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lunedì 10 dicembre 2012

Recensione: G. Rapetti - Er len-ni an Tani.

Un libro davvero importante per chi ama la poesia dialettale (e per chi il dialetto lo capisce naturalmente, ma non solo). Giovanni Rapetti è un grande poeta, davvero un personaggio a tutto tondo del nostro territorio che descrive, pur nel dialetto aspro e difficile di Volla del Foro, con levità profonda. Ogni suo scritto è un bozzetto, descritto con dolci pennellate di acquarello, non per nulla è anche pittore. Questo volume antologico che esce per fare omaggio ai suoi 90 anni portati con meravigliosa lucidità, raccoglie una trentina delle sue liriche, scelte tra le suo oltre mille, assieme ad un interessante lavoro critico di Franco Castelli e Piero Milanese che hanno curato la raccolta assieme a molti altri interventi di critici ed amici. Un aria pulita e fina esce da queste pagine fatte di ricordi di un passato recente, povero e difficile, quale era quello delle nostre campagne. Per ingolosirvi vi allego pochi versi di una delle sue poesie, L'erba fneta, che rileggo ogni volta con la tiepida nostalgia dei miei stessi ricordi.

Ricòrd e sogn son tancc cme l'erba fneta
facc 'd neinta e dapartit, vèinter, smenseta
na fora na fa mila tucà tèra
nas e rinas, quintè cuicoz, quintèra.

Na fira da puncè i cavì der fiji
gatgnè cul gambi riondi mai finiji
na vuajia ch'r'è'nt u sang e vuà mni fuara
t'ampiva 'cuar maznà zà da ra scuàra

Giurnà da lasmi stè, tèimp griz, piuzen-na
de stè crujà 'nt er fèin ans ra casen-na
ciapè la leina-dòna, 'r vùaji 'd nèita
na fira 'fneta 'n buca t'andrumèinta

....

Tnivu da cheint ra fira d'erba, d'fneta
ra crusta 'd pan vansaia, benedeta
'mniva u trantein fè u nì, sava drubèra
mustrè a ra gent cme ch'us fa antrecèra.

La festuca.
Ricordi e sogni sono tanti come la festuca (l'erba finetta)/ fatti di niente e dappertutto, vento, semenzetta,/ un filo ne fa mille toccata terra/ nasce e rinasce, a raccontar qualcosa, a raccontarla.
Un filo da appuntare ai capelli delle ragazze/ a far solletico a quelle gambe rotonde e mai finite/ una voglia che è nel sangue e vuole venir fuori/ ti riempiva il cuore bambino già dalla scuola.
Giornate da lasciami stare, tempo grigio, pioggerella,/ da star coricato nel fieno sulla cascina/ prendere la luna-donna, le voglie di nulla/ un filo di finetta in bocca ti addormenta.
...
Tenevano da conto il filo d'erba, di finetta,/ la crosta di pane avanzata, benedetta/ veniva il pendolino a fare il nido, sapeva adoperarla,/ a insegnare alla gente come si fa a intrecciarla.

Il libro, pubblicato a cura dell'ISRAL, sarà presentato ufficialmente il 12 dicembre alle 17 al Palazzo Monferrato ad Alessandria. Se siete da queste parti, fateci un salto.



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martedì 13 dicembre 2011

Pessimismo cosmico.

Ormai siamo stati presi dalla vena poetica, dunque oggi vi beccate questo famoso sonetto del Belli.

La vita dell'omo.

Nove mesi a la puzza: poi in fasciola
tra sbaciucchi, lattìme e llagrimoni.
Poi p'er laccio, in ner crino e in vesticciola,
cor torcolo e l'imbraghe pe ccarzoni.

Poi comincia er tormento de la scola,
l'abbecé, le frustate, li ggeloni,
la rosalìa, la cacca a la ssediola
e un po' de scarlattina e vvormijjoni.

Poi vvié ll'arte, er diggiuno, la fatica,
la piggione, le carcere, er governo,
lo spedale, li debbiti, la fica,

er zol d'estate, la neve d'inverno...
e pper urtimo, Iddio sce bbenedica,
vié la morte, e ffinissce co l'inferno.

Giornata nera davvero quel 18 gennaio 1833, per il nostro Gioacchino, anche una delle poche cose gioiose della vita, è vista come un ulteriore peso, una ennesima maledizione da subire forzosamente, fonte di guai  e del dolente peso di vivere; si vede che il Papa aveva appena annunciato la manovra per far quadrare i conti del Vaticano.



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