mercoledì 26 agosto 2009

Miniere.


Vivere una vita come topi. Quello che vedete qui a lato (sempre che riesca a postarlo), non è come sembra, un Megaloptide di Mizar II reso schiavo nelle miniere di Surakhis da Paularius, il personaggio che, chi mi segue, conosce ormai bene, ma una ragazzo della val Germanasca che, non molti decenni fa, trasportava talco al di fuori della miniera Paola vicino a Prali. Il nostro amico Paularius, guarderebbe con invidia ai rapporti di lavoro dell’epoca, rapportandoli a quelli della sua miniera, che, ingenuamente nel descriverli, credevo disumani, infatti, nella realtà, i minatori di questo periodo, stavano in galleria per dodici ore consecutive, senza permesso di mangiare, con silicosi e sordità garantite, tubercolosi possibile ma non certa e durante il periodo invernale non avevano, causa neve ed altre intemperie, la possibilità di scendere a valle dove abitavano le famiglie. Trascorrevano quindi le dodici ore di riposo in baracche di fortuna vicino alle gallerie, in attesa del turno di rientro. Molto istruttivo dunque, il percorso proposto in due o tre ore da Scopriminiera che, dopo la visita del piccolo museo che contiene anche una bellissima serie di foto d’epoca, tra le quali quella che vi ho mostrato, vi trasporta per un kilometro e mezzo nelle viscere della montagna a vedere una realtà conclusasi solo nel 1995. Non è la prima miniera che ho visto. Ricordo, vicino a Johannesburg, una miniera d’oro con un immenso pozzo nel quale calava il montacarichi. Venti minuti di discesa e ti sembra di essere al centro della terra, in realtà eravamo a 250 metri di profondità, mentre il pozzo più basso era a -2800 metri! Stessa situazione, stesso lavoro, stesso martirio quando provi a maneggiare un martello pneumatico che quasi non riesci a reggere per le vibrazioni che ti trasmette alle braccia e per i 110 decibel che ti mitraglia nelle orecchie; non resisti neanche dieci secondi, devi mollare per non diventare matto. Poi pensi che invece quella gente se lo puppava per 8, 10, 12 ore di seguito e ti chiedi, ma come era possibile? Eppure questa vita da topi era addirittura agognata, si faceva la fila per poter scendere laggiù. I ragazzi di queste valli aspettavano con ansia di avere sedici anni per scendere con i padri nelle gallerie, lo preferivano anche negli anni ’50, piuttosto che scendere in città alla catena di montaggio. Poi piano piano, le condizioni sono migliorate, le gallerie più difficili sono state chiuse, anche perché non erano più redditizie e anche i ragazzi italiani hanno trovato altri lavori. Sono arrivati e rimasti i minatori polacchi. Perché si sa, ci sono lavori che in un paese ricco e sviluppato nessuno vuol più fare. Un momento, oggi rimane aperta solo più una miniera nella valle con una quarantina di addetti. Beh, udite, udite, quasi la metà sono ragazzi italiani e giovani; forse in Italia sta succedendo qualcosa e non ce ne accorgiamo, forse è meglio che si faccia qualche ragionamento su queste cose. Non ti becchi più la silicosi, si fanno otto ore e poi c’è pure la mensa, ma credo che non sia un lavoro da rose e fiori, fare la vita del topo. Per meditare su questi argomenti, se deciderete, incuriositi da questo post, di passare una gradevole giornata da queste parti, penso che non rimarrete delusi. Magari per non rimanere troppo intristiti e pessimistici sul futuro del nostro paese, cosa sconsigliatissima, vi esorto, scesi dal trenino e usciti dalla galleria della miniera Paola, di sostare all’adiacente ristorante Il ristoro del minatore, dove davanti ad un abbondante terrina di polenta taragna o un plateau di tome della valle con miele di castagno, potrete valutare le difficoltà della vita d’altri tempi.

4 commenti:

ParkaDude ha detto...

Non so se conosci la canzone Youngstown, una delle mie preferite di Springsteen.

(ti puoi sentire i primi minuti direttamente dal suo sito:

http://www.brucespringsteen.net/songs/Youngstown.html

e' un pezzo che tratta, appunto di miniere, minatori e vita dura, preso dall'album ispirato dal libro Furore, di Steinbeck).


~Youngstown

Here in north east Ohio
Back in eighteen-o-three
James and Danny Heaton
Found the ore that was linin' yellow creek
They built a blast furnace
Here along the shore
And they made the cannon balls
That helped the union win the war

Here in Youngstown
Here in Youngstown
My sweet Jenny, I'm sinkin' down
Here darlin' in Youngstown

Well my daddy worked the furnaces
Kept 'em hotter than hell
I come home from 'Nam worked my way to scarfer
A job that'd suit the devil as well
Taconite, coke and limestone
Fed my children and made my pay
Then smokestacks reachin' like the arms of god
Into a beautiful sky of soot and clay

Here in Youngstown
Here in Youngstown
My sweet Jenny, I'm sinkin' down
Here darlin' in Youngstown

Well my daddy come on the 0hio works
When he come home from world war two
Now the yards just scrap and rubble
He said, "Them big boys did what Hitler couldn't do"
These mills they built the tanks and bombs
That won this country's wars
We sent our sons to Korea and Vietnam
Now we're wondering what they were dyin' for

Here in Youngstown
Here in Youngstown
My sweet Jenny, I'm sinkin' down
Here darlin' in Youngstown

From the Monongaleh valley
To the Mesabi iron range
To the coal mines of Appalacchia
The story's always the same
Seven-hundred tons of metal a day
Now sir you tell me the world's changed
Once I made you rich enough
Rich enough to forget my name

In Youngstown
In Youngstown
My sweet Jenny, I'm sinkin' down
Here darlin' in Youngstown

When I die I don't want no part of heaven
I would not do heavens work well
I pray the devil comes and takes me
To stand in the fiery furnaces of hell

ParkaDude ha detto...

Ooops!
Rileggo il testo e scopro che mi ricordavo male, parla di fonderia e fabbrica, non di miniera.
Arrossisco!
Resta un bellissimo pezzo, comunque.

Popinga ha detto...

Parla di miniera lo standard folk Sixteen Tons di Merle Travis (1946), che hanno cantato anche i Platters, Johnny Cash e il nostro Nicola Arigliano.
Qui la versione di Johnny Cash: http://www.youtube.com/watch?v=boXa8c6OuRQ
A me il tuo post ha ricordato la situazione delle miniere di zolfo o delle cave siciliane, come quella descritta da Verga in Rosso Malpelo.

enrico ha detto...

grazie delle citazioni, in effetti fonderie o miniere credo che la situazione avesse molti punti in comune

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