Visualizzazione post con etichetta Monti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Monti. Mostra tutti i post

venerdì 6 settembre 2013

Mare v/s Monti: vexata quaestio.



Il lungo e sofferto commento di ieri al mio Siamo nati per soffrire, da parte di Corto Maltese, necessita di una risposta un po’ più articolata di un semplice botta e risposta, per cui oggi ho pensato di confezionare quello che l’amico Dottor Divago ha codificato come Ris-post, diciamo un post che funge da risposta e contrappunto vero e proprio a commenti così meditati e densi di contenuto. Ora, caro il mio Maltese (non ti posso certo chiamare Corto perché constato e d’altra parte conosco la complessità del tuo argomentare) so bene la febbre che ti divora (nomen omen) e il fuoco sacro che subito ti avvolge al solo parlar di montagna, purchessia. Eppure ti conosco come conoscitore ed estimatore anche dell’altro elemento. Capisco, il Caribe è altra cosa, ma sono convinto che il concetto di mare in sé non ti sia nemico, anzi. Ora lungi da me voler impostare una diatriba sulla superiorità tra montagna e mare, sarebbe di certo ozioso ricercarla. D’altro canto a quel tale che argomentava lunghi distinguo tra la bionda e la bruna, è stato ben risposto: perché non tutte e due, filosofia che mi trova pur sempre d’accordo. Ma voglio insistere sul fatto che per la mia sensibilità, che tu hai già ben sottolineato in altro campo, dallo gnocco alla cerva, quella situazione che presenta il mare e che potremmo modernisticamente definire come “liquida”, in contrapposizione alla statica solidità che al monte, maggiormente si addice. Capisco il tuo elogio della montagna, vista come sfida continua a raggiungere la vetta, che ti attende, motore immobile, attirandoti magneticamente con la continua minaccia della richiesta, al tuo corpo di un ulteriore sforzo per concedersi, demi- vierge scostante che il piacere della conquista ti spinge ad affrontare. 

Il mare invece è lì a disposizione, si offre semovibile come dicevano Cochi e Renato, sempre disponibile ad accoglierti, fille de joie che ne ha già viste di tutti i colori e ti promette sempre nuove esperienze, pronto ad avvolgerti in un abbraccio amniotico, un ritorno alla sicurezza dell’utero da cui veniamo e a cui continuamente bramiamo ritornare. Forse però è vero che è sbagliato cercare supremazia tra le due offerte ed è più giusto afferrarle entrambe, cum grano salis naturalmente, per cui la Rognosa te la lascio volentieri (e anche la ragazza che hai citato, direi che ha già dato in merito) e approfitterò invece della pur assai popolata battigia per sognare terre lontane, preferendo la breve sofferenza dell’offesa del ciotolo arrotondato sulla pianta del mio piede tenerello, alla costrizione insopportabile della pedula, infame strumento di tortura, stivaletto malese dell’inconscio, tritatrice ultima di unghie dei pollicioni. Niente gambe indurite, piante dei piedi dolenti e ricoperte di bolle, niente fiatone disperante per la mancanza di ossigenazione di polmoni ormai infiacchiti e non certo per un sano ed orgasmico entusiasmo, ma stazione orizzontale prolungata e galleggiamento pur precario nell’elemento più docile ed avvolgente, al fine di poter, invece di costringere il muscolo, liberare la mente nei consueti voli pindarici propri del pensionato. Salutami gli amici ortolani e boletofagi che ti seguiranno domani (che è poi oggi) e bacia come si merita la deliziosa fanciulla che per amor tuo si sottopone a questi supplizi camminatori, altro che Cinquanta sfumature e simili pulsioni sadomaso!


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 27 agosto 2013

Come è grigio il ritorno.


Quando la vacanza è finita, tutto diventa improvvisamente grigio. Il cielo che era sempre blu si è coperto di nuvolaglia bassa già da un paio di giorni, stanotte è piovuto e la temperatura è discesa, uh, se è scesa, quasi quasi toccava accendere la stufa. Vai a fare un ultimo giro, saluti Borel e compri per l'ultima volta il giornale, ultimo caffè alla Rosa, ci vediamo un altro anno. Sì, sperùma... Intanto ci sono i bagagli da fare, la roba da mettere via, accidenti ma è impossibile che ci siano più borse di quando siamo arrivati, che avevamo anche viveri per tre mesi al seguito. Eppure è così. Ci saranno 15°C eppure sono tutto sudato. Certamente dimenticheremo qualche cosa. Anche l'aria è grigia. Che tristezza. In paese non c'è più nessuno, Finita la festa del paese, domenica, sono spariti improvvisamente tutti, Se ne sono andati, hanno lasciato il paese al suo volto spopolato, quando i "villeggianti" hanno ormai abbandonato la piazza. Era era ancora estate, è passato un giorno e pare già arrivato l'inverno. Il vento gelato dell'Assietta soffia da nord, è il mistral delle Fenestrelle, quello che terrorizzava i condannati al Forte. Ma sì, settembre andiamo, è tempo di migrare. Col cavolo, siamo ancora ad agosto, altro che settembre. Va beh, la macchina è stracarica, quasi tocca per terra. Con un po' di magone, si parte. Addio monti sorgenti, anche i pini invece del solito verde cupo, hanno assunto il grigio della pietra del Forte. Si butta l'immondizia e via. Verrebbe voglia di piangere, tanto ti rimane la voglia di rimanere abbarbicato a queste pietre, a questi alberi, a questi pascoli dove le cime delle erbe sottili fremono sotto lo spirare delle folate. Voglia di rimanere ancora qui, nella solitudine deserta delle cime pronte a coprirsi di bianco, ad ascoltare nelle notti più cupe, lontano sulle creste, il bramito del cervo. Vediamo di arrivare velocemente a casa, fare il cambio, portare il PC dal computeraio, che ci metta le mani definitivamente e poi ce ne andiamo al mare, che l'acqua deve essere tiepida al punto giusto. Mi manca tanto la bouillabaisse e il branzino alla griglia.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 22 aprile 2013

Manuale di Economia Politica 9: Ancora sull'uscita dall'Euro?


Ormai circola talmente tanta robaccia in rete che non bisognerebbe innervosirsi quando si leggono sequele di diktat apocalittici rilasciati da sedicenti esperti sulle cose più varie. Ma queste tirate contro l'euro e la necessità per il paese di uscirne al più presto diventano sempre più fastidiose e pericolose perché vengono lette e commentate da chi non ha la minima dimestichezza con l'economia e che però poi va a votare con le conseguenze che abbiamo visto in questi giorni. Allora voglio dirvi come la penso, naturalmente è un pensiero personale e non sono depositario della verità. Gira da un po' roba come questa qui: Euro, è tutto falso e ci stanno ammazzando, (scusate avevo messo il link ma adesso lo tolgo per non dargli ancora visibilità, dopo il danno anche le beffe!). Ora, come sempre, quando vuoi dimostrare una cosa sbagliata, la devi sostenere dicendo un po' di cose vere, inframmezzate con mezze verità e tante balle. se vogliamo esaminare seriamente il problema, bisogna certo dire che naturalmente ci sono persone a cui questa soluzione conviene e infatti sta brigando da tempo malignamente, per andare in quella direzione. Intanto bisogna sgombrare il campo da un peccato originale che rischia di fuorviare il ragionamento se si è su sponde diverse. Ci sono due tipi di economia antitetici e senza vie di mezzo. O si sceglie un'economia arcadica di sussistenza e autoproduzione, con l'orticello dietro la capanna e il baratto dei pochi prodotti negli incontri settimanali in prossimità degli incroci o si sceglie l'economia di mercato. Ognuna delle due scelte ha pari dignità e ognuno decidendo deve essere responsabile verso se stesso e la propria famiglia delle sue conseguenze. Io personalmente credo che non sarei in grado di accettare la prima, beneficiando dei suoi vantaggi (a mio parere pochi) e sopportandone gli svantaggi (per me troppi e assolutamente inaccettabili). Detto ciò non me ne occuperò, esaminando la seconda, che ha vantaggi a mio parere assolutamente preponderanti, sui pure ovvi svantaggi. L'economia di mercato come tutte le cose, ha delle regole. Nelle regole entra la matematica e le cifre e queste non sono opinabili. Nell'economia di mercato ogni tipo di attività ha la sua giustificazione se genera un profitto, altrimenti non ha ragione di esistere. 

Il profitto (o guadagno o utile o salario che dir si voglia) compensa l'attività stessa. Lo stato deve difendere questo principio mettendo a sua volta regole e correzioni per regolarne il buon andamento ed al tempo stesso difendere in qualche modo la parte più debole o più sfortunata o meno capace dei suoi aderenti (sudditi, cittadini). In alcuni casi più blandamente, come nella mentalità anglosassone in cui il residuo della mentalità calvinista porta a pensare che ognuno debba essere responsabile di se stesso e si merita le proprie fortune o sfortune, e quindi la protezione viene demandata ai vari sistemi di charity e solo molto parziamente coadiuvata dallo stato, oppure come avviene nella mentalità europea, lo stato tende a farsi maggiormente carico delle problematiche sociali intervenendo direttamente a vantaggio di chi non ce la fa (e questo è ovviamente la soluzione che mi piace di più). Tutto questo però ha un costo, che lo stato affronta indebitandosi e cercando di recuperare questi soldi con la fiscalità, a volte riuscendoci, a volte no, per i motivi più vari, come un pessimo modo di governare, sprechi, concessioni di aiuto superiori alle possibilità del paese stesso e così via. Si genera così un debito che a questo punto lo stato si accorge di avere grosse difficoltà a restituire. Le scelte sono solo due. O chiede in misure diverse ai cittadini di contribuire in modi diversi (tassazione, prelievi, riduzione di servizi) a rientrare del debito, o decide di non pagare il debito stesso. Per non onorare il debito ci sono sostanzialmente due modi. Dichiarare il default (Argentina, Russia, Ukraina, Islanda, solo negli ultimi decenni) o stampare moneta (la regolazione dei tassi funziona solo per piccoli interventi sull'economia). Nel primo caso lo stato che ha scelto questa strada e che ovviamente avrà ancora estremo bisogno di altro denaro per le sue spese, stipendi, pensioni, cose da fare, ecc.  non troverà ovviamente più nessuno che gli presti altro denaro e quindi ricorrerà al secondo sistema stampando la moneta che gli serve via via per funzionare. Il problema del debito viene così risolto. Tutto bene? Beh ogni azione ha delle conseguenze , automatiche dovute alle leggi matematiche che regolano l'economia e che non si possono controllare con leggi o con la volontà. 

Dunque la conseguenza obbligatoria e naturale quando si stampa denaro senza copertura è la svalutazione. Questa è proporzionale alla quantità di denaro stampato, naturalmente con variazioni dovute alle aspettative e alle sensazioni irrazionali dei mercati stessi. Questo significa che qualcuno ci guadagna e qualcuno ci rimette. Ci guadagna chi è indebitato o chi costruisce cose scadenti che non è in grado di vendere perché non sono concorrenziali, che lo ridiventano grzie ad una diminuzione provvisoria dei costi di produzione. Ci rimette chi ha risparmi, chi ha un reddito fisso e non più mutabile (pensione), chi è più debole e rimane travolto dall'aumento improvviso dei prezzi a cui non riesce a star dietro aumentando in egual misura il suo reddito. La cosa non è la stessa in ogni paese, perché le condizioni di partenza sono diverse di caso in caso. Gli USA, essendo una economia fortemente importatrice e indebitata e in fase di crisi, hanno nell'ultimo anno cominciato a stampare gradualmente moneta con lo scopo di indebolirla per aumentare la concorrenzialità delle loro merci. Hanno un sistema pensionistico pubblico quasi inesistente ed una popolazione indebitata ben più di quanto non sia risparmiatrice per tradizione. Una immissione graduale di moneta, può così sostenere l'economia senza provocare scossoni svalutativi troppo forti, tenendo anche conto che comunque il dollaro rimane ancora moneta di riferimento per larga parte e questo stempera assai il fenomeno. In Giappone la situazione è opposta. Il debito (enorme) è quasi tutto in mano agli stessi giapponesi e l'economia stagna da poù di un decennio a causa della forza della moneta stessa e della competitività del paese, abbastanza efficiente. La potente immissione di denaro stampato decisa in questi giorni, auspica quindi da parte del governo una potente svalutazione dlela moneta stessa che renderebbe competitive le merci rinvigorendo l'economia interma, cosa che sta puntualmente verificandosi in questi giorni. Chi pagherà? 

I risparmiatori che vedranno diminuiti proprorzionalmente alla svalutazione i propri risparmi e i redditi fissi deboli (pensionati e altri) che si ritiene evidentemente debbano essere sacrificati sull'altare dell'economia del paese e a cui la mentalità giapponese, incline al rispetto dell'autorità in ogni caso, potrebbe aderire senza troppi scossoni sociali. In Islanda il default, a cui si era giunti a causa della pessima gestione economica e che era comunque ridicolo quanto a dimensioni (4 mld di euro a confronto dei nostri 2000!) è stato seguito da una fortissima svalutazione che ha colpito in maniera non esagerata la popolazione perché, proprio per il fatto che il paese veniva da una continia serie di svalutazioni successive (già dagli anni 70), non c'erano in pratica risparmi privati da colpire e i meccanismi di adeguamenti salariali automatici, collaudatissimi proprio per questa abitudine, hanno reso l'impatto sulla popolazione duro ma non devastante, tenuto anche conto che è continuato comunque l'aiuto finanziario internazionale a causa dell'esiguità delle cifre in ballo e dell'importanza geopolitica della nazione in questione. In Argentina il default, è stato di proprozioni molto più ampie, ma il debito era completamente in mano straniera, quindi quasi nessun argentino ha perduto i propri risparmi, semplicemente perché non ne aveva, ma la svalutazione selvaggia che è naturalmente seguita ha devastato lo standard di vita della popolazione, specialmente la parte più debole e, la naturale ripresa dell'economia che è seguita (un processo che comunque dura anni) non ha potuto riparare in alcun modo alla devastazione sociale. La maggioranza della gente (la parte debole naturalmente ) se ne frega altamente che tra dieci anni l'economia sarà migliora, se per un decennio non riesce più neanche a trovare da mangiare. 

Analoga situazione è seguita al crollo dell'impero sovieto, con decine di milioni di persone nell'indigenza più nera ed un ritorno ad una vita decente (non per tutti) adesso, dopo 20 (venti) anni. Considerando inoltre che entrambi i paesi sono enormi esportatori di materie prime, quindi molto meno soggetti ai disastri dell'inflazione. Veniamo quindi all'Europa. L'introduzione dell'euro è stato un risultato miracoloso e straordinario, un'occasione unica di stabilità e benessere per tutti i paesi aderenti, resi in questo modo molto meno soggetti all'instabilità economica e alla debolezza dovuta alle dimensioni troppo piccole delle economie dei paesi membri di fronte alla globalizzazione. Questa era comunque una opportunità che andava sfruttata al meglio da governanti acuti, capaci e non fanfaroni o farabutti. In alcuni paesi (Germania in testa) questa occasione è stata in parte colta. Quel paese aveva problemi simili e più gravi del nostro (in seguito ai costi della riunificazioone) Con la capacità politica di accettare una grande coalizione, i partiti sono riusciti a mettere da parte le contrapposizioni, fortemente coadiuvati (se no, la cosa non avrebbe avuto successo) da imprenditori intelligenti e innovativi e sindacati moderni e con visione di lungo termine. Tutti hanno sacrificato parte delle proprie posizioni e sono stati imposti sacrifici che (essendo comunque stemperati in un periodi di crescita e con gradualità, data la non urgenza di essere di fronte al baratro) sono stati accettati dalla popolazione. Oggi il paese gode di tutti i vantaggi dell'euro e soffre poco dei suoi problemi. La popolazione ha già dato ed è difficile convincerla che deve dare ancora a favore di chi invece ha scialacquato a piene mani e ancora fruisce di privilegi da loro persi tempo fa e ormai inconcepibili. 

Come può Herr Muller digerire di dover essere ancora tassato per pagare i debiti degli italiani che non vogliono pagare l'IMU o non vogliono andare in pensione a 65 anni o dei greci che al 50% evadono le tasse e vanno in pensione a 55, quando lui lo fa da anni? In Italia abbiamo avuto un ventennio di politica disastrosa che ha condotto il paese alla rovina, scialacquando tutti i vantaggi che portava con sé l'euro, a partire dalla stabilità economica ed alla inflazione bassissima per la prima volta e massimizzando gli sprechi e l'assenza di riforme corrette, in questo coadiuvati bene dalla peggiore classe imprenditoriale europea (che aveva campato sulle svalutazioni progressive competitive rinunciando all'innovazine e allo sviluppo dei prodotti) e dai peggiori sindacati europei, accaniti difensori di posizioni inesistenti e spesso sacche di privilegio, a danno dei giovani verso cui è stato accettato un sistema di lavoro tra i peggiori in assoluto. Nella attuale situazione l'Europa è alle prese dunque in una tenaglia difficile da risolvere. Intanto non si è dato potere politico all'Europa come tale e quindi la Banca centrale non avendo mani libere nelle decisioni di politica monetaria ed è presa tra i cosiddetti paesi virtuosi che, memori del loro passato (Weimar insegna) in cui andavano con la carretta piena di miliardi di marchi a comprare il pane, vedono come il fumo negli occhi ogni provvedimento con finalità inflattive, dall'altra i paesi scialacquoni e malgovernati a cui una politica di allargamento del cordone monetario potrebbe dare un po' di fiato per tentare di rilanciare un po' di ripresa. Come si vede, una dicotomia difficile da risolvere, anche perché i governanti devono rispondere ai loro elettori che ragionano con la pancia e non con la testa, tedeschi per primi. 

Certo le soluzioni più avvedute sarebbero quelle dei piccolissimi passi alla volta, con accordi che allentassero, ma in maniera molto controllata l'emissione di valuta, mantenendo al tempo stesso mano ferma nella pretesa di riforme di rigore che controllassero lo spreco e la distribuzione di servizi non più sostenibili completamente. In questo, grandissimo e straordinario è stato proprio il lavoro di Monti. Messo al lavoro in pieno accordo, dai pessimi politici che avevano distrutto il paese, portandolo alla rovina proprio perché facesse quelle cose obbligatoriamente necessarie, ma che loro si rifiutavano di fare per non perdere voti e che infatti hanno votato in massa, salvo disconoscerle appena usciti dall'aula. Adesso che il paese è stato rimesso quasi in carreggiata era il momento, proseguendo naturalmente sulla stessa strada di rigore, di cominciare, forti della medaglia appuntata al petto, di aver fatto le cose necessarie e di voler continuare a farlo, di convincere i membri forti dell'Europa (fruendo anche dell'appoggio interessatissimo di Hollande che adesso è rimasto col cerino in mano e non può essere ascoltato da nessuno) a cominciare una politica monetaria di contrasto a USA e Giappone (è di oggi la notizia di un'altra ovvia forte perdita di valore dello yen), Il buon Monti è stato cacciato e coperto di ignominia dagli stessi a cui ha cavato le castagne dal fuoco, pronti, per ragioni biecamente elettorali ad innalzare il vessillo dello scialacquamento. Ma nessun votante medio pensa a queste cose e nel segreto dell'urna premia il populismo distruittore o le promesse di riavere indietro i soldi dell'IMU e le persone serie vengono scaricate in un angolo. Come conclusione si può solo dire che una proposta come quella del post che ho citato all'inizio e che si sente continuamente tirare fuori da vari "economisti",  sarebbe devastante e definitivamente mortale per la gran parte degli italiani. Venti milioni di italiani pensionati e l'80% delle famiglie (che detengono in varia forma quasi il 60% del debito italiano) dall'uscita dall'euro auspicata dai vari Sabelli, Grilloidi e dallo stesso Berlusconi, perderebbero più o meno la metà dei loro risparmi e dimezzerebbero il potere d'acquisto della loro pensione.

Il resto dei lavoratori avrebbe un pesante calo del proprio potere d'acquisto, che si potrà poi compensare in una decina d'anni con forti lotte sindacali. Ne avrebbero certo beneficio le casse dello stato, gli industrialotti che stanno per fallire a causa dell'incapacità di innovare, beneficio comunque relativo e destinato a sparire dopo poco, momento in cui saranno a richiedere la successiva svalutazione competitiva. Una follia davvero spaventosa, un incubo che spero di non vedere mai, quello dell'uscita dall'euro, che sento purtroppo invece sbandierata da molta parte della piazza, che corre insensatamente dietro ai pifferai, assolutamente inconscia di essere la carne da macello che pagherà l'operazione. operazione naturalmente che risolverebbe il problema del debito nazionale. Bene, ho riletto dando  un'occhiata allo sproloquio che ho appena fatto e mi accordo che sono stato un po' pressapochista e impreciso ma l'argomento è davvero complesso ed è facile prenedere le cantonate, solo che quando leggo quelle cose, che poi vanno ad incidere sulla pelle della gente che ci crede, mi va subito il fumo agli occhi, cosa che mi impedisce di prendere le distanze con calma. Comunque visto che ormai la fatica l'ho fatta e come per il maiale (eheheheh) non si butta via niente, lo posto lo stesso, perché mi sono proprio stufato di questi arruffapopolo, ai vari confusi Masanielli che vogliono uscire dall'euro. Che lo lascino dire ai comici, ai buffoni e a quelli che almeno ci guadagnanerebbero


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Economia politica 1.

sabato 5 gennaio 2013

Addio Monti sorgenti!

Seguo l'agone politico di questi giorni con attenzione e fastidio allo stesso tempo. Tento, ma so che è difficile se non impossibile di guardarlo per così dire, dall'esterno, con occhio smagato e valutativo senza lasciarmi trascinare da entusiasmi o preconcetti. So di affrontare una prova impossibile, ma tanto, la valigia me la sta preparando qualcun altro e presto mi lascerò alle spalle questa valle di lacrime, per cui qualcosa bisogna pur fare nell'attesa. Ci sono cose però, che mi lasciano perplesso e che mi appaiono del tutto incomprensibili. Capisco certo bene che le dichiarazioni in campagna elettorale vadano prese con le molle e si avvalgano, di norma, di un certo stare sopra le righe per ammaliare la parte più debole o disattenta del parco buoi (così almeno è sempre stato chiamato quel gruppo di partecipanti a qualunque tipo di grande evento, massa acefala da guidare e a cui far poi pagare le spese dello stesso). Però, come non rimanere perplessi di fronte a concetti che stanno passando ormai in maniera così conclamata da essere presi come auspicabili verità, da propugnare e portare avanti con ogni mezzo? 

Ad ogni persona di buon senso, in ogni atto della vita di tutti i giorni, parole e concetti come rigore, attenzione a far quadrare i conti, serietà, autorevolezza, competenza dovrebbero apparire come l'unica strada logica e buona da seguire. Invece sembra che stiano seguendo la china per cui questi aspetti sono negativi in assoluto, ontologicamente pessimi, comportamenti malvagi da reprimere con ogni mezzo, mentre spreco, indebitamento allegro, finanza creativa e cose del genere, siano il bene del popolo da perseguire con cura auspicabile. Eppure sono concetti virtuosi e sani, ma stanno facendo la fine di quelle parole (e quelle poi erano solo neutre) come Kimica, antiparassitario e poi più recentemente Multinazionale o Banca. Magari di questo parliamo un'altra volta. Perché si esalta il male come soluzione e si deride e si condanna il buono? Forse perché è più facile credere al santone che ti dice che stai bene e non serve la chemio anche se hai un cancro, forse perché le medicine amare non piacciono a nessuno. Certo. Altrimenti come si potrebbe spiegare secondo logica, che chi ha distrutto l'economia del mio paese, già indebolita da passati malgoverni, chi ci ha reso barzelletta davanti al mondo, ripresentandosi al giudizio delle urne sia accreditato di un buon 20% di consensi? 

Pure un buon senso di fondo, forse solo a livello teorico a questo punto, c'è nel paese, perché nonostante la necessaria cura da cavallo, più o meno la metà degli italiani dichiara di avere fiducia nell'attuale presidente del consiglio, capiscono costoro che questa è la meno peggio e comunque l'unica strada percorribile; però quando andiamo a valutare quanti lo voteranno si arriva a stento ad un 12%. Difficili da mettere insieme questi due aspetti, non vi pare? Capisco che di fronte all'elettorato stremato e iracondo, paghi poco l'atteggiamento serio e realista e sia più facile ascoltare i mielati suoni dei pifferai, uno ti toglie le tasse, l'altro li prenderà solo ai ricconi (beata ingenuità), quell'altro non paga più nessuno e 'fanculo a tutti (e il 'fanculismo paga spesso bene), ma poi bisognerà governare, anche se non mi sembra facile con questi numeri formare un governo stabile. Certo Monti pagherà anche la sua poca abitudine alla politica e al non riuscire a contar balle alla gente ed inoltre li ha davvero tutti contro. Per l'estrema sinistra è un amico e sodale che persegue unicamente gli interessi dei bankieri, per la sinistra moderata non sa essere equo negli interventi e so ben io dove prendere i soldi che servono, per la destra è prono ai voleri dei nemici nordeuropei e un tassatore maligno ed inutile, anche il centro che lo appoggia, inizia una lenta operazione di smarcamento per raspare i voti dei consueti clientes del magna magna che ne hanno sempre affollato le file; i ladri di ogni schieramento poi, alzano la voce offesi che si sia messo in dubbio il loro diritto a rubare, sancito anche dalla costituzione. 

Quanto alle parti sociali, è il fumo negli occhi, dal sindacalismo più conservatore del mondo, attento solo a mantenere inutili privilegi di pochi, fregandosene dei problemi veri del lavoro, leggi precariato, che lo dipinge grande amico di Markionne il demonio e quindi suo diretto Barbariccia, alla Confindustria, tesa solo alla difesa degli industrialotti incapaci di innovare e di competere che sperano solo nell'uscita dall'euro e nella svalutazione per avere una boccata di ossigeno marcio per le loro officine d'antan. In più ogni lobby di questo martoriato paese, dagli avvocati, ai tassisti, alle province, ai commercianti, puntano i piedi e sparano merda, terrorizzate che qualcuno tenti finalmente di scardinare almeno parte dei loro privilegi, piombi fatali che affonderebbero qualunque corazzata. Quando hai tutti contro di solito hai ragione, anche se non è facile farlo capire a chi è sordo.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


lunedì 1 ottobre 2012

Soluzioni di destra e di sinistra.

Dovunque passi, neanche tanto nascosto, odi stridore ed affilar di lame. Si stanno avvicinando le elezioni e questo è l'unico pensiero che incombe nella testa del milione o forse due di persone in Italia (e relative famiglie allargate)  che campano di politica. Certo anche loro hanno capito che la gente li brucerebbe tutti e volentieri, ma aspettarsi che loro stessi in prima persona si autoeliminino, come vorrebbe la folla, è pura utopia. Il maiale (absit iniuria verbis e senza riferimenti a maschere o a fatti reali) non si ammazza certo da solo per fare un Natale migliore. Il loro terrore è quello di un Monti bis che continui a dimostrare la loro incapacità di autoregolare la loro voracità, quindi, eccoli tutti tesi a dimostrare che ha fatto poco, male e in modo iniquo cercando l'approvazione di quel 40% (stando ai sondaggi) che non ne gradisce l'operato e tentando di accalappiare le prurigini del 20% di incerti e del 40% che invece pare approvarlo. L'argomento principale naturalmente è quello di spingere sul fatto che non sarebbe persona eletta dal popppolo, ignorando bellamente che la nostra costituzione prevede con saggezza, che quella del presidente del consiglio non sia una carica elettiva, l'altro, quello della mancata crescita, ignorando ciò che succede nel mondo ed il baratro in cui chi ci governava ci stava precipitando. 

Tutto questo in maniera salomonica, da destra e da sinistra e dai campi pieni di grilli. Si vorrebbe (ma lo vuole davvero la gente o solo il cagnaio degli eligendi?) una chiara indicazione di partito in modo che trionfi uno schieramento e che finalmente arrivi l'eletto con la sua bacchetta magica per eliminare le tasse, dare un lavoro giusto a tutti, che elimini l'odiato euro e la sudditanza ai malefici tedeschi e magari l'abolizione unilaterale del debito per decreto. Si vede che si vuole prendere esempio da quanto saggiamente fatto nei nostri paesi vicini. Vediamo un po'. La Spagna, nella cacca più di noi, ha cacciato l'odiata sinistra e messo al potere un governo di destra che, messo di fronte alla dura realtà, ha dovuto mettere da parte ogni belinata di programma preelettorale e fare le cose necessarie a salvare la ghirba dal disastro. Tagliare qualche spesa (poche perché anche lì come in tutto il mondo nel pratico è difficilissimo farlo), trovarsi alle prese con le voragini del debito regionale (cosa che dovrebbe insegnare cosa significa lasciarsi andare alle sirene del decentramento federalista, che significa solo aumento degli appetiti locali e della spreco pubblico), risolvere i problemi della banche e infine, rigore finanziario, austerità e tasse, tasse,. tasse. 

L'antitesi esatta del programma della destra classica e del neoliberismo keynesiano che va di moda nei salotti degli economisti che spuntano come i funghi a dire la loro in astratto, fregandosene del fatto che il dilatarsi della spesa (graditissima peraltro ai politici di ogni fronte) e una effettiva spinta inflazionistica sarebbero davvero le vere lacrime e sangue per la stragrande massa della della popolazione (quella che magari adesso strepita per le strade e si indigna del fatto che nessuno risolva immediatamente i problemi). E' ovvio che con una bella iperinflazione, i debiti si cancellano da soli, purtroppo insieme ai risparmi, agli stipendi e alle pensioni, ma chi se ne frega, col tempo chi è ancora nella macchina produttiva riconquisterà il livello degli stipendi, intanto non mangia, si vende la casa (così risolve anche il problema dell'IMU) e se lo trova si cerca un altro lavoro, i pensionati nel frattempo tirano le cuoia aiutando a risolvere il problema della sanità pubblica. In Francia invece, tutto l'opposto; qui hanno cacciato la destra ossequiente all'Alemanna, e sono tornati ad una sinistra carica di roboanti promesse di giustizia equa e solidale che avrebbe risolto ogni cosa. 

A tal punto che da mesi circola sul web una bufala di straordinarie cose già fatte dal "boudin" Hollande nei primi cento giorni di governo, eliminazione degli sprechi con un colpo di bacchetta, via tutte le auto blu, supertassa sui ricchi che avrebbe prodotto un tale gettito da essere già stato impiegato nella creazione di centinaia di migliaia di posti di lavori per giovani e precari e soldi a palate per la cultura, lo sviluppo, la ricerca. La realtà? Solo in questi giorni, parte il decreto stangata della cosiddetta gauche francese. Qualche tentativo di taglio nella macchina statale (10 miliardi previsti che saranno assai meno nella realtà, causa la difficoltà naturale tra il dire e il fare) e 20 miliardi di tasse, tasse, tasse, guarda caso, la stessa unica, terrificante, ma ineludibile ricetta e, attenzione, qui non c'è neanche una possibilità di recupero dall'evasione che in Francia, grazie a leggi chiare ed efficaci (non certo per maggiore onestà, che la gente è uguale dappertutto) è assai minore che da noi. Alé sento le trombe levarsi. Certo, ma che tasse, una super tassa sui grandi ricconi, il famoso 75% sui redditi oltre il milione. Leggete bene i numeri prima di suonare la grancassa. I ricconi da colpire, erano 3000, ridotti a 2000 da una serie di esenzioni, il che dà una "previsione di gettito" di circa 200 milioni. In realtà? 

Saranno pochi spiccioli. Arnault ha già in tasca la cittadinanza Belga, gli altri lo stanno seguendo. E' facile e pratico, circa 800 ricchi francesi ogni anno (parliamo di chi guadagna oltre i 100.000 euro (1% della popolazione) si trasferiscono all'estero, molti in Belgio appunto come i proprietari di Auchan, Carrefour, scrittori famosi, mentre altri come i Rothschild, Guerlaen, Lacoste, Peugeot, Taitinger , gli sportivi Alesi, Tsonga, gli artisti Aznavour, Delon Hallyday e molti altri preferiscono la Svizzera. Non a Montecarlo perché grazie ad un accordo, i francesi trasferiti a Montecarlo pagano le tasse in Francia. Ma è facile, se ti ci trasferisci con cittadinanza Belga, invece non le paghi. Quanto diventeranno i 200 milioni previsti dalla supertassa elettorale? Pochissimi spiccioli, più o meno quelli ottenuti con la tassa sulle barche di lusso dal primo decreto montiano, che ha però prodotto come "danno collaterale" anche una perdita di qualche migliaio di posti di lavoro e di incassi nei porti turistici italiani, ma qualcosa bisognava pur dargliela anche alla Camusso. 

La ciccia del decretone gallico viene da altro, incremento delle tasse sulla casa ( ma va?), incremento della tassazione sulle grandi imprese, mentre in Francia l'auto chiude stabilimenti (ma va?). C'è anche un calo del 3,3% sul budget cultura, ma come non doveva essere un baluardo intoccabile? Salva invece la Torino -Lione. Inoltre ridotto il sistema del quoziente familiare e udite udite ristabilita la tassazione sugli straordinari, perché anche in Francia i soldi veri arrivano solo se ne prendi un po' a tutti i poveracci. Tutto questo, sul presupposto di una crescita del PIL francese dell'0,8 nel 2013, cosa già vista come irrealizzabile da tutti gli osservatori, vista anche la inevitabile spinta recessiva dei provvedimenti (ma va?). Un vero programma di sinistra, non c'è che dire. Alla fine tutti fanno quel che va fatto in queste situazioni, esattamente, con piccoli maquillage estetici, quello che sta facendo Monti, che, purtroppo, non ha altre soluzioni per tamponare i tragici errori di chi è venuto prima e che, questo sì che è davvero incredibile, invece di stare cheto e ben nascosto, alza la voce e ha ancora il coraggio di parlare.

P.S. Mi giunge notizia proprio ora che in Francia la sinistra è scesa in piazza contestando il manovrone, al grido Hollande fai qualche cosa di sinistra, mentre contemporaneamente mi arrivano ogni giorno mail da destra che lo caricano come un tamburo, vedete voi.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Economia politica 1.


sabato 7 luglio 2012

Un po' per uno a cavallo all'asino.



Raramente si è sentita dalle nostre parti, una corale manifestazione di dissenso a qualcuno. Da tutte le parti, da tutte le categorie sociali, si levano grida per le ferite insanabili ricevute e per l'incapacità, così evidente che la capirebbe anche un bimbo, di chi le ha inferte. I politici sono alla testa della rivolta. Posso capire gli oppositori. E' stata lanciata l'ennesima operazione richiesta da tutti come l'unica cosa davvero necessaria, la riduzione delle spese e degli sprechi della macchina statale. Da sinistra urla di dolore, perché si incide sulla polpa di chi lavora, l'IDV, ridice le stesse cose da mesi, ormai non si fanno più scrivere i discorsi, usano quelli vecchi, il partito più indecente poi, che dopo aver collaborato a distruggere questo paese, adesso cerca di rifarsi l'imene, devastato dalle porcherie che addebitava agli altri, spara supponenza bartaliana. I grilloidi vanno a nozze. Quelli che obtorto collo, ringhiando sotto sotto, sostengono il governo, sono pieni di distinguo, per carità, basta che le cose siano fatte bene e non così, purché non si tocchi quello e non cosà e intanto nelle segrete stanze brigano per ridurre e deprivare i provvedimenti. Non parliamo delle aree dove finalmente si agisce. L'ANCI muove fuoco e fiamme, i governatori regionali, vero cancro della spesa, portano le chiavi di casa al governo, i responsabili delle ASL con la testa bassa profetizzano la fine della sanità e la cessazione dei servizi, fermi restanti gli stipendi percepiti. Stanno per scendere in strada responsabili di Enti inutili, capi di camarille abolende, sostenitori (con ottime ragioni) di tribunali da chiudere, di reparti con un malato all'anno da razionalizzare, scuole con un allievo da accorpare. Dimezzare le auto blu fa strappare i capelli a intere categorie, ché vi vengono incluse ambulanze e auto degli infermieri per il servizio domiciliare, infine, lo so che sembra una barzelletta scendono in strada i farmacisti che non vogliono veder calare i loro introiti, che hanno già dato che ora paghino gli altri!!!! I sindacaloidi chiamano di nuovo gli zii, che già tanta prova di sé hanno dato, pronti a varare consigli interessati per limitare la scandalosità dei provvedimenti, addirittura l'associazione delle aziende farmaceutiche, si appresta a licenziare tutti i propri dipendenti, inclusi gli addetti alla consegna delle tangenti (che come si sa sono le ultime teste a cadere) e a migrare alle Cayman. Ragazzi ma vi rendete conto?



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Economia politica 1.

venerdì 30 dicembre 2011

Ritorno a Betlemme.



                                                                filmato da Repubblica.

Anche Natale è passato, non ancora completamente perché dobbiamo ancora archiviare torroni, cioccolata e panettoni rimasti, ma non turbatevi a casa mia durano poco e posso certificare che prima della befana avremo chiuso la pratica con tutti i suoi effetti secondari. A Betlemme, intanto, passate anche lì le feste, bisogna sistemare un po' il negozio, preparare i saldi, che qualcuno arriva sempre dopo in cerca di buone occasioni e fare un po' di 3x2 nel perdono dei peccati, infine fare le pulizie dopo l'afflusso della massa dei clienti. Ma anche lì si sa, ogni anno è la stessa musica, ortodossi e armeni, che si dividono gli spazi e gli stand del negozio con una meticolosa osservanza della metratura  (passeranno anche lì, sembra, all'ICI a metro quadro e revisione catastale, che tutto era censito come stalla rurale) anche questa volta se le sono date di santa ragione, brandendo i manici di scopa con cui ufficialmente pulivano i pavimenti, come ultras alla partita con le aste delle bandiere. 



                                                              Il precedente del 2008.

Ha dovuto intervenire, come le altre volte l'autorità palestinese, con la sua polizia, con qualche manganellata a fermare le bastonature, un po' di gente all'ospedale con la testa rotta, ordinaria amministrazione. Il capo dei gendarmi, da buon mussulmano ha cercato di sedare gli animi. Nessun problema, ha detto, discussioni normali tra preti, ma che arresti e denunce, sono cose normali, quando si affrontano i problemi del business religioso e poi gli affari sono affari e da queste parti si campa di questo. Per tutto il resto ci sarà un altro anno per pensarci, per ora facciamo le somme di quello appena passato, fino a domani almeno. E per il prossimo abbiamo almeno la consolazione che dal 21 dicembre in poi non avremo ulteriori pensieri, per lo meno se Monti resiste.

dal web



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

San Silvestro
Shi.
Anatra laccata.
Una valle occitana.

sabato 10 dicembre 2011

L'insostenibile leggerezza della manovra.

Bisogna stare attenti a passeggiare per le strade in questi giorni. Se non si cammina rasente al muro, si rischia di essere inondati dagli scrosci di lacrime e dagli schizzi di sangue dei feriti gravissimi che si aggirano per le strade con le aorte squarciate, contornati da vedove e figli gementi che li  piangono, con geremiadi configurate su mantra classici (equità, ben altro, chi non ha mai pagato, ecc.). La famigerata manovra  che tutti concordavano, dovesse essere fatta, non ha ancora dispiegato la sua ala nera e caliginosa e già le piazze si riempiono per l'assalto ai forni. La folla, lo aveva già bene dipinto il mio collega Alessandro, è come un mostro acefalo, pronto a farsi guidare dal primo arruffapopolo disponibile, si sa, ma qui per scegliere i Masaniello, bisognerà fare un casting peggio che al Grande Fratello. Ma possibile che nessuno si ricordi che stiamo per precipitare in un burrone che significherebbe, per la parte debole della popolazione, almeno una buona metà, finire alle mense dei poveri, posto che ancora ci fossero o a dormire nei cartoni, come è accaduto nei paesi che hanno fatto default e che qualunque misura presa per tentare, ripeto, ho detto tentare di evitare ciò, è infinitamente preferibile? L'intelligente  strada scelta, di mettere a prendere le decisioni qualcuno che non avesse interesse al consenso, è di per sé garanzia che quantomeno si tenti di salvare il cucuzzaro ed i sacrifici richiesti, per quanto possano apparire dolorosi, sono sempre enormemente meno gravi del quasi inevitabile crollo. 

Fosse stata fatta qualche mese fa, questa scelta, tutto sarebbe stato più facile, ma forse le resistenze sarebbero state ancora più forti; adesso che siamo davvero alla fine, l'inevitabilità delle scelte dovrebbe essere chiara. I provvedimenti proposti sono gli stessi che chiedevano, un po' da destra e un po' da sinistra, gli stessi che adesso mettono pelosi steccati, tutti fasulli naturalmente, ma eretti al solo fine che i propri elettori se ne ricordino tra un anno e mezzo. Ognuno fa il suo miserabile gioco delle parti di facciata, dai sindacati, agli oppositori schierati dentro e fuori al parlamento, a quelli che invece sostengono nei fatti il governo, tutti tesi solo a guadagnare consensi futuri. I giornalisti, poi sono i peggiori, perché, bisognosi di avere un po' di litigiosità da presentare, danno spazio proprio al peggio ed alle tesi più strampalate, ai vari coccodrilli che popolano le fogne di tutto il mondo, ma che i meno preparati prendono poi per buone e possibili. Comincia così l'assalto alla diligenza da parte di chi, se sa fare bene i conti, spera alla fine che le sue grida non saranno accolte, così da poter poi dire a suo tempo al popolo bue "vedete io vi ho difeso fino alla fine, ma non ho potuto fare di più, votate per me!". Vedete, io, se si esclude l'innalzamento dell'età pensionabile e le barche e gli aerei, sono colpito pesantemente da tutti gli altri provvedimenti, ma cerco di riflettere sul fatto che il non pagare quelli che comunque sarebbero spiccioli se rapportati alla perdita quasi completa dei risparmi, del proprio reddito (pensioni o lavoro che sia) e di tutto il resto, sarà comunque assai meno pesante. 

Al limite posso mandare le mille maledizioni a chi nei decenni ci ha condotto a tutto questo, me incluso, anche se sarebbe molto più facile dare la colpa ai "banchieri", agli "speculatori", ai "burocrati", tutti utili uomini neri da mitizzare e su cui far convergere le colpe da parte dei milioni di vecchiette che si rallegravano quando i BOT in cui mettevano i loro piccoli risparmi davano il 15% di interesse o di quando sono andate in pensione a 14 anni 6 mesi e 1 giorno. E badate bene, in fondo anche ai politici, che hanno fatto niente altro che quello che la gente chiedeva loro per votarli; se poi nelle pieghe hanno anche pensato soprattutto a sé stessi, come non capirli, eheheheh.  In realtà tutti sarebbero d'accordo, pur che non venissero toccati personalmente, ma che i colpiti fossero gli altri, anzi ben altri, quelli che non hanno mai pagato, ecc. quando qualunque studentello di economia del primo anno sa bene che se non colpisci nel mucchio e tutti, di soldi veri e tanti e subito, non riesci a portarne a casa. Ma non turbatevi, non sono gli italiani i soli a guardare solo alle loro tasche, in Europa è la stessa cosa. 

Così tutti i politici europei, che nell'intimo sono ferocemente antieuropeisti, perché alla fine Europa significa perdita di potere, proni alla necessità di non perdere consenso dai propri elettori, non accettano misure necessarie e salvifiche o le introducono a metà, quando non se ne può più fare a meno, presi per il collo ed in misura comunque insufficiente, quando ad esempio, se si fosse intervenuti subito e con decisione sulla Grecia, si sarebbe forse risolto il problema con quattro soldi. Alla fine qualcosa fanno, ma  a rischio, che non essendo interventi decisi e completi, potrebbero non convincere e si sa che quello che conta è la sensazione. Chi, ancora più miope, come la perfida Albione, si chiama fuori, tra il plauso globale dei suoi stessi sudditi ciechi (non cechi, che quelli hanno capito), che ieri sera alzavano le pinte nei bar, mostra in effetti una debolezza ancora maggiore, quella che ti spinge a chiuderti a riccio, nell'egoismo folle di chi pensa di poter fare tutto da solo, mentre nella realtà si indebolisce sempre di più, come ben sottolinea l'Economist, che già sul nostro simpatico ex ci vedeva lungo. Ma si sa che già all'inizio si diceva che gli inglesi erano disposti ad entrare nell'Unione Europea a patto che tutti gli altri ne uscissero. Ragazzi, date retta a uno che non se ne intende, paghiamo quel che c'è da pagare, lanciamo qualche maledizione (ma ragionando, indirizzata a chi ha preceduto, non a chi ci fa pagare) e speriamo solo che questo e quelle cose che ancora dovrà fare il serio Monti, le faccia e soprattutto che bastino ad evitare il disastro. Sarò pure afflitto dalla sindrome di Stoccolma, ma frustaci Monti, frustaci senza pietà.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tagli orizzontali.
l'introduzione del ticket.
Elezioni.
Moralità assoluta.
La manovra.
Economia politica 1.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!