martedì 15 luglio 2014

Albania 3: La via dei monti

Una valle ad est di Tirana


Un paese
Il modo di viaggiare dei fuoristradisti ha un ché di mistica esoterica. Bisogna in qualche modo lasciarsi alle spalle al più presto possibile i segni della civiltà moderna ed invasiva. Innanzitutto come è ovvio, le strade, ma anche le nuove costruzioni, i centri commerciali, quello che, insomma, da un lato rappresenta il moderno della civiltà, ma che spesso, allo stesso tempo è accompagnato dalla speculazione, dall'avida presenza della corruttela, morbo inevitabile forse, che è sempre unito al migliorare delle condizioni economiche e noi ne siamo valido e corposo esempio. Anche in questo paese, come è naturale, con l'apertura di un mondo nuovo, si è scoperchiato il vaso di Pandora, comune a tanti altri paesi dell'est dopo la caduta del comunismo, lo scatenarsi degli appetiti con tutto il corollario di attività edilizie e commerciali, con la definitiva beatificazione della dea protettrice di questi settori: la Corruzione.  Per esemplificare con un aneddoto, certo di fantasia ma esplicativo, pare che un operatore abbia contattato un politico locale per ottenere permessi di costruzione, promettendo una mazzetta da 200.000 euro con la garanzia che nessuno ne avrebbe saputo mai nulla. La risposta è stata: "Dammene 400.000 e dillo pure a tutti". Dunque ci allontaniamo a gran carriera da questi cattivi pensieri, dalla periferia di Durres e da quella ancora più affollata di Tirana, gremita di costruzioni nuovissime, che comunque non danno poi per nulla una cattiva impressione, si sa, il nuovo è comunque pulito e ordinato, in un certo senso, e sempre migliore di scheletri semidiroccati e vecchie case erose dal disfacimento del tempo. A Kamez, prenderemo una pista per le montagne. 

Attrezzature
Lo cito, questo piccolo paese per il resto senza importanza, in quanto ha una particolarità unica al mondo. Un suo Sindaco, persona  di certo attenta alle relazioni internazionali, ha voluto dedicare una importante via del paese a tale Silvio Berlusconi e credo che questo debba essere reso noto e chiusa lì. Non appena, però, le ultime case del paese rimangono alle nostre spalle e la pista penetra tra le colline, facendosi via via più scoscesa, il fuoristradista dimentica le brutture del mondo civilizzato e si vuole confondere con la natura. Boschi di latifoglie circondano fitti la strada. Querce e lecci dal fogliame spesso ricoprono di ombra nera un sottobosco già tormentato e ricco di cespugli spinosi, lasciando liberi solo brevi spazi, piccole radure verdi, mentre la montagna diventa via via più selvatica e solitaria. L'Albania è terra di pastori che la percorrono in lungo e in largo da millenni con i loro greggi di pecore piccole e scure, dalle grandi code fioccolose, dal belato uniforme, lamentoso, quasi a chiedere aiuto. Oppure di capre nere, più grandi e dall'apparenza riottosa e più ricca di pretese. Il maschio guida rimane al bordo della strada su un montarozzo di terra e ti guarda passare con degnazione, sottolineando che è lui il capo, non certo il povero ragazzo dal cappellino di feltro bianco che segue il gregge in fondo e che ti saluta con la mano, lo sguardo un po' basso, vinto dall'inedia di questa vita di solitudine. Le vacche invece generalmente se ne vanno da sole, piccole Jersey dal mantello marrone chiaro, la razza più idonea a vivere la difficile vita di questo monte aspro e ingeneroso; loro sanno dove andare anche senza essere accompagnate, dove tornare a sera per essere munte, in uno stazzo nascosto tra le piante o in un punto scoperto di una valletta solitaria. 

Gruppo di fuoristradisti al bar
Man mano che ti inoltri, scavalcando colletti e risalendo su erti crinali, il paesaggio attorno diventa sempre più grandioso e selvatico. Come sono lontane le brutture della città, la confusione, l'ansia di guadagno e di nuove opportunità. Qui domina un mondo uguale a se stesso da millenni; valli segnate da torrenti impetuosi in primavera ed esangui in estate; fianchi di monti ricoperti di bosco ed alle spalle altre cime ancora più elevate e corrose di roccia grigia e nuda, con pochi pascoli quasi inaccessibili. Di tanto in tanto, in posizione riparata a solatìo, una casa isolata, che in qualche caso trova compagne vicine, a formare uno specie di paesetto, circondate da minuscoli appezzamenti, orti vicini con quattro file di pomodori e cetrioli, campetti di mais stentato, segale, il cereale del monte e i più grandi a prato, in cui qualche donna vestita di nero, chissà perché sono sempre le donne la chiave produttiva di tutte le agricoltura di sussistenza del mondo, che rastrella sinuose andane di fieno. Ai limitare, tanti pagliai conici attorno a lungi bastoni appuntiti a garantire l'inverno che deve essere lungo da queste parti. Nel paese più grande, una ventina di case, dove vedi subito le rimesse degli emigranti. Quasi tutte le costruzioni infatti, hanno un piano nuovo nuovo, un po' di sacchi calce sotto il portico, promessa di ampliamento, qualche colonnina quadrata di cemento che alza al cielo i ferri contorti che aspettano di crescere, quando arriveranno altri soldi, spesso già arrugginiti, segnale disperante di una opportunità perduta, di un benessere che forse ha preso pieghe diverse. In mezzo, il dito bianco sottile del minareto di una minuscola moschea, l'unione solo teorica tra terra e cielo.

Una tazza di salep
Tra questi scheletri della speranza, passa un mulo, il basto sovraccaricato di fieno profumato; un vecchio lo segue con passo sicuro. Le certezze del passato a confronto dell'imprevedibilità del futuro. Come abbandonate, nei cortiletti, vecchie Mercedes, con qualche lamiera posticcia, che non capisci come abbiano potuto arrivare fin qui. Al centro del paese una casa addirittura a tre piani, ma il primo è ancora da fare e ha un solo ambiente attivo, il classico negozio che offre tutto quello che può richiedere una piccola comunità, l'ultimo ancora da costruire, ci sono solo tegole e piastrelle ammassate in un angolo, le colonne di cemento a vista e il tetto, perché qui si comincia a costruire proprio dall'alto. Due tavoli e le sedie di plastica, così intanto serve come bar del paese. E poi c'è la parabola satellitare, ma accanto ad una specie di spaventapasseri che protegge anche dal malocchio che non si sa mai, l'Albania è un paese molto superstizioso. Intorno non ci sono ancora le pareti e ti puoi godere la vista spettacolare sulla valle, in fondo il serpente sinuoso del torrentello che l'ha creata, mentre precipizi e burroni coperti di verde scuro ne rivestono i fianchi. Ti puoi bere una birra o un salep, una specie di budino tiepido fatto con un fiore di montagna e una spolverata di cannella, un po' dolce, un po' aromatico che ti fa partecipe di questo mondo isolato, mentre occhi curiosi, che certo hanno conosciuto altri orizzonti, consapevoli di una fatica di vivere diversa e lontana, forse si chiedono cosa ci sei venuto a fare quassù.

Trasporto di fieno


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lunedì 14 luglio 2014

Albania 2: Lo sbarco

La scia


Durres - Una turista allo sbarco
Mi sono svegliato nel mio letto stamattina. Il treno è arrivato dunque e posso quindi cominciare il flash back obbligatorio. Dovuto, voluto direi, per assaporare meglio il gusto di questa breve toccata e fuga albanese. Lo so, molti amici, alla partenza, mi avevano accusato di voler semplicemente aggiungere una stellina sul carnet di viaggio, la novantatreesima figurina della stolido collezionista. Non è stato così. Questa curiosità di Albania ce l'avevo dentro da tempo. Se ci pensate, un paese così vicino, anzi il più vicino tra quelli non confinanti, eppure così sconosciuto. Come fa a non venirti la voglia di andare a verificare sul posto? Da un paio d'anni cercavo l'occasione giusta e in fondo ho avuto ragione ad aspettare perché questo paese non si offre facilmente, come una volgare parvenue che ti invita ammiccandoti con false promesse, ma è una di quelle ragazze difficili che vogliono farsi apprezzare prima di mostrare la propria vera bellezza. Bisogna trovare il modo giusto per avvicinarsi e scoprirla a poco a poco. Forse se ci arrivi così a casaccio cercando di approfittare delle cose più belle, dei punti migliorie e famosi, come in altre parti del mondo, ne rimarresti deluso. Non vuole mostrarteli subito sfacciatamente, d'altra parte non possiede Colosseo o San Pietro e forse se metti assieme, come mi diceva Bashkim, tutte le chiesette e le moschee rimaste, ce le puoi fare stare tutte dentro Aghia Sofia di Istambul; ma non è questo il punto, qui non devi cercare il monumento famoso o il prodigio della natura, ma saperti avvicinare attraverso la strada giusta per vedere l'anima di una terra e di un popolo e saperne apprezzare la bellezza. 

Coda alla dogana
Penso che il modo che ho trovato casualmente sulla rete (ma allora a qualche cosa serve), sia proprio uno dei migliori. Dimensione avventura, al di là del nome, è un gruppo di amici con la passione del fuoristrada che si propone di vedere i diversi paesi che raggiunge attraverso percorsi inconsueti, dal di dentro insomma, penetrandoli per sentieri e stradine, per cercare di carpirne l'intimo segreto. Un off road non fine a se stesso insomma, quello lo puoi fare anche a casa tua se ti piace lo scricchiolio delle gomme sulla sabbia o sulle pietraie in pendenza, ma un modo per arrivare in luoghi non diversamente raggiungibili, entrandoci da una porta laterale e godendoli da un punto di vista diverso e più completo. E se la macchina non ce l'hai, fa lo stesso, Giuseppe ti fa sedere accanto a lui sulla sua e ti ci porta, stai tranquillo. Katarina ti dà una mano a caricare sul cassone la tua borsa e quasi quasi ti sembra di essere un ragazzo come loro, quando scendi dalla nave a Durazzo, con la voglia di vedere e di scoprire un mondo nuovo e di cui in verità, non hai neanche sentito bene parlare. In fondo non conosciamo proprio niente di questo paese delle aquile, dove di aquile non ce ne sono e non se ne vedono neppure. Sulla nave ci sono invece molte famigliole che tornano a casa in vacanza. Appena ti individuano come italiano, ecco subito un moto di simpatia e di contentezza per il fatto che tu abbia deciso di visitare il loro paese, come un senso di orgoglio. In un attimo rimedi subito diversi inviti a pranzo a o a prendere il caffè se il tuo itinerario prevede di passare dal loro paesetto. 

I nostri mezzi
Qualcuno quasi si commuove e cerca di rassicurarti: "Vedrai Albania è bella, ti piacerà", come se si pensasse che l'immagine di questo paese fosse in qualche modo deteriorata. Si scende. Ci sono le solite formalità della dogana, ma mi sembra un po' all'acqua di rose, alla bonacciona. Così se si bloccano i computer e la fila delle auto che deve uscire dal porto si allunga, tutti gli emigranti di ritorno, con le loro grandi macchine targate Svizzera, Germania e Svezia, si arrabbiano e cominciano a suonare i clacson come dei matti, ma come, non è ammissibile una simile inefficienza, per chi è ormai abituato al mondo del nord Europa e torna a casa, per mostrare il proprio successo e per essere il primo a sottolineare autolesionisticamente i difetti del paese che ha lasciato. Macedoni e Kossovari, poi figuriamoci, il paese non è neppure il loro e quindi si può parlarne male anche con una certa soddisfazione. I gendarmi, che altrove sarebbero certo stati di ben altra severità, discutono, giustificano, allargano le braccia sotto i rimbrotti dei migranti di ritorno, cercano di spiegare agli stessi connazionali arrivati che non è colpa loro, ma è il sistema che non funziona, forse usando le stesse parole del vecchio padre di Bashkim: "Guarda che Albania non sarà mai Svizzera". Lui ha la saggezza dell'esperienza. Gli altri aspettano tranquilli, alla fine poi tutto funzionerà, il passaporto sarà timbrato, ci si potrà fermare a una delle tante baracchette di legno che offrono l'integrazione dell'assicurazione e potrai arrivare fino al primo megacentro commerciale, modernissimo e luccicante di lustrini e di negozi di abiti da sposa simili a torte di meringa, la cartolina di quello a cui aspira diventare il paese, per mettere qualcosa sotto i denti. Mirësevini në Shqipëri, benvenuti in Albania.


Comincia la strada
SURVIVAL KIT

Dimensione Avventura- Due ragazzi di Roma che portano la gente in giro per l'Europa e il Nord Africa off road, con o senza macchina propria. Deserti, montagne, torrenti e chi più ne ha più ne metta, dal Sahara all'Islanda. Date un'occhiata al sito e vi renderete conto. Più che altro un gruppo di amici, con cui condividere un viaggio. Se vi interessa il genere, sono le persone giuste.

Traghetto- Adria ferries da Ancona a Durres (20 ore circa). Parte un po' quando ne ha voglia e l'impressione è che se non è abbastanza carico annullano e spostano le partenze. Al ritorno infatti ci hanno mandati a Bari (9 ore). Navi ragionevolmente confortevoli.

Pratiche doganali semplici, basterebbe anche la Carta di identità, ma ricordatevi che se è scaduta dopo i 5 anni e rinnovata per altri 5 con il timbro del comune dietro NON è documento valido per l'espatrio!

Subito dopo l'uscita dalla dogana del porto di Durres e dal controllo passaporti a 1 Km circa c'è una serie di baracchini che fanno l'estensione obbligatoria della assicurazione per l'Albania per l'auto. Costa circa 40 /50 Euro (costo trattabile). Forse è meglio farlo in Italia. 


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domenica 13 luglio 2014

Albania 1: tornando a casa.

Eccoci qua, come sempre quando finisce un viaggio,  con l'occhio basso e mogio, a dispiacersi perché è già l'ora di tornare a casa.  Ancor di più se sei su un lungo treno che porta al confino. E non hai il posto a sedere e da Bari ad Alessandria è piuttosto lunga direi. Ho lasciato l'Albania nella notte, la nave aspettava in porto, mentre le auto arrivavano alla spicciolata con il loro carico di storie e di vite già scritte o ancora da scrivere. Hanno aspetto lugubre i traghetti, anche se sulla carta proclamano lusso e agiatezza. Ti passano sempre un'aria di partenze obbligate, di necessità non volute, di triste bisogno di vita migliore.  Gruppi di camionisti dalle facce stanche, segnate dalle rughe dei chilometri infiniti, seduti a bere birra libera per approfittare della vacanza di divieto alcoolico, che riprenderà non appena messe le ruote a terra. Breve tregua nella virtuosità obbligata da sfruttare in fretta. Tante famiglie che tornano a luoghi che forse non amano troppo, dove forse hanno sofferto, ma che hanno anche dato loro un'opportunità, assieme, magari ad una buona dose di umiliazioni.

Che han dato l'orgoglio di tornare in vacanza là da dove si era partiti,  o fuggiti, esibendo forse un poco ai rimasti il proprio successo,  con la sindrome tipica dell'emigrante, che si sente fuori posto dappertutto, qui a magnificare l'efficienza e l'organizzazione dela erra straniera,  dove tutto funziona, là a crogiolarsi nel rimpianto nostalgico della bellezza della tua terra, l'unico luogo al mondo dove ti puoi sentire davvero a casa. Sono facce segnate dalle necessità,  di gente che ha sofferto anche nel fisico e che adesso ha metabolizzato tutto o forse lo ha trasferito soltanto nella testa. Solo i bambini sembrano immuni da questa sindrome, giocano, gridano e fanno i capricci come tutti i loro colleghi del resto del mondo, ormai cittadini della lor nuova destinazione a tutti gli effetti.

Qualcuno ha un altro piglio, si vede subito che ha una marcia differente, sceso da BMW o da Mercedes targate Svizzera. Qualche altro, giovane e con accessori griffati, ha sguardi un po' troppo duri e ragazze un po ' troppo vistose. I turisti li conti sulle dita di una mano. Il ritorno è sempre un viaggio triste. Devi salutare i nuovi amici con cui hai trovato così tanti punti in comune, con cui hai riso e hai provato emozioni. È un abbracciarsi forte con la promessa di rivedersi e poi sei qui sul tuo treno che porta al confine, in cerca di un posto che la strada è lunga, speranzoso di arrivare a casa in tempo per vedere la finale tanto per recriminare un po'. Ad elaborare il viaggio, le cose, gli scenari,  le emozioni,  ci penseremo domani. Seguitemi, se ne avete voglia. 

Recensione: F. Coppola – Un'altra giovinezza

Un film curioso e interessante. Tratto da un racconto di Mircea Eliade, il noto studioso di mistica orientale, racconta la storia o  il sogno di un anziano professore rumeno  che, negli anni che precedono la seconda guerra mondiale, a causa di un fulmine riacquista la giovinezza perduta, oltre ad altri poteri mentali straordinari.  A parte le avventure che ne conseguono, tra Romania, Germania nazista, Francia e Svizzera, rimane centrale il tema dell’amore per una donna creduta perduta per sempre, che ritorna in un ciclo metempsicotico di rinascite che lo conducono in India alla ricerca delle origini del linguaggio dell’umanità. Una vicenda intricata che si dipana in spirali che si inseguono, fino a ritornare ad una fine-inizio che lascia la soluzione aperta alle interpretazioni  di chi crede e di chi no. Bravi e credibili gli attori e anche la sceneggiatura. Si può vedere.







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sabato 12 luglio 2014

Recensione: Stacy Schiff – Cleopatra, una vita

Cleopatra. Una vitaUna biografia attenta e puntuale di una delle donne più famose e discusse della storia, scritta con uno stile spigliato e stringato al tempo stesso, a volte ironico, ma documentatissimo tanto da essere corredato da quasi quaranta pagine di dettagliati rimandi bibliografici, da una storica americana che si è posta di fronte ad un’opera piuttosto difficile. Infatti la documentazione antica, pur molto ricca, non è mai diretta e nasce solo dai sentito dire, dai pettegolezzi e soprattutto da quanto di malevolo hanno scritto su Cleopatra, i suoi avversari e nemici, essendo inoltre i documenti contemporanei indipendenti, completamente assenti. Quindi è di particolare merito un lavoro che ha dovuto sfrondare, interpretare e cercare di scavare una verità storica di cui non si potranno mai avere prove certe, ma soltanto supposizioni. Qui la Schiff compie un’opera davvero interessante e credibile, un cui si avverte comunque una certa simpatia per la protagonista della storia, donna certamente di notevole spessore carismatico e culturale. Il libro si legge quasi come un romanzo e offre anche uno spaccato completo sulla vita del tempo in un Egitto che era davvero uno dei punti più avanzati e sofisticati del mondo di allora. Non solo la storia spicciola degli avvenimenti quindi, riprendendo i pettegolezzi dei media dell’epoca, come quelli di Cicerone o di Lucano, che oggi si qualificherebbe davvero come un qualunque giornalista gossiparo, ma anche dati di costume, di giustizia spicciola e di economia di stato  di grandissimo interesse.  Cleopatra, una delle donne più ricche della storia di tutti i tempi, si calcola che la sua fortuna ammontasse approssimativamente a oltre 90 miliardi di dollari attuali, dovette risolvere ad esempio problemi di debito pubblico enormi che l’Egitto aveva contratto con Roma. E’ molto interessante seguire i suoi movimenti come responsabile finanziario del paese. Di fronte alla possibilità di default dell’Egitto, pensate un po’, in una società quasi completamente statalizzata, quasi sovietica, innestò un andamento svalutativo di almeno un terzo, battendo moneta in bronzo a valore nominale superiore al valore del metallo e alzò le tasse che, udite udite arrivavano al 50% ad esempio sull’olio e ad oltre il 30 % su tutte le imprese private come le terme o gli spettacoli. Percentuali molto vicine a quello di un moderno stato nordico. Insomma un libro che è una vera chicca per gli amanti della storia, ricco di aneddoti, considerazioni e spunti critici su avvenimenti antichi  e soprattutto su una delle donne più chiacchierate degli ultimi duemila anni.


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venerdì 11 luglio 2014

Recensioni: Wargnier - Indocina (1991)

Un bellissimo film del 1991 con una splendida Catherine Deneuve, che deve tassativamente vedere chiunque programmi un viaggio in Vietnam. Infatti tutta la vicenda si svolge con lo sfondo magnifico dei paesaggi più belli di quel paese e ne percorre la storia della prima parte del secolo scorso. Amori tragici e impossibili, la morsa crudele di un colonialismo spietato, i prodromi di una lotta per l’indipendenza che proseguirà ancora successivamente quando altri invasori arriveranno a sostituire i francesi, insomma ci sono tutti gli ingredienti per il classico filmone hollywoodiano, riscattato dalla bravura degli interpreti e dalla scenografia di un paesaggio senza uguali. Ovviamente la vicenda ha una rilevanza ben diversa per un vietnamita e infatti mi risulta che ancora oggi le giovani spettatrici di quel paese versino fiumi di lacrime nel seguire gli amori disperati della giovane e bellissima protagonista della vicenda, oltre che parteggiando con orgoglio nazionalista alla storia della lotta contro l’impero gallico. Se dopo aver visto questo film non vi viene voglia di partire subito per la baia di Ha Long, avete davvero la pelle spessa. 




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giovedì 10 luglio 2014

Recensione: A. Marenzana – L’uomo dei temporali

L’uomo dei temporaliUn giallo divertente, sulla scia dei vari commissari Montalbano che sorgono come funghi qua e là. La cosa interessante, per quelli nelle mie condizioni, è che la vicenda si svolge proprio nella mia Alessandria, essendo l’autore mio concittadino e quindi è stato un vero piacere riconoscere i luoghi e le realtà perdute della città, tra il Tanaro e il Bormida, nel 1940, anno di inizio di una guerra che le ha provocato sofferenze e danni ingenti. La vicenda è intricata ma non troppo e si legge volentieri per vederne il finale, mentre si svela a poco a poco il carattere stesso di questa città della nebbia, che tutto avvolge, anche i sentimenti e ricopre come una lastra tombale, scandali che non devono apparire, comportamenti  nascosti e convenienze perbenistiche. Lavoro duro per questo commissario chiuso e scontroso, trapiantato in una logica mandrogna che non sente sua, ma che lo costringe comunque ad adattarsi. Le parti che mi sono piaciute di più sono sicuramente quelle dedicate alla città, il cimitero monumentale, la vecchia fabbrica Borsalino, la casa di tolleranza vicino al Tanaro,  i bastioni e gli spalti, i bar dei quartieri malfamati, popolati di una umanità varia, molto alessandrina in verità. Piacevole.



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mercoledì 9 luglio 2014

Recensione: P. Coelho – Il manoscritto ritrovato ad Accra

Il manoscritto ritrovato ad AccraL’autore è celeberrimo e in questa operetta affronta un tema classico: la riflessione sui principi e sull’uomo. Lo fa con un artificio ancora più classico, quello del manoscritto ritrovato. Alla vigilia dell’invasione da parte dei Crociati di Gerusalemme un saggio, il Copto, in barba alla furia degli eventi che consiglierebbe di organizzare la estrema difesa oppure in alternativa la fuga, raduna un gruppo di persone e li invita a ragionare sui grandi temi della vita, alle sfide che tutti i giorni gli uomini devono affrontare e tenta di spiegare quale siano le vie per migliorare se stessi. Svolto quindi in forma di dialogo platonico, il Saggio risponde alle domande che via via gli vengono poste dai presenti sullo scopo del vivere e di come deve essere il comportamento dell’uomo per essere degno. Uno dopo l’altro,  vengono passati in rassegna l’amore, le sofferenze dovute alle perdite, il quotidiano ed infine l’ineluttabilità della morte. Così la catastrofe che incombe nell’aria, la tragedia che tutti attendono, perde di consistenza di fronte all’importanza del cogliere le cose fondamentali della vita, evitando la morte dell’anima. Se l’argomento non vi prende o vi lascia in generale indifferenti, lascerei perdere.


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martedì 8 luglio 2014

Recensione: L. Maladorno - Una diversa primavera

Una diversa Primavera

Un’opera prima interessante di un autore che almeno in apparenza vuole andare controcorrente. Giacomo, un repubblichino che ha combattuto nella Monterosa, si trova ad affrontare i difficili giorni della guerra appena finita, alle prese da un lato con un mondo precipitato nel disordine e nella violenza e dall’altro dalla disillusione data dalla sconfitta definitiva ed inevitabile dei valori in cui ha creduto fino all’ultimo. Non rimane che andarsene, anche se senza troppa convinzione, alla ricerca di un ipotetico  mondo diverso che forse neppure esiste, per cercare di dimenticare e anche per non rimanere ed essere partecipe di qualche cosa che comunque non gli piace affatto. Il caso lo coinvolge in un garbuglio di eventi  che non ha cercato, ma da cui non riesce ad uscir fuori, costretto a interagire con tipologie di persone che ha sempre disprezzato e di cui farebbe volentieri a meno. Non si sottrae, cosa che non gli riuscirebbe accettabile, ma lotta fino in fondo senza venire meno ai suoi principi, l’onore e disponibilità a sacrificare se necessario, anche la propria vita. Qualcosa di più di un semplice triller e di giochi di spie, un affresco ben tratteggiato di un momento storico in cui molti cercavano di partecipare al classico stile italico del salto sul carro del vincitore. Disponibile solo in eBook, su Amazon qui. Oppure qui.


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lunedì 7 luglio 2014

Trinacria 16: Considerazioni finali

Il mare a Fontane Bianche


Di vista già della Trinacria usciti,
Altro non ci apparìa che il cielo e l'onda,
Quando il Saturnio sul veloce legno
Sospese in alto una cerulea nube,
Sotto cui tutte intenebrârsi l'acque.
                                                 Odissea VII


Che dire che non abbia già detto. Un viaggio in Sicilia è esperienza che mozza il fiato, che ti fa considerare quanto ha il nostro paese da dare e che nessuno altro ha. Una cosa però bisogna rimarcarla. Ero partito come al solito con qualche preconcetto, frasi fatte che tra di noi, popolo del nord, tronfio e trombone, si dicono con grande facilità. Bene, invece ho trovato tanti e tanti ragazzi giovani (e non solo quelli naturalmente) innamorati della propria terra e per nulla desiderosi di lasciarla, ma anzi, caparbiamente decisi a fare qualche cosa per realizzare un futuro proprio lì. In barba a tutto quello che si dice e che si pensa.  Sono stato solo pochi giorni naturalmente, quindi come sempre, farsi una impressione troppo in fretta può dare luogo a conclusioni affrettate. Però guarda caso, in controtendenza ad una certa parte del paese che tromboneggia sempre sul fatto di essere l’unica a pagare le tasse e che sono troppe e che paga per tutti, a me in due settimane, non è mai capitato, in nessun bar, in nessun negozio, in nessun esercizio commerciale, in nessun agriturismo che uscendo, a qualunque ora, non mi sia stato dato un regolare scontrino fiscale. Forse sono stato fortunato, per carità, ma dalle mie parti questo non succede sempre, anzi molto spesso, quando esci da pizzerie et similia, di questo piccolo fatto ci si dimentica e se per caso lo chiedi, per carità te lo fanno lo scontrino, ma con una occhiata non troppo amichevole. E’ fuor di dubbio che la Sicilia ha una somma di cose talmente belle e importanti da appagare qualunque viaggiatore, storia, arte, natura e cucina, in un insieme da fare invidia a qualunque altro paese del Mediterraneo, ma voglio davvero concludere che quello che mi ha colpito di più è la sua gente. Forse sarà proprio quella che riuscirà in futuro a fare la differenza. Io comunque, fossi in voi pianificherei un giretto da quelle parti. Vedete voi.

E con questo direi per adesso che con la Sicilia abbiamo concluso.

La costa siciliana vicino a Palermo
SURVIVAL KIT


Per arrivarci in aereo oggi ci sono molte offerte low cost. Occhio alle condizioni di acquisto, soprattutto peso e dimensioni dei bagagli, Calcolate bene se avete uno o due bagagli a coppia da imbarcare e pagate solo per quello che vi serve. Quanto bagaglio a mano e così via, perché si paga ogni cosa distintamente. Per il resto i costi sono interessanti. Io ho usato Volotea all’andata Torino – Palermo – 12:55 – Ritorno da Catania – Torino con Ryanair. La macchina prenotata e ritirata a Palermo e restituita a Catania. Ricordatevi di fare anche l’assicurazione accessoria, se vi spaccano i vetri della macchina eheheheheh, se no sono grane. Non è che ve la consigliano per ciucciarvi dei soldi, è che conoscono i loro polli.

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