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sabato 12 gennaio 2013

Taste of Laos 3

Si Pha Dong - Ristorante.


Anni 60 
ritornano in mente.
Davanti al fiume

giovedì 14 aprile 2011

Occhi pieni di sogni.

Quando dei ragazzini si incontrano cinquanta anni dopo, l'atmosfera è rarefatta. Forzatamente non riesci a distaccarti da pensieri e da ricordi di allora in un continuo flashback di momenti, di episodi apparentemente dimenticati che tornano lì, vividi come piccoli quadri a tinte pastello. Il ricordo è il piacere dei ragazzi di una volta, un piacere a cui puoi non rinunciare senza senso di colpa, tanto poi non devi controllare il colesterolo o aver timore di avere il fiatone. E' lo stato sereno di questa età, felice per chi se la sa, o meglio è, in condizione di goderla. Ieri, attorno ad un tavolo delizioso, che una padrona di casa aveva preparato amorevolmente con i colori ed i profuni della primavera eravamo sette di quei ragazzini depassé, a raccontare di cose, a scoprirci l'un l'altro con cosa ci era successo in quel mezzo secolo di intermezzo. In genere le ragazze son sempre più timorose di questi incontri, ma poi basta poco e anche loro si lasciano andare alla corrente che infine non è mai troppo impetuosa, come si conviene.


Che piacere ritrovare in tutti quella leggera ironia che fa trasparire in fondo vite condotte in una direzione corretta, che hanno saputo accettare e superare le eventuali e naturali difficoltà, navigando in mari che allora non potevamo conoscere e che ipotizzavamo soltanto senza conoscerne i pericoli, le procelle tempestose di cui ogni mare è compagno e nel contempo le isole meravigliose da vedere e conoscere. Si sta bene insieme, comunque, anche se, per carità, l'atmosfera alessandrina generata dal bagnetto verde con le ovette di quaglia, i peperoni e acciughe, la classica insalata russa, i tradizionali rabaton, la tasca piemontese ed asparagi e un vascone di gelato di Cercenà aiuta, oh se aiuta! L'aria è tornata frizzantina sotto il sole vero di primavera sulle colline di Valle. Se ti giri verso il crinale o intravedi solo tra le cime degli alberi la sagoma controluce della chiesa, ti pare ancora di sentire il sapore del 1960, quando avevi gli occhi soltanto pieni di sogni. 


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martedì 1 marzo 2011

Honesta missio.

All'inizio degli anni 60, già compulso da brividi creativi, andavo scrivendo scemenze dense di rigurgiti adolescenziali. Tuttavia, di tanto in tanto, trascrivevo tra le mie cose anche brani o situazioni che mi colpivano in maniera particolare. Oggi, a distanza di quasi 50 anni, ad Alzhaimer, se pur non conclamato, incipiente, non riesco più a discernere con facilità il grano buono dal loglio, pur se sono stato agronomo. Oggi vi propongo questa cosa, non così lontana dall'attualità odierna:

Honesta missio

Ritorna a casa
fante spaziale.
Hai le braccia di plastica
ed i tuoi visceri ora sono di amianto.
ma sul tuo torace di acciaio
brilla gloriosa
una medaglia di latta.
E’ autunno nell’iperspazio,
c’è odore di stelle morte;
a primavera forse
le galassie torneranno in fiore.

Era il periodo in cui mi aveva preso il trip fantascientifico (ma vi assicuro niente LSD anche se erano i tempi, solo Spanna annata '59 preso alla cantina sociale di Gattinara), e non riesco a ricordare se il parto era farina del mio sacco o no, anche se mi sembra un po' troppo fine per le mie possibilità del tempo. Qualcuno dei miei lettori con età e sensibilità, ma soprattutto memoria adeguata, riesce a ricordare se questa roba ha un autore conosciuto?

Grazie dell'attenzione e buon inizio di settimana.



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lunedì 10 gennaio 2011

Ritrovamenti.

Incredibile. Un altro ritrovamento inaspettato. Rovistando in un bailamme di robe vecchie, quaderni ammonticchiati, collezioni di Linus, libri di scuola polverosi, è saltata fuori qualche vecchia foto e un quadernetto dove negli anni sessanta sfogavo il mio genoma letterario che vegetava già in coma farmacologicamente indotto (dagli agnolotti credo) dentro di me. Certo erano elucubrazioni piuttosto banalotte di un giovane brufoloso in attesa di collocazione psichica. Cercavo forse senza saperlo un mio posizionamento senza avere ancora capito bene quale brick in wall sarei potuto essere. Che splendida visone allucinata avrebbero avuto i Pink Floyd dopo solo qualche anno! Scorrendo però le pagine ingiallite e rese fragili dal tempo (c'è quasi la stessa emozione del ritrovamento di un manoscritto medioevale) mi accorgo che lo stile era già decisamente quello del blogghettaro in nuce, con brevi paginette e poesie adolescenziali. Ma gli argomenti erano pochi, per la verità. Oltre alle pulsioni ormonali mascherate da amori impossibili e ad un vago scientismo d'accatto, mi riscopro ossessionato dalla guerra nucleare, che evidentemente in quegli anni era piuttosto gettonata. Così ho deciso che qualche cosa ve lo riproporrò, tanto per farvi capire che la testa era già bacata all'inizio e si sa quando la pianta vien su storta... Eviterò naturalmente le cose più compromettenti (per il mio decoro, eheheheh) quindi oggi beccatevi questo breve pensiero del dicembre del 67, evidentemente generatosi durante la preparazione dell'esame di microbiologia.
Esherychia coli story.
Abbandonato dolcemente, quasi avvolto dall'agar, ieri (ma ha un senso usare questa parola?) sono morto (forse è meglio dire fissato) mentre pigramente mi distendevo contro una ammiccante Euglene viridis, inconsapevole della sua bellezza morbida. La fuxina fenicata è penetrata lentamente nel mio corpo, senza avvertire come per caso, colorandomi di un bel rosso vivace. Ma cosa può saperne un povero microrganismo di tutto questo?
Ora però tutto è diverso, non ho più sensazione di essere, ma sento crescere dentro (ma cosa è ora il dentro?) il desiderio impellente e violento della vendetta.
L'esame poi andò così così, un pallido 23, ma più che sufficiente e poi che importanza può avere oggi?


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venerdì 12 dicembre 2008

Gioventù bruciata

Erano appena avviati i fabulous sixties. Ma com'è che avevamo tutti quell'aria da James Dean, da gioventù bruciata? (io un po' meno per la verità, c'era già una lieve tendenza alla pinguedine e i grassi non sono mai maledetti). Qualcuno aveva sentito per la prima volta She loves you e diceva che la musica era cambiata anche se quando andavamo a ballare c'era l'orchestra (non si chiamavano ancora "complessi"), che Arturo Testa aveva una bella voce, ma stava passando. In effetti si avvertiva che qualcosa stava cambiando, che tirava un'aria diversa, ma chi poteva immaginare i cinquanta anni successivi. Se penso alle giornate passate seduti su una panchina a quello che si diceva dei giovani di allora, a tutte le nequizie che si pensava avrebbero commesso; vien da ridere. Gli anziani sono sempre gli stessi e dicono le stesse banalità da duemila anni. Ripetiamo oggi le stesse parole di Seneca e siamo convinti di dire grandi verità. Forse noi non abbiamo saputo cogliere l'occasione morale che veniva dal dopoguerra. La voglia di fare e di fare bene si è tramutata in una generazione che ha ammirato e praticato la furbizia come dote, ma il mondo andrà avanti come prima. Passerà la crisi, molti piangeranno, altri faranno soldi, a meno che il Grande Impero non decida di risolvere il problema, come sempre in passato, con una Grande Guerra, sperando di sistemare i suoi debiti con una colossale svalutazione. Del fatto che voleranno le atomiche, a chi comanda non frega molto. Anche dopo quelle, comunque il mondo in qualche modo andrà avanti e ci saranno sempre i ragazzi come te, Lauro, che passavano ore ad aggiustarsi il ciuffo e a farsi ammirare dalle ragazze. Per inventare Fonzie hanno copiato il tuo format.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!