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lunedì 19 ottobre 2026

Giornata di istruzione nella Langa della birra

 

Birra nelle Langhe? Certamente una cosa che non ci si aspetta. E invece eccoci qua a Piozzo, con la consueta e puntuale organizzazione AMAP (Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte) per la graditissima giornata di Istruzione di ottobre. Già, perché in questo piccolo paesino di mille abitanti tra Dogliani e Carrù, non  lontano da Monforte, uno dei capisaldi del Barolo più titolato, c'è una realtà inaspettata e di una certa importanza. Il paese infatti è noto non soltanto per la famosa sagra della zucca che attira folle di appassionati nei primi giorni di ottobre di ogni anno, ma soprattutto per l'altrettanto famoso birrificio artigianale Baladin, una realtà la cui incredibile storia ormai ultra quarantennale, merita di essere conosciuta, visto che questa produzione ha sorpassato da tempo i confini nazionali e si è affermato forse come il più importante birrificio artigianale d'Italia. E' chiaro che questo è un territorio dove l'importanza del settore agroalimentare è davvero un punto fermo per tutta l'economia della regione e le sue eccellenze attirano ormai appassionati da tutto il mondo con un indotto certamente non trascurabile, tuttavia penso che non  moltissimi siano a conoscenza che anche un prodotto come la birra, che non faceva parte certamente delle tradizioni locali, si è aggiunta alle altre bandiere della gastronomia langarola. Tutto nasce nel lontano '86, quando Teo Musso, personaggio decisamente innovatore e fuori dalle righe, forse per uscire dagli schemi famigliari che vivevano fortemente questa realtà locale legata al culto del vino, decide di dedicarsi alla birra, un prodotto completamente fuori dagli schemi langaroli, che in pratica a quei tempi era completamente assente dal territorio, aprendo un pub proprio nell'unico bar del paese. A poco a poco, affinando le sue conoscenze, Musso si appassiona sempre di più alla materia e alla sua produzione fino a che viene creato questo birrificio artigianale con l'idea di creare prodotti di qualità assoluta, un po' in linea con quanto avviene in queste zone per il vino.

Così a poco a poco l'azienda cresce ed oggi può a buon diritto essere definita come una delle più importanti realtà italiane nel campo della produzione della birra artigianale. Esportando oggi in oltre cinquanta paesi, a poco a poco si è arricchita la tipologia dei prodotti offerti che comprende oltre alle sue birre ad alta gradazione, quelle da invecchiamento, le bibite ed i succhi di frutta, nonché con sapiente visione commerciale anche prodotti indirizzati verso il mondo dell'alcool free, oggi in forte espansione. La visita dell'azienda è stata oltremodo interessante, al di là del percorso della storia aziendale, in quanto abbiamo potuto vedere da vicino tutta la parte di produzione, con la filiera completa, infatti oggi tutta la produzione Baladin viene effettuata con materiali, orzo, luppolo, lieviti, ecc. prodotti al 100% direttamente dall'azienda stessa. Interessante anche la parte che riguarda l'imbottigliamento dei prodotti, da cui si può ben valutare la dimensione della produzione totale, ormai al limite per quanto riguarda la definizione di birrificio artigianale. Purtroppo si tratta semplicemente di una limitazione burocratica che non inficia certamente la qualità o la tipologia della della produzione dal punto di vista tecnico e qualitativo, ma tant'è e di certo l'ideatore di questa brillante realtà saprà trovare la giusta soluzione. La visita è intanto terminata davanti alla serie di botti dove alcune tipologie di birra invecchiano per anni, altra invenzione di questo mastro birraio dalla mente vulcanica e vi garantisco che l'assaggio di una birra invecchiata in botte per 14 anni, che abbiamo avuto modo di testare, come chiusura dell'esperienza, è stata veramente straordinaria ed inaspettata. Diciamo pure un prodotto che va ben al di là di una birra intesa in senso stretto a cui siamo normalmente abituati come accompagnamento alla pizza o per una dissetante bevuta in una calda giornata estiva, ma un vero e proprio prodotto da meditazione quale si confà a questa terra di vignaioli di grande qualità. Insomma una visita che vi consiglio assolutamente di fare per prendere conoscenza di un prodotto inatteso ed entusiasmante. 

Birrificio Baladin  (date un'occhiata al sito) - Piozzo - Visite da prenotare sul sito  alle 10 della domenica - € 15 con degustazione e bicchiere ricordo- Possibilità di mangiare in loco.

lunedì 23 maggio 2016

Al Birrificio San Michele

La Sacra di San Michele

Sabato mi sono fatto una bella scampagnata nel torinese, sotto la Sacra di San Michele che incombe dall'alto come un memento mori medioevale, su tutta la valle No Tav per eccellenza. Motivo di fondo la visita ad una interessante realtà locale: il Birrificio Artigianale San Michele. Grazie all'organizzazione del Museo di Agricoltura del Piemonte con cui, tra un paio di settimane partirò per una visita assolutamente culturale nella bassa Toscana, chè non di solo pane vive l'uomo e anche lo spirito va coltivato. Quella di oggi era invece una visita tecnica, anche per prendere un po' le misure a questo fenomeno in grande crescita dei birrifici artigianali che nel nostro paese si sono messi con intelligenza a cavalcare un'onda di marketing molto interessante e che sembra pagare dal punto di vista della riuscita economica.  Naturalmente qui nasce tutto un discorso in cui chi mi legge sa già come la penso su questa tendenza gastrofighettara di andare a ricercare particolari nicchie che interessano appunto gli appassionati disposti a spendere molto per trovare quel percento in più di qualità particolari che fondano il loro interesse soprattutto sugli aspetti della rarità o del rimpianto del passato che non torna più. Ma per carità, se tutto funziona e produce business, lavoro e PIL, ben venga e si dia spazio alle idee. 

Qui, intanto abbiamo il fascino della collocazione in un antico edificio industriale del 1860 riadattato e ben rimesso in ordine ed immerso in un paesaggio molto attraente con la montagna dietro, sulla cima della quale, la sagoma della Sacra si pone con tutta la sua maestosità, ricordandoci anche il mistero che circonda questi luoghi, dal monte Musiné teatro di antiche leggende e moderni avvistamenti di navi spaziali, molto attenzionato, direbbero i Carabinieri, dagli Ufologi italiani. Poi. la visita organizzata allo stabilimento permette anche ai profani, la piena comprensione dei meccanismi tecnologici della produzione di quella che, probabilmente è la più antica bevanda del mondo. La fermentazione dei cereali per produrre una sorta di beverone dissetante ancorché moderatamente alcoolico, risale nientemeno che alla mezzaluna fertile con la nascita dell'agricoltura, dai Sumeri fino a passare all'antico Egitto dove, assente la moneta, sembra che la birra facesse parte del pacchetto di pagamenti con cui veniva compensato il lavoro dei costruttori delle piramidi. 

Il birrificio
Qui a San Michele si è scelto di privilegiare, proprio come è richiesto da questa nicchia di nuovo mercato, una linea cosiddetta artigianale che si estrinseca in una produzione di piccolissime quantità di birre particolari, qui se ne fanno addirittura 13 varietà diverse, che non essendo pastorizzate, conservano una serie di sfumature di profumi e di gusti tali da incuriosire gli amatori. La produzione globale annua è intorno ai 500 ettolitri, ma in continua crescita, anche perché le richieste specialmente dall'estero aumentano notevolmente, tanta è la ricerca di questi prodotti particolarissimi. Naturalmente i prezzi sono in linea con i costi che una produzione di questo tipo richiede e subito sono interessanti da valutare le differenze rilevabili con la visita fatta lo scorso anno con il Museo al birrificio tedesco Ayinger che, pur essendo di piccolissime dimensioni per i metri teutonici, di birra ne produce circa 150.000 ettolitri per anno, tanto per dirne una. Comunque qui a San MIchele ovviamente il prodotto è un altro e altre sono le cose che gli amatori ricercano. Quindi è stato un piacere poter assaggiare almeno alcune delle diverse varietà a disposizione che hanno tutte il nome di diverse opere liriche, idea molto apprezzata all'estero. 

Non per altro al birrificio è accoppiato, come ci insegnano i tedeschi, una locanda/birreria, piuttosto frequentata, dove avrete la possibilità di gustare le diverse birre accoppiate a piatti idonei. Una soluzione finale molto apprezzabile che con prezzi abbordabilissimi, attorno ai 12/14 euro a piatto, vi consentirà di avere, stinchi tenerissimi, succulenti cosciotti di maiale, spezzatini delicati e altre piacevolezze del genere, per finire coi dolci della casa: il Birramisù, la Birracotta (squisita che ho provato io) e la Birra catalana. Tra le birre provate ho trovato particolarmente gradevoli la Tosca, una pilsner classica leggera e dissetante, gradevolmente amara e dai sentori d'erbe alpine e la Traviata, una bionda al miele decisamente più corposa dalle note gradevolmente dolci davvero indicata per le carni di maiale. Se vorrete risalire la Val Di Susa per andare a qualche dimostrazione di No Tav, da qualunque parte stiate, io, una sosta premiata qui, ce la farei verso mezzogiorno, tanto per avere un'idea, tra l'altro se mangiate lì, la visita di 45 minuti circa, che si svolge sia al sabato che alla domenica, è gratuita.


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domenica 3 gennaio 2010

La piramide del sole.




Sarà che qui ci sono -15°C, tanto per fare alta montagna, ma per la serie del non essere mai contenti, mi vengono in mente solo storie al caldo. Lasciamo quindi la Russia per un po’, tanto abbiamo già dato e lasciamoci trasportare dal vento dell’est, buscando el levante para el ponente, come altri avevano già fatto. Ma sì, il Messico, un paese chiave della latino-america, dove sono stato qualche volta e che mi attrae senza una ragione specifica, forse per le molte facce diverse che questo solido lontano sa presentare, se ti lasci andare senza fretta ai suoi ritmi. Non ho mai capito se un tempo fosse uno dei tanti luoghi dove i nostri arrivavano coi gommoni di quei tempi a cercare fortuna. Un mio zio la cercò, subito dopo la guerra, appena sposato. Vendettero tutto quel poco che avevano, mobili e suppellettili e presero il piroscafo che li portò dalle parti di Campece dove lontani parenti della moglie gli avevano dato speranze e possibilità. Come sono simili le storie nei tempi, magari a senso inverso, ma come è facile dimenticarle e cambiarsi cappello. Durò un paio d’anni, poi le cose non andarono bene e se ne dovettero tornare indietro per ricominciare. Il Messico è stato sempre un paese travagliato dalle difficoltà economiche e non credo che fosse mai stato facile farci fortuna. Ma la gente sembra cordiale e latinamente molto incline alla chiacchiera. Una volta che ci andammo da turisti, con la bambina, morbosamente interessata alle piramidi e a quel passato così colorato e violento, almeno nei racconti che ci sono pervenuti, conoscemmo a Città del Messico un tassista particolarmente simpatico, Francisco, e lo assoldammo diverse volte per scoprire la città e i dintorni. Era un tipo piccolo e grassoccio, coi baffi spioventi e la barba di parecchi giorni, portava sempre una camicia bianca senza bottoni aperta sul petto. Mancava il sombrero, poi sarebbe stato il messicano delle barzellette. Si tergeva continuamente il sudore che scendeva copioso dalla fronte, con un fazzolettone rosso che gli pendeva dalla tasca di un largo pantalone chiaro. Parlava uno spagnolo facile e cadenzato che risultava comprensibile anche alla mia bambina che lo guardava affascinato. Ci portò in giro per tre giorni qua e là sul suo maggiolone verde con una cassetta sparata a palla, per mostrarci gli angoli più interessanti della città, raccontando storie e magnificando i posti. Piazza Garibaldi coi mariachi e la musica più messicana che si possa immaginare, il Zòcalo, col palazzo del governo e i magnifici murales di Ribera, plaza des tres culturas col suo mercatino, la straordinaria cattedrale barocca dalla facciata tutta storta per il cedimento del terreno sottostante, la parte vecchia ancora devastata dal terremoto degli anni ’50 con la torre panamericana, l’unico grattacielo dell’epoca che miracolosamente sopravvisse all’evento. Un giorno ce ne andammo a Teoticauan, il bellissimo sito archeologico azteco con le più alte piramidi del Messico. Che colpo d’occhio dall’alto della piramide del sole! In fondo al lungo viale quella della luna, più bassa, il contraltare della teogonia. Già immaginavi le lunghe processioni colorate dallo sfarzo delle piume che portavano i prigionieri delle guerre fiorite al sacrificio. La bambina era eccitatissima, anche nel calore del pomeriggio e voleva continuamente sentire storie di sacerdoti e cerimonie. Lungo la strada del ritorno ci fermammo da un vecchio che campava mostrando tutte le virtù dell’agave e i suoi usi, dalla produzione della carta, alla fibra utilizzabile anche con l’ago naturale in cima alle foglie carnose, a tutti i prodotti alcoolici derivati, dal pulque al mezcal col verme, che toccò assaggiare a me naturalmente, mentre Francisco sogghignava divertito. Dissacratore continuo, mi aveva già demolito Pancho Villa e quando mi dichiarai consumatore di birra Corona, mi guardò con compatimento scrollando la testa: -Tripla Ekis o San Miguel estan bien, pero que Corona es ligerisima, no se puede beber, una cerveza que no sirve a nada.- e, deluso, ci lasciò davanti all’albergo.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!