domenica 16 agosto 2009

Forte Moutin


E’ una costante storica. In ogni tempo a qualcuno è venuto in mente di fondare imperi millenari, armi che non possono essere fermate, fortezze che non possono essere espugnate, invincibile, difese invalicabili da costruire a prezzo di fatiche e sacrifici (altrui) per poter essere difesi dal nemico feroce. Ci sono esempi in tutte le epoche e in tutte le latitudini. Il destino di queste opere è stato identico, sempre, a testimonianza di quanto gli sforzi per realizzarle sia stato utile. Ne abbiamo un ennesimo esempio anche in questa valle. Nel corso del 1600 si sentì, incommensurabile, il bisogno di costruire un’opera di difesa invalicabile. Chissà come fu sentita questa decisione dai valligiani del tempo, strappati ai pascoli e alle povere colture dei campi faticosamente terrazzati nei secoli, per effettuare chissà quali lavori di corvé. Così prese corpo l’idea di erigere, su disegno dell'architetto Vauban, un forte inespugnabile sulla riva destra del Chisone che avrebbe chiuso la valle ad ogni tentativo di invasione da parte dei Duchi di Savoia che diventavano sempre più aggressivi a quel tempo. Il forte Moutin, così fu battezzata l’opera, crebbe a poco a poco, occupando tutto il fianco della vallata con spesse mura, pronto ad opporsi all’invasore che sarebbe arrivato chissà quando dalla pianura. Finalmente anche a questa Fortezza Bastiani venne il momento di provare la sua potenza. Vittorio Amedeo, all’inizio del 1700, pose l’assedio alla città di Fenestrelle e si trovò davanti all’insormontabile ostacolo costituito dall’ormai consolidato forte Moutin. Una bella rogna. Fu dunque portato un cannone sulla sovrastante Ridotta dell’Andour, una altura che domina il vicino crinale ed il primo colpo sparato centrò la polveriera che saltò in aria con tutto l’ambaradan, Il Forte, semidistrutto, si arrese immantinente con tutta la sua guarnigione. Per capire se la lezione fu di qualche utilità, basta considerare che dopo pochissimo iniziarono i lavori per costruire l’attuale forte di Fenestrelle, la cosiddetta grande muraglia piemontese, sull’altro versante della montagna, naturalmente girato nella direzione opposta, nuova difesa invalicabile contro il nemico, blablabla. Nessun insegnamento, nessuno che apprende qualcosa dagli errori del passato, nessuno si rende conto che gli eserciti passano, distruggono, gli eroi si immolano ed alla fine rimangono sempre e solo gli agricoltori a moltiplicarsi sulle rovine e a tramandare la loro discendenza. Oggi ti puoi aggirare lungo il fianco della montagna, camminando per ore in questo groviglio di vegetazione e dappertutto troverai ancora, tra un gruppo di alberi, tra i cespugli più spessi, tra i rovi più spinosi le rovine del vecchio forte Moutin ingoiate dalla pineta o sepolte parzialmente dai detriti della montagna. Non è una atmosfera tropicale, ma passeggiare su questi sentieri impervi non è molto dissimile, sotto molti aspetti emozionante, dalla ricerca delle tante ciudad perdidas della mesoamerica, una Tikal nostrana, una Palenque de noantri, nel tentativo di incontrare un Pakal sconsolato, fiero come tutti i guerrieri, gabbato come sempre dai contadini che fingevano di temerlo.

1 commento:

FEROX ha detto...

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