giovedì 6 agosto 2026

Pam 37 - Osh, melting pot dell'Asia Centrale

bellezza kirghiza - Osh  - Kirghizistan - giugno 2026

 

La terrazza
Proprio così, siamo scesi a valle, mentre i pastori salgono al monte perché sta arrivando l'estate, forse anche perché noi cittadini non riusciamo a resistere al richiamo della città, delle auto, dei mercati, di quella che chiamiamo vita moderna che relega ad un passato lontano quella realtà agro-pastorale che forse qui in questo mondo, non è ancora completamente dimenticata, anche se diciamo la verità di giovani in montagna, non ce ne sono poi molti. Anche loro, forse, col poeta "han bevuto profondamente ai fonti alpestri che sapor d'acqua natia, rimanga nei cuori esuli a conforto e a lungo illuda la lor sete in via". Mah, qui ad Osh, credo preferiscano andare a farsi una bella birra fresca in un locale del centro o al limite una Coca zero, visto che qualche ragazza comincia a metter su anche qui, un po' troppa carne sui fianchi. Piacerà pure, ma le sirene delle influencer, ce ne sono anche qui state tranquilli, e gli stimoli delle televisioni sono più forti. Comunque sia, come vi ho detto, la via del Pamir è finita, le montagne sono ormai lontane, anche se la nostra via della seta continua, la Cina è troppo vicina e troppo intelligente per lasciarla morire, anzi, diciamo pure che è in pieno sviluppo ed i nuovi bracci delle ferrovie dei merci ad alta velocità, si stanno terminando anche in questi tratti laterali e presto la rete abbraccerà, in un bozzolo foriero di danari, tutti questi territori, ridando vita ad un fruttuoso rifiorire di scambi commerciali e via tutti contenti. 

il museo
Qui siamo ormai lontani dalle grandi montagne e dai pascoli verdeggianti e anche se è pur vero che il Kirghizistan si può ancora considerare una terra di seminomadi dediti all'allevamento del bestiame ed al commercio dei loro sottoprodotti, la realtà è che anche qui si cammina e il nostro mondo ed il suo modo di vita, non è più molto distante. Oggi lo dedicheremo tutto a conoscere un po' dal di dentro questa grande città. Cominciamo dal punto più famoso ed importante, non foss'altro per il fatto che il monte, l'enorme roccia piazzata al centro della città che la domina completamente, è meglio visitarla alla mattina, quando ancora la temperatura è clemente, mentre man mano che la giornata avanza, la scalata delle centinaia e centinaia di gradini, diventerebbe una vera e propria tortura. Non ci sono dubbi che la montagna sia uno di quei punti cruciali dove si indovinano linee di forza che qui si incrociano magicamente, portando a credenze di particolari poteri taumaturgici e salvifici di cui beneficiare solo salendone i sentieri, visitandone le grotte e così via. Da sempre infatti questa escrescenza, che domina la città come la gobba di un cammello che emerge dal suolo, ha attirato ogni credo religioso che abbia attecchito da queste parti, quindi non stupisce che anche oggi sia sede di costruzioni religiose. sparse sulla sua superficie. 

le grotte
D'altra parte gli insediamenti qui intorno risalgono ad oltre 3000 anni fa e sono state trovate alle sue pendici, testimonianze dell'età del bronzo, senza contare le leggende sul passaggio di Alessandro e di Salomone a cui si attribuisce anche il nome stesso della città. Tuttavia la curiosità più importante che lo caratterizza è il Museo che si è stabilito in epoca sovietica all'interno delle grotte che lo percorrono in lungo ed in largo come un gigantesco formicaio. I materiali esposti cominciano dal paleolitico e proseguono attraverso i ritrovamenti dell'epoca del bronzo e per tutte le epoche successive sino all'arrivo dell'Islam. Proseguiamo attraverso scale e scalette all'interno della montagna fino ad emergerne al di fuori, su una terrazza da cui puoi osservare la vista della città ai tuoi piedi. Sui fianchi del mondo c'è un grande cimitero con le cappelle delle varie famiglie in mattoni, attorno alle quali l'erba cresce rigogliosa in questa stagione ed è pieno di contadini che la sfalciano facendone grandi fasci da portare a valle per alimentare gli animali. Poi le scale si snodano attorno alla roccia per salire fino in cima. Per fortuna che saggiamente abbiamo scelto di fare la salita di prima mattina perché il sole comincia a mordere e quando arriviamo fino in cima è tutto uno sbuffare. Qui c'è una piccola cappella islamica, la Dom Babura. Siamo infatti nel punto dove Babur fece costruire un piccola moschea sentendo la sacralità della montagna, edificio più volte distrutto e ricostruito, da terremoti o da invasori di vario genere, non ultimo la misteriosa esplosione che la ridusse in frantumi nel 1960, secondo alcuni provocata dal regime per eliminare la "superstizione" islamica, visto che qui continuavano a convergere pellegrini da tutti i paesi vicini. 

il cimitero
Oggi è nuova e nella cappella trovate un custode uzbeko che, bardato da religioso, dispensa benedizioni dietro l'elargizione di piccole offerte. Qui siamo proprio in cima, vicino al punto dove svetta la bandiera rossa kirghiza, col simbolo giallo al centro che rappresenta la sommità della yurta. Poi scendiamo lentamente dalla parte in ombra fino al giardino che c'è alla base e che circonda una bella moschea, modernamente attrezzata, dalla futuristica cupola argentata, la Kurmanjan Datka. Entro nella grande sala di preghiera, che però al momento è completamente deserta, c'è solo un ragazzo che studia il Corano ciondolando isotonicamente il capo, mentre pronuncia i versetti delle sure. Faccio anche una visita ai servizi, più per necessità che per una mera curiosità e noto che sono assolutamente moderni e forse appena costruiti. Lì vicino invece c'è un piccolo museo di arte contemporanea kirghiza, che espone opere pittoriche di artisti recenti, che mi sembrano offrire un certo interesse con i loro colori ricchissimi e fantasiosi. Devo dire che gira gira, abbiamo passato tutta la mattina sulla montagna, speriamo di averne assorbite almeno le pulsioni spirituali che vanta. Sicuramente questa presenza incombente è uno dei motivi per il quale si attribuisce al sud del paese, di cui Osh rappresenta il punto focale, una certa qual maggiore predisposizione a scivolare verso l'estremismo religioso e c'è chi dice che negli ultimi anni da queste parti siano aumentate le barbette salafite e i fazzolettoni colorati delle donne abbiamo cominciato a mutarsi pian piano in niqab che lasciano visibili solamente gli occhi e a questo si attribuiscono anche i contrasti etnici che di tanto in tanto forniscono motivi di preoccupazione nel paese.

In particolare proprio qui nel sud, dove la proporzione tra kirghizi e uzbeki, è vicina al 50 % per non parlare dei molti tajiki e di tanti altri gruppi etnici presenti sul territorio dai kazaki, ai mongoli, ai russi e persino ai tedeschi, sembra che le tensioni siano sempre in agguato. Io non posso giudicare ovviamente se questo cambiamento ci sia stato o no e quanto sia stato importante, devo soltanto registrare al contrario, che le ragazze che circolano in città, sono vestite in maniera molto disinibita e sono vestite in maniera decisamente occidentale, anche con cortissime minigonne e pantaloncini corte, mentre molte coppiette nei parchi, sulle panchine si scambiano effusioni comuni a tutti i paesi occidentali senza preoccuparsi troppo dei giudizi di chi sta intorno. I vestiti molto tradizionali ed i veli, mi sembrano decisamente minoritari e comunque anche alla sera vedi gruppetti di ragazze e amiche che girano da sole senza problemi, quindi è probabile che queste sensazioni siano un po' sopravvalutate. Poi posso naturalmente sbagliarmi. Ma intanto qualche cosa bisognerà buttare sotto i denti ed eccoci così nel grandissimo parco centrale dove passiamo attraverso costruzioni finto tradizionali, come una curiosa yurta a tre piani, che espone vestiti tradizionali, per finire in un bellissimo ristorante all'aperto con i tavolini sparsi tra le siepi e le aiuole fiorite. 

spiedini
All'ingresso ci sono in esposizione, cataste di spiedini di tutte le specie, da quelli di montone a quelli di manzo e di pollo. Io ormai mi sono affezionato a quelli in cui i pezzi di carne sono foderati di lardo spesso che, nella fasi di cottura si scioglie insaporendo la carne e rendendola morbidissima al morso, una vera delizia. Sono i famosi o famigerati Shashlik napoleon, non so perché dedicati al condottiero corso, ma sono talmente buoni che ormai sono diventati la mia scelta obbligata. Ma la sorpresa è che qui vengono accompagnati da sgonfiotti di pasta fritta e dorata sicuramente in strutto o altro grasso animale e che diversamente non saprei assimilare se non al nostro gnocco fritto emiliano. Assolutamente identici e spettacolari da accompagnare allo spiedino di cui sopra. Ce ne facciamo una scorpacciata, visto che anche i miei accompagnatori sembrano apprezzare il piatto senza limitazioni quantitative, così almeno sembra. Abbiamo così bisogno di una sosta leggermente più lunga per sedimentare il quantitativo che siamo riusciti a ingurgitare in nemmeno un'oretta di lavoro. Devo dire la verità, che dopo non siamo riusciti a dedicare la giusta attenzione alla statua di Lenin che doveva essere poco lontano, un must della città, visto che viene spacciata come la più alta dell'Asia Centrale, anche se questa canzone l'abbiamo già sentita cantare e non una sola volta. 

la bandiera
Ma bisogna capire. Questi paesi, quando sono passati sotto il regime sovietico, erano soltanto terre di pastori poverissime, che il regime ha saputo nel tempo organizzare, alla sua maniera certamente, ma ottenendo risultati insospettabili e soprattutto con un deciso salto qualitativo e produttivo sia nel campo agricolo, dove sono state sfruttate in maniera finalmente moderna le potenzialità della fertilità agricola della valle di Fergana e delle altre zone dove era possibile praticare una agricoltura moderna e razionale, oltre al rilancio di una certa iniziale attività industriale, che ha provocato un innalzamento consistente del livello di vita generale della popolazione. Tutto questo ha lasciato, al disfacimento dell'impero, una certa qual nostalgia per il tempo che fu, quando tutto nel ricordo era semplice e alle cose pensava lo stato e anche diciamolo pure la scomparsa in un attimo di quel senso di grandezza, sfumato in pochi mesi con la dissoluzione dell'URSS, cosa che ha pur sempre toccato il senso di orgoglio della gente. Sentimento che in parte perdura tuttora, almeno così mi è sembrato di avvertire. Di tutto questo bisogna tenere conto quando si osservano questi residuati, ormai pochissimi a resistere, statue di Lenin e simili, mentre in tutto il resto dell'ex Unione Sovietica sono state tutte trionfalmente abbattute al grido di Allahu Akhbar, non dimentichiamolo!

gnocco fritto


SURVIVAL KIT

Cosa vedere a Osh - Forzatamente dati i normali ritmi di viaggio, non rimarrete a Osh che una giornata, col tempo tuttavia per vedere le cose principali che offre la città. Il punto più noto è la Sulaiman Too, (il trono di Salomone) la montagna sacra, patrimonio Unesco, che ne costituisce il punto attrattivo principale, verde in primavera, gialla a fine estate ed in autunno e bianca di neve in inverno. Ricoperta di sentieri e sentierini che consentono di percorrerla tutta, dal grande cimitero alla base, al museo sulla sommità, ai petroglifi millenari, agli insediamenti dell'età del bronzo e alle altre costruzioni sacre che la punteggiano. Naturalmente dedicate un po' di tempo, almeno un'oretta, al museo Storico e Archeologico nazionale, dove sono esposti in ordine cronologico tutti i ritrovamenti della montagna e dei dintorni. In cima al monte, c'è una cappelletta col santone e alla base una piccola moschea moderna ed una esposizione di quadri moderni. In città c'è anche la più alta statua di Lenin dell'Asia centrale. Altro punto da non perdere il Bazar, di nuova costruzione quasi fuori città molto grande e fornitissimo. Nel centro la parte interessante è costituita da molti mosaici celebrativi sovietici in buona parte opere di Aitiev. Infine i parchi che occupano buona parte della città estesi per chilometri lungo il fiume, cosparsi di chioschi, locali, parchi giochi e zone per rilassarsi popolatissimi a tutte le ore del giorno e soprattutto della sera. Se avete tempo mi dicono interessanti i vecchi quartieri uzbekhi della città, le mahalla, con porte, finestre e cornicioni di legno intagliato, antichi portali di moschee e artigiani al lavoro nelle botteghe, che vi illustreranno le diversità etniche cittadine. Da qui infatti si scatenarono i disordini tra gruppi etnici nel 2010 con centinaia di vittime, e forse i residui di quegli odi non sono stati ancora completamente digeriti e dimenticati, dato che qui almeno le frontiere furono tracciate in epoca staliniana almeno un po' a casaccio.

la moschea


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