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domenica 11 giugno 2023

Recensioni: C. Lucarelli - Bell'abissina

 


Una altra avventura del commissario Marino, operaativo durante il vnetennio. Questo giallotto estivo sembra un po' tirato per la collottola, tanto per far del lavoro. La trama appare un po' scontata, dato che si capisce subito dove si andrà a parare. Comunque i personaggi sono abbastanza divertenti e l'ambientanzione soprattutto storica è la parte più interessante e di piacevole lettura, Ve lo leggerete tranquillamente e rapidamente sotto l'ombrellone in un pomeriggio. Comunque non offende e si lascia leggere velocemente, questo è soprattutto il suo pregio. 


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giovedì 20 gennaio 2022

Recensione: C. Scalia - Il talento del cappellano


L'ho letto una quindicina di giorni fa e già non mi ricordavo più bene trama e personaggi e questo non è un buon segno. Significa che non mi ha lasciato molto e che indubitabilmente appartiene a quella categoria di libri di consumo, per carità ottimi per far passare qualche ora senza pensare a pandemie o alle paventevoli crisi finanziarie che ci avviluppano. Ovviamente si legge con facilità e d'un fiato perché hai voglia divedere come va a finire, ma alla fine cosa lo differenzierebbe dai Gialli Mondadori della mia gioventu? Vediamo, il libro fa parte di una serie che come logico, presenta sempre gli stessi personaggi che investigano ed è pervaso a tratti da cenni di dialetto siciliano, vediamo un po', ma cosa mi ricorda? Per carità, qui siamo spostati verso le pendici dell'Etna. C'è chi investiga, c'è il superiore stronzo e pavido che richiama all'ordine, c'è la mafia sullo sfondo, ci sono le vicende personali che si intrecciano alla trama gialla, le quinte di un paesaggio magnifico che avvolgono il tutto, come se si volesse dire, ammiccando con una strizzatina d'occhi, ecco qua siamo prontissimi per una serie televisiva. Ci mettiamo anche la protagonista donna e l'anziano ex poliziotto che aiuta con le sue geniali intuizioni, i comprimari un po' macchiettistici ed ecco bello che confezionato il pacchetto, un po' Montalbano, un po' Imma Tataranni, tanto per non sbagliare. Poi la trama scorre via abbastanza complicata per attirare il lettore, per carità, ma io direi che è ora di cercare strade nuove, non è che se un format funziona, bisogna rifare sempre lo stesso per forza.


domenica 6 gennaio 2019

Recensione - F. Vargas - Il morso della reclusa


Ecco l'ennesimo libro del commissario Adamsberg, svagato, tignoso, e perso nelle nebbie della sua mente contorta e intuitiva, proprio come piace ai suoi affezionati. La Vargas non si smentisce e racconta con le consuete divagazioni questa ultima avventura del suo commissario, queste volte alle prese con uno strano caso, di ragni mordacie di fobie complicate, che solo lui sa riconoscere tra ricordi di un lontano passato e i contrasti nel suo posto di lavoro. Non delude, giallo ben congegnato anche se già verso la metà si intuisce il filo conduttore che porterà al finale obbligato. Ben scritto come sempre, si lascerà leggere tenendovi impegnati per un po'. Adatto agli amatori del genere e soprattutto agli ammiratori della Vargas. Un po' lo stesso loop in cui viene preso l'appassionato di Montalbano.


sabato 5 gennaio 2019

Recensione - M. Malvaldi - La misura dell'uomo



Un giallo rinascimentale di piacevolissima lettura. Certo letteratura di consumo, per carità, non parliamo di capolavori letterari, ma io ne sono rimasto avvinto e in poco meno di quattro ore me lo sono delibato tutto, seguendo la vicenda di Leonardo alla corte di Ludovico il Moro, del complicatissimo caso da dipanare, con le sue implicazioni di economia politica assai ben studiate. Raccontato in maniera ingegnosa e con uno stile assai accattivante, che di certo ha avuto lontane ispirazioni dal Nome della rosa, anche se di ben diverso livello, ti invoglia a seguire la vicenda fino in fondo e cercarne la soluzione. Bene ambientato, con la parte storica molto accuratamente controllata, insomma, ve lo consiglio, soprattutto se avete visitato recentemente il museo leonardiano a Vigevano e il castello Sforzesco di Milano dove la vicenda è ambientata. Rilevo che l'autore è rimasto colpito come me, alla lettura della lettera-curriculum di Leonardo, scritta di suo pugno e inviata a Ludovico per essere assunto come ingegnere di corte, dove elenca i suoi, si direbbe oggi, skills. Dieci capacità, tra cui architetto di fortezze, esperto idraulico, progettista di armi, disegnatore di costumi e organizzatore di spettacoli di corte e infine come decima esperienza: "Tra le altre cose sono anche discreto pittore", cosa che mi è parsa di godibilità assoluta. Lo consiglio caldamente come lettura scacciapensieri. 


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mercoledì 29 agosto 2012

Recensione: A. Pérez-Reverte - Il giocatore occulto.

Ancora letture estive. Questa volta un buon noir, con il pregio di avere, per chi lo gradisce, le classiche connotazioni del romanzo storico, documentato e preciso. Aggiungi che Pérez-Reverte è un discreto scrittore e ecco bello e pronto un 600 pagine di avventura, intrigo, violenza, cadaveri spolpati, dame tremebonde, corsari e via discorrendo. La vicenda si svolge durante l'assedio di Cadice che le truppe napoleoniche hanno posto nel 1811, poco prima che la stella del Corso cominciasse a decadere. Da un lato un capitano preoccupato solo di riuscire a far combaciare la scienza balistica con il risultato che le bombe che tira sulla città abbiano l'efficacia ricercata, dall'altro un cupo commissario di polizia pronto a tutto pur di risolvere un intricato caso, un serial killer che trucida ragazzine sedicenni. C'è un rapporto misterioso, morboso tra bombe e cadaveri. Sullo sfondo, la città e i suoi abitanti per cui la guerra procura fastidi sopportabili, ma anche occasioni di affari, perché tra la vita e la morte solo questo conta, gli affari. 

Affari importanti che si intrecciano nella società gaditana tra navi che arrivano dalle Americhe in rivolta e navi da corsa che cercano di intercettarle e l'arrivo o meno di una di queste può distruggere una famiglia o darle ricchezza. La guerra rimbomba sulla sfondo, una guerra fatta di fango, di pidocchi, fame e cancrena. La città guarda la baia in attesa che tutto finisca e si riannodino le fila della vicenda e ogni cosa torni al posto che le spetta per diritto di nascita. Inglesi e spagnoli contro francesi, due mondi a confronto. Repubblica, libertà e occasioni per tutti contro nobiltà, certezza dello status, importanza della posizione, in cui le idee liberali si fanno strada a fatica cambiando qualcosa per far rimanere tutto come prima. I poveracci a far la fame nelle bettole del porto, le prostitute a vendere quel poco che hanno da vendere, le nobildonne a nascondersi dietro i ventagli e le mantiglie, lanciando occhiate infuocate a marinai dai capelli lunghi e dagli sguardi sognanti. Diciamo che ti fa proprio venir voglia di andarla a vedere, questa città circondata dalle mura che hanno resistito a Napoleone.


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venerdì 27 luglio 2012

Recensione: G. Faletti - Appunti di un venditore di donne.

Altro libro da ombrellone senza lodo ovviamente, ma per la verità anche senza infamia, questa ultima "fatica" di Faletti. Lo so che tutti i miei amici letterati, storceranno subito il naso, ma nell'ambito della letteratura di consumo c'è ben di peggio, siamo sinceri. In fondo questo noir, tipico delle sue corde, si lascia leggere volentieri, mentre l'onda sciaborda il bagnasciuga, e la voglia di vedere come va a finire ti spinge a continuare fino al termine, i caratteri sono grandi e li leggi anche senza occhiali mentre succhi il ghiacciolo. D'accordo il nostro cabarettista non sarà certo un grande scrittore, ma in fondo l'ho un po' rivalutato. Lo stile è scarno, ma i personaggi li delinea discretamente e te li immagini molto bene, anche se le donne sono tutte bellissime e i cattivi cattivissimi, ma i continui colpi di scena, le sorprese che in fondo, conoscendo il pollo, ormai ti aspetti, non sono peregrine, d'altra parte il soggetto si adatta molto bene al cinema, contratto già firmato mi sembra. Anche l'incipit è curioso e ti aggancia subito (Io mi chiamo Bravo e non ho il cazzo.) tanto per metterti subito in argomento. Un tipo molto particolare ma con una mente fina che allena con le crittografie (qui il nostro Faletti  si è fatto aiutare da Bartezzaghi) e che di lavoro mette in contatto la domanda con l'offerta. La merce che tratta, donne, ma solo di gran classe. L'ambiente della Milano fine anni 70, torbido e scuro con le sue notti che preparavano la Milano da bere, una mala che non ha più l'innocenza del bar del Giambellino di Iannacci, ma le bische clandestine, la coca e la mafia appena arrivata al nord, nel pieno della furia delle Brigate Rosse, fanno da cornice ad una storia come sempre esagerata che parte molto bene e che poi si esaurisce un po' strada facendo. Le pagine le senti intrise della vena depressa dei personaggi, senza giustificazioni per chi imbocca le strade sbagliate, ma una specie di umana pietà, di compassione, forse questa è la vera natura dei comici, sempre nascosta dallo sberleffo e dalla battuta.. Va bene, Manzoni è un'altra cosa e anche il finale dei Promessi Sposi è letterariamente più giusto, ma insisto non si pretenda troppo, tanto il tempo dell'ozio estivo non va impegnato in pensieri troppo profondi.


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