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giovedì 29 aprile 2021

Recovery

foto dal web

 Bisogna pur dire che questo governo qualche schema, basato su vecchie magagne italiche, lo ha rotto, per esempio nella puntualità con cui è stato presentato a Bruxelles il piano. Sinceramente eravamo abituati ai consueti rimproveri dell'UE ai nostri cronici e proverbiali ritardi, a volte addirittura eravamo segnalati come non pervenuti. Questa volta invece siamo stati tra i primi a presentare le carte, nonostante l'Unione ci avesse detto che non era poi così urgente, ma che ci sarebbe stata in ogni caso molta comprensione se avessimo anche lasciato passare qualche settimana in più. Troppa grazia. Un amico mi fa notare che però questa volta c'è la clausola che chi presenta prima, prima becca il grano, dunque questa comprensione europea, sembra essere piuttosto pelosa, non vi pare. Adesso tuttavia per andare avanti in tre mesi bisogna incardinare le riforme, almeno quelle fondamentali, giustizia, pubblica amministrazione, fiscalità. Cappero, se lo fanno e le intenzione di Draghi sono ben chiare, solo la idiota litigiosità dei partitacci, che si scannano solamente pensando ai dati dei consensi che arrivano dai sondaggi e dell'Italia se ne catafottono allegramente, potrebbe mettersi di traverso. Davvero sarebbe un risultato epocale dopo trent'anni di attesa. Solo questo basterebbe per fare portare in trionfo il Prescelto. Vedremo come andrà a finire.


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Nebbia bassa

mercoledì 6 luglio 2016

Altro che cattivo umore!

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da Fondazione Feltrinelli

Mamma mia che tristezza a leggere i giornali o ad ascoltare le notizie di ogni giorno, ma soprattutto che dolore a considerare la cosiddetta aria che tira. Certo forse sono rivolgimenti logici o addirittura automatici nello sviluppo delle società, eppure il fatto che producano disastri epocali che per decenni annichiliscono intere generazioni sembra non insegnare nulla e appena la storia li relega a fatti accaduti tempo fa, in maniera asettica da cui viene escluso il precedente orrore, tutto sembra subito dimenticato e tutto è pronto per ricominciare. Sono passati meno di cento anni da quando la crisi economica (crisi vera, mica questa robetta qua) ha generato i mostri che hanno prodotto decine di milioni di morti. Io sono nato nel 46 esattamente quando tutto questo era finito e la gente era talmente disgustata dall'eccesso di sangue e di morte che sembrava che queste cose fossere destinate a non poter mai più accadere, la gente aveva capito finalmente che nessuna crisi, per grave che fosse ne poteva giustificare la rinascita. Quella parte grande o piccola di schifoso egoismo, razzistica individualità, populismo d'accatto che vive in ognuno di noi, rimaneva definitivamente sepolta in fondo all'animo di ognuno e se per caso tentava di affiorare, veniva respinta con vergogna. 

Un politico che si fregiasse di questi labari veniva guardato con schifo ovunque e i pochissimi che ancora covavano questi veleni, si acquattavano nelle fogne della vita quotidiana, nascondendosi alla luce del giorno come bestie infette. Siamo riusciti a far diventare reale un sogno utopico, un'Europa Unita, uno dei modi più belli per evitare in futuro un rinascere di tutto questo. Tutte cose che hanno portato anche un enorme beneficio alla vita di tutti i giorni per tutti. Tutte cose così evidenti che solo l'ignoranza interessata non consente di vedere ed apprezzare. Qualcuno, i più bravi e i meglio guidati hanno saputo far rendere al meglio questi enormi vantaggi, altri più condiscendenti o meno capaci aiutati dalle pretensioni approfittatrici dei loro amministrati, li hanno sfruttati meno, ma sono stati pur sempre un enorme passo avanti. Sono passati 70 anni anni e io e tutti quelli nati dopo di me, grazie a tutto questo, non abbiamo più visto l'orrore della guerra, le abbiamo sentite e viste anche solo in televisione, dove però tutto diventa spettacolo e la morte stessa appare come una cosa lontana di cui discutere. Sembrava impossibile che si potesse tornare indietro. Eppure sono bastati pochi anni di difficoltà, minime rispetto a quelle del passato, per fare uscire da ognuno di noi, quel veleno che sembrava morto e non più esistente, per fare emergere dalle fogne quei figuri che sembravanon dovessere più esistere. 

Gli arruffa popoli son tornati, ogni giorno più potenti e devastanti, a spargere il loro miele avvelenato, a infettare l'aria della malevolenza che è la loro unica ragione di vita, per dividere, fomentare odio. I risultati si vedono crescere ogni giorno. In tutte le nazioni ci sono movimenti e personaggi che campano di questo fiele e si gonfiano sempre di più come una massa purulenta e cancerosa che vuole avvolgere tutto fino a diventare maggioranza, spacciata per democrazia. Certo, questo ha voluto il popolo, o perlomeno quelli che gridano in piazza. Fascismo, nazismo, bolscevismo, rivoluzioni culturali, orrori balcanici e polpottisti, sono stati suscitati, accettati e voluti dal popolo, questo popolo sovrano a cui si richiamano questi burattinai, per distruggere quanto è stato costruito con tanta fatica, una lunga e tortuosa strada in salita lastricata di errori e successi. Adesso tutto sta per saltare e lo farà inevitabilmente con tanti piccoli Shiva distruttori che danzeranno ebbri sulle macerie e sui cadaveri per ora virtuali di chi li ha seguiti e rafforzati. Sembra ormai inevitabile. Chi è in grado di arginare le maree lepeniste o i vari neonazismi che popolano Ungherie, Austrie, Olande e così via che fan da sponde e rafforzano i nostri felpati ruspanti, fratelli e insetti salterini. Io probabilmente sono abbastanza vecchio e riuscirò a non vederlo, ma sono ugualmente molto triste perché ho paura che mia figlia e la sua generazione sia arrivata a tempo, anche se sembrava impossibile, per vedere di nuovo gli orrori di una guerra.


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mercoledì 23 marzo 2016

Quatrième niveau

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Mi sento per così dire obbligato, a dire la mia banalità sui fatti di questi giorni.

Se abbiamo paura, vuol dire che stanno vincendo. Se decidiamo di cambiare le nostre abitudini, non andare più in metro o cancelliamo una vacanza programmata, vuol dire che stanno vincendo. Se diamo modo a qualche infame di creare nuovi ed inutili muri invece di abbattere quelli che ancora ci sono, vuol dire che stanno vincendo. Se politici di poco valore fanno dichiarazioni e prendono decisioni sbagliate perché hanno in tasca i risultati dell'ultimo sondaggio in vista delle mille prossime elezioni, vuol dire che stanno vincendo. Se i peggiori oclocrati che il nostro continente abbia mai avuto, dai Farange, ai neonazi tedeschi, alle LePen, ai Salvini, ai Grilli e Fratelli vari; dagli Orbàn, ai Wilders, alle Kjaersgaard, agli Strache e a tutti i loro compari seminatori di odio a prescindere, potranno prendere sempre maggiore potere spezzando il sogno europeo assieme al nostro futuro, vuol dire che stanno vincendo. Se il nostro odio personale contro gli assassini crescerà fino a metterci al loro livello, vuol dire che stanno vincendo. Se la paura ci costringerà a creare nuovi vincoli e barriere che danneggeranno inesorabilmente le nostre già deboli economie, vuol dire che stanno vincendo. Se non riusciamo più a riconoscere gli amici dai nemici e da quelli che li aiutano dicendo che sono nostri amici, vuol dire che stanno vincendo. Se non decidiamo di lavorare tutti assieme per andare a risolvere il problema alla fonte, vuol dire che stanno vincendo. Se non vogliamo accettare di cedere parte della nostra sovranità per fare le cose che servono in maniera efficace a causa di un becero e miope nazionalismo, vuol dire che stanno vincendo. Se il terrore ci impedisce di distinguere tra i carnefici e le loro vittime, accomunando tutto in un'unica massa informe da distruggere, perché è troppo complicato o faticoso cercare di capire la realtà, vuol dire che stanno vincendo.

Invece io vorrei che fossimo noi a vincere. 


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venerdì 23 maggio 2014

Due parole sulle Europee

Consentitemi solo un paio di parole senza acredine, né insulti sull'evento di dopodomani. In ogni cosa, ma è naturale che sia così, è più semplice cercare un colpevole ed accodarsi in questo alla moda del momento. Il mood di adesso è che l'Europa e l'euro siano la colpa di tutto. La prima considerazione che vorrei fare è che nessuno si ferma un attimo a considerare come sarebbe la sua vita senza queste due cose. Nessuno si ricorda di quanto accadeva prima. Nessuno si ricorda di quanto è già accaduto prima. Ci sono state due guerre in Europa prima, con milioni di morti e non pensate che queste cose non potrebbero accadere di nuovo senza Europa. E' capitato solo venti anni fa, a pochi chilometri da noi, dove non c'era l'Europa e oggi gli stessi fermenti stanno accadendo in Ukraina dove l'Europa non c'è. La follia e la ferocia dell'uomo che pretende la "libertà" non ha limiti. L'Europa attuale può avere ed ha, mille difetti. Si può e si deve lavorare molto per migliorarla, ma sarebbe terribile tornare indietro. Per questo chiedo a tutti gli amici e non, che seguono il mio blog, di andare a votare comunque. 

La seconda considerazione riguarda l'Euro. Ci sono molte formazioni politiche in Italia che propongono di uscire dall'euro e tornare alla moneta nazionale al fine di svalutarla immediatamente del 30/50% al fine di dare maggiore competitività alle nostre evanescenti imprese. Alcune ne fanno la loro bandiera principale e lo pretendono, altre lo propongono, altre ancora non lo dicono chiaramente ma lo sottintendono, ritenendo comunque la moneta comune come un male. Moltissimi cittadini, forse la maggioranza, si sono convinti che questo sia vero ed alcuni movimenti politici che lo hanno capito, lo sostengono, magari senza esserne convinti, sicuri che sia meglio seguire la folla per portarne a casa i voti. A mio parere, questo atteggiamento ha il fondamento logico anche se non completamente etico che ognuno voti per quello che ritiene siano i propri interessi e quindi mi rivolgo a tutti quelli che pensano di votare per queste formazioni, che vogliono uscire dall'euro e svalutare, ritenendo che questo sia loro conveniente. Se siete un pensionato, un lavoratore a reddito fisso, un piccolo risparmiatore che dopo aver lavorato tutta la vita ha un piccolo gruzzoletto da poche migliaia di euro in su (non oltre il milione perché questi si potranno difendere rapidamente e agevolmente, spostando il proprio denaro altrove in pochi secondi), se avete un mutuo o debiti a tasso fisso o peggio ancora a tasso variabile, pensate solo a quello che accadrà se queste formazioni potranno attuare quanto propongono ed è chiaro nel loro programma. 

Con una liretta svalutata della metà, le pensioni e gli stipendi vostri varranno esattamente la metà. La stessa cosa per i vostri risparmi, se con il loro importo oggi potete comprarvi un anno di cibo o una monocamera, dopo la svalutazione ne avrete solo per sei mesi e per un garage. Quanto a chi ha un mutuo, tenga ben presente che chi deve restituire 10.000 euro dovrà continuare a farlo solo che ci vorrà il doppio degli stipendi di oggi; se poi il tasso è variabile, questo varierà, passando dal 2 o 3% di oggi al 20 o 30%. Se tutte queste persone ritengono che comunque questo sia il loro interesse, votino pure senza paura i partiti e i capipopolo che lo propongono. L'unica cosa che non riesco a capire è come mai i partiti che invece sostengono l'euro non spieghino chiaramente queste cose agli elettori. Io ero in Ukraina quando nel '92 la furia popolare e i Masaniello locali sbandierarono nelle piazze l'ottenuta libertà e il distacco dall'Unione a cui apparteneva il paese, così come la riconquistata sovranità monetaria. Abbandono del rublo e istituzione della prima moneta Ukraina, provvisoriamente denominata Cupone. Il giorno della separazione 1 dollaro valeva 3 rubli e quindi 3 Cuponi. Sei mesi dopo sono tornato a Kiev diventata Kijv per meglio sottolineare il cambiamento e ho cambiato 1 dollaro con 200.000 Cuponi (ho ancora tutta la serie delle banconote che sono molto simili quelle del Monopoli). I pensionati avevano l'equivalente di 10 dollari al mese di pensione. Molti cominciarono a pensare di avere fatto una vera stupidaggine a separarsi, ma ormai era troppo tardi. Oggi dopo venti anni i problemi laggiù sono molto, molti più grossi. Pensateci un momento prima di votare sull'onda delle urla della piazza.

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lunedì 22 aprile 2013

Manuale di Economia Politica 9: Ancora sull'uscita dall'Euro?


Ormai circola talmente tanta robaccia in rete che non bisognerebbe innervosirsi quando si leggono sequele di diktat apocalittici rilasciati da sedicenti esperti sulle cose più varie. Ma queste tirate contro l'euro e la necessità per il paese di uscirne al più presto diventano sempre più fastidiose e pericolose perché vengono lette e commentate da chi non ha la minima dimestichezza con l'economia e che però poi va a votare con le conseguenze che abbiamo visto in questi giorni. Allora voglio dirvi come la penso, naturalmente è un pensiero personale e non sono depositario della verità. Gira da un po' roba come questa qui: Euro, è tutto falso e ci stanno ammazzando, (scusate avevo messo il link ma adesso lo tolgo per non dargli ancora visibilità, dopo il danno anche le beffe!). Ora, come sempre, quando vuoi dimostrare una cosa sbagliata, la devi sostenere dicendo un po' di cose vere, inframmezzate con mezze verità e tante balle. se vogliamo esaminare seriamente il problema, bisogna certo dire che naturalmente ci sono persone a cui questa soluzione conviene e infatti sta brigando da tempo malignamente, per andare in quella direzione. Intanto bisogna sgombrare il campo da un peccato originale che rischia di fuorviare il ragionamento se si è su sponde diverse. Ci sono due tipi di economia antitetici e senza vie di mezzo. O si sceglie un'economia arcadica di sussistenza e autoproduzione, con l'orticello dietro la capanna e il baratto dei pochi prodotti negli incontri settimanali in prossimità degli incroci o si sceglie l'economia di mercato. Ognuna delle due scelte ha pari dignità e ognuno decidendo deve essere responsabile verso se stesso e la propria famiglia delle sue conseguenze. Io personalmente credo che non sarei in grado di accettare la prima, beneficiando dei suoi vantaggi (a mio parere pochi) e sopportandone gli svantaggi (per me troppi e assolutamente inaccettabili). Detto ciò non me ne occuperò, esaminando la seconda, che ha vantaggi a mio parere assolutamente preponderanti, sui pure ovvi svantaggi. L'economia di mercato come tutte le cose, ha delle regole. Nelle regole entra la matematica e le cifre e queste non sono opinabili. Nell'economia di mercato ogni tipo di attività ha la sua giustificazione se genera un profitto, altrimenti non ha ragione di esistere. 

Il profitto (o guadagno o utile o salario che dir si voglia) compensa l'attività stessa. Lo stato deve difendere questo principio mettendo a sua volta regole e correzioni per regolarne il buon andamento ed al tempo stesso difendere in qualche modo la parte più debole o più sfortunata o meno capace dei suoi aderenti (sudditi, cittadini). In alcuni casi più blandamente, come nella mentalità anglosassone in cui il residuo della mentalità calvinista porta a pensare che ognuno debba essere responsabile di se stesso e si merita le proprie fortune o sfortune, e quindi la protezione viene demandata ai vari sistemi di charity e solo molto parziamente coadiuvata dallo stato, oppure come avviene nella mentalità europea, lo stato tende a farsi maggiormente carico delle problematiche sociali intervenendo direttamente a vantaggio di chi non ce la fa (e questo è ovviamente la soluzione che mi piace di più). Tutto questo però ha un costo, che lo stato affronta indebitandosi e cercando di recuperare questi soldi con la fiscalità, a volte riuscendoci, a volte no, per i motivi più vari, come un pessimo modo di governare, sprechi, concessioni di aiuto superiori alle possibilità del paese stesso e così via. Si genera così un debito che a questo punto lo stato si accorge di avere grosse difficoltà a restituire. Le scelte sono solo due. O chiede in misure diverse ai cittadini di contribuire in modi diversi (tassazione, prelievi, riduzione di servizi) a rientrare del debito, o decide di non pagare il debito stesso. Per non onorare il debito ci sono sostanzialmente due modi. Dichiarare il default (Argentina, Russia, Ukraina, Islanda, solo negli ultimi decenni) o stampare moneta (la regolazione dei tassi funziona solo per piccoli interventi sull'economia). Nel primo caso lo stato che ha scelto questa strada e che ovviamente avrà ancora estremo bisogno di altro denaro per le sue spese, stipendi, pensioni, cose da fare, ecc.  non troverà ovviamente più nessuno che gli presti altro denaro e quindi ricorrerà al secondo sistema stampando la moneta che gli serve via via per funzionare. Il problema del debito viene così risolto. Tutto bene? Beh ogni azione ha delle conseguenze , automatiche dovute alle leggi matematiche che regolano l'economia e che non si possono controllare con leggi o con la volontà. 

Dunque la conseguenza obbligatoria e naturale quando si stampa denaro senza copertura è la svalutazione. Questa è proporzionale alla quantità di denaro stampato, naturalmente con variazioni dovute alle aspettative e alle sensazioni irrazionali dei mercati stessi. Questo significa che qualcuno ci guadagna e qualcuno ci rimette. Ci guadagna chi è indebitato o chi costruisce cose scadenti che non è in grado di vendere perché non sono concorrenziali, che lo ridiventano grzie ad una diminuzione provvisoria dei costi di produzione. Ci rimette chi ha risparmi, chi ha un reddito fisso e non più mutabile (pensione), chi è più debole e rimane travolto dall'aumento improvviso dei prezzi a cui non riesce a star dietro aumentando in egual misura il suo reddito. La cosa non è la stessa in ogni paese, perché le condizioni di partenza sono diverse di caso in caso. Gli USA, essendo una economia fortemente importatrice e indebitata e in fase di crisi, hanno nell'ultimo anno cominciato a stampare gradualmente moneta con lo scopo di indebolirla per aumentare la concorrenzialità delle loro merci. Hanno un sistema pensionistico pubblico quasi inesistente ed una popolazione indebitata ben più di quanto non sia risparmiatrice per tradizione. Una immissione graduale di moneta, può così sostenere l'economia senza provocare scossoni svalutativi troppo forti, tenendo anche conto che comunque il dollaro rimane ancora moneta di riferimento per larga parte e questo stempera assai il fenomeno. In Giappone la situazione è opposta. Il debito (enorme) è quasi tutto in mano agli stessi giapponesi e l'economia stagna da poù di un decennio a causa della forza della moneta stessa e della competitività del paese, abbastanza efficiente. La potente immissione di denaro stampato decisa in questi giorni, auspica quindi da parte del governo una potente svalutazione dlela moneta stessa che renderebbe competitive le merci rinvigorendo l'economia interma, cosa che sta puntualmente verificandosi in questi giorni. Chi pagherà? 

I risparmiatori che vedranno diminuiti proprorzionalmente alla svalutazione i propri risparmi e i redditi fissi deboli (pensionati e altri) che si ritiene evidentemente debbano essere sacrificati sull'altare dell'economia del paese e a cui la mentalità giapponese, incline al rispetto dell'autorità in ogni caso, potrebbe aderire senza troppi scossoni sociali. In Islanda il default, a cui si era giunti a causa della pessima gestione economica e che era comunque ridicolo quanto a dimensioni (4 mld di euro a confronto dei nostri 2000!) è stato seguito da una fortissima svalutazione che ha colpito in maniera non esagerata la popolazione perché, proprio per il fatto che il paese veniva da una continia serie di svalutazioni successive (già dagli anni 70), non c'erano in pratica risparmi privati da colpire e i meccanismi di adeguamenti salariali automatici, collaudatissimi proprio per questa abitudine, hanno reso l'impatto sulla popolazione duro ma non devastante, tenuto anche conto che è continuato comunque l'aiuto finanziario internazionale a causa dell'esiguità delle cifre in ballo e dell'importanza geopolitica della nazione in questione. In Argentina il default, è stato di proprozioni molto più ampie, ma il debito era completamente in mano straniera, quindi quasi nessun argentino ha perduto i propri risparmi, semplicemente perché non ne aveva, ma la svalutazione selvaggia che è naturalmente seguita ha devastato lo standard di vita della popolazione, specialmente la parte più debole e, la naturale ripresa dell'economia che è seguita (un processo che comunque dura anni) non ha potuto riparare in alcun modo alla devastazione sociale. La maggioranza della gente (la parte debole naturalmente ) se ne frega altamente che tra dieci anni l'economia sarà migliora, se per un decennio non riesce più neanche a trovare da mangiare. 

Analoga situazione è seguita al crollo dell'impero sovieto, con decine di milioni di persone nell'indigenza più nera ed un ritorno ad una vita decente (non per tutti) adesso, dopo 20 (venti) anni. Considerando inoltre che entrambi i paesi sono enormi esportatori di materie prime, quindi molto meno soggetti ai disastri dell'inflazione. Veniamo quindi all'Europa. L'introduzione dell'euro è stato un risultato miracoloso e straordinario, un'occasione unica di stabilità e benessere per tutti i paesi aderenti, resi in questo modo molto meno soggetti all'instabilità economica e alla debolezza dovuta alle dimensioni troppo piccole delle economie dei paesi membri di fronte alla globalizzazione. Questa era comunque una opportunità che andava sfruttata al meglio da governanti acuti, capaci e non fanfaroni o farabutti. In alcuni paesi (Germania in testa) questa occasione è stata in parte colta. Quel paese aveva problemi simili e più gravi del nostro (in seguito ai costi della riunificazioone) Con la capacità politica di accettare una grande coalizione, i partiti sono riusciti a mettere da parte le contrapposizioni, fortemente coadiuvati (se no, la cosa non avrebbe avuto successo) da imprenditori intelligenti e innovativi e sindacati moderni e con visione di lungo termine. Tutti hanno sacrificato parte delle proprie posizioni e sono stati imposti sacrifici che (essendo comunque stemperati in un periodi di crescita e con gradualità, data la non urgenza di essere di fronte al baratro) sono stati accettati dalla popolazione. Oggi il paese gode di tutti i vantaggi dell'euro e soffre poco dei suoi problemi. La popolazione ha già dato ed è difficile convincerla che deve dare ancora a favore di chi invece ha scialacquato a piene mani e ancora fruisce di privilegi da loro persi tempo fa e ormai inconcepibili. 

Come può Herr Muller digerire di dover essere ancora tassato per pagare i debiti degli italiani che non vogliono pagare l'IMU o non vogliono andare in pensione a 65 anni o dei greci che al 50% evadono le tasse e vanno in pensione a 55, quando lui lo fa da anni? In Italia abbiamo avuto un ventennio di politica disastrosa che ha condotto il paese alla rovina, scialacquando tutti i vantaggi che portava con sé l'euro, a partire dalla stabilità economica ed alla inflazione bassissima per la prima volta e massimizzando gli sprechi e l'assenza di riforme corrette, in questo coadiuvati bene dalla peggiore classe imprenditoriale europea (che aveva campato sulle svalutazioni progressive competitive rinunciando all'innovazine e allo sviluppo dei prodotti) e dai peggiori sindacati europei, accaniti difensori di posizioni inesistenti e spesso sacche di privilegio, a danno dei giovani verso cui è stato accettato un sistema di lavoro tra i peggiori in assoluto. Nella attuale situazione l'Europa è alle prese dunque in una tenaglia difficile da risolvere. Intanto non si è dato potere politico all'Europa come tale e quindi la Banca centrale non avendo mani libere nelle decisioni di politica monetaria ed è presa tra i cosiddetti paesi virtuosi che, memori del loro passato (Weimar insegna) in cui andavano con la carretta piena di miliardi di marchi a comprare il pane, vedono come il fumo negli occhi ogni provvedimento con finalità inflattive, dall'altra i paesi scialacquoni e malgovernati a cui una politica di allargamento del cordone monetario potrebbe dare un po' di fiato per tentare di rilanciare un po' di ripresa. Come si vede, una dicotomia difficile da risolvere, anche perché i governanti devono rispondere ai loro elettori che ragionano con la pancia e non con la testa, tedeschi per primi. 

Certo le soluzioni più avvedute sarebbero quelle dei piccolissimi passi alla volta, con accordi che allentassero, ma in maniera molto controllata l'emissione di valuta, mantenendo al tempo stesso mano ferma nella pretesa di riforme di rigore che controllassero lo spreco e la distribuzione di servizi non più sostenibili completamente. In questo, grandissimo e straordinario è stato proprio il lavoro di Monti. Messo al lavoro in pieno accordo, dai pessimi politici che avevano distrutto il paese, portandolo alla rovina proprio perché facesse quelle cose obbligatoriamente necessarie, ma che loro si rifiutavano di fare per non perdere voti e che infatti hanno votato in massa, salvo disconoscerle appena usciti dall'aula. Adesso che il paese è stato rimesso quasi in carreggiata era il momento, proseguendo naturalmente sulla stessa strada di rigore, di cominciare, forti della medaglia appuntata al petto, di aver fatto le cose necessarie e di voler continuare a farlo, di convincere i membri forti dell'Europa (fruendo anche dell'appoggio interessatissimo di Hollande che adesso è rimasto col cerino in mano e non può essere ascoltato da nessuno) a cominciare una politica monetaria di contrasto a USA e Giappone (è di oggi la notizia di un'altra ovvia forte perdita di valore dello yen), Il buon Monti è stato cacciato e coperto di ignominia dagli stessi a cui ha cavato le castagne dal fuoco, pronti, per ragioni biecamente elettorali ad innalzare il vessillo dello scialacquamento. Ma nessun votante medio pensa a queste cose e nel segreto dell'urna premia il populismo distruittore o le promesse di riavere indietro i soldi dell'IMU e le persone serie vengono scaricate in un angolo. Come conclusione si può solo dire che una proposta come quella del post che ho citato all'inizio e che si sente continuamente tirare fuori da vari "economisti",  sarebbe devastante e definitivamente mortale per la gran parte degli italiani. Venti milioni di italiani pensionati e l'80% delle famiglie (che detengono in varia forma quasi il 60% del debito italiano) dall'uscita dall'euro auspicata dai vari Sabelli, Grilloidi e dallo stesso Berlusconi, perderebbero più o meno la metà dei loro risparmi e dimezzerebbero il potere d'acquisto della loro pensione.

Il resto dei lavoratori avrebbe un pesante calo del proprio potere d'acquisto, che si potrà poi compensare in una decina d'anni con forti lotte sindacali. Ne avrebbero certo beneficio le casse dello stato, gli industrialotti che stanno per fallire a causa dell'incapacità di innovare, beneficio comunque relativo e destinato a sparire dopo poco, momento in cui saranno a richiedere la successiva svalutazione competitiva. Una follia davvero spaventosa, un incubo che spero di non vedere mai, quello dell'uscita dall'euro, che sento purtroppo invece sbandierata da molta parte della piazza, che corre insensatamente dietro ai pifferai, assolutamente inconscia di essere la carne da macello che pagherà l'operazione. operazione naturalmente che risolverebbe il problema del debito nazionale. Bene, ho riletto dando  un'occhiata allo sproloquio che ho appena fatto e mi accordo che sono stato un po' pressapochista e impreciso ma l'argomento è davvero complesso ed è facile prenedere le cantonate, solo che quando leggo quelle cose, che poi vanno ad incidere sulla pelle della gente che ci crede, mi va subito il fumo agli occhi, cosa che mi impedisce di prendere le distanze con calma. Comunque visto che ormai la fatica l'ho fatta e come per il maiale (eheheheh) non si butta via niente, lo posto lo stesso, perché mi sono proprio stufato di questi arruffapopolo, ai vari confusi Masanielli che vogliono uscire dall'euro. Che lo lascino dire ai comici, ai buffoni e a quelli che almeno ci guadagnanerebbero


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Economia politica 1.

mercoledì 22 luglio 2009

Il verde dei pini.


La temperatura fresca e il verdeggiare delle conifere che mi circondano mi portano ancora a quell’agosto dell' 81 in Anatolia. Avevamo lasciato da un giorno l’azzurro e solitario specchio del lago Van, sulle cui rive deserte, un ragazzo era uscito dall’acqua e ci aveva fermato dicendoci: “Questo è il Kurdistan, ragazzi, buon viaggio e buona fortuna!” rituffandosi subito dopo. Risalivamo la strada verso est nella direzione dell’Ararat e della frontiera iraniana fino a che prendemmo un strada laterale che tagliava la montagna e che si trasformò ben presto in uno sterrato difficile, dove la mia vecchia 127 si inerpicava con un po’ di difficoltà tra pascoli e malghe isolate in mezzo alle macchie di conifere. Alla cima di un colletto, la pista si dirigeva zigzagando verso un gruppo di casupole in legno al centro delle quali, una piccola folla sembrava festeggiare. Ci fermammo per dare un’occhiata e fummo subito notati, tanto che due uomini si staccarono dal gruppo per venire a passo veloce verso di noi. Riconosciuti come italiani, fummo subito informati che si festeggiava una circoncisione di un primogenito e cooptati senza possibilità di rifiuto a partecipare. Era la famiglia, allargata ad un centinaio di persone, di un emigrante appena tornato per le vacanze estive, che ci accolse con calore e simpatia. Il ragazzino dodicenne, bardato in divisa similmilitare con tanto di cappello con visiera, aveva l’occhio stranito e non particolarmente entusiasta di essere entrato nel mondo adulto tramite quella particolare tomia prepuziale che non doveva essere stata molto divertente a quanto ci raccontò l’orgoglioso genitore. Fummo subito travolti dalla festa; Tiziana, trascinata via dalle donne nella zona dei preparativi dove un gran pentolone e molte griglie svolgevano il loro compito istituzionale, mentre io e Rob. raggiungevamo i maschi seduti a terra attorno alle grandi tovaglie stese, dove a poco a poco venivano portati i cibi. Eravamo al posto d’onore ed onore facemmo al banchetto. Ballammo a lungo dopo abbondanti libagioni di raki, formando un cerchio di uomini, mentre le donne sedute battevano le mani ridendo. Ce ne andammo prima che scendesse la sera, tra grandi saluti e auguri di buon viaggio. Chissà che vita avrà avuto quel ragazzo oggi almeno quarantenne; chissà se sarà stato ripagato della cortesia e dell’ospitalità che ci usò la sua famiglia o sarà stato trattato da straniero puzzolente, sfuttato nel lavoro, licenziato per primo senza aiuti quando le cose volgevano al peggio. Oggi magari è tedesco integrato, coi figli in una buona scuola e una bella casetta col davanzale fiorito oppure è tornato, scacciato, alla sua terra a rimuginare odio e rancore, a inventare i fantasmi di domani, a creare il fanatismo di chi viene aiutato a richiudersi nel passato, spinto da un mondo che lo ha rifiutato per egoismo ad abbracciare un fondamentalismo rinfocolato da chi morirebbe senza il nutrimento infetto dell’odio.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!