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giovedì 15 ottobre 2015

III A

Al ristorante Il Duomo - Al

Tanto per cambiare con i piedi sotto al tavolo. Gaudenti 69enni o semplicemente gruppetto sparuto di nostalgici che ogni tanto si ritrova per ricordarsi di quei pensi di canti dell'Inferno o incipit dei poemi omerici in greco che quella classe birichina si meritava? Chissà, però ci è rimasta questa voglia di incontrarci di tanto in tanto a officiare un rito che ci ha accomunato tanti anni fa. L'ennesima occasione per ricordarci di chi mai siamo riusciti a rintracciare, rimproverandoci di non aver fatto abbastanza. Allora approfitto dell'occasione per fare un appello alla Chi l'ha visto, anzi vista. Chiunque avesse notizie di come poter contattare la professoressa Centola, insegnante di Scienze che nel 1963, giovanissima, insegnava alla I A del Liceo Classico G. Plana di Alessandria, mi faccia un cenno, perché io e tutta la classe in questione vorremmo scusarci con Lei. E' una cosa a cui terrei molto. 

sabato 14 dicembre 2013

III A, 48 anni dopo.



Ogni volta che ci si ritrova, si fa il conto di quanti anni sono passati da quella prova , che allora ci sembrava tremenda ed insormontabile dell'esame di maturità. Inevitabilmente si fa il conto. Accidenti già 48 ne sono passati, speriamo di ritrovarci tutti a 50. E ti ricordi di questo e di quello, della Morato e di Mulas, di Angelino e della Mamma, la Pagliano e via discorrendo, sempre gli stessi episodi che non ti tornano mai a noia. E poi quel constatare che alla fine, quella scuola ha preparato alla vita. In fondo eccoci qua, qualcuno addirittura ha ancora la forza e la voglia di lavorare, non ci risulta che nessuno sia ancora finito in galera e neanche qualcun altro va a mangiare alla Caritas, Solo fortuna, può anche darsi, è vero, però forse una scuola buona, accoppiata alle attitudini individuali, a qualche cosa serve. Si può dimostrarlo? Mah. Diciamo che si può avere solo qualche indizio. Ad esempio tutti tra noi, chi più chi meno, hanno fatto qualche cosa nella vita e nessuno ha dovuto seguire la strada di chi non sa fare nulla: la strada della politica.


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giovedì 15 dicembre 2011

Un treno nella notte.


Sono anni che non vado in treno. Sembra incredibile, dopo tante notti passate sui vagoni transiberiani, dopo gli infiniti viaggi AL-TO della gioventù, ma questo ambiente, un po' asettico, un po' depassé mi sembra oggi estraneo e ostile. Ormai ci siamo abituati troppo all'egocentrismo automobilistico per apprezzare quelle ore di solitudine comunitaria, in cui approfittare per scorrere un libro, tra compagni ancora sonnacchiosi o femmine piene di mistero avvolte in cappottoni e manicotti. Forse il binario che si lancia infinito nella notte, le parallele senza orizzonte che ti portano lontano, la pesantezza di questo mezzo ferroso, tutto sommato ottocentesco, mantengono però ancora un loro fascino nascosto e un po' demodé, ma è meglio non dirlo ai pendolari che al mattino si assiepano per salire sulle tradotte che li devono portare già stanchi a quell'attività su cui si fonda il malfunzionamento della nostra società. 



Comunque vinto da questi pensieri laterali, ieri sera ho provveduto ad organizzare l'apericena annuale degli auguri di Natale degli ex reduci della IIIA del Liceo Plana, al Treno bar di Spalto Borgoglio con ampio parcheggio di fianco al palazzetto (tanto per completare bene la marchetta). Ricco buffet concordato nel vagone d'antan, per ritrovarci e rinverdire i vecchi ricordi. C'è chi non lo sopporta, chi lo rifiuta con sdegno; ma il nostro gruppetto di fedelissimi invece, evidentemente ci gode e lo ripropone periodicamente. Eravamo 17 più accompagnatori, mica poi tanto pochi, considerando che sono passati quasi 50 anni. Messi i cappotti sulle cappelliere, l'atmosfera del vagone ci ha un po' presi, sembrava quasi che si dondolasse ritmicamente nella notte. La caligine nebbiosa che sorgendo dal Tanaro vicino, ha avvolto subito le cose e forse un po' anche le menti, ha aiutato. Pareva quasi attraversarlo, quel fiume antico, lentamente come quando il treno prende l'abbrivio prima di lanciarsi nella notte. Torino era ancora lontana, anche nei ricordi. Non è stato facile scendere.



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martedì 12 aprile 2011

150 anni.

Ieri il mio Liceo ha compiuto 150 anni, in concomitanza naturalmente con l'altro avvenimento e bene ha fatto l'associazione Amici del Plana ad organizzare una ricca serie di manifestazioni che si svolgeranno per tutta la settimana nel Liceo stesso. L'apertura, direi che è stata col botto, con l'intervento dell'ex-allievo e gloria alessandrina, Umberto Eco che ha tenuto una dotta ed interessantissima lectio magistralis su Dante e la lingua italiana, ricca di riferimenti e richiami alla spigolosità del personaggio. L'accoglienza è stata corale e le molte autorità intervenute non hanno mancato di sottolineare l'importanza dell'avvenimento e della importante presenza. Mancava soltanto il Comune che in questo periodo è preso da tanti importanti impegni e per la verità mi aspettavo anche un maggiore intervento da parte della cittadinanza, anche se l'aula magna, che mi provoca forti emozioni ogni volta che ne varco la soglia, era comunque gremita. L'Alessandrino come già vi ho detto, è parco di dimostrazioni di affetto, anche quando l'ingresso è "a gratis", ma sono certo che sabato con l'intervento di Benedetta Parodi, altra ex-allieva e dei suoi libri di ricette, bisognerà fare a pugni per entrare. D'altra parte è innegabile che abbia venduto più copie del Cimitero di Praga.


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