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martedì 13 dicembre 2011

Pessimismo cosmico.

Ormai siamo stati presi dalla vena poetica, dunque oggi vi beccate questo famoso sonetto del Belli.

La vita dell'omo.

Nove mesi a la puzza: poi in fasciola
tra sbaciucchi, lattìme e llagrimoni.
Poi p'er laccio, in ner crino e in vesticciola,
cor torcolo e l'imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l'abbecé, le frustate, li ggeloni,
la rosalìa, la cacca a la ssediola
e un po' de scarlattina e vvormijjoni.

Poi vvié ll'arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d'estate, la neve d'inverno...
e pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
vié la morte, e ffinissce co l'inferno.

Giornata nera davvero quel 18 gennaio 1833, per il nostro Gioacchino, anche una delle poche cose gioiose della vita, è vista come un ulteriore peso, una ennesima maledizione da subire forzosamente, fonte di guai  e del dolente peso di vivere; si vede che il Papa aveva appena annunciato la manovra per far quadrare i conti del Vaticano.



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