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giovedì 4 ottobre 2012

Xi.

Torniamo, se vi va, a raccontare cosa sta dietro ad un ideogramma della scrittura cinese. Quello di oggi è un radicale che non è più usato da solo nella lingua moderna, ma che si associa a molti altri piuttosto comunemente. Il semplice tratto di  raffigurava, secondo alcuni una scatola con coperchio, ma senza un lato in modo che si potesse vederne l'interno, il contenuto. Come tale significava Nascondere. Secondo altri era la stilizzazione di un panno arrotolato, visto di fianco, col significato di Avvolgere. In ogni caso molti caratteri moderni si formano mettendo all'interno della scatola qualche cosa. Ad esempio in 匠 - Jiàng, la scatola contiene il segno di Scure e significa quindi Artigiano, mentre se si aggiunge il segno di Cuore, abbiamo 匠心 -  Jiàng xīn, che vuol dire Ingegno, carattere che viene riconosciuto all'artista che nelle sue opere, pur usando uno strumento, ci mette il cuore, il sentimento. Se ci mettiamo in aggiunta i due caratteri di malta e acqua abbiamo 泥水匠 Ní shuǐ jiàngche vuol dire Muratore (il cinese moderno tende per chiarezza a diventare polisillabico, pur mantenendo il significato proprio di ogni sillaba). 

Ancora, col carattere di Legno si ha 木匠 - mù jiàng, che significa Carpentiere appunto Chi si porta nella custodia la scure per lavorare il legno. Ma se privilegiamo il significato di nascondere, mettendo all'interno della scatola tre quadratini (tre casse): 品 - Pin,  che rappresentano le cose, i prodotti, la "roba" di verghiana memoria, che nella semplificazione moderna vengono sostituite da una crocetta, abbiamo 区 - Qū, sorpresa! che vuol dire Regione (il luogo dove stanno i beni, le cose, la ricchezza), mentre invece se all'interno ci si mette il carattere di Interno, preceduto da un segno fonetico, abbiamo 陋 - lòu,  Brutto, volgare, corrotto, ma anche umile diventato tale a mezzo del potere, cioè tutto quello che è opportuno racchiudere all'interno di un contenitore per tenerlo ben nascosto (forse al popolo, mi raccomando che non lo venga a sapere, se no gli girano). Davvero curioso che questa bruttura dovuta alla corruzione e l'istituzione della Regione, abbiano in quel lontano paese il radicale in comune, come se fosse un peccato originale da scontare, una tara maligna che si annida, ben nascosta, in ogni persona che il caso mette vicino al marcio acre della possibilità di corruzione. Ma credetemi, sono paesi e culture lontane e difficili, per noi, da capire.


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori



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sabato 14 luglio 2012

Sui.

In Cina, in una tomba di circa 1000 anni fa (periodo degli Zhou occidentali) sono stati trovati scheletri di schiavi sacrificati per accompagnare il loro padrone nell'al di là. Si tratta di ragazzi tra i 7 e i 15 anni incatenati ai piedi e al collo. Il concetto che il lavoro dipendente sia in ogni caso una schiavitù con diritto di vita o di morte è un concetto ben radicato ed accettato, anche da chi lo subisce, nella mentalità cinese, come vediamo da tanti fatti di cronaca che emergono di tanto in tanto. Tutto questo è già ben ritrovabile nella lingua. Ecco allora l'ideogramma di oggi : Sui - trascinarsi, che come vedete dalla sua evoluzione millenaria  qui sotto, raffigura un uomo incatenato che si trascina faticosamente, con i piedi in grado di fare solo piccoli movimenti. E' un radicale molto presente nella lingua cinese ed è la prova grafica di questa realtà. Il radicale forma molti composti mantenendo questo senso di fondo. Ecco 致 zhì,  che significa dedicarsi. Ma il più chiaro ed evocativo di tutti è il moderno bisillabo che unisce a zhì  il segno che indica Forza, per dare il vocabolo 致力 -  zhì lì, che vuol dire :Lavorare per qualcuno (essere un dipendente), in altre parole offrire (volontariamente) il proprio lavoro, la propria forza come schiavo. 

Questo concetto del darsi in schiavitù volontaria, che rimane ben chiaro ai cinesi, è mascherato sotto varie forme nella cultura occidentale, che, con concetti dettati principalmente dai datori di lavoro e dal potere costituito, parla genericamente di dignità e nobiltà del lavoro, chiacchiere palesi per mantenere la tranquillità sociale. In realtà il rapporto tra padrone e schiavo è sempre concettualmente uguale. Chi si offre cerca di fare il meno possibile pretendendo il più possibile, chi ti prende pretende tutto quello che può spremerti in cambio del meno possibile, meglio ancora di nulla e se può ti prende anche quel poco che hai. In questa lotta oscillante stanno tutti gli stadi intermedi della nostra società e non c'è vergogna, né sommovimento etico se uno ruba o fa altro invece di lavorare o se dall'altra parte ti sfruttano senza pietà senza garanzie e pagandoti il meno possibile, usando la scusa di false necessità temporanee o con finti stages o partite Iva fasulle. E' un concetto ontologicamente incluso nella categoria del lavoro dipendente. Bisogna farsene una ragione e basta.



Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori



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