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martedì 14 luglio 2015

Ipotecare il Partenone

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Visto che non riesco ad andare in montagna, proseguiamo ancora con le menate greche. Intanto c'è stato l'accordo sulle cose da fare, ma calma e gesso, se le cose non vengono fatte, la Grecia deve approvare in 2 giorni riforme che non sono riusciti a fare in 10 anni e i parlamenti dei vari paesi (più quello greco) lo devono ancora approvare, questo rimane carta da toilette. Ciò detto rimane il fatto che, a mio parere, questa soluzione, a prescindere dal contenuto è molto meglio della paventata Grexit e questo per tutti. Per il popolo greco che sarebbe sprofondato davvero nella cacca, per i creditori che avrebbero perso il 100%, per l'Europa per cui si sarebbe aperta una falla di impensabili conseguenze, per l'occidente, perché l'intervento inevitabile della Russa avrebbe spostato equilibri delicati dalle conseguenze imprevedibili, per il mondo intero perché tutto questo avrebbe potuto essere un nuovo cerino che dava fuoco ad un reinnesto di una crisi economica mondiale, data la fragilità della situazione economica globale. Quindi meno male che. Quanto ai giudizi specifici dei dettagli, vediamo i singoli attori. 

Il popolo greco è stato umiliato e sconfitto e questo è male. La speranza è che almeno abbiano capito. ma dubito, che dopo la sbronza della demagogia populista dell'inutile, anzi dannoso, referendum, rimane solo il mal di testa. Tsipras si è dimostrato un pessimo governo anche se paragonato ai già pessimi a lui precedenti. In pochi mesi ha portato il paese da un PIL in ripresa del 2,8% ad una previsione di un -3%, affossando forse definitivamente ogni possibile futura possibilità di soluzione del problema. Se l'austerità era una ricetta che conteneva degli errori, quella di Tsipras si è dimostrata ancora peggiore. Il peggio lo ha toccato col referendum, che se poteva essergli utile a fini di aumentare il consenso interno, fondato com'era sull'orgoglio nazionalista, gli ha notevolmente peggiorato la credibilità con coloro ai quali andava a chiedere altri soldi. Questo dovrebbe essere un bel monito per coloro che vedono con simpatia i vari Podemos, altri disastri vaganti per l'Europa che di problemi ne ha già tanti. 

Male anche per i duri dell'Eurogruppo, Germania in testa, che stizziti e proni al loro elettorato interno che manderebbe volentieri i Greci a spannocchiare meliga, li hanno umiliato troppo con un trattato che contiene clausole che quasi sembrano esserci per essere impossibili da eseguire (vedi i 3 gg per le riforme e il fondo di garanzia, in cui la faccenda del Partenone, sembra proprio citata per spernacchiarli). Bisogna dire che (a sentire le indiscrezioni) il fondamentale intervento italiano dietro le quinte, è servito ad evitare la costituzione del fondo in Lussemburgo ed altre limature di spigoli, in cui Draghi ha dimostrato di essere davvero l'unico personaggio di spessore politico con una visione larga, che ci sia in circolazione. Quindi diciamo: 3 all'Europa, 3 alla Grecia, 8 al fatto che si sia trovato comunque un'intesa e 10 a Draghi. 

Vedremo cosa succede adesso, perché la storia è ancora lunga e io penso che l'interesse generale sia comunque non stare tanto dietro a quanti soldi si perderanno nella questione (perché comunque se ne perderanno) ma evitare scenari molto più foschi che vanno dal'esplosione di una nuova crisi economica globale, all'arrivo di colonnelli, che in questi casi si fanno sempre vivi come soluzione, a guerre non più solo fredde od economiche, ma vere e reali come quelle che stanno lì in attesa alle porte, vedi Ukraina. Per quanto riguarda la Grecia, nessuno deve farsi illusione. Rileggetevi il bell'articolo della Stampa di qualche giorno fa, qui. Il primo default la Grecia lo fece nel IV secolo a.C. Il grano lo aveva prestato l'oracolo di Delo, la banca dell'epoca, per finanziare le guerre persiane. Anche allora i problemi erano principalmente geopolitici. Risultato: default con perdita dell'80%. Già allora erano sempre le banche a prendersela nello stoppino, altro che. Poi dal 1821 ad oggi la Grecia ha fatto almeno 5 default e il debito è stato via via ristrutturato almeno una decina di volte fino ad oggi e probabilmente così continuerà. Il resto sono solo chiacchiere.

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martedì 7 luglio 2015

Un dubbio sulla Grexit

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Siccome non ho voglia di cambiare argomento e non riesco a spiegarmi come mai uno che volesse davvero un accordo, abbia fatto un referendum farlocco dall'esito scontato (avendolo puntato sull'orgoglio nazionalista su un accordo già morto e non sull'uscita o meno dall'euro), quasi come volesse appositamente suscitare una reazione di ripulsa, vorrei che se qualcuno è al corrente di questa cosa che adesso vi espongo, mi dicesse se è vera o una delle tante bufale, anche se l'ho sentita da persone generalmente bene informate, e magari la spiegasse meglio. 

Qualcuno dice che siccome, gli ultimi prestiti che la Grecia non è in grado di restituire, sono stati concessi e stipulati, diversamente dal passato, secondo la giurisdizione cosiddetta anglosassone, alla Grecia converrebbe molto di più essere cacciata fuori dall'euro dai creditori, piuttosto che decidere autonomamente di andarsene e questa distinzione cambierebbe sostanzialmente i termini del default. A qualcuno risulta e sarebbe in grado di spiegarne i motivi?

Questo, se fosse vero, spiegherebbe tutto, al di là dell'atteggiamento volutamente sgradevole dei vari Varufakis, decisamente incomprensibile da parte di chi chiede condizioni più favorevoli, di avere parte dei debiti annullata mentre contemporaneamente chiedi altri soldi e tralasciando il populismo d'accatto su cui hanno banchettato i soliti e ben noti avvoltoi dell'intera vicenda, speranzosi solo di lucrare qualche votino in più dal nazionalismo purtroppo crescente.


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sabato 4 luglio 2015

Default o ristrutturazione?

Siccome fa sempre più caldo e non ho voglia di tirare fuori le mie carte per portare alla fine il viaggio in Bhutan, rimando a domani e faccio una giunta più generale al pezzo di ieri. Si nota nei giudizi che, forse a causa proprio dell'afa che dà un po' alla testa, diventano sempre più violenti ed aggressivi sui social, che la maggior parte della gente lancia giudizi e più spesso insulti ed improperi, indipendentemente dalla realtà dei fatti, che ritiene di conoscere in base alla congerie di scemenze che escono sui social stessi, ma più per l'appartenenza ideologica e soprattutto in base alle dichiarazioni dei capipopolo che segue. Molto spesso questi auspici di soluzioni fantasmagoriche e non supportate da alcun risvolto pratico, non tengono neppure conto della situazione degli stessi urlatori, ma spesso sono, a loro stessa insaputa opposti ai loro interessi personali, Bello moralmente se fosse una scelta consapevole, ma quando ad uno fai notare la cosa, in generale gli vengono subito i brividi e si calma un po'. Le questioni economiche poi, sono prevalentemente numeri che mal si adattano all'agone dei sentimenti. Ma veniamo al nostro caso generale. 

E' sempre capitato e capiterà ancora che per i più svariati motivi, che non hanno rilevanza nella ricerca di soluzioni, un paese abbia generato una situazione debitoria insostenibile con le sue proprie risorse interne (può essere stato a causa di continui sprechi in spese improduttive, o corruzione o semplicemente per la volontà politica di sostenere uno stato sociale che non corrispondeva ad una adeguata raccolta fiscale, quello che si dice, vivere al di sopra delle proprie possibilità). Alcuni paesi con risorse naturali o altro a disposizione sono ovviamente più avvantaggiati di altri. Questo stato di crisi si è sempre risolto e sempre si risolverà e anche abbastanza facilmente. I modi fino ad ora trovati ( e per ora nessun economista ne ha escogitato altri) sono solo tre. 

Il primo, frequentissimo in passato, è quello di scatenare una guerra con qualche vicino a cui verranno imputate tutte le colpe e che in poco tempo provocherà tali e tanti morti e distruzioni, che alla fine, tutti i soldi diventati carta straccia, stufi di sangue e di morte e di fame, la gente ricomincerà da zero a ricostruire con calma e ci si attenderà una ventina di anni di crescita costante in cui i vecchi saranno crepati di fame o di altro ed i giovani ed i più svegli che sapranno approfittare delle occasioni che si presenteranno, andranno a costituire l'ossatura del nuovo paese. Questa soluzione è ambita in generale dai capipopolo che le sanno sparare più grosse, e che in questi frangenti vedono come per miracolo, aumentare i propri seguaci in maniera esponenziale. Questo in termini di consenso all'inizio, almeno fino a quando non cominciano a cadere le bombe, paga molto e i fans dei masaniello crescono a dismisura. Il rovescio della medaglia è che spesso, in un finale consueto, questi stessi vengono acchiappati mentre scappano e finiscono appesi per i piedi o in fondo ad un vicolo. 

Il secondo modo è il classico default. Si alzano le mani e si dice candidamente: Non pago. Anche questa è una manovra che piace ai politici d'accatto, perché, condendola con un bel po' di fanfaronaggine nazionalistica, nessuno ci può dire quel che dobbiamo fare, padroni a casa nostra, la colpa è degli altri che ci affamano o altre belinate del genere, queste pagano in termini di voti e di consenso, unica cosa che interessa al politico. Ahimè, è uno dei tanti difetti della democrazia, anche se poi rimane la miglior forma pratica di governo fino ad ora inventata. Le conseguenze sono momentaneamente ottime per il paese che lo dichiara che, intanto, azzera il proprio debito, ma hanno conseguenze micidiali per quello stesso popolo che ha osannato la cosa, almeno per la maggior parte di esso. Intanto se si era in una moneta comune (come l'euro, ma anche come il rublo a cui è successo la stessa cosa) se ne deve uscire, la svalutazione può essere contenuta attorno al 50%, oppure tramutarsi in ipersvalutazione, quella in cui si vanno a cambiare i dollari che si tenevano nel materasso una volta al mattino e una volta al pomeriggio (ero nel Caucaso e poi in Ukraina nel 93 e il cambio svalutava anche del 10% al giorno, in pochi mesi si passò in Ukraina dagli iniziali 3 Kuponi contro 1 dollaro a 200.000 Kuponi contro 1 dollaro). Questo significa ovviamente, la perdita di tutti i risparmi da parte di chi li ha, l'azzeramento del potere di acquisto di tutte le pensioni o degli stipendi pubblici e il problema è bello e che risolto, i debiti non ci sono più. Li hanno pagati i cittadini con tutti i loro avere e redditi. Quelli che magari si lamentavano e non volevano assolutamente accettare un aumento dell'1% della tassazione. Intanto questo crollo generale del potere d'acquisto provoca una caduta verticale del prodotto interno lordo, tutte le fabbriche chiudono non sapendo più a chi vendere la roba e il paese sprofonda nella miseria. Nel decennio successivo gli avvenimenti nel paese variano a seconda delle caratteristiche del paese stesso. Se ha molte risorse interne ad esempio estrattive (petrolio, gas, legno, metalli di ogni tipo come la Russia) o se ha molto prodotto o tecnologia interessante per l'esportazione, si tirerà su a poco a poco aiutato dalla esportazione agevolata iniziale dovuta alla svalutazione, mentre per la maggioranza della popolazione, la più debole ovviamente, pensionati, anziani, fasce deboli o semplicemente chi non è uno sveglio furbacchione che si sa gettare subito in questa nuova fase di capitalismo primario che funziona un po' come nel far west con la pistola alla cintura, sono anni davvero terribili, con le strade, davvero questa volta, piene di mendicanti. Questa soluzione apre generalmente la strada a situazioni autoritarie quando non dichiaratamente dittatoriali. 

Rimane l'ultimo modo per risolvere la situazione, quello della ristrutturazione del debito. Cioè ci si rivolge ai creditori e si dice loro, sentite gente io non posso pagare, se non volete perderli tutti (default) venitemi incontro, discutiamo, tagliatemi una parte del debito, o riducetemi o azzeratemi gli interessi o prolungatemi le scadenze, soluzioni via via meno pesanti a seconda della gravità della situazione debitoria. Ora qualunque creditore è predisposto a questa soluzione che è per lui la meno onerosa, ma come è naturale, pone delle condizioni. Io in pratica ti do altri soldi, ma tu mi prometti e con dati di fatto, non con parole, che non te li vai a giocare alle macchinette, altrimenti io oltre a quelli già persi, perdo anche questi. Le condizioni le fissa il creditore, il debitore al massimo può chiedere qualche variazione o qualche modifica che ritiene più favorevole, ma se risponde sputando in faccia e dicendo tu non mi puoi dire quello che devo fare, anzi io continuo a non far pagare le tasse alla maggioranza dei cittadini, mi tengo per ragioni elettorali una pletora di nullafacenti nella amministrazione pubblica, mantengo le spese militari proporzionalmente più alte d'Europa e la gente va in pensione quando ne ha voglia, allora secondo me, il creditore è molto tentato, se non legittimato, di rispondergli, sai che ti dico, allora vai a'ffan culo (non so neanche come si scrive) tu e fai sprofondare nella merda tutti quelli che ti sostengono. Il problema è che questa soluzione che prevede dieci o venti anni di sacrifici da parte di tutti, ma in misura infinitamente più sopportabile delle due soluzioni precedenti, è assolutamente invisa al politico, specialmente se è un populista d'accatto che riesce ad andare al potere promettendo sfracelli e cose assolutamente infattibili. Prendere questa coraggiosa decisione, che è sempre la migliore in assoluto per la maggioranza delle persone, che perderebbero poco poco, in confronto della perdita di tutto, non paga assolutamente in termini di consenso e questa stessa gente, miracolata, non voterebbe mai il politico che prendesse questa decisione, anzi, avendo salvato comunque la maggior parte delle proprie disponibilità, lo maledirebbe a vita, obbligandolo a cambiare mestiere. Quindi questa rimane la soluzione meno dolorosa, ma più difficile da prendere. 

E' inutile girarci intorno, i debiti, alla fine, qualcuno li paga sempre. Ed è sempre più facile farli pagare alla maggioranza più debole della popolazione che comunque, ingannata, è quasi sempre d'accordo. Certo che mi piacerebbe che ogni percettore di pensione (circa 20 mln in Italia) fosse completamente consapevole che, in caso di  uscita dall'euro, nella migliore delle ipotesi il suo potere d'acquisto calerebbe all'incirca alla metà, così come quello di ogni salariato statale, parastatale e simili, così come quelli privati per almeno un bel po' di tempo, altro che job act. Che ogni persona che abbia 4 risparmi, sia in titoli di stato (in Italia oltre 1.400.000 miliardi di Euro, qualcuno li avrà pure), che in altre forme, le vedrà parimenti dimezzate, che chi ha un debito o un mutuo denominato in Euro, alzerà anche lui le mani e dirà non pago perché non sarà più nelle condizioni di farlo, ma in questo caso perderà la casa o altro e così via. Contenti loro, comunque basta che ne siano coscienti e non vengano a menarmela dopo, che fa già caldo.


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martedì 28 gennaio 2014

Don't cry for me Argentina

Tango argentino - dal web


Voglio tornare su un argomento di cui ho già parlato, non tanto per esaminarlo nel dettaglio, ma perché, a mio parere, serve da utile dimostrazione di come l'evidenza dei fatti e il buon senso non contano nulla di fronte alle arringhe dei capipopolo, che poi travalicano invadendo il web che fa cassa di risonanza alle bufale più potenti o alle ideologie più becere, che tuttavia spesso, diventano vere e proprie correnti di pensiero e condizionano scelte importanti e a volte vitali, caso Stamina insegna. Avevo parlato della mia esperienza argentina e di come la combinazione mortale che, proprio grazie al popolo sempre illuminato nelle sue scelte, aveva alternativamente portato quel disgraziato (anche se ricchissimo) paese, ad essere governato da Grilli e Berlusconi in alternativa, quando non conglobati assieme nella stessa persona. Questo aveva condotto la nazione, attraverso anche a una terrificante dittatura (ci si passa sempre in questi casi), alla distruzione totale, culminata con un bel default che ha massacrato la quasi totalità del  popolo stesso, distruggendo completamente risparmi, pensioni e lavoro, altre alle vite umane. Una corrente interessata di pensiero ha cominciato a far circolare l'idea balzana che questa soluzione (quella di non pagare i debiti) fosse una idea brillante e risolutiva per chi la fa. Un sistema economicamente percorribile per far ripartire la giostra, fottendo chi si è fidato (e uno potrebbe dire chi se ne frega) e salvando invece i cittadini del paese stesso. Una strada quindi da consigliare e da seguire. Quindi se vi volete districare tra le tante castronerie del web, facendo lo slalom tra le scie chimiche, le porcherie mortali dei poteri dei banchieri e delle multinazionali, le sirene e i cancri provocati dai cibi acidi e OGM, trovate pagine e pagine di incitamento all'uscita dall'Euro e dal conseguente default come brillante soluzione della crisi italiana, condito e giustificato dalle scemenza varie catalogate come sovranità economica, fiscale, politica, alimentare, misura delle zucchine e chi più ne ha più ne metta. 

Ora, prescindendo naturalmente dal lato morale, ma lì ognuno si trova facilmente le sue giustificazioni, anche le SS si sentivano a postissimo moralmente, e non considerando che l'Argentina è un paese il cui debito ammontava a poco più di un centinaio di miliardi (nulla in confronto coi nostri 2 mln di mld), che il debito era nel confronto di soli prestatori esteri e che in teoria non avrebbe riguardato risparmiatori argentini (mentre in Italia oltre il 50% del debito è verso i cittadini stessi, spesso i pochi risparmi di una vita che consentono al sistema di andare ancora avanti nonostante la crisi) e che l'Argentina è un paese molto ricco di materie prime su cui fare conto appena tirata la riga sul debito pregresso e su cui basarsi per ripartire, mentre l'Italia al contrario, si può basare solo sulle parole e sulla sua capacità di convincere il resto del mondo della propria credibilità, quello che è accaduto ed accade in quel paese dovrebbe essere così lampante ed evidente da spazzare via tutte le infami campagne antieuro condotte solo da quei partitelli che non sapendo più dove parare per raschiare qualche voto, oltre a quello dei razzisti più beceri o alle estreme più rigorose, battendo la grancassa del vento antieuropeista che spinge in questo momento. Naturalmente il Masaniello gran cacciatore di voti, si aggancia a questo vento promettente, pronto a mollarlo non appena ci sia qualche altro argomento arruffapopolo da accogliere. Un suo carissimo estimatore anonimo che aveva la bontà di commentare le mie posizioni, con un certa simpatica decisione, come sempre in questi casi, certo delle sue verità, (per fortuna che qualcuno ha voglia e tempo di mettere un po' di pepe in questo blog, diversamente piuttosto insipido) mi aveva duramente caricato, portando a dimostrazione il fatto che suoi conoscenti argentini, stavano benissimo e che il paese andava alla grande, proprio grazie al default risolutivo. 

Aveva anche allegato interessanti grafici a dimostrazione di come l'Argentina sta andando economicamente benissimo adesso. Quello che ho visto io laggiù una decina di anni fa, il disastro economico, il totale disfacimento morale e materiale di una nazione con i morti di fame e la gente che dormiva nei cartoni per le strade, la nascita delle nuove favelas, erano solo mie fantasie, adesso tutto va benissimo. Purtroppo i nodi vengono sempre al pettine ed i numeri presentano il conto prima o poi. Non è passato neanche un decennio e ci siamo di nuovo. Nonostante la crescita ottenuta grazie all'export delle immense possibilità del loro agroalimentare, tutto si è presto esaurito, l'Argentina è di nuovo sull'orlo di un'altro default. L'altro giorno il peso è stato svalutato del 120% e avanti col tango. Io faccio i migliori auguri ai suoi parenti di laggiù e prego ogni giorno che qui da noi non si cada mai, grazie alla follia dei votanti, nelle mani di questi personaggi nefasti come pochi che si aggirano in questo periodo per l'Europa. Se un paese è caduto nelle difficoltà economiche questo è dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei suoi cittadini ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, sperperando, corrompendo e mal comportandosi verso lo stato anche nelle piccole cose e mandando al governo le persone che queste cose consentivano (facendole loro stessi più in grande) perché facevano comodo a tutti ed alla fine nessuno ti viene a togliere le castagne dal fuoco, nessuno può dar la colpa agli altri, da queste stesse difficoltà se ne può uscire solo con le proprie forse, con un ritorno alla realtà senza scorciatoie alle spalle di altri. 

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venerdì 27 dicembre 2013

La fabbrica nuova a Taskent

Taskent - Uzbekistan

Eh già, quando le racconto agli amici non ci vogliono mai credere, ma la Russia postsovietica, in pieno default era davvero un macello; non parliamo poi delle ex repubbliche del glorioso impero dove si stava scatenando il selvaggio west delle nuove ricchezza. Il fatto è che nessuno sapeva fare le cose. Settanta anni di personaggi che non si prendevano nessuna personalità per non correre il rischio di sbagliare e essere purgati, aveva condotto alla perdita di ogni abilità. Questa che si vede nella foto è una tipica fabbrica "nuova" di quel periodo. Tanta voglia di mettersi nel business, certi che così si facevano i soldi, così sorgevano queste costruzioni che appena finite parevano già completamente bombardate. Qui siamo in Uzbekistan a Taskent e il fatto che l'edificio sia nuovo si vede dal grande gruppo frigorifero che avevamo appena istallato. Dentro, tutta una serie di "operai" che non sapevano bene cosa fare, che bisognava istruire in breve tempo e ai quali passare in consegna l'impianto pagato a carissimo prezzo. Certo perché quando sei nel triste stato di vivere in un paese in cui è saltata l'economia e che non ha pagato i debiti, i tuoi soldi sono diventati carta straccia e ogni cosa che vuoi comprare dall'estero, la devi pagare il doppio o il triplo di quello che vale realmente, la paghi in anticipo e in dollaroni sonanti che le tue schifezze di lire uzbeke (che allora si chiamavano Sumi se non sbaglio)  le potevi buttare nel cesso a cielo aperto che stava dietro la fabbrica stessa. 

Una delle grandi furbate compiute dagli stati che avevano abbandonato l'unione era stata quella di abbandonare subito il rublo e tornare alle monete nazionali. Forse giravano anche lì allora, quegli imbecilli di sedicenti economisti che adesso si sono trasferiti nei nostri talk show. Certo che però le serate erano allegre, fiumi di vodka e ristoranti lungo il fiume a fare brindisi fino a notte in nome dell'imperitura amicizia italo-uzbeka. Lampi di luce abbagliante da file di denti d'oro. Nei piatti, mestolate di plof, una sorta di riso fatto in un pentolone in mezzo al cortile le cui conseguenze ti impegnavano per tutta la notte. E poi incontri con tanti possibili clienti futuri a cui mostrare gli splendori della nuova fabbrica, desiderosi di averne una uguale, senza sapere neanche che cosa produrre, ma non importa, la cosa essenziale era mettersi in affari, cominciare a produrre in un paese affamato di cose da comperare e senza un soldo per farlo. Però c'era un sacco di speranza, negli occhi di tutti, convinti per la verità che in fondo fosse facile fare ed arricchirsi. Qualcuno lo ha fatto e ci è riuscito. Adesso vengono in Sardegna o sulla Cote a comprarsi le ville e noi li disprezziamo perché non hanno l'aplomb dei ricchi veri, blasé e disincantati, che sanno come comportarsi in ogni situazione. Si faranno anche loro, intanto se adesso vai nelle repubbliche centroasiatiche ad Astana o ad Alma Aty, vedi grattacieli come a Shanghai e stanno sparendo quelle fabbriche che avevamo messo su e che sembravano bombardate anche se erano appena finite. 


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lunedì 2 dicembre 2013

Una notte a Buenos Aires.

Buenos Aires -  luglio 2002

Era buio da parecchio ormai e faceva anche piuttosto freddo. Il taxi viaggiava piuttosto lentamente nelle strade diritte e quasi deserte della periferia di Buenos Aires, verso l'aeroporto. Ricordo la stranezza di quella situazione per una grande capitale, un traffico così limitato lo ricordavo solo ai tempi dell'Unione Sovietica, in quella Mosca piena di incertezze e di affanni per il nuovo in arrivo. Armando guidava piano, come se non fosse abituato a quel lavoro, stringendosi le spalle in una giacchetta lisa che dava poco riparo. Intorno sfilava la teoria di baracche di lamiera di nuova costruzione e la gente che dormiva fuori, malamente ricoperta di cartoni. Dappertutto il senso desolante di una miseria diffusa e comune, di una povertà di ritorno che crea una disperazione netta e senza speranze, molto diversa da quella dei paesi dell'Asia o dell'Africa dove questo stato è sempre stato endemico e comune, dove è vissuto come una normale condizione di vita a cui la gente si adatta alla meglio, con una dose di sopportazione che in fondo la fa apparire più accettabile, non avendone conosciuta una migliore. Quella dell'Argentina invece era una condizione ben diversa. Nei giorni che ero stato lì, sentivi aleggiare solo lo sgomento dell'enorme massa di gente, la stragrande maggioranza, che aveva in un attimo perso tutto. 

Il default arrivato tra capo e collo e la svalutazione conseguente aveva privato tutti dei loro risparmi, azzerato le pensioni, condotto alla chiusura la maggior parte delle attività industriali e commerciali, riducendo quasi tutti alla fame. Armando non chiacchierava con la vena allegra dei tassisti di tutto il mondo che si rivolgono al loro passeggero tanto per ingraziarselo al fine di massimizzare la mancia. Parlava poco e le parole dovevi tirargliele fuori ad una ad una. Era direttore amministrativo di un'azienda meccanica e quando questa, come la maggioranza delle imprese del paese aveva chiuso, si era trovato senza più nulla. Persi i risparmi, che comunque il blocco dei conti delle banche aveva reso indisponibili, impossibilitato a trovare un altro lavoro, abbandonato dalla moglie, si era ridotto a dormire nel sottoscala di una officina, che gli dava da guidare di tanto in tanto e in nero, un taxi durante la notte. Quello che riusciva a mettere insieme non gli bastava neanche per mangiare. Aveva infatti le guance incavate ed il profilo affilato, la barba un po' lunga che non aggiustava da qualche giorno e che gli dava un'aria un po' lugubre. Mi lasciò alla pensilina più lontana, lo sguardo basso, andando via veloce forse per aggirare qualche irregolarità in cui incorreva con la sua posizione border line. 

Anche le luci dell'aeroporto erano basse e fioche. Che tristezza vedere un paese apparentemente ricco di risorse naturali e poco popolato, ridotto in quella condizione dal populismo più becero e da un annoso malgoverno che aveva risolto il problema economico nell'unico modo che hanno sempre seguito i governanti sulle spalle della gente, default e inflazione, la livella che azzera tutto, riduce il paese alla fame, tutti poveri, poi chi ce la fa, ricomincia da zero. Avendo risorse, dopo una quindicina d'anni il paese si riprende a poco a poco e si riparte. Naturalmente se il paese ne dispone. Chi non le avesse ci metterà un po' più di tempo. Salvo che, posto che il paese non sia nel frattempo piombato in una dittatura, la gente non elegga altri populisti che in breve faranno di nuovo saltare il banco. E mi risulta che l'Argentina sia di nuovo sull'orlo del burrone. Sentire che qui da noi, quasi tutti i partiti, annusato l'odore antieuropeistico che spira nei gruppi più beceri e sordidamente populisti, si spostano più o meno cautamente su questa linea per perdere meno voti possibili, mi mette una grande tristezza. Il popolo alla fine ha sempre e soltanto quello che si merita, certo; è lui con i suoi umori che guida la giostra e ingigantisce le tendenze. I burattinai al massimo le intercettano e ci buttano benzina sopra, ingigantendo i problemi e snocciolando balle a catena per farsi votare. Prima erano gli immigrati, adesso è l'euro il colpevole. 

La gente sente solo un sordo rancore che vuole sfogare su qualche cosa che rappresenti il male e la cui eliminazione darà in automatico la soluzione dei problemi. Le orecchie sono chiuse e sigillate. Nessuno vuol sentire che quell'imbecille sul palco ti dice a distanza di un minuto che il cambio dell'euro era sbagliato che non doveva essere 1 a 2000, ma 1 a 1000. Poi dopo un attimo ti dice che bisogna uscire dall'euro per essere liberi di svalutare competitivamente e portarlo a 1 a 3000 o magari 1 a 4000. Nessuno avverte la discrasia detta, nessuno rileva il nonsenso. Tutti hanno già deciso e sono talmente ignoranti da non accorgersi neanche della contraddizione. Lui, quello che sta sul palco, no, lui la capisce benissimo, lui e chi lo guida, lui non è ignorante, è solo un farabutto mentitore. Ma che importa, il popolo vuole Masaniello e Masaniello avrà, tanto saranno poi loro ad andare a dormire sotto i cartoni. E non è neanche che gli italiani siano i peggiori, in Francia avanza le Pen, in Olanda, Austria l'estrema desta, in Ungheria in altri paesi i neonazisti vincono le elezioni, Alba Dorata è ai massimi storici. Spira da nord una tramontana gelida, speriamo solo che l'inverno non sia troppo lungo e rigido.


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giovedì 11 ottobre 2012

Sfacelo.

Alessandria - La cittadella.  -dal web

La mia città è caduta nel baratro. Si vede nel piccolo quello che sarebbe successo al paese se non si fosse intervenuti in tempo mettendo le persone serie al posto dei brubru. I nuovi che sono arrivati, hanno aperto il forziere e hanno trovato un buco di oltre cento milioni, roba da poco. I vecchi hanno alzato le mani e hanno detto, ma non so, mica colpa nostra, ci dovevano essere le tarme e via inseguiti dai carabinieri di Pinocchio, lasciando solo le macerie del vecchio ponte abbattuto e mai ricostruito. A Roma hanno detto, per voi non ci sono soldi, mi spiace, avete già la nebbia e Umberto Eco, contentatevi. Ma dateci almeno i nostri, no mi spiace non ce ne sono più, capirete ne abbiamo dovuti dare 900 a Roma, altrettanti a Palermo, poi Napoli e poi muori, anzi morite, per voi niente, nonostante il ministro alessandrino, abbia detto che ci avrebbe messo una buona parola, ma si sa che gli alessandrini sono un po' chiusi e antipatici e quando chiedono qualcosa, ricevono solo pernacchie. Pertanto saremo il primo comune d'Italia fallito. Già i commissari impazzano e non ci sono neanche più i soldi per gli stipendi, altro che spesa sociale. E allora avanti, con quello che succede quando fai il default. Tariffe dei servizi raddoppiate, servizi in via di sospensione e IMU al massimo applicabile per cinque anni, per gli stipendi si vedrà di mese in mese se ce n'è. Toccherà pagare tutti. Però che almeno quelli che hanno fatto il buco, stiano zitti per cinque anni per favore, non si chiede molto e, per la verità sarebbe meglio che tenessero un profilo basso anche quelli che li hanno votati. Così, per una semplice ragione di decenza. Poi, che ognuno faccia quello che gli pare, tanto dovremo pagare lo stesso, perché i debiti, alla fine vanno onorati anche se non li hai fatti tu personalmente, ma quello che ti rappresentava.


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giovedì 30 agosto 2012

Ritorno in città.

Rattazzi indica la strada agli ex-amministratori - dal web


Certo quando si ritorna in città c'è come un senso di finito, come di aver perso qualcosa. Le vacanze (non certo le mie) si sono concluse e il riprendere la vita normale porta sempre con sé un senso di deprivazione, di perdita, di negativo. Sarà tutta quella montagna di roba da mettere a posto, ma come è stato possibile caricarla tutta in macchina? Sarà che ritornando all'ovile ritrovi anche cose che non ricordavi più o che pensavi di esserti lasciato ormai alle spalle. Invece non è così. L'aria è stranamente pesante in città e non è la solita cappa di umido estivo dell'Alessandria tipo. Già perché proprio la mia città, oggi è sulla prima pagina del giornale. Che onore. Saremo la prima città fallita d'Italia. Non che quelle che sono state via via salvate fossero meglio, si sa quando metti la città nelle mani di giunte di un certo tipo, bisogna avere il coraggio di dirlo una buona volta, la destra è davvero negata quando si parla di economia, il risultato è sempre più o meno lo stesso. Il fatto è che adesso si è deciso che basta, si tira la riga e d'ora in poi chi fallisce, fallisce sul serio. Si comincia a non pagare più gli stipendi, l'immondizia rimarrà in mezzo alla strada (come a Napoli? no a Napoli poi la portano via) e così via. Chi ha fatto il puffo invece (100 milioni di euro o più, perché i bilanci pare che siano per così dire, di fantasia) va in giro liberamente a pontificare. Chi è appena arrivato è inseguito dai creditori, le care e vecchie amiche banche e sta cominciando a spremerci come rape e lo farà per i prossimi cinque anni. Siamo messi un po' come la Grecia per fare un paragone che potete capire facilmente. 

La gente per la strada, abituata alle nebbie, che sia umidità che sia calore, non grida neanche, non va a incatenarsi davanti a chi ha così bene amministrato la città. Forse non ne ha neanche la forza, qui l'età media è attorno ai 70, i giovani emigrano e quelli che sono qui, per contrappasso, sono tutti immigrati che non hanno ancora capito l'aria che tira e che presto si troveranno una concorrenza agguerrita. Si borbotta sulle panchine. ma con poca convinzione. L'alessandrino è fatto così, non crede molto a quanto si sente dire in giro, è abituato alle chiacchiere da bar, alza un po' le spalle, fa un ghigno traverso con la bocca e chiosa le questioni con un definitivo "tüti bali" e cambia argomento, anzi è leggermente infastidito da questa attenzione che si comincia a rivolgere alla città. Chissà, se lo viene a sapere la Merkel, va a finire che non si fida più neanche del resto dell'Italia, d'altra parte noi, glielo avevamo già fatto una volta il pacco a quel tedescaccio del Barbarossa che era venuto da queste parti con uno spread micidiale di lanzichenecchi a pretendere che lo si stesse a sentire. La Lega si era messa di traverso già allora (e a quei tempi mica prendeva lauree a Tirana, né mandava soldi in Tanzania) e teneva ancora per le palle la maggioranza dei comuni, quindi il Barba, muto, gira la mula e torna a casa con la coda tra le gambe. Chissà se è andata così o se anche allora l'hanno fatta poi raccontare da qualche giornalista penna fina. Mah, certo che la città è proprio pervasa da una sottile vena di malinconia. Quasi quasi me ne vado al mare.


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martedì 12 luglio 2011

Too big to save.

L'importanza economica dell'Italia è più o meno doppia di quella di Grecia, Portogallo e Irlanda messe insieme. Il nostro debito pubblico è il terzo tra i più ricchi, ma il nostro PIL è solo il settimo o l'ottavo, in compenso la nostra crescita è nell'ultimo decennio è una delle ultime del mondo. Questo debito (che potete vedere nel suo sviluppo continuo nella casella a fianco) è, caso anomalo nei paesi occidentali, per oltre la metà nelle mani delle famiglie italiane, nota da un lato positiva in quanto dà una minore volatilità speculativa e funge da cassa sociale, mentre il lato negativo (per chi lo detiene) è rappresentato dal fatto che un eventuale default, colpirebbe i singoli, cosa che non renderebbe utile alla comunità internazionale, un salvataggio, al di là delle dimensioni dell'impresa. Quindi non vorrei che qualcuno si illudesse che gli altri paesi ci salvino. Il cucuzzaro è troppo grosso per essere salvato e soprattutto i salvatori presunti non sono nostri creditori (come per gli altri PIGS, che se non li salvi non pagano te). Gli scossoni speculativi conseguenti, benché amplifichino notevolmente la situazione, non sono in generale sostanziali più di tanto, sono solamente indicativi di un trend e possono mutare direzione con la stessa rapidità con cui sono cominciati. Tuttavia le vie di uscita da queste posizioni sono ben note, per essere accadute molte volte nel passato ed in molte aree del mondo. 

Non interessa, per capire cosa potrebbe accadere, individuare di chi sia la responsabilità di tutto ciò e chi vuol sottolineare che chi ha governato negli ultimi otto anni su dieci, ha portato il debito da 1400 a 1900 miliardi, forse solo perché sfortunato, compie solo un esercizio retorico di poca utilità. Di norma si esce da queste paludi in tre modi. Il più consueto, consiste nel default dello stato che per quelli come il nostro privi di risorse naturali, porta al disastro totale, la fame (quella in cui la gente non ha più da mangiare tanto per capirci) per la maggioranza della popolazione, una ipersvalutazione che in pratica annulla il debito ed i beni mobili e che conduce quasi sempre a contrasti sociali così gravi da sfociare in soluzioni totalitarie. Un secondo, un po' più sofisticato ed al contempo più morbido, consiste nel dare via libera ad una forte svalutazione (analoga a quella degli anni settanta) che presuppone comunque una uscita dall'Euro, unica diga che ci protegge dalla svalutazione selvaggia, che di norma è accompagnata da una provvisoria dinamicità economica data dalla migliore competitività monetaria che innalzerebbe velocemente il PIL migliorandone il rapporto col debito. 

Questa soluzione brucerebbe velocemente la massa di risparmio oggi in mano ai cittadini che si troverebbero in mano un valore fortemente decurtato, quasi carta straccia, risolvendo allo stesso tempo il carico percentuale delle pensioni e degli stipendi pubblici che dimezzando o peggio il loro potere di acquisto, inciderebbero assai meno sul bilancio totale. Naturalmente nella speranza che la perdita di consumi interni fosse compensata dalla competitività acquisita nell'export. Tutto questo è di norma un sollievo piuttosto labile i cui effetti vengono rapidamente compensati, salvo la mazzata sui risparmi e sul potere d'acquisto. Rimane un ultima soluzione, che è il rientro graduale ma deciso del debito. Per fare questo sarebbe necessario una serie di manovre di tagli e di tasse, ripeto di tasse, tasse, tasse ed ancora tasse, talmente forti ed esagerate che la gente neanche riesce ad immaginare. Vi ricordo solo che la tremenda manovra di cui si discute in questi giorni e su cui tutti gli italiani si strappano i capelli, taglierà quest'anno 2 miliardi. La gente dovrebbe soltanto cercare di immaginare cosa significherebbe portarne a casa 70 o 100 come almeno servirebbero alla bisogna. 

Certamente tutti grideranno che bisogna tagliarli agli sprechi, ai politici e comunque agli altri, senza rendersi conto, che tagliare metà o più dei compensi dei politici, dei furboni e delle pensioni e stipendi dorati, cosa che comunque andrebbe fatta per ragioni di esempio morale per fare accettare il resto e per essere credibili (Obama chiede sacrifici e per prima cosa si riduce lo stipendio), porterebbe a casa neanche un decimo di quanto serve. I soldoni, quelli necessari, li porti a casa solo tosando qualche centinaio di euro ai 20 milioni di conti bancari o raddoppiando il prezzo della benzina o con una ulteriore tassazione feroce sugli immobili. Nessuno è in grado di fare questo, che rimane comunque la più indolore delle soluzioni, se non un governo composto di persone che non abbiano interesse alla rielezione. Certo la gente attendata nelle nostre istituzione è molto lontana da tutto questo, non vi preoccupate, le lacrime e sangue saranno solo teoriche e se ne discuterà per mesi per salvare questa o quella prebenda. Meglio lasciare andare tutto alla malora. Oppure andare in vacanza, ma mi raccomando sconsiglio il mare, meglio i Monti (ma uno solo, non tre, mi raccomando).


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