giovedì 15 aprile 2010

In un altro spazio.

E’ accaduto di nuovo. In questo gioco fantastico tra virtuale e reale e tra virtuale e meta virtuale, nulla è più chiaro, niente è più sicuro. Voi leggete queste cose, ma io non sono lì, la mia è una presenza/assenza, una fantasima di cui voi conoscete l’esistenza e su cui potete accendere le vostre fantasie più morbose, ma voi sapete che io sono in un altro luogo a scrivere queste cose che vivono solo nella possibilità di essere lette, per suscitare sensazioni, ricordi, commenti. Invece adesso non sono nemmeno laggiù, semplicemente non sono. Vivo in un altro spazio, forse in un altro tempo, ad altezza non immaginabile, puro spirito in una atmosfera rarefatta dove i corpi umani non possono sopravvivere. Lontano, anche se appaio presente, in una sorta di dimensione priva di riferimenti che mi farà andare avanti nel tempo, che confonderà la notte con il giorno, che mi darà sensazione di calore, mentre a voi sembrerà di avere freddo, di vedere la luce mentre la tenebra della notte avvolge il vostro sonno, muovendomi a velocità vertiginosa, mentre tutto mi sembra immobile. Non sono più su questa terra. O meglio dipende dal momento in cui state leggendo questo post. In realtà potrei già essere atterrato e disceso, stranito e spossato, fuori dal ventre del grande uccello di metallo, come sempre, preda del terrore ancestrale che prende noi, uomini primitivi, quando compiamo questo atto contro natura, volare dentro un oggetto che nessun essere di buon senso può credere di essere capace di sollevarsi da solo, così enorme, così disgustosamente goffo e pesante se raffrontato ad una affusolata cicogna o ad un’aquila possente. Va be’, avete capito che mi hanno dato di nuovo un permesso. Mi assento quindi per un po’, ma non temete, una serie di post di argomenti vari, di cui questo è solo il primo, è stata acconciamente preparata e la mia ghost writer, oltre ad avermi concesso la vacanza (di studio e di meditazione naturalmente) si è anche accollato l’onere di postare con regolarità certosina. Non turbatevi quindi se non risponderò subito ai vostri commenti arguti. Lo farò comunque al mio ritorno (se ci sarà un ritorno, naturalmente), ma non pensate di essere completamente orfani; le moderne tecnologie stupiscono ogni giorno di più e potrebbe anche darsi che, pur lontano e metavirtuale, possa insinuarmi nella rete per tenervi d’occhio. Viaggio leggero, ho con me solo un calepino e un mozzicone di lapis, per appuntare qualche pensiero, qualche sensazione, qualche immagine, nel timore di perderle. Ve ne renderò conto appena possibile.

5 commenti:

Angelo azzurro ha detto...

Buon viaggio Enrico! Vivi e assapora il mondo come tu sai ben fare. Aspettiamo curiosi il resoconto della tua nuova esperienza al ritorno(su questo incrociamo le dita, va!)

laura ha detto...

che invidia... Specie dopo quattro ore di lezione e una puntura lombare.

enrico ha detto...

Sono lomtano, molto lontano in uno strano nowhere, ma vi sento vicini a me , chissai forse solo uno stordimento passeggero

ParkaDude ha detto...

Buon viaggio!

Devo ammettere che il mio inconscio, mentre leggevo, mi suggeriva l'immagine di te dentro un tempio dimenticato nella giungla, seduto tranquillo a meditare spalmato di strani unguenti :D

Tiziana ha detto...

@Parka - ci sei andato vicino

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