martedì 26 gennaio 2016

L'esecuzione


利刃 - Lì ren - Coltello, lama affilata e tagliente usata anche nelle esecuzioni delle pene. La sanno lunga i cinesi. Così quando la sentenza di condanna è stata pronunciata, sapevo già tutto, come ogni cosa si sarebbe svolta, quanto avrei dovuto aspettare, la modalità, fino a giorno ed ora esatta in cui sarebbe avvenuta l'esecuzione. Così i mesi che trascorri in quello status da cui non puoi più sfuggire, passano in una sorta di limbo sospeso in cui non conti i giorni che si avvicinano al momento fatale, fingi di pensare ad altro, insomma aspetti soltanto che venga il momento in cui sarai soggetto alla pena. L'interprete principale per un attimo di quella recita che andrà in scena a monito delle genti. Poi il giorno arriva e ti avvii con passo malfermo sul luogo dell'esecuzione. Devi comunque percorrere il tuo personale miglio verde, confrontarti con quanto è accaduto e misurare le tue responsabilità. Forse rivedrai in un attimo, quello fatale, i fatti più importanti della tua vita. Il tuo primo giorno di lavoro, la torta del tuo matrimonio di cui non ricordi più il sapore perché ti avevano dato un ansiolitico, tuo padre che ti comprava il lacabòn in piazzetta Santa Lucia invece del view master che tanto avevi desiderato. Gli esecutori in fondo sono sempre anonimi e apparentemente mondi da colpe. Sono solo lì per eseguire. Questa è la legge, questi sono i modi, tu hai seguito un cammino: peccare, essere giudicato, subire la pena, pagare per quello che hai fatto o che hai omesso di fare, soprattutto questo. I carnefici stanno lì ad aspettarti, secondo la loro visione del mondo, in fondo solo per farti seguire un percorso di salvazione, perché subita la pena e pagato il fio, possa ascendere al traguardo purifico di un mondo migliore. 

Loro bianchi come puri angeli, tu avvolto nella tunica del condannato in attesa che venga vibrato il colpo. Ti fanno distendere senza violenze e tu ormai vinto ti sottoponi senza obbligo se non quello morale, dopo che hai anche apposto firme per sgravarli da ogni colpa, tu in fondo sei il solo responsabile di tutto, con la tua condotta di miscredente disobbedienza che ti ha condotto davanti a questo giudice supremo. La testa alta  e la bocca spalancata per offrirla meglio al coltello che dovrà vibrare il colpo decisivo, pur se nella loro torva misericordia ti hanno avvolto la testa in un cappuccio misericordioso ed hanno anestetizzato i tuoi sensi al fine che l'esecuzione potesse avvenire senza troppe storie da parte tua in maniera veloce ed asettica. Infine, dopo averti avvisato che il momento è arrivato, l'esecutore vibra finalmente il colpo, che cade con perfetta precisione nel punto fatale. La sua lunga esperienza gli consente di agire a colpo sicuro, sarebbe brutto che una vittima si buttasse in giro col il collo malamente sgozzato che schizzi sangue dappertutto. Subito fiotti di liquido rosso imbevono le mie tenere mucose e mi riempirebbero la bocca ormai purificata dalla penitenza e dai lavacri rituali imposti nei giorni precedenti e ancora una volta entrato nel tempio, ma due ancelle misericordiose si occupano di assorbire il tutto, che nulla venga insozzato da sangue impuro. Poi ancora si fruga, si taglia, s'ode stridor di ossa, penetrate ed invase. Quando il coltello ha finito la sua opera spietata e si leva alto, tutto termina in un attimo come era cominciato. Rimane soltanto da fissare l'appuntamento per togliere i punti e infine di inserire i nuovi denti dell'impianto. E poi la parte più dolorosa, naturalmente, pagare il conto.

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2 commenti:

Pierangelo ha detto...

Mi sembra di capire che il tuo rapporto con il dentista non sia dei migliori, ti capisco e ti comprendo.
Salire sul patipolo (poltrona odontoiatrica) non è mai gradito a nessuno.

Anonimo ha detto...

Non lamentarti, pensa se il dentista fosse stato quello della piazza di Jodhpur !!!!

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