, amatore di questi prodotti. Sulla lama mi faccio incidere i nostri nomi, per meglio personalizzarli. Anche la guaina di pelle fatta a mano, è davvero bella e mi compiaccio assai dell'acquisto, sarà di certo un regalo gradito. Poi scendiamo verso il mercato che è davvero grandissimo. Ci fermiamo subito nella zona dove sono in vendita i cristalli di zucchero, che sembrano quarzi da esposizione, quelli bianchi e traslucidi, mentre quelli ambrati, credo di zucchero meno raffinato appaiono come blocchi di topazi da cui ricavare gemme preziose.
 |
| Pane |
Che bellezza poter ammirare questi aspetti, valutando, chiedendo informazioni, scambiandosi commenti per mostrare apprezzamento verso il prodotto offerto, tutte cose che risultano assolutamente gradite, contatti che finiscono inevitabilmente con sorrisi, strette di mano, commenti e offerte di assaggio. Come sempre il settore del pane è uno dei più fotogenici, con i banchi sovraccarichi delle tonde forme dai disegni che sono da soli ornamento bastante all'acquisto. Le ciambellone di ogni dimensioni, hanno il colore dorato del pane appena uscito dal forno. I panettieri te lo mostrano con l'orgoglio di chi fa con piacere il proprio lavoro, consci della sua importanza e della sacralità intrinseca del proprio prodotto. Anche qui, come da noi un tempo, il pane non si può sprecare o buttare, ma anche piccole parti avanzate, si serbano e si consumano come un bene prezioso. Anche qui nel centro delle forme, noti un disegno particolare, come tutto il resto del pezzo risultate dall'apposizione di uno strumento che ne imprime il particolare disegno alla forma prima della cottura e di cui ogni panettiere detiene la specifica unicità, anzi alla fine della preparazione, prima di essere messa con le mani dentro al forno, con un apposito mazzuolo, l'artigiano appone al centro un ultimo segno, quella che rappresenta la sua firma. Se non è dare importanza al proprio prodotto questo, non so davvero quale altro gesto lo possa essere.
 |
| Reparto pane |
Uno di questi che aveva lavorato come panettiere per una ditta italiana, mi vuole offrire assolutamente una delle sue ciambelle. Non ci si può esimere, naturalmente, anche la signora dai denti d'oro che gli sta vicino, annuisce con grandi gesti e ce lo incarta veloce. Mangiamo qualcosa di veloce in uno dei locali annessi al mercato, tra l'altro una specie di caponata dal sapore notevole, in fondo qui abbiamo capito che anche nei locali più popolari trovi sempre qualche cosa di soddisfacente da buttar giù. I sapori dell'Asia centrale, sono davvero accettabili e gradevoli, per uno difficile come me, che non ama troppo i profumi d'Oriente. cosa del resto curiosa visto che questa è la parte del mondo che preferisco e che mi dà maggiori emozioni. E infine ancora banchi di frutta secca con una varietà non immaginabile per noi occidentali e anche qui bisogna prima assaggiare e poi comprare almeno un po' di uvetta, che io amo particolarmente e che andrà anch'essa ad appesantire le nostre valigie. La scampo invece nel settore tabacco da masticare, che qui è particolarmente importante visto che invece è praticamente assente il fumo delle sigarette e delle pipe, per motivi religiosi, cosa che stranamente invece non vale per i masticatori.
 |
| La lupa |
In un ambiente laterale molto più oscuro ed odoroso dei precedenti, infatti ecco dei figuri che stanno dietro ad una serie di scatoloni con il materiale sminuzzato e naturalmente disponibile per l'assaggio. Resisto senza sofferenza alle continue offerte, tuttavia aspirando gli aromi piuttosto pungenti, ma non fastidiosi che vengono su dagli scatoloni. Molti anziani si aggirano tastando e portandosi alla bocca il materiale, poi qualcuno compra, altri scrollano un po' la testa, ehm anche il tabacco non è più buono come quello di una volta. Insomma questo è uno dei bazar più antichi che avremo occasione di vedere durante il viaggio e lo vedi dalle costruzioni antiche tra le quali, guardando con attenzione si riesce ad indovinare la struttura un po' fatiscente di quella che un tempo era l'antica Chaikhana, la tradizionale sala da tè, che un tempo fungeva da zona di ristoro, con la cupola ed il tetto in tegole originali. Alla fine lasciamo questo bazar assolutamente ruspante e davvero di grande interesse. Usciamo dalla città prendendo la strada che prosegue nella valle di Zeravshan. Le montagne cominciano a crescere intorno a noi, sono scabre, di roccia nuda e dai colori innaturali. Dopo pochi chilometri in un fondovalle verde orlato di pioppi e gelsi, arriviamo a Shakhristan, zona che ospita le rovine della antichissima città di Bunjikhat (Kahkaha), antica capitale del principato di Ushrusana che ebbe il suo momento d'oro tra il V e il VII sec. d.C., ma che ha una storia antichissima e poco conosciuta, ma qui sono stati rinvenuti rovine di palazzi con affreschi di qualità incredibile, che sono stati successivamente staccati ed al momento conservati all'Ermitage di San Pietroburgo.
 |
| Il mercato |
La curiosità davvero incredibile che raccontano questi ritrovamenti ce la ritroviamo davanti quasi d'improvviso su una collinetta di roccia ai bordi della strada. Una ripida scala, porta fino al monumento che fa bella mostra di sé sulla cima. Nientemeno che una Lupa capitolina di grandi dimensioni che allatta due gemelli. Il monumento non è che la riproduzione di una delle pareti affrescate del palazzo. La spiegazione per questo ritrovamento è piuttosto controversa, ma comprenderete che trovare un riferimento molto specifico di questo genere nel cuore della Sogdiana alle porte della valle di Fergana, sulla via percorsa da Alessandro Magno è cosa curiosa e anche non tanto facile da spiegare. Al momento gli studi che sono stati fatti sull'argomento. La spiegazione più logica è che ci siano stati intensi legami portati lungo questa via commerciale così importanti, tra la Sogdiana e i suoi regni e la Romanità, i cui echi culturali arrivavano di certo fino a qui e oltre (vi ricordo l'eroe dell'epopea letteraria del Bhutan che si chiama Ksar Krome, condottiero invincibile, del V secolo, che deriverebbe nientemeno che da Cesare di Roma) e che hanno portato motivi artistici classici lungo questi itinerari. C'è poi la teoria della derivazione orientale secondo la quale il mito della Lupa e la relativa rappresentazione iconografica sia nata realmente in Oriente e sia poi arrivata a Roma attraverso vie Etrusche o Sarmate, visto che nelle antiche civiltà asiatiche la figura del lupo e dei salvataggi di eroi bambini erano forti legittimazioni al potere dinastico e di origini sovrane immortali. E quindi dopo il ritrovamento dell'affresco, questo è diventato uno strumento politico per accreditare l'identità storico -culturale tajika, sottolineando il ponte ideale tra le civiltà iraniche e l'impero Romano. Noi adesso siamo qui e non vi nego che stare sotto questa lupa che volge all'indietro il suo sguardo protettivo mentre i gemelli tentano di suggere il nutrimento, fa un certo effetto.
 |
| More |
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Nessun commento:
Posta un commento