venerdì 27 luglio 2012

Recensione: G. Faletti - Appunti di un venditore di donne.

Altro libro da ombrellone senza lodo ovviamente, ma per la verità anche senza infamia, questa ultima "fatica" di Faletti. Lo so che tutti i miei amici letterati, storceranno subito il naso, ma nell'ambito della letteratura di consumo c'è ben di peggio, siamo sinceri. In fondo questo noir, tipico delle sue corde, si lascia leggere volentieri, mentre l'onda sciaborda il bagnasciuga, e la voglia di vedere come va a finire ti spinge a continuare fino al termine, i caratteri sono grandi e li leggi anche senza occhiali mentre succhi il ghiacciolo. D'accordo il nostro cabarettista non sarà certo un grande scrittore, ma in fondo l'ho un po' rivalutato. Lo stile è scarno, ma i personaggi li delinea discretamente e te li immagini molto bene, anche se le donne sono tutte bellissime e i cattivi cattivissimi, ma i continui colpi di scena, le sorprese che in fondo, conoscendo il pollo, ormai ti aspetti, non sono peregrine, d'altra parte il soggetto si adatta molto bene al cinema, contratto già firmato mi sembra. Anche l'incipit è curioso e ti aggancia subito (Io mi chiamo Bravo e non ho il cazzo.) tanto per metterti subito in argomento. Un tipo molto particolare ma con una mente fina che allena con le crittografie (qui il nostro Faletti  si è fatto aiutare da Bartezzaghi) e che di lavoro mette in contatto la domanda con l'offerta. La merce che tratta, donne, ma solo di gran classe. L'ambiente della Milano fine anni 70, torbido e scuro con le sue notti che preparavano la Milano da bere, una mala che non ha più l'innocenza del bar del Giambellino di Iannacci, ma le bische clandestine, la coca e la mafia appena arrivata al nord, nel pieno della furia delle Brigate Rosse, fanno da cornice ad una storia come sempre esagerata che parte molto bene e che poi si esaurisce un po' strada facendo. Le pagine le senti intrise della vena depressa dei personaggi, senza giustificazioni per chi imbocca le strade sbagliate, ma una specie di umana pietà, di compassione, forse questa è la vera natura dei comici, sempre nascosta dallo sberleffo e dalla battuta.. Va bene, Manzoni è un'altra cosa e anche il finale dei Promessi Sposi è letterariamente più giusto, ma insisto non si pretenda troppo, tanto il tempo dell'ozio estivo non va impegnato in pensieri troppo profondi.


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2 commenti:

Paolo Pascucci ha detto...

Da un po' di tempo a questa parte, con tutte le cose da leggere e il poco tempo a disposizione, ho come l'impressione di perderlo leggendo romanzi, massimamente certi romanzi. Ma tu dici di no...

Enrico Bo ha detto...

Dai Paolo, questo libro si legge se non hai niente altro da fare in alternativa a dormire sotto l'ombrellone o fare la settimana enigmistica. Dicevo solo che che secondo me non è totalmente negativo come molti lo fanno.

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