venerdì 22 gennaio 2016

Gujarat 13: Verso il Kachch

Fedeli


Un parrocchetto
Anche Jamnagar non si discosta molto dalle altre città Gujarat che abbiamo attraversato fino ad ora, confusione, polvere e sensazione di inarrestabile deterioramento ed abbandono delle cose più vecchie sostituite da nuove che nascono portando con sé, nel loro DNA intrinseco, il germe della corrosione e  del prematuro disfacimento. Al centro della città un piccolo delizioso lago artificiale al cui centro si ergono le mura bianche di marmo di un palazzo in completo disarmo. Il giardino che lo circonda è popolatissimo di giovani e famigliole ed in effetti è un luogo delizioso per fermarsi un attimo a respirare, seduto su una panchina guardando il sole che tramonta dietro le colonnine tornite del palazzo che si specchia nell'acqua. Un continuo volo di pappagallini verdi dalla lunga coda piumata sfarfalla sugli alberi intorno, anche se non si notano a terra lasciti sospetti tali da sconsigliare una sosta prolungata. Mentre il sole scivola adagio dietro la skyline delle case, una musica monodica galleggia nell'aria con ipnotica ritmicità. La segui anche senza averlo consciamente deciso, lungo il bordo del lago, oltre i cancelli in ferro battuto del giardino, fino al limitare del tempio di Hanuman, il Dio re delle scimmie che tanta parte ha nel Ramayana. 

I cantori del Guinness
Il tempio è piccolo e raccolto e, superato l'ingesso, ti immetti direttamente in una grande sala aperta sotto una volta a cono sormontata da sottili colonne. Davanti alle camere interne che contengono le statue della divinità, un folto assembramento di fedeli sta seduto a terra, in attento ascolto attorno ad un gruppo di cantori che con l'aiuto di semplici strumenti musicali, il pachkaway, il lungo tamburo a due bordi, dei cembali tintinnanti ed il classico harmonium  indiano che conduce la melodia. Un vecchio pelato dai baffi bianchi, ne muove il mantice con ritmici movimenti della mano sinistra mentre la destra intona sulla tastiera una lode che consiste in una costante ripetizione di un mantra altalenante su un accordo fisso. Shri Ram, Jai Ram, Jai Jai Ram. I cantori seguono senza lasciare soste, mentre i fedeli tutti intervengono solo di tanto in tanto unendosi al coro. Sembra che tutto questo prosegua, notte e giorno senza soste di alcun genere, dal 1 agosto1964, quasi 52 anni insomma. Si potrebbe dire, una bella costanza, ma quando c'è la fede si fa questo ed altro. Il sole intanto, si spegne definitivamente nel lago, mentre le ombre si allungano fino ad avvolgere case, giardini e volti, confondendo tra loro alberi e colonne, dove qualcuno inevitabilmente avvertirà la presenza della divinità, mentre ti perdi nelle vie del bazar, inseguito dal suono che si affievolisce a poco a poco sopraffatto dai clacson del traffico urbano. 

Ibis e airone
Quando nasce il nuovo giorno la strada si allunga verso la piana sconfinata del Kachch, l'anomalo deserto che si estende dal golfo fino al vicino confine pakistano, un insieme di lande desolate con la rara vegetazione delle zone aride, alternate a spazi sconfinati che, a seconda della stagionalità, possono venire ricoperte da poche dita di acqua che formano paludi inestricabili fatte di fanghi salini e popolate da centinaia di specie diverse di uccelli. E' un territorio unico nel suo genere, una sorta di selvaggio ovest indiano popolato da selvatici gruppi di pastori erranti e da piccoli villaggi. Un mosaico di tribù poco conosciute che producono alcuni tra i più interessanti lavori artigianali del paese, dalle stoffe stampate a mano, ai ricami che includono piccoli frammenti di specchietti incastonati. L'intero territorio si divide in piccolo e grande Rann, due gigantesche isole stagionali di migliaia di chilometri quadrati periodicamente invase dalle acque del mare e da quelle del monsone, più o meno violento a seconda delle annate. I terremoti sono qui talmente devastanti che meno di duecento anni fa un intero ramo dell'Indo è stato deviato da questa area che è rimasta ancora più desolata e abbandonata a se stessa. Le stradine che si insinuano in questo territorio sono strette e malandate, ma leggermente sollevate rispetto al territorio circostante. 

Un cavaliere d'Italia
La sottile carreggiata diventa allora luogo di salvezza quando il livello delle acque sale troppo, annegando i villaggi e su questa stretta linea rimangono per giorni, uomini e animali, uniti nell'attesa che le acque defluiscano, lasciando inevitabilmente la strada devastata ed impercorribile per anni. Il governo è lontano e  questa gente è abituata ad aiutarsi da sola da millenni. Poi la fila infinita di zebù bianchi dalle alte gobbe con la sommità scura, si avvia verso l'orizzonte in cerca di ciuffi di erba rada, faticosa da strappare al fango rinsecchito e duro. Greggi di capre grandi, dal pelo lungo ed ispido incrociano corna ritorte battagliando attorno ai cerchi di rovi ammucchiati a difesa di due tende lacere dove vive una famiglia di pastori. E' terra di silenzi o di leggeri suoni antichi. Al limitare di piccoli villaggi odi il battiferro che si sfoga su piccole incudini  o il cigolar della ruota del vasaio, lo scricchiolar della sgorbia su un legno o il tonfo leggero dello stampo sulla stoffa. Fuori, rimane la palude a far da padrona, dove gli avvallamenti sono più profondi e qui vedi il rigoglio della vita che si affolla in spazi via via più ristretti man mano che il calore fa evaporare l'acqua e la possibilità di vita si riduce. Piccoli gruppi di cormorani neri rimangono sugli scheletri dei rami emersi, con le ali allargate, immobili ad asciugar le penne dopo la pesca, mentre aironi di ogni specie, bianchi, neri o azzurro grigi, i più eleganti, si muovono sui lunghi trampoli, gettando di tanto in tanto il becco a puntare sotto la superficie. 

Nel giardino
Le più piccole egrette stagliano il loro abbacinante biancore contro la superficie che il riverbero fa apparire quasi blu scuro. Più isolate, le spatole rimangono coerentemente a testa bassa scandagliando il fondo con il cucchiaio dei becchi, mentre quei ciccioni dei pellicani sguazzano qua e là scrollando di tanto in tanto le grandi ali e sollevando i becchi al cielo come per esibire al mondo l'ampiezza della gorgiera gialla, mentre il sole fa la gibigianna tra gli spruzzi di acqua smossa. I piccoli anatroccoli, i germani, i moriglioni e tanti uccelli più piccoli, si scansano al passare di quei prepotenti che si sentono i padroni di casa. Solo il cavaliere d'Italia zampetta lungo la riva, isolato e nobile sui suoi sproporzionati trampoli rosso aranciato, gira la testolina intorno come per indicare qualcosa e poi continua per la sua ricerca infilandosi gli ibis panciuti dal nero becco ricurvo. Lontani, in una fila numerosa e costante, un numero infinito di flamingos è issata sulle zampe con la testa perennemente sotto la linea dell'acqua. Sembrano immobili, statue di cartapesta dal collo sinuoso, in un giardino da disneyland. Poi d'improvviso, come per un segnale concordato, tutti assieme, si voltano e cominciano a correre a filo d'acqua, sfiorandola appena con le falcate delle zampe; infine lo stormo decolla al completo e si allunga battendo ritmicamente le ali dalle punte nere, colorando tutto il cielo di rosa. Hodka, un piccolo villaggio a pochi chilometri dalla frontiera pakistana, aspetta nascosto tra acqua e pianura, in mezzo al Kachch.


SURVIVAL KIT

Nel tempio
Jamnagar - Lakhota Palace e Lago Ranmal - Al centro della città, il momento migliore per visitare il giardino che circonda il lago ed eventualmente quel che rimane del palazzo raggiungibile al centro attraverso un ponte pedonale (all'interno piccolo museo con dipinti ed oggetti riguardanti questo piccolo regno rajput), è il tramonto che rende suggestivo l'ambiente. Fuori dal giardino fare una puntata, sempre alla sera quando è più affollato, al Bala Hanuman Mandir, per ascoltare i cantori che da decenni si alternano senza alcun attimo di sosta a cantare le lodi al Dio, con relativo Guinness dei primati in costante miglioramento. Da Jamnagar a Bhuj, capitale del Kachch è necessario aggirare il golfo per oltre 250 km, per i quali dovere preventivare almeno 5 h. se non avete un'auto e dovete prendere un autobus pubblico, almeno 7 h.

Da Jamnagar a Bhuj

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