venerdì 7 agosto 2026

Pam 38 - I parchi di Osh

Al parco - Osh - Kirghizistan - giugno 2026

 

La guida
Ma il parco centrale della città racconta anche la sua storia, infatti, proprio al centro c'è un interessantissimo museo, anch'esso denominato museo Regionale della storia e dell'archeologia, dove oltre ad una serie di reperti che partono dal periodo neolitico, si arriva fino ai giorni nostri, includendo tutta una serie di manufatti che illustrano anche il folklore kirghiso. L'esposizione vuole soprattutto magnificare la lunga storia trimillenaria della città, che ambisce ad essere una delle più antiche realtà abitate continuativamente nell'Asia Centrale. Ci accompagna una deliziosa ragazzina che ci tiene a fare bella figura, rivelandoci alla fine di essere ai suoi primi giorni di lavoro e quindi ce la mette tutta, sfoderando il suo ottimo inglese, del quale ci complimentiamo, strappandole un sorriso trattenuto da un soffuso rossore del viso che subito abbassa pudicamente, per raccontare tutte le notizie in suo possesso riguardanti gli oggetti esposti. La parte decisamente più interessante è quella dedicata ai costumi ed ai manufatti delle etnie della zona, che presentano una serie strepitosa di antichi tappeti dai colori meravigliosi e dai disegni molto particolari, assieme a tutta la strumentazione per produrli. La sezione finale presenta tutti i personaggi locali meritevoli di memoria, con una valenza, mi è parsa soprattutto politica, tesa a magnificare sia il regime passato che quello presente. 

Tappeti
Con mia grande meraviglia, non compare nessun cenno tra i personaggi letterari e della cultura in generale, dello scrittore Ajtmatov, il grandissimo letterato del secolo scorso, forse il maggiore della letteratura kirghiza moderna, che ha cantato la sua terra e le sue incomparabili bellezze in tanti famosi libri tradotti in tutto il mondo. La ragazza è un po' caduta dalle nuvole, ma ci sta assolutamente. Può essere che lo scrittore sia considerato sovietico a tutti gli effetti, visto che ha scritto la maggioranza delle sue opere in russo, ma è davvero curiosa questa dimenticanza, che di certo avrà le sue motivazioni. Io rimango legato alla lettura dei suoi libri dove questa terra viene idealizzata e raccontata con l'amore poetico di chi per tutta la vita l'ha avuta come terra di origine e di indimenticata affezione. Poi è la volta del Jayma Bazar che è sempre stato considerato, assieme a quello di Tashkent uno dei più interessanti dell'Asia Centrale. Tuttavia devo anche qui, riferirvi di una polemica in corso, infatti questo antico e famoso Bazar, qualcuno lo raccontava addirittura come vecchio di 2000 anni, autentica testimonianza di cosa significava la vera Via della seta e che si estendeva per chilometri lungo la riva del fiume Ak Buura, non esiste più da quando nel 2025, una pesante inondazione ha provocato moltissimi danni e quindi ne è stato deciso lo spostamento fuori città, per evitare questi problemi che pare fossero abbastanza ricorrenti. 

Feltro kirghizo
Questo naturalmente ha fatto perdere tutta quella patina di antico e di caratteristico che portavano con sé i vecchi banchi, le viuzze contorte in cui si facevano largo le carrette dei trasportatori di merci, le grida dei venditori per attirare i clienti e tutto quel fascino tipico dei mercati orientali, anche se quello moderno e ancora in fase di completamento, davvero enorme, perché raccoglierà alla fine anche tutti gli altri mercati della città, è, come si può pensare, molto più razionale ed efficiente, potendo presentare le merci in maniera molto migliore e comoda per i clienti. Tuttavia le male lingue, e dove non ci sono, dicono che lo spostamento è stato forzato dalla speculazione edilizia che da tempo ambiva ad appropriarsi delle centralissime aree dell'antico Jayma bazar, per ovvi motivi. Certo le descrizioni che si leggono sul web del vecchio mercato lo fanno apparire come una delle meraviglie da non perdere, per chi veniva da queste parti. Noi ci facciamo un bel giro e devo dire che le merci esposte sono davvero moltissime, ben suddivise come di solito quaggiù per le varie tipologie, dagli alimentari, alle attrezzature, alla zona del tessile e c'è anche un piccolo spazio per l'oggettistica più gradita al turista di passaggio, addirittura le famigerate calamite da frigo, che ormai hanno infestato tutte le parti del mondo, anche le più remote. 

Cappelli
Io non mi faccio mancare naturalmente l'occasione di acquistare un cappello kirghiso che si aggiungerà così alla mia collezione, aumentando ancora la quantità di materiale che dovrà essere smaltito quando cesserò di imporre la mia inutile presenza a questo pianeta (sono particolarmente di cattivo umore oggi, vero? ma tranquilli, che tutto passa). Per il resto girate con calma e lasciatevi conquistare dalle sfilate di frutta secca, tipiche di questa parte del mondo, meravigliandovi per  la varietà infinita con cui vengono composti i banchi espositivi, non immaginando che possano esistere tante differenti tipologie di uvetta o le forme in cui vengono presentate le albicocche secche, e poi le more, i datteri, i caki, le pesche, i lamponi o le ciliegie e tante tante altre. E poi la frutta fresca, bella e rigogliosa se pure un po' cara per il loro potere d'acquisto; la sezione delle carni, presentate sui banconi appena macellate, con la tipologia completa che caratterizza le loro abitudini alimentari, in particolare teste, frattaglie varie e addirittura occhi, che qui sono considerate tutte squisitezze. Insomma sarà pur nuovissimo e moderno, ma il folklore rimane comunque antico, per cui vale assolutamente la pena di farci un salto. E poi sarà pure tutto nuovo e moderno, ma agli angoli dei corridoi che delimitano le zone, ci sono pur ancora i baraccotti con l'ombrellone e la donnina in attesa col fazzolettone colorato in testa ed i denti d'oro, che vendono il kvas, come se ci fosse ancora l'Unione Sovietica e nulla fosse cambiato. 

Kvas
Era questa una bevanda popolarissima nel secolo scorso, fatta dalla fermentazione degli scarti del pane, con un sapore leggermente acidulo che durante l'estate era considerata la bevanda più dissetante a disposizione e se ne faceva un uso enorme in  tutte le parti dell'impero e che consideravo ormai del tutto scomparsa ed invece eccotela qui, come solo avevo visto in Transnistria qualche anno fa, altro residuato di un'URSS e ormai scomparsa dai radar. Poi, appagata la curiosità, torniamo al grandissimo parco sul fiume, che si estende per chilometri sulla riva opposta del fiume, proprio di fronte al vecchio sito del mercato, non prima di essere passati a visitare una grande chiesa ortodossa, residuo della passata cultura russa. Un edificio piuttosto grande in corso di restauro, che presenta una grande sala con una iconostasi al fondo ricoperta di icone ottocentesche. La chiesa è quasi deserta, c'è solo un vecchio che chiacchiera dei bei tempi che furono, con una signora bionda di considerevoli dimensioni, sicuramente un residuato russo anch'essa, rimasta qui per qualche misterioso motivo; fuori ci sono tracce dei lavori in corso, con i sacchi di cemento ammucchiati nel grande giardino in disuso, vicino alla serie di campanelle di diverse tonalità che magari presto saranno rimesse in funzione. 

L'iconostasi
Poi noi filiamo via verso il parco, ma prima di arrivarci siamo bloccati da una serie di transenne; tutto il centro cittadino è controllato dalla polizia, perché è in corso di svolgimento un grande comizio popolare tenuto dal Presidente nella piazza principale della città. Le elezioni sono vicine e, anche se qui gli esiti sembrano piuttosto scontati, la propaganda vuole la sua parte e da queste parti, le manifestazioni politiche assemblano sempre una quantità di folla considerevole. Noi allora facciamo un lungo giro per arrivare al fiume e poi ci godiamo il resto della giornata a passeggiare in questo parco immenso dove puoi renderti conto abbastanza bene di come passino la giornata gli abitanti della città. Il parco, da sempre, in tutta la Russia ed i suoi satelliti, ha avuto una importanza fondamentale nella vita quotidiana e in quella di relazione degli abitanti. Un tempo le case non erano decisamente confortevoli, sia dove si era costretti ad essere stipati nelle komunalke, case in comunità dove venivano stipate più famiglie a causa della carenza abitativa del dopoguerra, sia nelle successive krushiovke, abitazioni di quattro piani, costruite in fretta e furia, in serie, sempre per la stessa causa e diffuse in tutta l'Unione, veramente basiche e presto malridotte a causa delle carenze costruttive e dei materiali utilizzate e quindi gli abitanti delle città, hanno sempre avuto l'abitudine di trascorrere, quando le condizioni atmosferiche lo permettevano, molto tempo nei parchi, quasi sempre molto ben attrezzati e curati. 

Mutande al mercato
I parchi presentano così tutta una serie di strutture disponibili, dai kioschi (nome russo passato anche al nostro linguaggio), alle bancarelle di snack, gelati e ogni altra specialità alimentare dei vari luoghi, nonché di parchi giochi per grandi e piccini e tante panchine dove schiere di persone passavano il tempo a leggere, dappertutto infatti, quando non esistevano ancora i telefonini, non facevi che vedere gente con libri in mano, sia sul tram che nella metropolitana. Insomma un luogo deputato a trascorrere il tempo in maniera piacevole, anche con piccoli spettacoli e artisti di strada oppure da dedicare al semplice riposo. E questa continua ad essere l'atmosfera di questi parchi, ancora più belli oggi in cui forse è maggiore la cura del verde e dei giardini, rendendoli davvero spazi che rallegrano le città e le rendono assolutamente più vivibili. Generalmente inoltre in tutti i parchi sono sparse le varie attività culturali, esposizioni e spettacoli, che li rendono quindi meta costante degli amanti dell'arte e della musica. Qui ti rendi conto di come vive la media delle persone, di come si veste, di come si comporta, dandoti la possibilità di cercare di capire anche solo visivamente come gira il paese. Qui adesso tutto sembra muoversi con una certa calma e serenità, le persone non sembrano messe affatto male, consumano e si comportano come in tutti i paesi dell'Occidente, a dimostrazione che i supposti gap culturali sono molto meno grandi di quanto si pensi. 

al parco
I bambini fanno i capricci nello stesso modo e nello stesso modo vengono tacitati, i ragazzi si muovono a gruppetti occhieggiando le ragazze, vestite in modo assolutamente disinvolto, anche se mescolate con qualche veste più lunga o qualche sporadico velo; le coppiette si guardano negli occhi sulle panchine e i chioschi si affannano a distribuire gelati, mentre sfrecciano file di monopattini motorizzati, sfiorando passanti che si innervosiscono e mandano loro coloriti accidenti. Niente polizia in giro e un senso di assoluta sicurezza dappertutto. Di tanto in tanto, ecco un gruppo di giostre, c'è il classico bruco mela che tanto affascinava mia figlia da piccola, i tiri a segno, la palla da colpire col pugno per dimostrare la forza dei giovanotti e naturalmente non manca la nostra calcinculo, sembra anche qui gettonatissima, anche se manca del fiocco che, quando acchiappato ti dava diritto ad un altro giro gratis. Giriamo a lungo, chiacchierando quando capita con qualcuno che attacca bottone, curioso di trovare stranieri a passeggio, ma il parco non finisce mai e noi continuiamo a camminare ed alla fine ci accorgiamo di aver fatto quasi una decina di chilometri senza esserci fermati. 

Spaghetti cinesi
Ho i piedi gonfi come delle zampogne, ma bisogna camminare ancora per un chilometro buono per raggiungere l'auto di Jamshed che ci aspetta in fondo ad una delle corsie principali sul lungofiume. Il traffico in città è piuttosto intenso, segno che la motorizzazione continua a passo veloce e quindi a noi non resta che terminare la giornata in un famoso ristorante per famiglie, molto popolare e sembra anche frequentatissimo, visto che fatichiamo a trovare un tavolo. Ci sistemiamo alla fine sotto una grande balconata in legno, il ristorante è a due piani, dove ci facciamo una serie dei classici agnolottoni alla russa, i famosi pelmeni fritti e poi spiedini, insalate varie, per finire con una strepitosa composta di amarene, deliziosa e anch'essa portatrice di lontani ricordi. Le composte russe sono un classico, quasi sempre presenti in tutti i ristoranti tradizionali che si rispettino. L'ambiente è molto piacevole ed animato. Tiziana alla fine cerca un bagno e chiede ad una robusta madamona, che la prende subito sottobraccio e la porta a destinazione informandosi di provenienza, età, numero dei figli e tutte le altre informazioni utili essenziali, mentre io rimango come al solito sbalordito ad ammirare il cuoco cinese che fa gli spaghetti a mano, tirando la pasta per tutta la lunghezza delle braccia, con una manualità che non è solamente tecnica cuciniera, ma vero e proprio spettacolo. 

al mercato


nel parco
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tappeti










vestiario








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