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sabato 5 ottobre 2019

Cina 5 - Bus e treni

Risultati immagini per autobus cinesi
da www.saporedicina

Bei tempi, dirà qualcuno, quando partivi zaino in spalla (o meglio valigione, che non aveva neanche le ruote, da trascinarti dietro come fosse pieno di mattoni), arrivavi dove volevi andare (per dove dovevamo andare) e lì ti guardavi intorno per sapere che direzione prendere. Già, intanto ti beccavi le sole più varie e perdevi tanto di quel tempo che metà bastava, solo per buttare l'occhio di qua e di là e decidere cosa fare, anche se avevi studiato mesi su libri vari cercati in giro alla meglio. E tra l'altro allora di tempo ne avevi meno di adesso con le ferie contate e le partenze calcolate anche sfruttando le ore. E' sempre così, sogniamo il passato e demonizziamo il presente solo perché abbiamo perduto quello che non si può più avere, gli anni della gioventù e ci lamentiamo adesso che si va a scorrere skyscanner per vedere in quale giorno del mese il biglietto costa meno. E' un po' come quando si evangelizza la bufala dei grani antichi, ma questa è un'altra storia che non mi va di investigare oggi, tanto è tutto tempo perso. Adesso invece sei qui che ti lamenti e intanto guardi su Google map se per arrivare nell'hotel che hai prenotato devi girare a destra o a sinistra dopo la rotonda. Beh certo che con internet se ne possono fare di cose. Per esempio ieri ho ultimato (sempre su indicazioni della mia amica di cui vi ho già parlato l'acquisto dei biglietti dei due autobus che dovrò prendere per spostarmi dall'Hunan al Guangxi. Tanto può servire anche a voi. C'è un apposito sito su cui puoi acquistare i biglietti per tutti gli autobus (巴士- bā shì o 大巴- dà bā)  e treni cinesi e che vi segnalo:  https://www.chinabusguide.com tutto in inglese. Da qui, inserendo le località di partenza e di arrivo con gli orari da scegliere e il costo, inviate una mail all'indirizzo segnalato sul sito ed esplicate la vostra richiesta unitamente ai vostri dati, passaporto ecc.. 

Rispondono, gentilissimi, in giornata. Il signor Victor Guo che mi ha preso in carico è stato assolutamente prodigo di attenzioni (sarà un robot?) e mi ha dato anche la disponibilità a consegnare i biglietti da Zhangjiajie a Feng Huang direttamente al mio ostello (il cui proprietario mi ha assicurato che sarà sua cura conservarmeli in attesa del mio prezioso arrivo, mi raccomando, usare sempre questo aggettivo), mentre per quanto riguarda i biglietti Feng Huang - Guilin, dovrò recarmi, quando arrivo alla stazione dei bus, allo sportello n. 5 dove una signora me li consegnerà dietro presentazione dei passaporti. Pagato con Paypal e per la verità speriamo bene perché in mano non ho assolutamente nulla tranne le gentili parole del mio interlocutore che mi assicurato di stare tranquillissimo e che la lady dello sportello n.5 è già informata e mi aspetta! Stessa procedura se dovete prenotare un treno. Robe da non credere direte voi, vedremo poi come funziona nella pratica, intanto ditemi che non è comodo. Sul sito, tanto per capirci, si tranquillizza una cliente inglese che chiedeva notizie delle toilettes sull'autobus, che sfortunatamente non ci sono, ma la richiedente viene assicurata che durante il tragitto il mezzo si fermerà in appositi luoghi di ristoro lungo la strada to do pee and poo, quindi siate sereni. Se pensate che siamo a 10000 km di distanza, in un paese dove negli anni 90, quando ho cominciato a frequentarlo, i gabinetti (che tanto per sapere si chiamano cè suǒ - 厕所, suono molto simile al nostro "cesso" per cui lo ricorderete facilmente, se dovrete chiedere e ricordate che sulle porte ci sono i simboli 男 nàn = maschio e  女 nǚ = femmina) erano comuni e senza porte e ti sedevi assieme agli altri, su di una unica panca con i buchi, direi che di passi in avanti ne sono stati fatti parecchi ed in un tempo piuttosto corto.

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mercoledì 20 gennaio 2010

Colori e vulcani.

Lasciammo il Chapas la mattina presto con un pullman delle linee nazionali. E' un buon modo per spostarsi in Messico, poco costoso e assolutamente confortevole. Con questo credevamo di arrivare fino ad Atitlan come recitava il biglietto, ma nulla è più incerto della certezza. Dopo tre ore di selva arrivammo tranquilli alla frontiera guatemalteca. Ci mangiammo un paio di tacos ad una bancarella, quando vedemmo con orrore che stavano scaricando i nostri bagagli. Bisogna stare attenti ai bagagli, anche da quelle parti, così, presidiandoli venimmo a sapere che per proseguire bisognava cambiare mezzo. Ed eccolo finalmente arrivare sbuffando. Era quello delle pubblicità Alpitur, turisti fai da te, ahiahiahi! decisamente meno confortevole del precedente, soprattutto nella ricerca di una posizione che permettesse di tenere d'occhio che il nostro bagaglio, posto sul tetto, non venisse scaricato da mani distratte alle varie fermate. Dovemmo cambiare pullman altre due volte, man mano che si procedeva verso sud, attraversando paesi dai nomi dal sapore alessandrino/lombardo, Quetzaltenango, Momostenango, Huehuétenango (quest'ultimo più napoletano salito a Milano), sempre più sfasciati e ansimanti. I sedili erano da tre posti, considerando le chiappe ridotte degli Indios degli Altos; io, che occupavo più spazio del consentito, ero un po' stetto tra due donne che avevano posato una stia di galline nel corridoio, mentre la bambina e Tiziana si erano accoccolate dietro, con una vecchina che sonnecchiava con la testa bassa. Che differenza con i bus dell'oriente. Nessuno attacca bottone, nessuno che ti chiede quanti figli hai, da dove vieni, nessuno chiacchiera fino allo stordimento, soltanto la musicassetta sparava a palla musica locale. Solo facce di povera gente che ha voglia di essere lasciata in pace. Dopo San Francisco salirono anche due ragazzi italiani con gli occhi pieni dei colori che li circondavano, ebbri della bellezza della selva che copriva i fianchi dei vulcani. Quando salimmo sul bus colorato che doveva percorrere l'ultima ripida discesa verso il lago Atitlan, mentre trasporatavamo i bagagli, raccomandai loro di stare attenti al portafoglio, occhieggiante dalla tasca posteriore dei jeans di lui, che mi sembrava il più svagato. Ci ringraziarono, felici e sorridenti dell'avventura che stavano vivendo. Atitlan è uno zaffiro blu perduto fra tre coni vulcanici, una enorme caldera frastagliata con piccoli paesi sulle rive scoscese. Il filo di fumo che esce dal Volcan San Pedro ti ricorda che questa è terra ballerina, che ogni tanto pretende il suo pegno di vittime più o meno numerose. La superficie del lago sembrava uno specchio lucente in assenza del soffio dello Xocomil, il vento che verso mezzogiorno ne increspa la superficie. Nell'aria sottile dell'altura i colori, o forse le nostre sensazioni erano sovradosate, i nostri recettori li percepivano violenti ed estremi, eppure niente funghi particolari a colazione. Arrivammo che era quasi sera a Panajachel, un piccolo paese sulla riva nord, fatto di case bianche e di piccole villette coi giardini disordinati, dove il rigoglio della selva combatteva ogni giorno per riprendere il sopravvento sugli uomini che ci abitavano. Prendemmo i bagagli per andarci a cercare una pensioncina dove godere del lago per qualche giorno e salutammo la coppia di italiani che si guardavano intorno un po' straniti. Lui teneva una mano sulla tasca dei jeans, ma non aveva la voglia di imprecare. Gli avevano rubato il portafoglio.


Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!