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sabato 12 marzo 2022

Vita o libertà

Delacroix - La libertà che guida il popolo - dal web

Oggi vi sottopongo a qualche minima moralia di filosofia etica da bar. Infatti come in tutti i bar che si rispettino, si è aperto, fin dai primi giorni dello scatenarsi di questa follia omicida che sta nuovamente attraversando l'Europa, un interrogativo moral filosofico: se sia da preferirsi la vita o la libertà. In parole povere se bisogna schierarsi e simpatizzare, ammirandoli ed aiutandoli coi fatti piu' che con le parole (leggersi armi o discesa in guerra effettiva) coloro che scelgono il martirio per non rinunciare ad essere liberi, per difendere il sacro suolo della patria oppure mettersi dalla parte di coloro che accettano di perdere questa libertà per non rinunciare al diritto alla vita, soprattutto se si tratti di quella degli altri, aiutandoli solo con mezzi di sostentamento e accoglienza. Insomma se alzare le bandiere dell'appoggio fattivo ai vari Enrico Toti e alle loro stampelle oppure dare la propria ammirazione e magari aiuto alle moltitudini gementi in fuga che vogliono solamente vivere in pace, coltivare un campo, allevare un figlio nella tranquillità di non vederlo bruciato sotto le bombe termobariche o i propri vicini incolpevoli  ridotti a cadave ricoperti di piaghe dai gas nervini. L'argomento è di ovvia attualità, data la guerra che prende sempre di piu' la forma distruttiva di tutte quelle che l'hanno preceduta, con l'amplificazione di tutte le tecnologie moderne che in questo caso lavorano a pesante detrimento di ogni pietas umana. 

Prendo le mosse oltre che da osservazioni di amici che bontà loro, mi seguono in questo paucus locus, anche da un interessante articolo di Vito Mancuso apparso ieri sulla Stampa. Mancuso mette sul tavolo il quesito in questione, se sia preferibile il valore della vita o quello della libertà, in particolare nel caso disgraziato che si debba forzatamente scegliere tra queste due irrinunciabili cose, antinomia viva da sempre nel dibattito filosofico, glorificata o vilipesa nei libri di storia, sempre però propensi ad enfatizzare il gesto eroico e la propensione al martirio, sacrificio che porta alla santificazione sia in favore della Patria che del proprio credo religioso. Il filosofo ne dà una lettura assolutamente neutrale, conferendo alle due scelte pari dignità e accettazione, anche se però dichiara per propendere ed ammirare decisamente soprattutto la seconda e di sceglierla personalmente come rispondente al suo modello etico. Scegliere di sacrificare la propria vita piuttosto che rinunciare alla libertà gli pare una scelta irrinunciabile. Estende poi il concetto anche al recente dibattito italiano sul diritto alla buona morte, intesa come libertà di rinunciare alla vita come scelta personale e non opponibile. Interessante il paragone tra la guerra putiniana che pervade malignamente il terreno ukraino e la malattia nsostenibile che a poco a poco si impadronisce di un corpo, ne fa scempio, lo costringe ad una esistenza di dolore e inane immobilità costringendo l'uomo che ne è affetto a desiderare la fine come pace definitiva da conquistare e a buon diritto pretendere. 

Il tutto però, a mio parere, non si può limitare ad un problema di coscienza che si riduce semplicemente ad una letteraria ammirazione verso chi sceglie il sacrificio supremo, quasi volesse farsi ammirare in uno spietato reality in cui conquistare una imperitura incoronazione sui libri di storia, infiammare animi distratti e interventisti e ispirare poeti che cantino l'importanza di chi "libertà va cercando chè si cara/come sa chi per lei vita rifiuta". Io dico di no, non ci siamo. Anche se posso accettare la scelta individuale, in particolare quello della rinuncia alla sofferenza fisica insopportabile dela malattia senza speranza, già non approvo la stessa scelta, fatta per ragioni morali, appunto meglio morire liberi che vivere schiavi. La soluzione della "bella morte", osannata specialmente da chi ne scrive a tavolino oltre appunto dalle sedie del bar, poi diventa, per me naturalmente, in assoluto inaccettabile ed anche eticamente condannabile quando questa scelta vuole essere imposta ad altri pretendendo di sacrificare oltre a se stessi anche le vite altrui. Insisto dunque e ribadisco che secondo me, non c'è e non ci sarà mai nessun motivo, né la Libertà, né la Patria, né alcun altro valore per quanto grande ed importante che sia, che possa valere la vita e la sofferenza di un solo bambino, di una sola donna, di un solo uomo. Condanno chi lo pretende e fa proseliti in tal senso e si ritiene offeso se non viene aiutato in questo senso, pretendendo di trascinare anche altri in questa sua follia suicida ed omicida. A questo punto calo anche il carico da undici, mi fa orrore la ragazzina, che risulterebbe di estremissima destra (metto il condizionale perché nella guerra dei fake non si sa mai) che canta Bella ciao in Ukrayno per esaltare la lotta all'invasore. Sulla Libertà ci sarebbe poi molto da dire e da discutere, essendo uno dei concetti piu abusati e misurati con metrature diverse in ogni tempo e luogo, ma magari di questo parlerò un altra volta.


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sabato 18 dicembre 2021

Meditando attorno alla stanza

immagine dal web


 Quando stai acquattato come un puciu (espressione mandrogna che non significa nulla se non che ti stai crogiuolando nella tua tana al calduccio) in attesa che arrivi, implacabile come la morte, qualcuna delle temute ed attese reazioni al vaccino, tanto auspicata dai novax per poter giustificare la loro follia e che invece fortunatamente per ora tardano ad arrivare, senti giunto il tempo delle consisderazioni filosofiche sul senso della vita e lo stato dell'arte del mondo che ti circonda, visto che quelle sul tuo degrado fisico e le lamentazioni sul tempo che sen fugge tuttavia senza lasciarti più lo spazio di fare quello che avresti voluto e dovuto fare, le hai gia fatte. Così pensavo, ma, visto che siamo tanto impauriti dall'eternità delle tracce che lasciamo sul web, così da vedere come una iattura incommensurabile, il fatto di essere beccato col pisello al vento o altro di peggio, magari di avere scritto e divulgato scemenze e di essere consegnato così alla vergogna perpetua, rimanendone il ricordo sulle pagine internettiane a futura eterna memoria e oltretutto in ogni parte dell'universo, siamo davvero sicuri che questo avverrà davvero? Davo un'occhiata in giro per casa e guarda un po' ho trovato decine di dispositivi, oggetti, tracce della mia vita vissuta che o si distruggeranno fisicamente in pochi anni se non conservati con ogni cura oppure già oggi non dispongono piú di dispositivi trovabili con facilità sul mercato per essere visti o fruiti in alcun modo. Registrazioni su nastri e supporti vari, cassette, metodi di archiviazione di cui si sta perdendo anche la memoria e che invece al momento in cui sostate eseguiti, apparivano eterni. 

Oggi l'utilizzo universale del web presuppone supporti che ci sembrano indistruttibili e destinati all'eternità, ma siamo sicuri che, come quel file registrato su un floppy che oggi non è più possibile far funzionare, quel filmato su un VHS di cui non trovi più un lettore funzionante, quella pellicola super8 (ve la ricordate?), quella foto prodotta in un linguaggio di cui si è persa traccia, sia mai più fruibile e non temi dunque che quello che oggi vedi con tanta facilità, nel giro di pochi anni non subisca la stessa sorte? D'altra parte come nessuno scrittore di fantascianenza aveva previsto la nascita del web, così tutto potrebbe sparire in un tempo altrettanto veloce, magari soppiantato da altri più gustosi sistemi e marchingegni che l'intelletto umano o l'AI incombente, inventerà. Sacripante, magari tra cento anni, i miliardi di miliardi di terabyte immagazzinati in cataste di dischi o vaganti nei più sofisticati cloud odierni, saranno solo montagne di ingombranti residui di indifferenziato che daranno solo problemi di smaltimento e tutte quelle immagini, quella musica, quelle idee che ci apparivano fissate nel marmo (quelle sì che dureranno) e destinate all'eternità, saranno solo il nulla assoluto dimenticate per sempre e destinate chissà ad una difficilissima, forse impossibile, operazione di recupero da parte degli archeologi del futuro che tenteranno di interpretare questo proto cuneiforme insensato o queste stringhe di numeri o di impulsi, forse un nuovo Lineare B destinato a rimanere indecifrato per sempre in qualche sistema museale del futuro. Dunque tranquilli, le tracce che oggi sembrano indelebili, che lasciate su internet, probabilmente non danneggeranno la vostra credibilità e dignità futura, tra mille o più anni, certo sempre che ve ne importi ancora, a voi e ai vostri discendenti. Quindi oggi, al tempo del colera, potete svaccare tranquilli. Questo vi sia di consolazione perpetua in questa ora difficile e perigliosa , quella sì che non cede mai. 

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mercoledì 1 settembre 2021

La sostenibile leggerezza dell'agnolotto

dal web

Oggi la sostenibilità della leggerezza dell'essere mi sembra più accettabile, fattibile, fruibile, sarà il refolo del vento dell'est che spira da oltre le creste, a cui sono sempre particolarmente affezionato, sarà l'aroma di deliziosi agnolotti alla borragine con granolata di pistacchio, con una pasta così sottile e leggera da essere stata probabilmente stirata dagli angeli, che, dite quel che volete, ma aiuta, oltretutto edulcorati, se ce ne fosse bisogno da un bicchiere di barbera d'Alba superiore di cui non vi dico il produttore per non fare troppa pubblicità (d'altra parte come sapete noi influencer citiamo i marchi solo a pagamento) forse anche perché non me lo ricordo avendone bevuto un paio di bicchieri di troppo. Siamo fatti così, tante belle parole, squisite disquisizioni (non correggo anche se è un po' cacofonico, ma mi piace ugualmente) sui problemi etici del mondo e poi basta un buon bicchiere e i piedi sotto il tavolo e tutto va a farsi benedire e i discorsi sui massimi sistemi e sulle colpe del satana americano o dei talibani sputafemmine ce li lasciamo dietro le spalle, vengano i cinesi e si piglieranno tutto il neodimio o il litio, chi se ne frega, in fondo i telefonini li compriamo già tutti da loro, cosa vogliono ancora? Meditano di prendersi Taiwan, e se la prendano, vuol dire che ci saranno un po' più di persone che proveranno le delizie di un regime autoritario, ce ne sono molti anche dalle nostre parti che lo auspicano a gran voce o peggio, che vanno a sfilare blaterando belinate che se lo meriterebbero con tutto il cuore. 

Va beh, avrete notato che da un po' di tempo parlo, parlo, ma vado menando il can per l'aia, perché non ho molto da dire. La mia permanenza montana che si va prolungando oltre ogni previsione, complici i maledetti lavori del mio personale infinito tunnel TAV, che non ne vogliono sapere di concludersi, dovrà estendersi ancora per qualche giorno e forse dipende un po' anche da questa forzatura, l'essiccazione della mia vena poetica. In fondo siamo in un periodo siccitoso e il mio ubertoso e sdilinquevole gusto per la chiacchiera si è decisamente inaridito, quindi porto avanti il discorso più col mestiere dello scribacchino aduso a mettere insieme parole senza costrutto alcuno che con la densità di chi ha idee da discutere e da proporre. Insomma, l'arte del retore di allungare il brodo anche se non ha niente da dire, un po' come se mi pagassero a riga e a cartelle e non a concetti espressi. Va bene vediamo cosa ci riserba il domani, al mattino infatti ho una importante riunione per definire l'orario di partenza per andare a mangiare un fritto misto alla piemontese di ragguardevole fattura, e lo dico con cognizione di causa dato che ne ho già fatto congrua esperienza, che ci aspetterebbe, crin grass alla mano permettendo, sulla cima ventosa di una collina. Eventualmente vi farò sapere qualche dettaglio interessante.

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venerdì 28 maggio 2021

Erba sfalciata


Ieri di nuovo odore di erba appena sfalciata. E' difficile da definire questo profumo erbaceo, fresco, di natura viva. Riempie le narici di elementi positivi, senso di di vita e al tempo stesso di purezza che non ha voglia di discutere, semplicemente di lasciarsi andare a godere del momento, di respirare a pieni polmoni, di ascoltare quella atarassia priva di pulsioni a cui tende il saggio quando riesce a liberarsi delle passioni, così almeno sostenevano scettici ed epicurei. Chissà se lo scrivevano solamente sostenendolo in linea teorica e poi si sfondavano nei simposi in compagnia di giovani etere ed efebi dai riccioli dorati. Che poi tra il dire e il fare come sempre c'è di mezzo il mare e si sa la carne è debole. Mica roba solo di oggi, è sempre stato così, la teoria da una parte, la realtà dall'altra, predicare bene e razzolare male. Vale per l'aborrito politico e per lo specchiato religioso, per l'uomo integerrimo nel giudicare gli altri e che poi rubacchia sugli scontrini delle diarie. Che volete, sarà una delle altre caratteristiche di questa specie che è insita nei geni maturati nei millenni evolutivi, magari proprio una delle tante che hanno contribuito all'affermazione della specie stessa. 

Più sono contorti ed infidi, meglio si adattano all'ambiente e meglio sopravvivono e soprattutto si riproducono trasmettendo gli stessi malvagi geni. E' che dopo un po' non se ne può più di ascoltare le contorsioni della politica, che tuttavia rimane pur sempre la più alta delle attività, quella che consente il governo delle genti, la possibilità di sopravvivenza della specie. E' un lavoro sporco ma altissimo e qualcuno lo dovrà pur fare, no? Andartene fuori a respirare aria pura. Già, e sentire quel profumo di erba appena tagliata e lasciata lì sul campo, sotto i raggi del sole che la asciugano a poco a poco dando spazio a quel profumo di fieno secco, così dolce e mielato che aspetta solamente di essere masticato, triturato ed inghiottito da mandrie di vacche pezzate. E poi con calma ruminato a lungo. Chissà a cosa pensano le vacche mentre rigurgitano il loro bolo di fieno semi digerito, rimasticandolo per ore prima di reinghiottirlo e trasformarlo finalmente in morbido letame semiliquido che ritorna a quello stesso ambiente per rigenerarlo, sapido nutrimento per altra vita e base per reiniziarla. Ho cominciato questa sbrodolata e sinceramente non so dove andare a parare per finirla lì. Diciamo che bisogna meditarci su, penserebbe un monaco tibetano. 


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mercoledì 5 ottobre 2016

Xiǎng

da writtenchinese.com


Oggi vorrei parlarvi di un'importante forma verbale molto usata nella lingua cinese 想 -  xiǎng, ideogramma complesso ma formato da tre caratteri semplici di cui abbiamo già parlato diverse volte. In alto a sinistra si traccia per primo 木 - mù, che significa Albero (Il fusto verticale, la linea ideale del terreno e sotto le radici a cui il fusto è ancorato), subito a destra abbiamo  目- mù - occhio, (schematizzato in un rettangolo che contiene la pupilla centrale e le due palpebre sopra e sotto), stessa pronuncia ma diverso carattere a testimonianza di quanti siano gli omofoni nella lingua del celeste impero. Infine sotto, l'ormai noto 心 - xīn,che significa Cuore (ma anche mente, raffigurato con la forma propri dell'organo coronata dai vasi sanguigni che lo penetrano o anche da tre gocce di sangue), organo anche laggiù visto come sede dei sentimenti, ma anche di tutto quanto attiene alla sfera del pensiero. 

Tutto questo vuole raffigurare qualcuno nascosto dietro un albero che guarda lontano, forse con paura o apprensione e che ha bisogno di soffermarsi a ragionarci sopra prima di decidere se sta arrivando un amico o un nemico e quindi prendere una decisione su come comportarsi. Più sempkicemente significa Pensare, un'attività fondamentale che andrebbe  ben sviluppata prima di prendere decisioni. Per esempio se uno decide di votare No su una questione, non dovrebbe solo lasciarsi trasportare dall'odio viscerale che ha verso chi propone il quesito, ragionare sul fatto che comunque sarà un miglioramento rispetto a quanto esistente e che gli stessi arrufapopolo che cercano di convincerlo, lo hanno precedentemente dichiarato pessimo e necessario di cambiamento. Ma forse questo è un argomento troppo distante dal nostro Pensare, che contiene, grazie a quel Cuore che lo sottende, anche Avere nostalgia, sentire la mancanza di. 

E' facile immaginare quella persona che  fuori del paese, accanto a quel grande albero ci va ogni giorno a gettare uno sguardo all'orizzonte nella speranza di scorgere la persona amata che è partita tanto tempo fa e che forse non farà più ritorno. Va beh, voglio segnalarvi ancora qualche curiosità della lingua, in cui si usa questo ideogramma. Ad esempio aggiungendo il carattere 象 - xiàng - Elefante abbiamo 想象 - xiǎng xiàng, cioè Pensare ad un elefante che significa Fantasticare, Fantasia. Unito a 来 - lái, Arrivare e anche Futuro vuol dire Presumibilmente, Probabilmente perché pensare o desiderare quello che potrebbe accadere, ha un senso di positività che gli conferisce maggiori probabilità che accada veramente. Insomma pensate positivo, senza gufare troppo e pensateci bene prima di fare gesti di rabbia che alla fine, si ritorcono solo contro voi stessi.



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mercoledì 28 ottobre 2015

Divagando a letto.

Risultati immagini per Alessandria
Il galletto è in cima sopra l'orologio

Oggi è uno di quei giorni in cui andrei a timbrare in mutande. Alessandria è immersa in uno di quelle mattine grigie e lattiginose che ti penetrano nelle ossa. E' lo spirito della mia città che aleggia nell'aria e scende poi lento nelle teste dei miei concittadini, lamentosi, sarcastici, cattivi con tutti e anche con se stessi. Siamo fatti così, abbiamo una buona parola per tutti insomma. In generale ci crediamo più furbi degli altri, per lo meno di quelli che ci circondano. Così all'assedio di Casale siamo subito corsi per dare una mano al vincitore, avremo violentato un po' di donne e ci siamo portati a casa il bottino di guerra, un gallo di ferro che ancora adesso sta sul tetto del nostro disastrato Comune, assieme a qualche preziosa reliquia, falangi di dita, rotule consunte, qualche tibia rotta di santi medioevali. Roba di valore insomma. Qualche secolo dopo, ci hanno reso la pariglia e i Casalesi hanno mandato un tipo tosto, certo Facino Cane, bel nome per un capitano di ventura, un contractor di quei tempi insomma, che dopo aver spianato la città e violentato le donne, questo era il coté normale di allora, ci ha portato via un prezioso crocefisso che fa ancora bella mostra di sé nella nostra città nemica. Ripicche di astiosi vicini insomma. Comunque oggi è proprio una giornata così. Dal letto immagini la terra umida delle colline basse qui intorno che trasuda quella nebbiolina bassa che sale sugli stocchi secchi di granoturco, nascondendoli un poco alla vista. 

Davvero belli. Se li guardi in fotografia mentre bevi un cappuccino bollente coi termosifoni accesi dietro la schiena. Quelle belle visioni da albero degli zoccoli di come si stava bene allora con tutto quel buon cibo naturale di una volta, col vino così acido che lo sputeresti o il pane che ammuffiva dopo un giorno. La carne, diciamo le frattaglie la mangiavi una volta la settimana, in salame solo a Natale, ma almeno non ti veniva il cancro. A ottanta anni come oggi. Morivi invece senza cancro a cinquanta, ma felice, pressione a 200 e schiattavi sotto un albero mentre andavi a mietere sotto il sole, invece di prendere le pillole per l'ipertensione e ingrassare qualche perfida multinazionale che addirittura cerca di farti arrivare ai 90 (così ci guadagna di più, ovviamente). In India sì che stan bene, lì son quasi tutti vegetariani, dove vado io la prossima settimana, nel Gujarat, pure vegani, scherziamo, gente che soprattutto rispetta gli animali, si mettono pure la pezzuola davanti alla bocca per non ingoiare i microbi e spazzano davanti prima di camminare per non pestare le baboie, più bravi di così. Le donne meno, al massimo ne stuprano qualcuna sull'autobus. Mi ricordo che andai in una azienda di tappi vicino a Bombay che aveva problemi di personale. Non trovava più donne per selezionare e inscatolare la produzione perché se tornavano a casa dopo il tramonto se le fottevano tutte per la strada. Altri mondi. Altri mondi, qui preferiamo magari lasciarle morire sulla riva del mare, tanto le han già stuprate prima di partire.


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giovedì 5 dicembre 2013

Perdere la faccia.



Ve l'ho già raccontato diverse volte, ma in Cina, avere una pubblica dimostrazione di essere in torto, di avere sbagliato, insomma il pubblico sputtanamento, è una cosa mortale che nessuno vuole subire. Pertanto se volete attenere qualche cosa da qualcuno, sia nella vita normale che nel mondo degli affari è un errore gravissimo mettere in difficoltà la controparte dimostrando in maniera inoppugnabile che ha torto, che ha commesso un errore o una colpa. Insomma non bisogna assolutamente fare perdere la faccia a qualcuno davanti agli altri. Non per nulla durante la Rivoluzione Culturale una delle pene più gravi era quella della pubblica autocritica. Ammettere i propri errori di fronte a tutti. Questo concetto è così radicato che esistono molte espressioni per definirlo. Per esempio: 丢脸 - diū liǎn è letteralmente Perdere, Smarrire la Fronte (Viso) e quindi Essere disonorato. Da notare il delizioso Perdere, Smarrirsi che è costituito dall'ideogramma 去 - qù, che significa Andare, con una sorta di piccola copertura, come se decidere di andare via con gli occhi coperti significasse perdersi irrimediabilmente. 

Ancora più usato è: 丢面子 - diū miàn zǐ, sempre Essere disonorato, col secondo carattere Faccia (vista di fronte quadrata con i segni interni a raffigurare naso e bocca) e il terzo Figlio di, quindi Ciò che nasce dal perdere la faccia. Un altro modo per ribadire il medesimo concetto è: 出丑- chū chǒu, che essendo letteralmente Uscire (Andare al di là), del Disonore, della Vergogna, illustra bene la situazione di chi si trova a Perdere la faccia. Infine 有失体面 - yǒu shī tǐ miàn, che significa: Avere perduto quella la parte del corpo che è la faccia, cioè essere completamente e definitivamente disonorati. Insomma appare chiaro che nel Regno di mezzo, puoi fare, come da ogni parte, qualunque porcheria, puoi compiere malefatte o anche semplicemente agire in modo eticamente scorretto, puoi commettere azioni non penalmente rilevanti, ma sbagliate secondo il sentire comune, ma quando tutto ciò viene pubblicamente alla luce, quando tutti sanno, non puoi sopportare che la gente ti guardi, devi abbassare la testa ed andartene in dignitoso silenzio. Farti dimenticare insomma facendosene una ragione.


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mercoledì 13 novembre 2013

Gōng, Si

Il rapporto tra pubblico e privato è forse un punto comune di tutte le civiltà. Anche quella cinese ha in sé questa dicotomia inestricabile. Vediamo come la risolve in termini linguistici. Il carattere originario (Si) che significava Privato è quello che vi ho riportato all'inizio senza i due segni superiori (che significano Divisione dando quindi Gong - Pubblico). Rappresentava un baco da seta che sta per imbozzolarsi, con un opercolino ancora aperto, un attimo prima di chiudersi in se stesso. Niente di più emblematico per illustrare il concetto di: privato, separato, particolare, egoista. Nella scrittura moderna per dare chiarezza al concetto di Privato,  si aggiunge il segno di Grano, ottenendo l'ideogramma 私- sī, più completo. Infatti un tempo i contadini pagavano le tasse con il grano (si arriva sempre ad un problema di tasse) che diventava quindi un bene pubblico, dunque privato era il quantitativo di cereale che si riusciva a tenere per sé. Ma la politica condiziona tutto, anche la lingua dunque oggi, questa parola ha assunto un significato anche negativo: da Privato a Personale, Egoistico fino a Illecito, Illegale (l'eredità concettuale del Maoismo è ancora molto presente anche nella pragmatica Cina di oggi). 

In contrapposizione, Pubblico, Comune - 公 gōng è bene (a parte il fatto che oggi sembra la nuova tendenza dell'economia neokeynesiana che sta facendo proseliti anche nel nostro mondo liberista) e significa anche Giusto, imparziale, Equo ed anche curiosamente Maschio (eheheehehe). Ecco anche nei composti, che abbiamo ad esempio la parola 公安  gōng ān, letteralmente Pubblica Pace che vuol dire Pubblica Sicurezza, Polizia. Tuttavia questo concetto del non volersi aprire agli altri rimane dunque per la mentalità cinese, un concetto di negativa grettezza, come viene rimarcato in 自私 - zì sī , dove, per completare il concetto di egoismo si aggiunge a Privato il segno che significa Se stesso. Il rischio di coloro che per paura di aprirsi agli altri finiscono per ritrovarsi soli è racchiuso proprio in questa massima cinese: " Tessere il proprio bozzolo e restarvi imprigionati".


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mercoledì 16 ottobre 2013

Xiù wài huì zhōng.


Abbiamo visto come spesso culture all'apparenza lontanissime nello spazio e nelle concezioni di base, abbiano punti in comune e valutazioni dei valori di fondo, non troppo dissimili. Per rimarcare questo assioma, oggi voglio portare la vostra attenzione su un modo di dire molto cinese, ma utilizzato solo al femminile. Questa frase di quattro caratteri è usata spesso come complimento nei riguardi di qualche ragazza che stia particolarmente a cuore. Si tratta di 秀外慧中, che si traduce molto letteralmente: Bella fuori e intelligente dentro. Un apprezzamento fisico ed intellettuale che dovrebbe essere molto utile a vellicare l'ego nascosto della prescelta. Infatti contraddicendo quell'adagio popolare moderno che suggeriva: Ad una donna intelligente, dì che è bella, ad una bella dì che è intelligente, se non sai cosa dire, dille che è dimagrita che sarà comunque contenta, il confermare ad una persona che è contemporaneamente tutte e due le cose non può che dare il massimo aiuto all'autostima. 

Mi pare comunque che il concetto trasposto sull'individuo in generale, fosse già ben presente nella nostra cultura classica, che fin dai tempi di Alessandro ha imposto la categoria del Καλός και αγαθός, dell'eroe che per essere tale, deve allo stesso tempo apparire bello e intelligente (o di grande dirittura morale, valori che a quel tempo coincidevano; è solo da noi che nell'ultimo ventennio questo aspetto è diventato un disvalore, mentre si apprezza invece l'essere un corruttore, un donnaiolo, un furbacchione, purché ricco, cercando però sempre di annullare gli aspetti fisici giudicati deteriori, come la calvizie, l'età, la scarsa altezza). Tutto questo ha impregnato considerevolmente la cultura occidentale fino ai nostri giorni, imponendo il fatto che l'aspetto fisico porti con sé anche le qualità interiori.

Pochi gli spazi destinati ai brutti, ai malfatti, ai grassi, tutti visti come comunque portatori anche di qualche tara interiore che aggrava la loro diversità. Il fatto poi di voler attribuire alle portatrici femmine di bellezza anche una accessoria patente di stupidità non è altro che una rivalsa maschilista particolarmente forte in tutte le culture, specialmente quelle occidentali, vedi le barzellette sulle bionde che trionfano negli Stati Uniti, come da noi quelle sui carabinieri o in Russia quelle sugli abitanti della Chukotka. Così i cinesi hanno voluto con questa espressione, rivolta tipicamente al genere femminile, rimarcare l'eccezione della cosa. Tu non sei come le altre ma, sei contemporaneamente un unicum, un capriccio della natura, una perla rara bella e intelligente al tempo stesso. Se avete qualche amica cinese, non mancate di dirglielo, mi raccomando, ne rimarrà estasiata e mi ringrazierete.


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martedì 24 settembre 2013

Recensioni: Lin Yu Tang - L'importanza di vivere.

Con questo si conclude la carrellata sulle letture estive. Come vi avevo preannunciato, dato che l'ho ritrovato, ho voluto mettere alla prova del tempo questo saggio epocale che in Italia tra i '50 e i '60 ebbe un successo straordinario. In realtà, L'importanza di vivere (seguito poco dopo da L'importanza di capire) è uscito in America nel 1937, quando non si sapeva ancora chi era Mao e si sentivano soltanto i prodromi della guerra che stava per arrivare ed è quindi di per sé interessante leggere questo saggio, in cui si hanno soltanto i sentori della tempesta che sta per cambiare il mondo. Il libro ebbe, come ho detto un enorme successo. Ai miei tempi lo leggevamo tutti e ne eravamo molto toccati. Ti apriva uno squarcio su un mondo nuovo, lontano e davvero diverso da quello che eravamo abituati a leggere e sicuramente mi deve avere influenzato parecchio. Un vero e proprio trattato di filosofia che attinge a piene mani dai testi classici cinesi dai quali trae molti brani e citazioni. Un libro sull'ottimismo, che, sulla traccia epicurea della nostra filosofia classica, pone come traguardo la ricerca della felicità, visto tra l'altro, che come impone la costituzione americana, ognuno ne ha insindacabilmente diritto e l'autore è sì cinese, ma decisamente anche americano come mentalità, avendo lì vissuto tutta la seconda parte della sua vita. Felicità che va ricercata in ogni aspetto della vita. Dal piacere che può dare l'arte, lo studio, l'amore, il viaggiare, il godere della natura, della casa, della capacità di pensare come di quella di poter fumare la pipa. O semplicemente di essere vestiti comodi. 

Deliziosa la parte con cui spiega come sia incredibile per un orientale giustificare l'uso del colletto o delle costrizioni della cintura e del gilet. Sul lavoro poi è lapidario, bisogna lavorare il meno possibile e soprattutto mai vivere per lavorare. Qui prende una cantonata clamorosa, prevedendo che la scienza e la tecnica libereranno sempre di più l'uomo da questa maledizione, lasciandogli sempre maggiore tempo libero. Chissà cosa direbbe oggi, dovendo constatare che i giovani invece sono costretti a lavorare sempre di più, compensati sempre di meno. Tuttavia il suo elogio dell'ozio è davvero godibile, così come la descrizione del piacere di prendere il thé con gli amici, niente di più lontano dal formalismo della cerimonia giapponese. Diciamo che rimane un libro molto interessante, al punto che ho deciso di trattenerlo qui sulla scrivania per cavarne di tanto in tanto spunto per qualche post sulla filosofia orientale, che comunque conferma un assioma fondamentale, per fare i filosofi con profitto, sia che si sia nati in Oriente che a Roma o nell'antica Grecia, bisogna avere un buon numero di schiavi o servi, chiamateli come volete, che lavorino al posto vostro lasciandovi il tempo e il piacere di filosofare e al fine godervi la vita. Mi sembra comunque che sia giusto sottolineare che per Lin Yu Tang, convincente filosofo, anche se deludente invece come romanziere, come ho avuto modo di sottolineare, il senso della vita e quindi l'importanza di vivere stia tutto nella capacità di apprezzare la vita stessa in ogni suo aspetto e condizione, che è già un buon punto di partenza e su cui alla fine concordo.

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sabato 24 novembre 2012

Meglio un uovo oggi...

Il poeta Omar Khayyam - dal web


Oggi vi offro solamente la quartina 14 di Omar Khayyam il grande poeta persiano dell'XI secolo, aedo di una grande cultura che ben sapeva tenere le distanze tra laicità e religione.



Dicono: "Paradiso, hûrî e Kauthar ci saranno,
Ruscelli di vino, latte, zucchero e miele".
Offri una coppa in memoria di quelli, o Coppiere!
Moneta contante è meglio di mille cambiali!


La giusta misura è tenere allenata la mente, il resto si risolve da solo.


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mercoledì 16 maggio 2012

I pappi dei pioppi.

I pappi dei pioppi volano leggeri nell'aria. Te li trovi dappertutto. Si alzano al tuo passaggio, si muovono al minimo soffiar di vento, si appoggiano più lievi dei batuffoli di neve, cotone aereo, inconsistenti e bianchi, sfuggenti come fantasime a stento vedute o solo semplicemente credute. Forse neppure esistono, anche se hai la sensazione che ti si infilino nel naso, nella bocca, sforandoti birichini come se non avessero altro scopo se non infastidirti, mentre in fondo vorrebbero solo ignorarti e andare, volare, viaggiare lontano a fare quello che è il loro compito, il loro ineludibile destino. Vogliono soltanto propagarsi spingendosi al limite estremo, fecondare nuovi suoli, nuove lande, sperma aereo con l'ansia di giungere al suo finis terrae, un compito difficile e di improbabile successo. Forse anche qui solo uno su milioni ce la fa, icona paradigmatica di una corsa a raggiungere una meta desiderata da tutti, perseguita dalla maggior, parte raggiunta quasi da nessuno. Precari ontologici a priori che non chiedono conferme. Che triste metafora questa lotta per la vita, che pure alla fine premia assieme il migliore ed il più fortunato, ma che non può prescindere da una determinazione dura e pura, senza condizioni. 

E' il sistema che funziona così, non è di utilità dire che è ingiusto, che ci vorrebbe più spazio per tutti, più democrazia fecondativa. La lotta è sotterranea, poco appariscente alla vista, ma è spietata e lascia le strade piene di cadaveri; teneri, soffici piccoli batuffoli indifesi, adagiati negli angoli morti, appesantiti dalle scorie raccolte che il neppure più il refolo del vento riesce a sollevare. Materia organica alla fine del suo ciclo, cibo utile soltanto più per i saprofiti in attesa vigile, pronti ad afferrare l'occasione per vivere a loro volta, per far ripartire il ciclo della vita attraverso la disgregazione, in una shivaitica alternanza di morti e rinascite, di distruzione per la successiva creazione. Chi non riesce a resistere, ad essere bravo o competitivo, viene soffocato, reciso, espulso, forse rimane in uno stato di coscienza depressa non potendo accettare il suo fallimento, il comclamarsi della sua non capacità a competere con gli altri, ad arrivare prima e meglio. E allora si lascia andare, cede, si ritira, abbandona il campo. Non c'è pietas filosofica, non c'è percorso ermeneutico per questi bianchi simulacri di vita, nessuno compiange il loro destino difficile. Così i pappi dei pioppi se ne vanno sfiorandoti il viso con il loro tocco lieve, quasi a scusarsi del disturbo che ti arrecano, verso il loro destino amorfo. Forse già domani non li vedremo più.


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