sabato 4 luglio 2015

Default o ristrutturazione?

Siccome fa sempre più caldo e non ho voglia di tirare fuori le mie carte per portare alla fine il viaggio in Bhutan, rimando a domani e faccio una giunta più generale al pezzo di ieri. Si nota nei giudizi che, forse a causa proprio dell'afa che dà un po' alla testa, diventano sempre più violenti ed aggressivi sui social, che la maggior parte della gente lancia giudizi e più spesso insulti ed improperi, indipendentemente dalla realtà dei fatti, che ritiene di conoscere in base alla congerie di scemenze che escono sui social stessi, ma più per l'appartenenza ideologica e soprattutto in base alle dichiarazioni dei capipopolo che segue. Molto spesso questi auspici di soluzioni fantasmagoriche e non supportate da alcun risvolto pratico, non tengono neppure conto della situazione degli stessi urlatori, ma spesso sono, a loro stessa insaputa opposti ai loro interessi personali, Bello moralmente se fosse una scelta consapevole, ma quando ad uno fai notare la cosa, in generale gli vengono subito i brividi e si calma un po'. Le questioni economiche poi, sono prevalentemente numeri che mal si adattano all'agone dei sentimenti. Ma veniamo al nostro caso generale. 

E' sempre capitato e capiterà ancora che per i più svariati motivi, che non hanno rilevanza nella ricerca di soluzioni, un paese abbia generato una situazione debitoria insostenibile con le sue proprie risorse interne (può essere stato a causa di continui sprechi in spese improduttive, o corruzione o semplicemente per la volontà politica di sostenere uno stato sociale che non corrispondeva ad una adeguata raccolta fiscale, quello che si dice, vivere al di sopra delle proprie possibilità). Alcuni paesi con risorse naturali o altro a disposizione sono ovviamente più avvantaggiati di altri. Questo stato di crisi si è sempre risolto e sempre si risolverà e anche abbastanza facilmente. I modi fino ad ora trovati ( e per ora nessun economista ne ha escogitato altri) sono solo tre. 

Il primo, frequentissimo in passato, è quello di scatenare una guerra con qualche vicino a cui verranno imputate tutte le colpe e che in poco tempo provocherà tali e tanti morti e distruzioni, che alla fine, tutti i soldi diventati carta straccia, stufi di sangue e di morte e di fame, la gente ricomincerà da zero a ricostruire con calma e ci si attenderà una ventina di anni di crescita costante in cui i vecchi saranno crepati di fame o di altro ed i giovani ed i più svegli che sapranno approfittare delle occasioni che si presenteranno, andranno a costituire l'ossatura del nuovo paese. Questa soluzione è ambita in generale dai capipopolo che le sanno sparare più grosse, e che in questi frangenti vedono come per miracolo, aumentare i propri seguaci in maniera esponenziale. Questo in termini di consenso all'inizio, almeno fino a quando non cominciano a cadere le bombe, paga molto e i fans dei masaniello crescono a dismisura. Il rovescio della medaglia è che spesso, in un finale consueto, questi stessi vengono acchiappati mentre scappano e finiscono appesi per i piedi o in fondo ad un vicolo. 

Il secondo modo è il classico default. Si alzano le mani e si dice candidamente: Non pago. Anche questa è una manovra che piace ai politici d'accatto, perché, condendola con un bel po' di fanfaronaggine nazionalistica, nessuno ci può dire quel che dobbiamo fare, padroni a casa nostra, la colpa è degli altri che ci affamano o altre belinate del genere, queste pagano in termini di voti e di consenso, unica cosa che interessa al politico. Ahimè, è uno dei tanti difetti della democrazia, anche se poi rimane la miglior forma pratica di governo fino ad ora inventata. Le conseguenze sono momentaneamente ottime per il paese che lo dichiara che, intanto, azzera il proprio debito, ma hanno conseguenze micidiali per quello stesso popolo che ha osannato la cosa, almeno per la maggior parte di esso. Intanto se si era in una moneta comune (come l'euro, ma anche come il rublo a cui è successo la stessa cosa) se ne deve uscire, la svalutazione può essere contenuta attorno al 50%, oppure tramutarsi in ipersvalutazione, quella in cui si vanno a cambiare i dollari che si tenevano nel materasso una volta al mattino e una volta al pomeriggio (ero nel Caucaso e poi in Ukraina nel 93 e il cambio svalutava anche del 10% al giorno, in pochi mesi si passò in Ukraina dagli iniziali 3 Kuponi contro 1 dollaro a 200.000 Kuponi contro 1 dollaro). Questo significa ovviamente, la perdita di tutti i risparmi da parte di chi li ha, l'azzeramento del potere di acquisto di tutte le pensioni o degli stipendi pubblici e il problema è bello e che risolto, i debiti non ci sono più. Li hanno pagati i cittadini con tutti i loro avere e redditi. Quelli che magari si lamentavano e non volevano assolutamente accettare un aumento dell'1% della tassazione. Intanto questo crollo generale del potere d'acquisto provoca una caduta verticale del prodotto interno lordo, tutte le fabbriche chiudono non sapendo più a chi vendere la roba e il paese sprofonda nella miseria. Nel decennio successivo gli avvenimenti nel paese variano a seconda delle caratteristiche del paese stesso. Se ha molte risorse interne ad esempio estrattive (petrolio, gas, legno, metalli di ogni tipo come la Russia) o se ha molto prodotto o tecnologia interessante per l'esportazione, si tirerà su a poco a poco aiutato dalla esportazione agevolata iniziale dovuta alla svalutazione, mentre per la maggioranza della popolazione, la più debole ovviamente, pensionati, anziani, fasce deboli o semplicemente chi non è uno sveglio furbacchione che si sa gettare subito in questa nuova fase di capitalismo primario che funziona un po' come nel far west con la pistola alla cintura, sono anni davvero terribili, con le strade, davvero questa volta, piene di mendicanti. Questa soluzione apre generalmente la strada a situazioni autoritarie quando non dichiaratamente dittatoriali. 

Rimane l'ultimo modo per risolvere la situazione, quello della ristrutturazione del debito. Cioè ci si rivolge ai creditori e si dice loro, sentite gente io non posso pagare, se non volete perderli tutti (default) venitemi incontro, discutiamo, tagliatemi una parte del debito, o riducetemi o azzeratemi gli interessi o prolungatemi le scadenze, soluzioni via via meno pesanti a seconda della gravità della situazione debitoria. Ora qualunque creditore è predisposto a questa soluzione che è per lui la meno onerosa, ma come è naturale, pone delle condizioni. Io in pratica ti do altri soldi, ma tu mi prometti e con dati di fatto, non con parole, che non te li vai a giocare alle macchinette, altrimenti io oltre a quelli già persi, perdo anche questi. Le condizioni le fissa il creditore, il debitore al massimo può chiedere qualche variazione o qualche modifica che ritiene più favorevole, ma se risponde sputando in faccia e dicendo tu non mi puoi dire quello che devo fare, anzi io continuo a non far pagare le tasse alla maggioranza dei cittadini, mi tengo per ragioni elettorali una pletora di nullafacenti nella amministrazione pubblica, mantengo le spese militari proporzionalmente più alte d'Europa e la gente va in pensione quando ne ha voglia, allora secondo me, il creditore è molto tentato, se non legittimato, di rispondergli, sai che ti dico, allora vai a'ffan culo (non so neanche come si scrive) tu e fai sprofondare nella merda tutti quelli che ti sostengono. Il problema è che questa soluzione che prevede dieci o venti anni di sacrifici da parte di tutti, ma in misura infinitamente più sopportabile delle due soluzioni precedenti, è assolutamente invisa al politico, specialmente se è un populista d'accatto che riesce ad andare al potere promettendo sfracelli e cose assolutamente infattibili. Prendere questa coraggiosa decisione, che è sempre la migliore in assoluto per la maggioranza delle persone, che perderebbero poco poco, in confronto della perdita di tutto, non paga assolutamente in termini di consenso e questa stessa gente, miracolata, non voterebbe mai il politico che prendesse questa decisione, anzi, avendo salvato comunque la maggior parte delle proprie disponibilità, lo maledirebbe a vita, obbligandolo a cambiare mestiere. Quindi questa rimane la soluzione meno dolorosa, ma più difficile da prendere. 

E' inutile girarci intorno, i debiti, alla fine, qualcuno li paga sempre. Ed è sempre più facile farli pagare alla maggioranza più debole della popolazione che comunque, ingannata, è quasi sempre d'accordo. Certo che mi piacerebbe che ogni percettore di pensione (circa 20 mln in Italia) fosse completamente consapevole che, in caso di  uscita dall'euro, nella migliore delle ipotesi il suo potere d'acquisto calerebbe all'incirca alla metà, così come quello di ogni salariato statale, parastatale e simili, così come quelli privati per almeno un bel po' di tempo, altro che job act. Che ogni persona che abbia 4 risparmi, sia in titoli di stato (in Italia oltre 1.400.000 miliardi di Euro, qualcuno li avrà pure), che in altre forme, le vedrà parimenti dimezzate, che chi ha un debito o un mutuo denominato in Euro, alzerà anche lui le mani e dirà non pago perché non sarà più nelle condizioni di farlo, ma in questo caso perderà la casa o altro e così via. Contenti loro, comunque basta che ne siano coscienti e non vengano a menarmela dopo, che fa già caldo.


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3 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Una bella guerretta sapiens-sapiens e di clone, giubilei allo strafare, militi ignoti al poi ti pago dopo e mamme in pimperi da lutto strinto nero a patria e la trombetta
Son qui solo per dire che t'ho letto per intero e mica mollo, la mia posizione da colla senza colla-borazione da inveterato ciuco ripetente

Un saluto
Paolo

Barni ha detto...

Da ex filologo, suggerirei: a ffà 'n culo. Ma non te lo do per certo.
Per il resto sono d'accordo.
Ciao
Barni

Enrico Bo ha detto...

@Paolo - sei attento e mi compiaccio e mi compiaci. Gratias ago.

#Barni - accolgo con piacere la nota e chiedo conferme all'inclita.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!