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sabato 26 febbraio 2022

Contare i morti

dal web

Facciamo il punto della situazione quando ci avviciniamo al termine della prima settimana di guerra. Intanto chiamiamo le cose con il loro nome. Questa è guerra a tutti gli effetti, in Europa e sono coinvolte tutte le potenze mondiali a vario titolo, quindi una cosa di serietà inaudita. Capisco che è difficilissimo cercare di esaminare le cose e soprattutto fare previsioni sulle conseguenze, con mente obiettiva. Ognuno rimane comunque condizionato dai suoi credi e dalla sua formazione, ma bisogna cercare di essere il più possibile asettici e pragmatici se si vuole cercare di capire qualche cosa. Ovviamente anche io non lo sono, ma cercherò di esserlo il più possibile. Intanto si sono chiarite le intenzioni russe, almeno quelle immediate. Arrivare a Kiev, conquistare l'Ukraina e sostituirne il governo con uno fantoccio, tipo quello Bielorusso a loro favorevole. E ovvio che questo è molto assimilabile a quanto hanno fatto per decenni gli USA nell'America latina, direte voi, ma qui siamo nel cuore dell'Europa e la sensazione per noi è del tutto diversa e più bruciante, gli Ukraini hanno la nostra faccia, le nostre case, le nostre auto, non sono arabi, neri o indios, che comprensibilmente sentiamo pure vicini, se c'è da piangere su qualche foto di bambini straziati dalle bombe, ma poi per carità stiano a casa loro che li aiutiamo là. E' molto facile, invece, che non solo nei vertici ma anche nella gente si faccia largo la sensazione che questa è solo la prima mossa della Russia, poi toccherà alle Repubbliche Baltiche e così via. 

In questa fase non starò ad esaminare quali siano stati gli errori precedenti che hanno condotto a questa situazione, tanto l'acqua passata non macina piu'. Teniamoci sempre vicino, sul tavolino da notte, invece l'opera strategica di Sun Tsu, per giudicare i fatti. Partiamo da Mosca. Putin che, come sappiamo, ha condotto l'operazione soprattutto per rafforzare la sua debolezza interna, apparentemmente sta vincendo, ma nella realtà cosa succede? Intanto le cose si rivelano molto più complicate di quanto sembrano all'inizio (e qui sono passati solo 5 gorni). Ricordatevi che le blietzkrieg che durano una settimana, poi sono sempre durate anni anche quando Golia ha pensato di liberarsi facilmente diDavide e di norma in queste melme ci si impelaga per anni. Vietnam e Afganistan sono gli esempi più classici. Quando una guerra è insostenibile da una delle parti per manifesta inferiorità di uomini e mezzi, si passa alla guerriglia, l'incubo di qualunque invasore, mentre dall'esterno, l'interesse è quella di farla durare il più a lungo possibile per impegnare e indebiolire il grande nemico. Certo qui Putin può adottare il metodo della carneficina a tabula rasa che ha usato per soffocare la Cecenia, ma ricordiamo qualla era proprio casa sua e che lì, gli aiuti arrivavano dagli islamici invisi a tutti, mentre in Georgia ha dovuto limitare l'azione, rinunciando ad arrivare a Tiblisi per cambiare il governo e tenersi solo i piccoli territori di Abkazia e Ossezia, cosa di cui si sarebbe analogamente dovuto accontentare qui nel Donbass, cosa che avrebbe avuto successo senza troppo colpo ferire. 

Impelagarsi invece in anni di guerriglia, di stragi e di morti, con le televisioni nternazionali che diffondono milioni di immagini di bambini e di donne straziati dalle bombe, potrebbe rivelarsi per lo zar una vittoria di Pirro, pericolosissima anche sul fronte interno. L'occidente a quanto sivede, dall'innalzamento del livello di scontro mediatico e delle dichiarazioni ufficiali, sembra puntare proprio a questo. Cronicizzare il conflitto per farlo durare il più a lungo possibile, sulla pelle del popolo ukraino, agnello sacrificale, nenche troppo simpatico per le sue simpatie per le croci uncinate, per danneggiare al massimo Putin, altro che sanzioni controproducenti. Intanto oggi, tanto per aumentare il casino, i Russi hanno colpito un mercantile giapponese nel mar Nero. Dunque Putin è di fronte ad un dilemma che purtroppo è superato dal fatto che ormai si è spinto troppo avanti e fermarsi adesso, sarebbe una ammissione di sconfitta troppo pesante. Sempre che sia in grado ancora di un ragionamento lucido, in questo momento dovrebbe cercare di ottenere un tavolo di trattativa che lo vede ancora in posizione di forza e farlo uscire indenne dalla palude in cui si è cacciato. Ma il problema è, Putin è ancora lucido oppure è stato preso, ormai definitivamente dall'appannamento mentale tipico degli anziani imperatori assillati dalla sindrome dell'accerchiamento e dal terrore di essere avvelenato da chi lo circorda, in perenne attesa del Tigellino di turno che arrivi a pugnalarlo. In questo caso le reazioni non potranno essere che scomposte e pericolose per il mondo intero. L'occidente, a mio parere, dovrebbe seguire solamente la strada di rafforzare chi nel suo entourage ha interesse e intenzione di eliminarlo definitivamente, posto che ci sia questa vaga possibilità. Ricordandosi però sempre, e anche la storia recente lo insegna, che dopo uno cattivo ne viene sempre uno peggiore. Dunque credo che nei prossimi giorni l'avanzata russa sarà più difficile del previsto. 

Il contendente ukraino invece si trova in una situazione classica. Per la popolazione comune, per la gente come noi insomma, la cosa più favorevole e conveniente sarbbe che il loro esercito deponesse le armi, riuscisse ad ottenere un tavolo di trattativa finché è ancora al potere l'atttuale governo, cedendo alla fine i territori indipendenti e rinunciando almeno ufficialmente a Nato et similia, riuscendo a mantenere il potere. Questo èal momento il massimo ottenibile e porterebbe indietro l'orologio ad una situazione georgiana ed i danni sarebbero limitati, soprattutto per noi ed il resto del mondo. Tuttavia dobbiamo tener conto che qui potrebbe prevalere, spinta alle spalle daUSA e dai falchi dell'alleanza, la logica del martirio, che deturperebbe sempre di più l'immagine russa nel mondo. Zelensky cerca in ogni modo e Biden lo pompa, di fare la fine di Allende, meglio se con la famiglia inclusa e le ultime dichiarazioni lo dimostrano, compresa la benzina sul fuoco dei proclami di massicci armamenti fatti filtrare attraverso i confini ancora aperti. Insomma anche qui le azioni logiche e meno dannose sono, purtoppo le meno probabili. Gli USA dal canto loro sono i maggiori beneficiari di questa operazione. E' chiaro il rafforzamento di Biden sul piano interno, la cosa più importante ricercata fin dall'inizio, il mantenimento di un alto livello dei prezzi dell'energia, che consente l'uso dello shale gas e un isolamento sempre maggiore della Russia. Politica funzionante nell'immediato certo, ma nuovamente miope nel medio lungo periodo, perché favorisce la Cina, che è il vero e sempre sottovalutato  nemico dell'Occidente, mentre il nostro interesse sarebbe stato stato quello di far fronte comune, anche con la Russia, contro il gigante asiatico, invece di spingerla nelle sue accoglienti e velenose braccia. 

In mezzo come al solito la debole Europa, un po' travolta dai fatti e con poca possibilità di operare convenientemente, pur se l'azione putiniana, altro punto perso, è riuscita a compattarla un po' di più, almeno sulla carta. E veniamo alle sanzioni che sembrano l'unica arma pratica oltre alle parole di minaccia e alle grida per spaventare il nemico, come accadeva agli uomin di Bravehart, manca solo che alziamo i gonnellini mostrandogli il culo e poi il più è fatto. Qui bisogna capire bene come stanno le cose. In questo campo la Russia sta dalla parte del manico. Ogni sanzione che non sia quella terrificante dello spostamento della finale di Champions, fa più danni all'Europa che non alla Russia; per la verità anche quella dato che il Gazprom è il main sponsor della manifestazione. Già sono stati messi da parte gas e petrolio, per non suicidarci da soli, ma anche il famoso Swift è un arma che danneggerebbe più noi che loro. Intanto la Russia previdentemente dal 2014 accede al circuito secondario cinese per quasi il 30% e potrebbe quind allargarlo assai di più con grande contentezza di Xi Jin PIng; inoltre il blocco di questo sistema comporterebbe, pronti via, un danno di circa 40 miliardi alle banche nostre che operano là, un danno ancor peggiore alle banche ed alla piazza finanziaria di Londra e alla fine non saremmo neppure in grado noi di pagare le forniture dell'indispensabile gas, tanto per cominciare, augurandoci in futuro che gli inscipienti verdi e grillini (ma più ancora chi li vota) ci consentano di usare almeno il nostro e di rifornirci da sud facendo i necessari rigasificatori e così via, pensate che se li stavamo a sentire non avremmo neppure il TAP. Insomma bisogna che, anche se ufficialmente si dovranno dire peste e corna dell'Orso russo, minacciando sanzioni terrificanti, nelle segrete stanze, noi che siamo quelli economicamente più deboli, assieme a francesi e tedeschi, dobbiamo puntare i piedi con chiarezza di fronte a Biden dicendo, se vuoi sanzioni che avvantaggiano te e danneggiano noi, devi pagartele tutte, dal primo all'ultimo dollaro, se no le fai da solo (e mi sembra che proprio questo sia già stato fatto sullo Swift). Da tutto ciò emerge una lezione importante di cui si dovrebbe tenere conto in futuro. Quanto più ci sono tra stati e blocchi, relazioni economiche, commerci, transazioni, sistemi comuni, tanto meno è conveniente economicamte spaccare tutto per fare guerre che distruggano queste correlazioni. E siccome nelle guerre alla fine quello che più conta è il grano, questo aiuterebbe paradossalmente la pace. 


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lunedì 29 agosto 2016

Funerale per il TTIP



Come da dichiarazioni riportate oggi sulla stampa dal vicecancelliere tedesco Gabriel, ansioso disoffiare il posto a Frau Merkel, il TTIP è fottuto e morto per lo meno per adesso. Ogni possibilità che l'accordo, dopo anni di tentennamenti, andasse a buon fine, se ne è andata in malora. Le lobby più indecenti dei no-tutto, le legioni dei complottisti neoteobiologici, gli alfieri della decrescita felice, gli amatori delle scie chimiche e dei cip sottopelle, hanno costituito una diga invalicabile col populismo più becero, ottenendo il risultato voluto. Un'altra delle poche possibilità pensate per uscire da una crisi che si appresta a diventare decennale, viene buttata nel cesso a braccetto con la Brexit. Tutti questi utili idioti a cui non interessa affatto che si ipotizzassero circa 25 milioni di nuovi posti di lavoro sulle due sponde dell'Atlantico, una probabile aumento del PIL generale di almeno l'1% (stime per difetto), di un'enorme spinta per tutta la filiera italiana del cibo dedicata all'export, possono finalmente brindare. 

Con una serie di bufale colossali, menzogne consuete e verità fasulle, sventolando le consuete bandiere morte anti OGM e non solo, hanno istigato il popppolo a dismisura. I movimenti più indecenti, che oggi vanno per la maggiore, se ne sono fatti bandiera, tanto sono questi gli argomenti che premiano nell'urna elettorale e alla fine anche i mandanti dei negoziatori hanno ceduto. Tanto non servirà a nulla. Questo arretramento di fronte alle cose utili all'umanità, sarà comunque non pagante, vinceranno ugualmente i Trump, le Lepen, i Salvini, i Grilli, i neonazi nelle terre tedesche e via via tutti gli altri, come si è già visto nella perfida Albione. Bisogna rassegnarsi, lasciar passare qualche decennio, poi le stupidaggini fatte faranno piazza pulita di questo ciarpame dannoso a sé ed agli altri e la frittata si rivolterà per l'ennesima volta. Inutile incazzarsi, non si può andare controcorrente. Lasciate andare avanti i notutto, le rapide del fiume in questo momento sono troppo forti per mettersi di traverso.



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mercoledì 23 marzo 2016

Quatrième niveau

Risultati immagini per croci

Mi sento per così dire obbligato, a dire la mia banalità sui fatti di questi giorni.

Se abbiamo paura, vuol dire che stanno vincendo. Se decidiamo di cambiare le nostre abitudini, non andare più in metro o cancelliamo una vacanza programmata, vuol dire che stanno vincendo. Se diamo modo a qualche infame di creare nuovi ed inutili muri invece di abbattere quelli che ancora ci sono, vuol dire che stanno vincendo. Se politici di poco valore fanno dichiarazioni e prendono decisioni sbagliate perché hanno in tasca i risultati dell'ultimo sondaggio in vista delle mille prossime elezioni, vuol dire che stanno vincendo. Se i peggiori oclocrati che il nostro continente abbia mai avuto, dai Farange, ai neonazi tedeschi, alle LePen, ai Salvini, ai Grilli e Fratelli vari; dagli Orbàn, ai Wilders, alle Kjaersgaard, agli Strache e a tutti i loro compari seminatori di odio a prescindere, potranno prendere sempre maggiore potere spezzando il sogno europeo assieme al nostro futuro, vuol dire che stanno vincendo. Se il nostro odio personale contro gli assassini crescerà fino a metterci al loro livello, vuol dire che stanno vincendo. Se la paura ci costringerà a creare nuovi vincoli e barriere che danneggeranno inesorabilmente le nostre già deboli economie, vuol dire che stanno vincendo. Se non riusciamo più a riconoscere gli amici dai nemici e da quelli che li aiutano dicendo che sono nostri amici, vuol dire che stanno vincendo. Se non decidiamo di lavorare tutti assieme per andare a risolvere il problema alla fonte, vuol dire che stanno vincendo. Se non vogliamo accettare di cedere parte della nostra sovranità per fare le cose che servono in maniera efficace a causa di un becero e miope nazionalismo, vuol dire che stanno vincendo. Se il terrore ci impedisce di distinguere tra i carnefici e le loro vittime, accomunando tutto in un'unica massa informe da distruggere, perché è troppo complicato o faticoso cercare di capire la realtà, vuol dire che stanno vincendo.

Invece io vorrei che fossimo noi a vincere. 


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giovedì 28 gennaio 2016

Mi avete rotto le scatole coi nudi coperti!

Venus callipigia

Scusate ma non ne posso proprio più e siccome sono un bastian contrario, siccome non devo prendere voti o avere consenso neanche per fare il presidente della riunione di condominio e non ho niente da vendere tranne qualche libro che intanto non compra nessuno (a proposito se a qualcuno interessa clikkate a fianco), ho deciso che oggi dico la mia. Se non siete d'accordo, caricatemi pure d'insulti che mi farà solo piacere, vorrà dire che quantomeno qualcuno mi legge. Dicevo, sono esaurito dal fatto di scorrere il web e vedere, oltre alle battute, che van bene perché la satira si deve sempre accettare, ma l'odio e l'acredine sputata dai seguaci dell'opposizione più becera e sordida che mai governo abbia mai avuto, d'altra parte questa è gente che condivide qualunque bufala giri, pur di manifestare la propria carica di odio a prescindere. Sono esausto di leggere da parte di chi dovrebbe invece essere amico e sodale, appartenendo allo stesso partito, sorrisetti di sufficienza e dichiarazioni velenose pur di dare contro. Sono nauseato di sentire intellettuali e cultori dell'arte nullafacenti che in punta di forchetta pontificano sul dovere di non cedere a tradizioni, arte e quant'altro. Sono stufo di aprire giornali e televisione e beccarmi pippozzi di compunta indignazione da parte dei luridi politici di cui sopra, dei loro adepti e soprattutto dei giornalai (che in Italia di giornalisti ce ne sono pochissimi) che odorano la puzza che viene dal popolo bue e poi battono la grancassa sull'argomento tanto per seguire l'onda. Insomma sono esaurito dalla vicenda delle statue nude coperte, per la quale adesso si cercherà un capro espiatorio da sacrificare. Voglio quindi chiarire il mio punto di vista. 

Se dal comitato del cerimoniale dell'ospite hanno suggerito di seguire quella soluzione o anche solo se si pensava che questo desse fastidio, benissimo si è fatto a coprire i nudi. Perché questa mia antipatica presa di posizione controcorrente? Molto semplice. Qui, per ignoranza, superficialità o solo per infida malizia, perché in generale i politici sanno bene le cose ma le presentano nel modo che credono più favorevoli alla loro parte politica, si vuol accomunare cose che non c'entrano nulla tra di loro, per esempio il problema di integrazione che pone l'immigrazione e la visita di stato di una delegazione di CLIENTI, che inoltre aggiunge importanti implicazione geopolitiche, essendo l'unico nemico effettivo di quell'ISIS che tanto ci fa paura. Questo è il punto, qui non c'è un ospite che viene a farci visita e che prevede un paritario rispetto, ma arriva nel nostro negozio un CLIENTE con l'intenzione di fare acquisti e deve decidere se farli qui o nei negozi vicini dove andrà domani e nei giorni successivi. Il nostro negozio, su cui la nostra famiglia deve campare, perché non abbiamo nel retro un appezzamento di terreno in cui vengono su da sole le cose di cui abbiamo bisogno, ma che dobbiamo a nostra volta andare a comprare fuori se abbiamo i soldini, è da tempo un po' in crisi e quindi ha un disperato bisogno di clienti. Intellettuali, politici e giornalai se ne fregano di questo perché sono abituati a trovare la pappa pronta e a non doversela guadagnare, ma chi lavora nel commercio sa come ci si deve comportare per non fallire. 

I cinesi, che la sanno lunga in materia, dicono che non devi aprire un negozio se non sai sorridere, perché il CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE. Se entra un idiota che pretende il filetto stracotto perché gli piace così, il bravo cameriere glielo fa portare e gli dice: ottima scelta signore, lei sì che se ne intende, anche se lo considera uno sciocco. Se un nuovo russo dal portafoglio rigonfio rifiuta il vestito meraviglioso da 5000 euro che gli viene proposto perché costa troppo poco, il bravo negoziante gli dice: ha ragione signore, ma i pezzi davvero speciali li teniamo riservati ai clienti come lei, eccole questo magnifico vestito da 15.000 euro e gli rifila uno scarto che teneva nel retro. In questi casi il venditore disprezza profondamente il gusto e la cultura del cliente, li ritiene profondamente inferiori alla sua, ma questo non ha nessuna importanza perché il rapporto tra venditore e compratore non è mai paritario, ma conflittuale. Questo è venuto a fare la delegazione straniera: comprare per 17 miliardi di Euro, cosa di cui abbiamo grande necessità e per la quale, se avessero chiesto di foderare il Colosseo, conveniva aggiungere anche i Fori Imperiali. Un simile comportamento non significa affatto cedere per piaggeria rinunciando ad una corretta reciprocità tra simili, ma un considerare quell'altra cultura, talmente inferiore alla nostra (cosa pensata tra l'altro dalla stragrande maggioranza degli italiani) da essere trattata come minus habens, sì ragazzino tieni il leccalecca così non ti agiti e fai il compito. Nessuno in Francia ha rotto le balle perché nel pranzo ufficiale con gli arabi non è stato messo il famoso vino francese, orgoglio e cultura del paese, perché 400 aerei da vendere sono un bel pacco di miliardi e pecunia non olet, specialmente se l'hai bisogno. 

Se venisse in Italia una delegazione dello Zimbundi, stato noto per essere governato esclusivamente da omosessuali, per spendere 50 miliardi in forniture meccaniche di vibratori e dildi, gli farei percorrere un corridoio con esposti tutti i più bei nudi maschili dei nostri musei, girati di spalle in modo che mostrassero ben bene le loro deliziose chiappe (inclusa la venus callipigia che non si sa mai). Però tutti questi grandi difensori dell'arte italica che vomitano su feisbuc la loro arrogante accidia, nella maggior parte dei casi di queste statue neanche sapevano l'esistenza, ma adesso si ergono a paladini della cultura italiota. Comunque se tutto questo non vi va bene, dovete rinunciare a monte ad un modo di vivere proprio della vostra cultura occidentale, fondata sul mercato, sul capitalismo, sul denaro e sulla tecnica, che nella vita di tutti i giorni vi fa tanto comodo e che alla quale nessuno per principio sarà mai più disposto a rinunciare. Questi sono i fatti. Perché i fannulloni pagati da noi per stare a Bruxelles, assenteisti molto di più di quello che timbrava in mutande e che invece di lavorare  stanno qui ogni giorno a riempirci i cabbasisi sul fatto che non ci si occupa delle cose importanti come il lavoro e legge Fornero, ma di idiozie come le coppie di fatto, adesso pompano mane e sera su una scemenza del genere beandosi dello sputtanamento internazionale, che così peggio va per noi e più loro sono contenti e voi li state a sentire e peggio poi li votate? Solo per raccattare qualche voto. E comunque tutte queste anime belle, cariche di dignità e con la schiena diritta, inorridite dal cedimento alle culture inferiori, perché non hanno protestato, non hanno detto una parola quando il Papa è venuto a Torino e si sono coperti i nudi dei cartelloni della mostra di Tamara de Lempicka? Eppure lì non avevamo niente da vendere. E con questo ho finito!

PS. Last but dont least bisogna considerare che Rohani è esponente dell'ala più moderata nel suo paese, anche lui in una certa difficoltà con i suoi legaioli e glilloidi locali vari e che dargli una mano evitando di metterlo in difficoltà con le sua ali più malevole, ci conviene assai, proprio nell'ottica di una geopolitica in cui si voglia davvero fare qualche cosa per l'ISIS e non chiacchiere da bar.


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lunedì 1 ottobre 2012

Soluzioni di destra e di sinistra.

Dovunque passi, neanche tanto nascosto, odi stridore ed affilar di lame. Si stanno avvicinando le elezioni e questo è l'unico pensiero che incombe nella testa del milione o forse due di persone in Italia (e relative famiglie allargate)  che campano di politica. Certo anche loro hanno capito che la gente li brucerebbe tutti e volentieri, ma aspettarsi che loro stessi in prima persona si autoeliminino, come vorrebbe la folla, è pura utopia. Il maiale (absit iniuria verbis e senza riferimenti a maschere o a fatti reali) non si ammazza certo da solo per fare un Natale migliore. Il loro terrore è quello di un Monti bis che continui a dimostrare la loro incapacità di autoregolare la loro voracità, quindi, eccoli tutti tesi a dimostrare che ha fatto poco, male e in modo iniquo cercando l'approvazione di quel 40% (stando ai sondaggi) che non ne gradisce l'operato e tentando di accalappiare le prurigini del 20% di incerti e del 40% che invece pare approvarlo. L'argomento principale naturalmente è quello di spingere sul fatto che non sarebbe persona eletta dal popppolo, ignorando bellamente che la nostra costituzione prevede con saggezza, che quella del presidente del consiglio non sia una carica elettiva, l'altro, quello della mancata crescita, ignorando ciò che succede nel mondo ed il baratro in cui chi ci governava ci stava precipitando. 

Tutto questo in maniera salomonica, da destra e da sinistra e dai campi pieni di grilli. Si vorrebbe (ma lo vuole davvero la gente o solo il cagnaio degli eligendi?) una chiara indicazione di partito in modo che trionfi uno schieramento e che finalmente arrivi l'eletto con la sua bacchetta magica per eliminare le tasse, dare un lavoro giusto a tutti, che elimini l'odiato euro e la sudditanza ai malefici tedeschi e magari l'abolizione unilaterale del debito per decreto. Si vede che si vuole prendere esempio da quanto saggiamente fatto nei nostri paesi vicini. Vediamo un po'. La Spagna, nella cacca più di noi, ha cacciato l'odiata sinistra e messo al potere un governo di destra che, messo di fronte alla dura realtà, ha dovuto mettere da parte ogni belinata di programma preelettorale e fare le cose necessarie a salvare la ghirba dal disastro. Tagliare qualche spesa (poche perché anche lì come in tutto il mondo nel pratico è difficilissimo farlo), trovarsi alle prese con le voragini del debito regionale (cosa che dovrebbe insegnare cosa significa lasciarsi andare alle sirene del decentramento federalista, che significa solo aumento degli appetiti locali e della spreco pubblico), risolvere i problemi della banche e infine, rigore finanziario, austerità e tasse, tasse,. tasse. 

L'antitesi esatta del programma della destra classica e del neoliberismo keynesiano che va di moda nei salotti degli economisti che spuntano come i funghi a dire la loro in astratto, fregandosene del fatto che il dilatarsi della spesa (graditissima peraltro ai politici di ogni fronte) e una effettiva spinta inflazionistica sarebbero davvero le vere lacrime e sangue per la stragrande massa della della popolazione (quella che magari adesso strepita per le strade e si indigna del fatto che nessuno risolva immediatamente i problemi). E' ovvio che con una bella iperinflazione, i debiti si cancellano da soli, purtroppo insieme ai risparmi, agli stipendi e alle pensioni, ma chi se ne frega, col tempo chi è ancora nella macchina produttiva riconquisterà il livello degli stipendi, intanto non mangia, si vende la casa (così risolve anche il problema dell'IMU) e se lo trova si cerca un altro lavoro, i pensionati nel frattempo tirano le cuoia aiutando a risolvere il problema della sanità pubblica. In Francia invece, tutto l'opposto; qui hanno cacciato la destra ossequiente all'Alemanna, e sono tornati ad una sinistra carica di roboanti promesse di giustizia equa e solidale che avrebbe risolto ogni cosa. 

A tal punto che da mesi circola sul web una bufala di straordinarie cose già fatte dal "boudin" Hollande nei primi cento giorni di governo, eliminazione degli sprechi con un colpo di bacchetta, via tutte le auto blu, supertassa sui ricchi che avrebbe prodotto un tale gettito da essere già stato impiegato nella creazione di centinaia di migliaia di posti di lavori per giovani e precari e soldi a palate per la cultura, lo sviluppo, la ricerca. La realtà? Solo in questi giorni, parte il decreto stangata della cosiddetta gauche francese. Qualche tentativo di taglio nella macchina statale (10 miliardi previsti che saranno assai meno nella realtà, causa la difficoltà naturale tra il dire e il fare) e 20 miliardi di tasse, tasse, tasse, guarda caso, la stessa unica, terrificante, ma ineludibile ricetta e, attenzione, qui non c'è neanche una possibilità di recupero dall'evasione che in Francia, grazie a leggi chiare ed efficaci (non certo per maggiore onestà, che la gente è uguale dappertutto) è assai minore che da noi. Alé sento le trombe levarsi. Certo, ma che tasse, una super tassa sui grandi ricconi, il famoso 75% sui redditi oltre il milione. Leggete bene i numeri prima di suonare la grancassa. I ricconi da colpire, erano 3000, ridotti a 2000 da una serie di esenzioni, il che dà una "previsione di gettito" di circa 200 milioni. In realtà? 

Saranno pochi spiccioli. Arnault ha già in tasca la cittadinanza Belga, gli altri lo stanno seguendo. E' facile e pratico, circa 800 ricchi francesi ogni anno (parliamo di chi guadagna oltre i 100.000 euro (1% della popolazione) si trasferiscono all'estero, molti in Belgio appunto come i proprietari di Auchan, Carrefour, scrittori famosi, mentre altri come i Rothschild, Guerlaen, Lacoste, Peugeot, Taitinger , gli sportivi Alesi, Tsonga, gli artisti Aznavour, Delon Hallyday e molti altri preferiscono la Svizzera. Non a Montecarlo perché grazie ad un accordo, i francesi trasferiti a Montecarlo pagano le tasse in Francia. Ma è facile, se ti ci trasferisci con cittadinanza Belga, invece non le paghi. Quanto diventeranno i 200 milioni previsti dalla supertassa elettorale? Pochissimi spiccioli, più o meno quelli ottenuti con la tassa sulle barche di lusso dal primo decreto montiano, che ha però prodotto come "danno collaterale" anche una perdita di qualche migliaio di posti di lavoro e di incassi nei porti turistici italiani, ma qualcosa bisognava pur dargliela anche alla Camusso. 

La ciccia del decretone gallico viene da altro, incremento delle tasse sulla casa ( ma va?), incremento della tassazione sulle grandi imprese, mentre in Francia l'auto chiude stabilimenti (ma va?). C'è anche un calo del 3,3% sul budget cultura, ma come non doveva essere un baluardo intoccabile? Salva invece la Torino -Lione. Inoltre ridotto il sistema del quoziente familiare e udite udite ristabilita la tassazione sugli straordinari, perché anche in Francia i soldi veri arrivano solo se ne prendi un po' a tutti i poveracci. Tutto questo, sul presupposto di una crescita del PIL francese dell'0,8 nel 2013, cosa già vista come irrealizzabile da tutti gli osservatori, vista anche la inevitabile spinta recessiva dei provvedimenti (ma va?). Un vero programma di sinistra, non c'è che dire. Alla fine tutti fanno quel che va fatto in queste situazioni, esattamente, con piccoli maquillage estetici, quello che sta facendo Monti, che, purtroppo, non ha altre soluzioni per tamponare i tragici errori di chi è venuto prima e che, questo sì che è davvero incredibile, invece di stare cheto e ben nascosto, alza la voce e ha ancora il coraggio di parlare.

P.S. Mi giunge notizia proprio ora che in Francia la sinistra è scesa in piazza contestando il manovrone, al grido Hollande fai qualche cosa di sinistra, mentre contemporaneamente mi arrivano ogni giorno mail da destra che lo caricano come un tamburo, vedete voi.



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martedì 18 ottobre 2011

Poeti di un tempo che fu.

Dopo diversi decenni ieri ho incontrato un vecchio amico. Sono passati quasi 50 anni da quando ogni tanto lo accompagnavo per le campagne (sarà stato un segnale del mio destino futuro?), io con la macchina fotografica, già preso dal virus, lui con il registratore a tracolla, che allora si chiamava magnetofono. Vedete che la lingua si evolve. Si andava per i paesi attorno all'Alessandrino a cercare anziani che ricordassero canti e filastrocche tradizionali e che ce le cantassero. Una vera miniera di racconti e di cose divertenti che per lui è poi si è trasformata in una passione travolgente ed una ricerca continua che è diventata quasi lo scopo di tutta la sua vita. Franco Castelli infatti, è oggi uno degli studiosi più accreditati della tradizione popolare italiana ed alessandrina in particolare, con innumerevoli pubblicazioni e congressi al suo attivo in cui racconta aspetti di vita perduti, ma di straordinario interesse per chi voglia ripercorrere la storia recente attraverso l'ottica popolare e contadina. Ieri ci ha illustrato magistralmente l'opera di Testore, un poeta dialettale alessandrino di grande godibilità e dei suoi coevi, con una partecipazione tale da tenere gli ascoltatori avvinti e suscitando passione ed interesse, pur recitando poesie in quell'idioma spigoloso e difficile qual è il dialetto alessandrino. Già, come lui stesso ci ha ricordato, lo diceva padre Dante nel De vulgari eloquentia che ad Alessandria si parlava una turpissimum eloquium! Lo so, direte voi, son cose vecchie, con tutti i problemi che abbiamo oggi che ci può insegnare la roba vecchia di 150 anni? E' vero, sono d'accordo, ma spesso per dimenticare il presente è piacevole parlare e discutere di fatti così antichi e di avvenimenti e situazioni così diverse da oggi. Così per divertire anche voi, vi riporto il brano centrale di una poesia politica del 1856: Ra vus dra miseria (La voce della miseria) di Pietro Setragni e che potrete apprezzare assieme a molte altre nel bellissimo lavoro di Castelli integralmente riportato qui: .


R'è na ròba d'avnì mat
vighi i debit ch'l'à za u Stat!
E giuntè semp dar j'impòsti
par ruzièn du tit ar còsti...
Sacarlòt! um zmeja a mei
ch'an duvreis nent andè csei:
che an lo 'd splè ra pòvra gent
l'è 'nt u siur ch'abzò dei drent;
che s'ar paga mila franc,
cul ch'è siur un uarda gnanc,
ma ant sulei u j'à pensà
cul testòn ch' pòrta j'ugià,
ch'a l'è in òm ch'l'è sempr'an bal
ch'l'è u ridicul 'd tancc giurnal!
(...) e un ra fa vighi an candeira
chi ch'ra paga? ar braji 'd teira.


(E' una cosa da venir matto / vedere i debiti che ha lo Stato! / E aumentar sempre le imposte / per rosicchiarci del tutto le coste.../ Sacripante! a me pare / che così non dovrebbe andare: / che invece di pelare la povera gente / è nei signori che bisognerebbe darci dentro; / ché se paga mille franchi / chi è signore manco se n'accorge, / ma in ciò ci ha pensato / quel testone che porta gli occhiali, / che è un uomo sempre in ballo / che è il ridicolo di tanti giornali! / [...] e ce la fa vedere in candela / chi la paga? le braghe di tela (i poveracci)).

Certamente capisco che son cose difficili da capire, così lontane da noi, così impossibili da accadere oggi. Allora c'era una crisi nera, si stava facendo l'Italia da tanti staterelli separati e divisi, la gente non trovava lavoro e i ragazzi venivano sfruttati da gente senza scrupoli che giocava sulla mancanza e la connivenza delle leggi. Le casse del neo-stato vuote e le tasse così alte da superare, anche se di poco quel 10% delle decime che pretendeva la Chiesa; cose mai viste!. Poi quell'accenno al ministro con gli occhiali che tutti deridono sui media mentre lui ti cava anche l'anima è davvero cosa d'altri tempi e difficile da capire, povero Cavour, nessuno lo ha mai amato! Anche quella dei poveracci che chiedono la patrimoniale è cosa che appare del tutto irripetibile. Mah, oggi son cose che ci stupiscono tanto sono lontane dalla nostra realtà, eppure ce l'hanno fatta a venirne fuori. Certo avevano politici che si dimettevano solo perché qualcuno li aveva sorpresi a portarsi a casa una matita dall'ufficio. Adesso per fortuna queste cose non capitano più e per questo ci rimane difficile capire questi antichi versi , però grazie lo stesso Franco, per averli tirati fuori dal passato anche se, abbi pazienza, son cose troppo lontane dall'attualità.

martedì 12 luglio 2011

Too big to save.

L'importanza economica dell'Italia è più o meno doppia di quella di Grecia, Portogallo e Irlanda messe insieme. Il nostro debito pubblico è il terzo tra i più ricchi, ma il nostro PIL è solo il settimo o l'ottavo, in compenso la nostra crescita è nell'ultimo decennio è una delle ultime del mondo. Questo debito (che potete vedere nel suo sviluppo continuo nella casella a fianco) è, caso anomalo nei paesi occidentali, per oltre la metà nelle mani delle famiglie italiane, nota da un lato positiva in quanto dà una minore volatilità speculativa e funge da cassa sociale, mentre il lato negativo (per chi lo detiene) è rappresentato dal fatto che un eventuale default, colpirebbe i singoli, cosa che non renderebbe utile alla comunità internazionale, un salvataggio, al di là delle dimensioni dell'impresa. Quindi non vorrei che qualcuno si illudesse che gli altri paesi ci salvino. Il cucuzzaro è troppo grosso per essere salvato e soprattutto i salvatori presunti non sono nostri creditori (come per gli altri PIGS, che se non li salvi non pagano te). Gli scossoni speculativi conseguenti, benché amplifichino notevolmente la situazione, non sono in generale sostanziali più di tanto, sono solamente indicativi di un trend e possono mutare direzione con la stessa rapidità con cui sono cominciati. Tuttavia le vie di uscita da queste posizioni sono ben note, per essere accadute molte volte nel passato ed in molte aree del mondo. 

Non interessa, per capire cosa potrebbe accadere, individuare di chi sia la responsabilità di tutto ciò e chi vuol sottolineare che chi ha governato negli ultimi otto anni su dieci, ha portato il debito da 1400 a 1900 miliardi, forse solo perché sfortunato, compie solo un esercizio retorico di poca utilità. Di norma si esce da queste paludi in tre modi. Il più consueto, consiste nel default dello stato che per quelli come il nostro privi di risorse naturali, porta al disastro totale, la fame (quella in cui la gente non ha più da mangiare tanto per capirci) per la maggioranza della popolazione, una ipersvalutazione che in pratica annulla il debito ed i beni mobili e che conduce quasi sempre a contrasti sociali così gravi da sfociare in soluzioni totalitarie. Un secondo, un po' più sofisticato ed al contempo più morbido, consiste nel dare via libera ad una forte svalutazione (analoga a quella degli anni settanta) che presuppone comunque una uscita dall'Euro, unica diga che ci protegge dalla svalutazione selvaggia, che di norma è accompagnata da una provvisoria dinamicità economica data dalla migliore competitività monetaria che innalzerebbe velocemente il PIL migliorandone il rapporto col debito. 

Questa soluzione brucerebbe velocemente la massa di risparmio oggi in mano ai cittadini che si troverebbero in mano un valore fortemente decurtato, quasi carta straccia, risolvendo allo stesso tempo il carico percentuale delle pensioni e degli stipendi pubblici che dimezzando o peggio il loro potere di acquisto, inciderebbero assai meno sul bilancio totale. Naturalmente nella speranza che la perdita di consumi interni fosse compensata dalla competitività acquisita nell'export. Tutto questo è di norma un sollievo piuttosto labile i cui effetti vengono rapidamente compensati, salvo la mazzata sui risparmi e sul potere d'acquisto. Rimane un ultima soluzione, che è il rientro graduale ma deciso del debito. Per fare questo sarebbe necessario una serie di manovre di tagli e di tasse, ripeto di tasse, tasse, tasse ed ancora tasse, talmente forti ed esagerate che la gente neanche riesce ad immaginare. Vi ricordo solo che la tremenda manovra di cui si discute in questi giorni e su cui tutti gli italiani si strappano i capelli, taglierà quest'anno 2 miliardi. La gente dovrebbe soltanto cercare di immaginare cosa significherebbe portarne a casa 70 o 100 come almeno servirebbero alla bisogna. 

Certamente tutti grideranno che bisogna tagliarli agli sprechi, ai politici e comunque agli altri, senza rendersi conto, che tagliare metà o più dei compensi dei politici, dei furboni e delle pensioni e stipendi dorati, cosa che comunque andrebbe fatta per ragioni di esempio morale per fare accettare il resto e per essere credibili (Obama chiede sacrifici e per prima cosa si riduce lo stipendio), porterebbe a casa neanche un decimo di quanto serve. I soldoni, quelli necessari, li porti a casa solo tosando qualche centinaio di euro ai 20 milioni di conti bancari o raddoppiando il prezzo della benzina o con una ulteriore tassazione feroce sugli immobili. Nessuno è in grado di fare questo, che rimane comunque la più indolore delle soluzioni, se non un governo composto di persone che non abbiano interesse alla rielezione. Certo la gente attendata nelle nostre istituzione è molto lontana da tutto questo, non vi preoccupate, le lacrime e sangue saranno solo teoriche e se ne discuterà per mesi per salvare questa o quella prebenda. Meglio lasciare andare tutto alla malora. Oppure andare in vacanza, ma mi raccomando sconsiglio il mare, meglio i Monti (ma uno solo, non tre, mi raccomando).


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lunedì 18 ottobre 2010

Granturco nella nebbia.

I campi sono quasi invisibili. La nebbia bassa, che sembra uscire dalla terra scura arata di fresco, si alza a poco a poco, la vedi espandersi mentre si dispone a coprire alla vista le distese di granturco che ondeggiano come fantasime maligne sui bordi della strada. E' l'autunno di questa terra umida e grigia che si distende pervasivo lungo i fossi mal tenuti e pieni di erbacce, pronti a riempirsi d'acqua sudicia appena pioverà per poche ore. Quel freddo umido che ti fa scricchiolare le ossa e le giunture per ricordarti, se per caso sei uscito di buon umore, che prevale il lato grigio della vita. I campi di mais sono secchi ormai, qualcuno ha già cominciato la trebbiatura, ma non è un secco sano, croccante. L'umidità ha pervaso le foglie avvizzite e le barbe ormai nere, insinuandosi nelle pannocchie gonfie a cercare i tarli della piralide per creare un ambiente ideale a sviluppare muffe che riempiranno la granella e le farine di aflatossine e fumosine cancerogene, che un buon OGM Bt aiuterebbe di molto a limitare, ma tant'è, è inutile combattere contro i mulini a vento dell'ignoranza interessata e talebana. Peggio per chi se le mangerà. Tanti anni fa questo era il momento in cui, noi esperti di sementi, si andava ad aggiornarsi nei campi sperimentali dove, tra i nuovi ibridi , potevi individuare quale strada stava prendendo il miglioramento genetico.

Ci aggiravamo, sempre nella nebbia bassa (che destino questo del mais di finire la sua vita nella lattiginosità inquietante di questo umidore padano) tra le parcelle, valutando le dimensioni delle spighe gonfie ed erette, come orgogliosi misirizzi, nella loro mostruosa produttività, o apprezzando piuttosto l'assenza di marciumi, segno di maggiore resistenza della nuova cultivar. Farsi largo tra culmi che crocchiano al tuo passaggio, cercare di evitare le fastidiose carezze maligne dei bordi fogliari taglienti, resistere al prurito causato dal polverino rinsecchito che aleggia tra le file. Ma la curiosità di valutare, di far paragoni, di scegliere quello che ti pareva un miglioramento davvero utile, era comunque stimolante e pieno di interesse. Ora tutto questo è morto, nessuno fa più ricerca in Italia, non interessa investire in tecnologia, non è considerato importante pensare al domani. Sembra un costo. Incredibile, così tutte le linee, i frutti di decenni di studi, se le sono comprate gli altri che adesso ce ne rivendono i frutti. Per tutto il comparto sementiero, siamo ormai completamente dipendenti dall'estero. D'altra parte i soldi servono per altro. I 42 miliardi di euro per i nuovi cacciabombardieri, quelli ci sono.


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