mercoledì 20 agosto 2014

Delta del Po 1: Il Ferrarese


Dumo di Ferrara - La facciata



Ferrara - Il castello 
Approfitto di questa estate strana e frescolina che tra acqua e fulmini consiglia di stare rintanati in casa, per darvi conto di un breve giro che avevo fatto a giugno e che il turbillon degli eventi mi aveva impedito di raccontare fino ad oggi. Si tratta del consueto viaggio di studio che l'Associazione Amici del Museo di Agricoltura del Piemonte organizza annualmente e che permette di visitare luoghi meno frequentati e ricchi di temi attinenti agli interessi dell'associazione. Quest'anno toccava ad una meta italiana e il solito pullman dell'amico Fassino di Italian Wine Travel, agenzia di viaggi molto specializzata, come si evince dal nome, si è diretto speditamente verso l'area compresa tra il delta del Po e i lidi ferraresi. Il nostro valente organizzatore ama prendersi cura dei suoi amici/clienti, quindi alle 9 si è proceduto immantinente ad una breve sosta per una colazioncina a base di salami, tome e vini del Monferrato; d'altra parte è noto che il primo deve essere il più importante pasto della giornata, specialmente se si deve procedere ad un numero serrato di visite. E infatti poco prima di mezzogiorno eccoci a Ferrara, per un giro panoramico dall'esterno delle mura, davvero imponenti e quindi per una breve passeggiata attraverso il centro storico per permettere a chi ancora non conoscesse la città degli estensi, quel colpo d'occhio  che merita assolutamente. 

Una via del centro di Ferrara
Il palazzo Diamanti, una sosta nel cortile del famoso castello per approfondire un poco la storia del ducato d'Este, il Duomo mirabile sia all'interno imponente, che nella complessa facciata, da osservare con attenzione nelle scansioni minute del romanico della Romagna, con tutta la sua serie di delicate colonnine a delimitare una alternanza di vuoti e di pieni che rendono il tutto così splendidamente bilanciato. Deliziosa la sequenza dei piccoli strombi divisi a metà da due esili sostegni, nella parte sommitale tripartita. Magnifico il protiro col gioco di sostegni umani ed animali a protezione dell'entrata finemente decorata. Rimarresti ore a guardare ad una ad una le sculture dal sapore medioevale che si rincorrono lungo i leggeri stipiti marmorei o il grande loggiato rosso del fianco che porta all'imponente campanile. Ma bisogna andare, passeggiando per le strette vie del centro guardando qua e là gli archi e le fughe laterali delle antiche case. Una sensazione piacevole, come di una città in cui si vive bene e senza troppo stress e forse non dipende solo dalla salama da sugo.

La bottega del barbiere del Centro
 Poco lontano, a San Bartolomeo in Bosco, il Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese, di cui vi invito a visitare il bellissimo sito, raccoglie grazie alla passione di un privato, una grandissima collezione di oggetti riguardanti le colture della zona nell'ultimo secolo, dalla canapa, alla vite, a tutta la cerealicoltura, ma anche una serie di ambienti d'epoca riguardante tutti i negozi e le attività artigianali presenti in passato nel borgo, che sarebbero andati perduti, dall'ufficio postale, al calzolaio, al barbiere, alla salumeria, al fotografo, alla tipografia e moltissime altre attività, che, alla loro cessazione hanno donato a questa raccolta, strumenti del mestiere e ambientazioni d'epoca. Assieme a moltissime macchine agricole, questa collezione non è soltanto uno dei tanti musei agricoli, ma anche un ricchissimo specchio di tradizioni e costumi della zona che merita assolutamente una visita. Direi che per oggi basta. Io intanto butto un'occhiata alla lunga spiaggia del lido degli Estensi e mi pappo un gelato formato famiglia alla faccia di chi mi vuol male. 

La collezione di trattori d'epoca


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martedì 19 agosto 2014

A Briançon

Briançon - la piazzetta



Quest'anno l'estate è un po' strana e qui tra i monti, ancor di più. Acqua e ancora acqua, nebbie e nuvole, pochi gli sprazzi di sole, e anche un certo frescolino, roba da accendere la stufa insomma. Così le cose da fare rimangono poche, scartabellare FB per farsi un po' gli affari degli altri, leggere un libro e mettere i piedi sotto il tavolo, cosa che, tutto sommato non è poi così malvagia se penso all'apoteosi di gnocchi di ieri sera dalla mia amica Carla. Poi se si ha voglia di salire in macchina si può andare a fare qualche giretto intorno. Ad esempio a poco più di un'oretta di strada di montagna, decisamente panoramica, se si vedesse qualche cosa al di là della nebbia, puoi arrivare a Briançon, la porta della Francia, arrivando da qua. Intanto in una ventina di minuti arrivi a Sestriere ed è già sole forte, perché qui siamo al colle e o pioggia e tormenta o sole pieno, poi giù di corsa sulla strada della Cesana-Sestriere, tutta curve come si conviene ad un tracciato scelto per l'automobilismo di montagna. Poi risali i contrafforti del monte verso il confine di Monginevro di fianco al gigante dello Chaberton e infine la rapida discesa verso la cittadina francese che se ne sta lì ad aspettare i turisti. L'architettura delle fortezze del Vauban dominano tutta la valle, dal forte alto alle mura che circondano la città antica. Pare che ai francesi si possa toccare tutto tranne Napoleone e il Vauban, questo architetto militare che ha costellato le Alpi con le sue fortezze, anche se i maligni dicono che ha tratto pesanti ispirazioni dagli esperti italiani del settore di tutto il '500. 

Ma tant'è anche per come sono conservate queste vestigia, è davvero un piacere passeggiare lungo le mura, affacciarsi ai bastioni, sporgersi dalle garitte di guardia agli spigoli delle tenaglie. Poi si scende lentamente la via centrale, lungo la rapida discesa, circondata da negozi di souvenir, di ristorantini e di locali che si alternano ai portoni antichi e alle fontane di pietra. questo è un esempio di come una cittadina di montagna possa campare di turismo, il triste contraltare dei nostri paesini del versante italiano, dove i "villeggianti" sono a mala pena sopportati, salvo le lamentele di prammatica per gli alloggi sfitti e i bar semideserti. Sarà anche colpa del tempo o della crisi, ma al di là del confine è tutto un organizzare eventi, proporre divertimenti e offrire possibilità di gite guidate nelle più varie soluzioni, bici, piedi, asini e chi più ne ha più ne metta. Bisogna dire che anche qui si notano molti negozi vuoti e con la scritta à vendre o à louer e che lungo la via centrale di gente ce n'è molto meno, soprattutto di turisti italiani che qui la facevano da padrone. Che sia arrivata anche qui la crisi? Chissà. Intanto godiamoci una tartiflette, piatto tipico di quest a parte delle Alpi, patate, prosciutto e reblochon al gratin, poi si torna alla base.


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lunedì 18 agosto 2014

Recensione: Kadaré - I tamburi della pioggia

Ed eccoci al secondo ed ultimo purtroppo, suggerimento di lettura, diciamo così propedeutica al vostro futuro viaggio in Albania, ma di certo leggibile con gusto anche se si prevede di starsene a casa. Ancora Kadaré, il poeta romanziere albanese, che nella sua opera canta continuamente la sua terra. Un'altra città di pietra da raccontare, questa volta andando più indietro nel tempo. Ma qui, nessuna struggente poesia di mura che raccontano storie personali; risuonano invece suoni di guerra, clangore d'armi e grida di uomini. Questo I tamburi della pioggia è, come primo impatto, un romanzo storico che racconta l'inutile assedio che l'esercito ottomano portò nel XV secolo alla roccaforte di Kruja, allora  caposaldo e capitale albanese, in cui si rifugiò l'esercito rimasto al comando Skanderberg, il leggendario condottiero, per resistere all'avanzata turca che stava dilagando in tutti i Balcani. Naturalmente la parte squisitamente storica dell'opera è soltanto il pretesto per raccontare, da un lato l'epica della resistenza di un popolo all'invasore, sottoponendosi così all'inevitabile critica di voler esaltare l'isolazionismo del regime (il libro è del '70) e una propensione al nazionalismo che ha poi dato prove davvero funeste negli anni successivi in tutta la penisola balcanica, dall'altro gli aspetti della guerra, dai suoi orrori, al dipanarsi delle vicende personali. 

Così da un lato la glorificazione del popolo resistente, visto sempre nel suo insieme senza dettaglio di personalità specifiche, mentre dall'altro la contrapposizione dell'esercito invasore, di certo il più potente e organizzato dell'epoca, descritto minutamente nei suoi personaggi, dai comandanti, al poeta, alle concubine al seguito e a tutta quella umanità che all'epoca faceva da contraltare all'arte della guerra. E' il romanzo della continua contrapposizione, dell'eroe più debole e disposto a tutto per difendere caparbiamente un ideale (oltre ovviamente la vita) all'organizzazione moderna ed efficiente, ricca, potente, tra l'altro anche multietnica e meritocratica e forse per questo alla fine incapace di battere la forza dell'esaltazione che spesso ha il più misero contro il potente. La descrizione degli assalti, delle battaglie e della vita del campo sono magnifiche e cariche di poesia. Su tutto grava il caldo torrido dell'estate che sembra finire troppo in fretta senza che l'assedio abbia successo e l'ineluttabilità dell'arrivo dell'autunno con i suoi tamburi della pioggia che sanciranno l'inutilità dell'operazione e la sconfitta a cui il comandante in capo dell'esercito ottomano dovrà rendere conto. Anche questo è un libro che andrebbe assaporato tra gli ulivi che circondano la Kruja di oggi, distesi tra l'erba a guardare quelle mura dal basso, con il castello invitto che le domina, spiando sentieri e dossi dove si nascondevano i soldati e radure dove era acquartierato l'esercito. La pietra testimone dei fatti è ancora lì e il suo cantore la sa raccontare sommessamente come se volesse prendersi pause e lunghi respiri tra un colpo e l'altro del grande cannone.

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sabato 16 agosto 2014

Recensione : I. Kadaré - Cronaca della città di pietra

A conclusione delle chiacchierate albanesi, voglio darvi due indicazioni letterarie, da leggere prima o meglio durante il vostro viaggio. Purtroppo non ho conoscenze più approfondite di autori albanesi e per questo mi limiterò a citarvi due opere di Ismail Kadaré, scrittore internazionalmente conosciuto, ma ancora piuttosto discusso tra i suoi connazionali, per una sua supposta connivenza o quantomeno mancanza di presa di distanza dal passato regime. Tuttavia Kadaré nei suoi romanzi racconta la sua terra con tocchi di lieve poesia e a mio parere è molto adatto per il viaggiatore che si avvicina a questo mondo. In particolare questa Cronaca della città di pietra, che racconta la sua città di nascita, Gjirokastro. Direi che leggere il libro e passeggiare per le strade della città, sentire il rumore del selciato e guardarsi nella pietra delle sua case antiche è davvero coinvolgente. Anzi vi darei un suggerimento. Salite alla fortezza e, con il libro in mano, sedetevi sul bordo di un camminamento o dall'estremo delle mura. 

Avrete sotto di voi la magica città e potrete rivivere il racconto del piccolo bambino che esorcizza la guerra, trasformando l'orrore in gioco e curiosità. Vedrete attraverso i suoi occhi le case di pietra, il mattatoio, le stradine ed i muri improvvisamente animarsi delle ombre di personaggi di un mondo che non esiste più, ma che lì è vissuto. Le ragazze immaginate, le straniere bellissime di quella casa in cui le finestre erano sempre chiuse, i soldati che si alternavano, italiani, greci, tedeschi, i compagni di giochi, l'infinito stuolo di donne, zie, nonne e bisnonne, con le loro manie, le loro superstizioni e i presagi funesti, le paure, le cose che si dicevano e che un bambino non riusciva a capire, ma interpretava a suo modo. Il nonno che gli passava i sigari e gli avrebbe insegnato il turco, la donna baffuta, i vecchi ai tavolini dei bar a bere raki. Crescerà il bambino, ma al suo ritorno ritroverà solo ombre di quel passato ormai perduto, ma fissato per l'eternità nella pietra della città fatata. Poi scendete voi lungo i selciati bianche e neri delle strade ripide e ritrovatene l'anima raccontata. Non sarà tempo perso.

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venerdì 15 agosto 2014

50 + 1 motivi per andare in Albania

La pista per Okrit

Anche questa volta, a conclusione delle chiacchierate sull'Albania, che vi ho proposto da un mesetto a questa parte, vorrei darvi una piccola serie di motivazioni che potrebbero spingervi a visitare questo paese, un po' trascurato, ma dalle grandi potenzialità turistiche. Di sicuro ne dimenticherò molte e gli amici che ho conosciuto laggiù non me ne vorranno, ma il turista è così, un po' troppo entusiasta, un po' troppo superficiale e bisogna prenderlo com'è, d'altra parte, il cliente ha sempre ragione. 


  • Trovare il porto giusto per imbarcarsi e visitare Ancona, città dai pochi turisti e dai tanti punti di interesse.
  • Mescolarsi a chi torna su un traghetto di emigranti e immaginare storie.
  • Godersi i battibecchi alla buona alla dogana in attesa del visto
  • Guardare i palazzi colorati della nuova periferia di Tirana
  • Passeggiare nel Bazar di Kruja, indugiando tra i negozietti con vecchie porte di legno e calpestando antiche pietre.
  • Ascoltare la pace che spira in una tomba di dervisci, guardando la valle dalla sua balconata
  • Fare considerazioni sui rapporti tra cristiani e ortodossi
  • Passeggiare nel centro di Tirana, tra architettura fascista, comunista e moderna
  • Fermarsi ad ammirare il soffitto affrescato della moschea di Tirana
  • Farsi una pantagruelica cena di pesce al ristorante del mercato di Tirana e poi bere un bicchiere di raki forte in uno dei piccoli bar attorno alla piazza.
  • Ascoltare storie sul regime
  • Confondersi tra i paesaggi della montagna tra laghi blu e foreste
  • Osservare una donna in nero col velo bianco che accompagna il mulo carico di fieno
  • Fermarsi per una birra in un bar di paese
  • Passare da un bunker all'altro tra rocce e colline
  • Gustare ricotta e peperoni tiepidi in una casa isolata tra i monti
  • Seguire una pista nascosta per trovare un ponte romano perduto tra gli alberi
  • Osservare la superficie di piombo del lago di Okrit
  • Passeggiare sul lungolago tra fumi di griglie e orchestrine balcaniche
  • Camminare tra le mura antiche di El Bassani cercando cocci di anfore senza calpestare le tartarughe
  • Cercare di spiegare ad una contadina perché fotografi i vecchi tralicci di un pozzo di petrolio esaurito
  • Sentire i tuoi passi sul selciato bianco della cittadella di Berat
  • Fermarti a guardare le icone del museo della città nell'antico convento
  • Ammirare dall'alto i quartieri ottomani di Berat
  • Camminare nelle gole dell'Osum e le sue acque di smeraldo
  • Stupirsi delle scritte mussoliniane sulle casermette di Permet
  • Mangiare cinghiale con cipolle e cosciotto di capretto da Antigonea 
  • Perdersi tra i paesini di minoranze greche e rumene e scoprire una chiesetta abbandonata piena di pipistrelli
  • Pranzare a casa di qualcuno chiacchierando di vecchie storie di guerra e di alpini 
  • Bere un caffè turco sotto un pergolato di uva e ascoltare l'urlo delle cicale
  • Sentire storie di Byron e di Ali Pashà
  • Comperare del miele da un pastore tra le montagne
  • Rimanere attoniti davanti alla pietra di Gjirokastro e girare nella fortezza, nel bazar, tra le case
  • Guardare la valle dalla terrazza della casa di Zakate appena illuminata dal sole del mattino
  • Bere l'ayran fresco offerto dalla moglie di un pastore
  • Scendere in macchina lungo il greto di un torrente
  • Farsi un fritto di pesce davanti al blu di Porto Palermo
  • Scendere lungo una pista impossibile per arrivare ad una spiaggetta solitaria
  • Camminare lungo le scalette ed i vicoli di un paesino a picco sul mare, tra fiori, chiesette, asini e ulivi
  • Mangiare pesci alla griglia fino a scoppiare in un ristorante sulla riva del mare
  • Crogiolarsi al sole sulla spiaggia guardando la sagoma di Corfù che si fonde con l'orizzonte
  • Perdersi tra le colonne e le costruzioni in rovina di Butrinto
  • Mangiare una trota alla griglia vicino al torrente dell'Occhio Blu e guardare le ragazze che si tuffano ridendo
  • Chiacchierare coi poliziotti di pattuglia che ti fermano e ti fanno andare via sorridendo
  • Aspirare profondamente i profumi della macchia e della montagna
  • Rimanere attonito davanti agli affreschi di una chiesetta di paese
  • Girare in fuoristrada tra lagune, spiagge deserte e attraversare il mare in auto per raggiungere un antico convento
  • Guardare un airone cinerino che plana sull'acqua della laguna che ha visto le gesta di Antonio e Pompeo
  • Fotografare di nascosto una sposa vestita da meringa circondata da damigelle in rosa bonbon
  • Guardarsi l'ultimo tramonto dalla collina più alta di Durazzo
  • Rimanere sul traghetto ad aspettare con tristezza che la riva scompaia all'orizzonte
Anche questa volta ho cercato con malizia di convincervi, come avrete capito e di indurvi al viaggio. Spero di avervi quanto meno mossi a curiosità. Nei prossimi giorni parleremo ancora di un paio di libri che vale la pena leggere prima di partire o anche meglio durante il viaggio, se ne avrete il tempo. Per il riassunto dei dettagli pratici preparerò la consueta pagina dedicata. Poi passeremo ad altro.




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giovedì 14 agosto 2014

Mangiare in Albania


In un bar di paese.


Un piatto di pesce
Dunque, essendo arrivati alla fine di questa avventura albanese, direi che due paroline su cosa si mangia da quelle parti, ci vogliono, oltretutto è in linea con i miei interessi ed è una chiosa che uso fare sempre. Intanto bisogna premettere che i prezzi da quelle parti, sono molto inferiori a quanto siamo abituati a sostenere da noi, quindi in generale ci si può allargare parecchio, specialmente per quanto riguarda il pesce, che, non essendo nella loro tradizione culinaria, è in generale venduto al prezzo della carne; non parliamo poi dei crostacei, consumo assolutamente nuovo e richiesto solo dai turisti, quindi sotto a chi tocca, per gli amanti di vongole, cozze, gamberi, fasolari, conocchie, cicale di mare e perfino dei proibitissimi datteri di mare di cui , ovviamente, sconsiglio il consumo, anche per disabituare il mercato. Quindi, diciamo che tutta la parte della cucina di mare, che in generale ci piace moltissimo, è presentata a nostro uso e consumo, con piatti completamente importati dal gusto italiano, da quelli di pasta, a cominciare dai classici spaghetti allo scoglio, alle grigliate di pesce ed ai vari fritti misti. Comune anche il crudo di mare e tutti i molluschi. La qualità del pesce è ottima, tutto freschissimo, anche se orate e spigole sono spesso di allevamento e il tutto viene presentato e cucinato onorevolmente, considerando che molti tra quelli che sono in cucina, hanno fatto esperienza in Italia.

Enkli beve ayran a casa di un pastore
Le colazioni seguono l'andamento internazionale, dato che tutte le strutture sono piuttosto nuove, con uova, caffè, fiocchi e il solito ambaradan, ma in generale vengono arricchite dalla tradizione locale, quindi anche molto yogurt fresco, miele, frutta. La cucina di terra è invece molto più tradizionale ed è un misto tra le vicine slava e greca, con altrettanti richiami a quella ottomana. Grande frequenza di carni alla griglia, in generale gustose e tenere, sia bovine che di montone accompagnate da grandi insalate, con onnipresenti pomodori, cetrioli e melanzane di cui il paese è ricchissimo. Olio d'oliva molto saporito e olive piccole ma gustose sono anche alla base della tavola. La carne è anche presentata in spiedini o in palline di tritato. Comunissimo ovviamente anche il pollo arrosto o alla griglia, torte salate di erbe amare e frittate. Due o tre tipi di formaggi, presentati spesso anche in insalata "alla greca". Molto più frequente lo yogurt, che si trova sempre in tavola, anche sotto forma di creme fermentate o tiepido con peperoni oppure come bevanda mescolata all'acqua fresca, molto dissetante in estate. La pasta è un piatto di importazione che in generale sconsiglierei, se non nelle località di mare dove i menù sono molto italianizzati. I dolci sono quasi sempre a base di miele e per il nostro gusto un po' troppo ricchi e piuttosto stucchevoli. 

Salep alla cannella
Due parole sul caffè. Anche qui l'espresso la fa da padrone in tutti i locali dedicati ai turisti e anche in tutte le varianti che l'italiano ha imposto nel mondo, ma io vi suggerisco caldamente di scegliere, in tutti i locali che lo propongono e in particolare in quelli lontani dal turismo, quello diciamo così "alla turca", davvero un modo delizioso di gustare questa bevanda, scaldato nel pentolino di rame e versato poi nella tazza a decantare. Saporito, amaro e forte, lo gusti a piccole sorsate, cercando di indovinare il punto critico in cui il liquido si fa più spesso e diventa un mangia e bevi che inevitabilmente punisce l'ingordo che non sa fermarsi in tempo. E' una bevanda filosofica che insegna ad affrontare tante situazioni della vita e comunque anche se ti ritroverai la bocca impastata di polvere di caffè, il bicchiere di acqua gelata con cui viene provvidenzialmente servito, ti pulirà la bocca senza affanno, lasciando solo il retrogusto di quell'aroma orientale che ti farà affrontare con serenità il resto della giornata. Le birre locali sono tutte piacevoli da bere, non forti e dissetanti. 

A pranzo dal signor Archilé
Il raki o altri intrugli fatti in casa, allieteranno i vostri dopo pasto, se sarete a casa di qualcuno o seduti sotto le frasche di qualche bar di campagna. Spesso le padrone di casa vi proporranno tisane o infusi di erbe di montagna, alla salvia selvatica o alla menta, molto profumate e vere e proprie mani sante per gli stomaci. In ogni caso, oltre ai ristoranti, che stanno diventando sempre più eleganti e moderni, non perdete l'occasione se vi trovate in luoghi meno turistici dell'interno, di fermarvi in locande lungo la strada o nei piccoli paesetti, difficilmente rimarrete delusi dei menù pur semplici che vi verranno proposti e se non vedete nulla nei paraggi, chiedete alle prime case che trovate. Capiterà spesso di rimediare un invito a pranzo che vi darà modo di apprezzare quanto può essere piacevole una ospitalità sincera; inoltre questa rimarrà una occasione irripetibile per conoscere dal di dentro il modo di vivere delle persone che incontrerete e che magari, curiose delle vostre motivazioni che vi hanno spinto fino a loro, avranno voglia di ricambiare raccontarvi delle storie, in genere affascinanti. Il viaggio deve essere anche questo. Per il momento non mi viene in mente altro, ma state tranquilli che, in ogni caso, non morirete di fame.


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mercoledì 13 agosto 2014

Albania 23: Considerazioni finali


Montagne dell'est del paese

Ponte romano
Ormai è passato più o meno un mese da quando il traghetto Durazzo - Bari si è definitivamente staccato dalla banchina, su un mare piatto e calmo, quasi una lamina d'argento sotto una luna piena così grande da apparire quasi anormale. Si torna indietro nella grande nave carica di umanità, apparentemente diversa da quella dell'andata. La prima, ricca di gente con l'apparente allegria di chi torna a casa propria in vacanza, con la sicurezza di chi arriva da un mondo ricco e benestante di cui ha fatto parte e con l'ansia di mostrare il risultato del proprio sacrificio e delle umiliazioni subite, a chi non ha avuto il coraggio di partire. Questa invece, con il dolente carico di problemi che si porta sulle spalle l'emigrante che riparte per i luoghi dove cerca di costruirsi un futuro, ma dove farà comunque parte del fondo del barile, con tutto il carico di difficoltà e di dolori che questa posizione comporta. Facce tristi, cariche della fatica di vivere eppure forti della determinazione di non mollare. Eppure sono ogni volta le stesse persone, all'andata come al ritorno. E' l'eterna dicotomia di chi è costretto ad andare via dalla sua terra. Sempre fuori posto, là dove va, macerato dalla durezza della vita e dalla nostalgia, sia quando ritorna, in un luogo che gli è ormai estraneo, dove trova tutto inadeguato e non all'altezza, straniero a casa d'altri e casa propria. Ci ho pensato un po' in questo mese in cui vi ho raccontato, un po' grossolanamente quanto mi ha più colpito in questo viaggio. 

Una chiesa a Berat
Un tempo forse sufficiente per metabolizzare le tante sensazioni raccolte, anche se in  un tempo troppo breve per comprendere davvero questo paese. Intanto, direi che questa è la prima considerazione da fare. Una decina di giorni, anche per un paese così piccolo, grosso modo la superficie di una sola della nostre regioni, è insufficiente a vedere, anche seppure a vol d'uccello, tutto quello che l'Albania è in grado di mettere sul piatto di un turista superficiale e frettoloso. All'itinerario che ho seguito infatti, mancano diversi punti che si dovrebbero considerare importanti, la parte nord ad esempio, con Scutari e il suo lago, alcuni siti archeologici, meno fondamentali, ma tuttavia, a quanto ho letto, piuttosto interessanti, come ad esempio Apollonia; qualche giorno in più nelle città più importanti come Valona, Durazzo o la stessa Tirana per valutarne meglio i differenti aspetti e infine molte zone interessanti dal punto di vista naturalistico, parchi naturali e così via che di certo potrebbero da soli valere una visita. Naturalmente a parte andrebbe considerata una vacanza di tipo marino in completo relax, lungo una o più delle tante località ancora da scoprire lungo questa costa selvatica e bellissima. Tuttavia vorrei sottolineare che per un primo contatto col paese, un tipo di viaggio come il mio, è davvero indicato.

Baie della costa sud
 La scelta di percorrere strade e piste secondarie nell'interno e anche sulla costa con  mezzi fuoristrada, ti consente di vedere dal di dentro una natura selvatica e ancora intatta, come con altri mezzi non sarebbe possibile, di conoscere persone non abituate al contatto con un turismo invasivo e caciarone che le metterà prima o poi sulla difensiva, trasformando inevitabilmente i visitatori, da ospiti graditi in vacche da mungere o nel migliore dei casi in occasioni di business da sfruttare al meglio. E' proprio questo fattore "umano" la cosa che mi ha preso di più durante il viaggio, il punto di interesse maggiore insomma, il contatto con tante persone vere e reali, molte delle quali con delle storie da raccontare, qualcuna divertente, altre drammatiche, comunque mai banali. Direi che questi incontri, per lo più casuali ed inaspettati, costituiranno per chi deciderà di andare in Albania, un piacere unico ed irripetibile. Il secondo aspetto che vi colpirà è la natura spigolosa e selvatica, una montagna difficile da penetrare, ricca di boschi e foreste, una serie di catene successive e parallele alla costa, da superare con fatica a balzi successivi per raggiungere la costa, con panorami sempre nuovi e drammatici ad ogni curva, ad ogni passo superato. Stesso discorso per la costa, ancora tutta da scoprire. Un susseguirsi di baie e piccoli golfi, con spiagge deserte e i piccoli paesi arroccati sulla montagna antistante dove la strada si arrampica in su e giù spericolati che consentono di godere di vedute mozzafiato tra ulivi centenari e una macchia mediterranea ricca di odori forti. 

Affresco nella chiesa di Santa Maria
Per quanto riguarda le sistemazioni, anche qui bisogna rimarcare che il paese dà molto di più di quanto ci si possa aspettare, in quanto in generale, le strutture sono tutte piuttosto recenti e quindi si sa che nel nuovo è più facile trovare soluzioni moderne e soddisfacenti, sia sotto il punto della pulizia che delle comodità più attuali. Anche i due/tre stelle che abbiamo utilizzato, sono da considerarsi validi sotto ogni aspetto, così come gli appartamentini privati. Il wifi libero è poi disponibile dappertutto. I ristoranti, specialmente sulla costa, sono sempre ottimi. Un altro aspetto da rimarcare sono i prezzi, decisamente bassi per il nostro standard in riferimento alla qualità che si ottiene. Di sicuro Berat, Gjirokastro, Butrinto, sono punti fissi che non si possono perdere. Vi si respirano l'atmosfera e la cultura del paese e della storia che lo ha attraversato per due millenni e mezzo, lasciando ovunque tracce visibili nella terra e negli uomini. Di certo ho trascurato diverse cose, ma direi che a consuntivo di questa chiacchierata, non posso fare a meno di consigliare a tutti una visita in questo paese, in fondo così vicino e così poco conosciuto e forse un tantino misterioso. Ne verrete a casa di certo entusiasti, dopo avere finalmente rimosso i tanti pregiudizi e le molte impressioni negative con cui sarete partiti, con tanti episodi da raccontare e di certo con la voglia di ritornarci. Si dice che quando si va in un luogo, non bisogna vedere proprio tutto, ma è meglio lasciare qualche cosa indietro, così ci sarà di certo l'occasione di ritornare. Per rivedere l'Albania, forse non vi sarà necessaria neppure questa precauzione.

Kruja


SURVIVAL KIT

Ci sono molti modi per visitare l'Albania, non escluso il fai da te, visto che è un paese assolutamente sicuro, almeno questa è stata la mia sensazione. Tuttavia mi sento  di suggerire come uno dei modi più interessanti se non in assoluto il migliore, un giro in fuoristrada che preveda un itinerario nelle zone più remote del paese. Se scegliete questa soluzione consiglio: Dimensione Avventura, un gruppo carico di esperienza di Roma, che propone tour in Albania, sia per chi è dotato di auto che per semplici passeggeri su auto dell'organizzazione. Date un'occhiata al sito e parlate con Giuseppe e poi mi direte se non vi viene voglia di partire.

Una casa di Gjirokastro
Se meditate una vacanza al mare in appartamentini o alberghetti, sentite Enkeleda Dalla di Vacanze in Albania, v.vacanze.albania@g.mail -  vedere il suo sito, ricchissimo di informazioni turistiche. Vi farà proposte che, come si dice, non potrete rifiutare, dato che conosce bene vizi e virtù di noi italiani, con cui ha convissuto per 18 anni. 

Per viaggi particolari, offre soluzioni tematiche anche per gruppi che vogliono visitare i luoghi di guerra ad esempio o tour artistici e culturali, contattate Bashkim Hyka di Albania - Culture & Adventures. ( bashkim.alb@gmail.com ) Grande esperienza come tour operator maturata in Italia per 20 anni e grandissimo conoscitore del suo paese di cui ha segnato anche il più piccolo sentiero, disponibile a preparare tour personalizzati (biciclette, moto, camper, trekking). Non sarà difficile intendersi con lui grazie anche al suo italiano perfetto.

Le gole dell'Osum

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