lunedì 29 ottobre 2012

Cronache di Surakhis 52: Muoia Sansone con tutti i Filistei!

Il Piccolo Imperatore, si passò la mano stanca sul viso terreo facendo bene attenzione a non strappare i punti degli ultimi interventi che gli avevano eliminato le inutili porzioni di pelle che l'età (ormai aveva sorpassato i 500 anni) gli andava accumulando attorno agli occhi. Anche se la mano esperta dei chirurghi imperiali aveva fatto un buon lavoro, gli era rimasto un ché di aria orientale con le estremità dei sopraccigli così tirati indietro, ma che importava, sembrava avere non più di 30 anni ed i boccoli dorati che ornavano la bilia ormai lucida e incartapecorita lo facevano sembrare un giovane ganimede che però pareva aver perduto l'allegria dei bei tempi. Con un gesto nervoso della mano licenziò le ragazze che avevano allietato la sua notte, che uscirono schiamazzando e trattenendo in mano le mazzette di crediti che erano riuscite a mettere insieme nella nottata durante i giochi del Quanto costa questa bella patatina, divertissement che non avevano più, però la freschezza di un tempo. Se ne andarono di malavoglia, portandosi dietro l'orchestrina di flauti da culo che dava un tono di classe a quei ritrovi eleganti. Erano davvero bravi quei ragazzi, i Proctor Sibilantes, anche se, quando se ne andavano bisognava sempre arieggiare la stanza; meritavano almeno qualche posto di riguardo in un consiglio pubblico, tanto lì a certi odori non facevano più caso, impegnati come erano a spartirsi gli ultimi proventi che rimanevano nelle casse prima del liberi tutti. 

Ma non era quello il momento di pensare a quei piccoli problemi. Si preparò per la dichiarazione solenne che avrebbe fatto al popolo festante che rimaneva da giorni sotto il palazzo regale in perenne attesa di novità. Vestì la cappa d'oro e Swarosky, i diamanti se li erano già fumati tutti le sue disastrate società, messe insieme con tanti anni di fatica e collaborazione con schiere di politici sempre diversi, ma tutti voraci allo stesso modo, che bisognava pur nutrire, blandire, dotare di harem personali e mandare in vacanza sulle più belle astronavi di lusso nei pianeti più esotici della galassia. Altro che corrompere, era un lavoro a tempo pieno per il quale occorreva una azienda apposita, la Mentula satisfacta S.p.A. con sede legale alle isole Alligator, tutto regolare naturalmente, si era addirittura dovuto fare una legge apposita per rendere lecita l'operazione, la famosa e contestata Lex Magnatoria. Aveva pensato alla dichiarazione tutta la notte, sempre al lavoro anche quando le sacerdotesse della camera rossa esercitavano il loro officio. Avevano deciso di farlo fuori, avevano pensato per lui ad un esilio dorato con chirughi plastici, con il meglio delle Multisessuate galattiche a disposizione? Ebbene se ne sarebbe andato, ma nella caduta avrebbe portato con sé tutto il pianeta. Una distruzione globale a cui nessuno di quei furbacchioni che, anche nelle sue stesse stanze, avevano tramato contro di lui sarebbe sopravvisuuto, per non parlare della canea degli Oppositores, sempre pronti a rompere le scatole sul pur minimo scarto da leggi e regolamenti. 

Eccheccavolo, mica si poteva emanare una apposita grida per cambiare i codici, ogni volta che emergesse la necessità di corrompere qualcuno; era una perenne rincorsa contro il tempo, non si sarebbe potuto pensare ad altro. Aveva deciso. Partito lui, avrebbe con discrezione, ma sulla pubblica piazza della capitale di Surakhis, fatto decapitare tutto il governo a cui aveva passato l'incarico di sistemare le piccole difficoltà insorte nell'impero, quando tutto il resto della galassia aveva cominciato a reclamare indietro i propri soldi e, allo stesso tempo, avrebbe dichiarato guerra a tutti i pianeti, abbandonando il sistema del Credito Galattico e sostituendolo con una nuova moneta, la Meretrix, che poteva essere compensata anche da prestazioni in natura. Intanto ci sarebbe stato il vantaggio di poter pagare i lavoratori (questa era la nuova denominazione che per legge era stata attribuita agli schiavi, tanto per contentarli) con una sodomizzazione unica eseguita a fine mese in ogni azienda dai pagatori macropenici, così l'avrebbero di certo smessa di chiedere l'aumento.  Fuori della sala lo aspettava Paularius, nella sua veste di Gran Leguleio Imperiale per assisterlo durante il discorso. All'esterno, nella grande piazza, una folla immensa lo aspettava festante. Avevano tutti grandi forconi in mano e quando apparve sul balcone col viso tirato, invece di rimanere in religioso silenzio come di solito, cominciarono a batterli sulla nuda terra tutti insieme, facendo un rumore cupo, come un tuono lontano che andava crescendo sempre di più. Nella mano, nascosta sotto la veste nera, Paularius teneva stretto un pugnale sodomizzante di grandi dimensioni, pronto alla bisogna. E sorrideva sereno sentendo che il ricambio era alle porte.



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