| La valle del Gourcha- Kirghizistan |
Gli incontri che si fanno lungo la via, trasformano i viaggi, da semplici elenchi di paesaggi, cose, monumenti da inserire nella tua memoria, di certo importantissimi ed indispensabili a costruire l'esperienza di un percorso rendendolo significativo, in momenti di vita che difficilmente si riescono poi a dimenticare. Come se considerassimo di mangiare un magnifico piatto fatto di ingredienti particolari e qualitativamente ineccepibili, che tuttavia senza qualche tipo di condimento, rimarrebbero sciapi e privi di quel gusto particolare che te li farà ricordare, a volte per sempre. Per godere di questi incontri, ci vuole tempo, bisogna magari saper rinunciare a qualche cosa ma lasciarsi condurre dalla casualità, fermandosi a volte solamente a lato della strada; saper guardare negli occhi, scambiare anche solamente poche parole, sufficienti spesso a capire stati d'animo e caratteri, magari fermarsi ad ascoltare ed allora ecco che puoi portarti a casa una storia, una emozione, un momento che saprà darti molto, spesso molto di più di una foto frettolosa, anche se magari bellissima, come capita alle istantanee al volo. Come avrete capito, ho sempre cercato di privilegiare questi aspetti che poi, malamente, cerco di riportare in questi miei pensieri, certo altre penne ci vorrebbero, ma bisogna contentarsi.
Quindi seguitemi ancora lungo le balze della valle del Goulcha, che scende tumultuoso in un teatro naturale di prati verdi e calanchi rosso fuoco, lungo i chilometri in cui la strada prosegue verso Osh. E' una strada di circa 280 chilometri, che tuttavia si riesce a percorrere abbastanza agevolmente perché non è certamente quella pista perduta tra gli altipiani che abbiamo percorso fino al confine. Ai nostri fianchi scorrono imponenti formazioni rocciose stratificate dai colori ocra e rossastri che si stringono sulla carreggiata. Questo è ormai il tratto terminale della Pamir Highway, tuttavia un percorso che sa ancora regalare scorci decisamente unici e meritevoli di ampie soste negli spazi che si allargano di fianco alla carreggiata per ammirarli con calma. Adesso la strada è ottima e l'asfalto rinnovato da non molto, la rende decisamente scorrevole, così che si procede abbastanza velocemente, così da poter inserire soste di tanto in tanto. Naturalmente è aumentato anche il traffico, soprattutto quello pesante ed è tutto un andirivieni di grandi camion sovraccarichi che non usano certo molta prudenza mentre percorrono la strada, sfrecciando ai cento all'ora, in particolare quando è rettilinea. Devo dire che raramente ho visto una strada con un paesaggio che presenta così grandi varietà di colori, di sfumature e di particolari erosioni.
Ora sulla riva opposta del fiume appaiono una serie di erosioni verticali che precipitano a picco nell'acqua di colore grigio chiaro a contrasto col verde prato che le delimita superiormente, mentre poco dopo ecco un altro gruppo di colline rosso fuoco che da un lato si sfrangiano in un caleidoscopio di sfumature che passano tutte le gradazioni dell'ocra. E poi ancora rocce rosse che presentano intagli decisi, all'interno dei quali il gioco della luce e delle ombre disegnano anfratti, seghettature e disegni geometrici complicati e quasi troppo regolari per sembrare naturali. E coni e serie di piramidi rosate che terminano alla base circondate da boschi verdissimi, che ne nascondono le forme e le variazioni. Colline ripide dalle creste taglienti che scendono, viola cupo da un lato, precipitando diritte verso il fiume e coperte di prati verdi dall'altro, scendendo più mansuete verso le vallette laterali. Davvero un paesaggio così vario e particolarmente bello da lasciare senza parole; e dovunque armenti che brucano, mandrie in cammino verso la montagna in una transumanza propria di queste terre con animali continuamente in cerca di un pascolo migliore, più ricco e fresco dove trascorrere i mesi caldi che stanno per arrivare ad ingrassare beatamente per la gioia dei loro padroni.
Di tanto in tanto incrociamo paesi molto simili tra di loro, ognuno dei quali segnato dalla cupola di una piccola moschea. Sembrano tutte progettate dalla stessa mano, salvo che il colore della copertura, anche se in semplice lamiera, è sempre di colore diverso, verde, dorata, azzurra, argento o blu, ma che in ogni caso funge da punto di attrazione dell'occhio che spazia sulle casette tutte uguali. Ci fermiamo forse proprio a Goulcha, una cittadina che prende il nome dal fiume, in un ristorante dall'apparenza pretenziosa, con una grande sala circolare e gli arredi nuovi, le poltroncine foderate con sontuose coperture siglate e le pareti coperte di fotografie che raccontano i personaggi importanti che si sono fermati a mangiare qui. Per contro il menù non è di certo più ricco di quelli sperimentati dalla buona volontà degli homestay di montagna. Poi riprendiamo il cammino anche se il panorama è adesso più "normale" se qualcosa può essere classificato come normale in questo oleografico paese. Lasciato il corso del Goulcha, la strada corre ancora lungo un fiumiciattolo dalle rive franose e dopo una decina di chilometri la strada riprende a salire verso l'alto. In pochissimo tempo riguadagniamo i 2260 metri del passo Chyiyrchyk, più complicato da scrivere che da pronunciare. Certo qui non siamo sui rilievi del Pamir, pur essendone lontani solo un centinaio di chilometri, ancora meno in linea d'aria, ma gli scoscendimenti e la tortuosità della strada non sembrano da meno.
Sulla cima dello scollinamento ricoperto da prati verdissimi, c'è un vero e proprio punto di osservazione che domina i due lati del colle, con molte costruzioni destinate ai visitatori di passaggio. E anche da qui noti una certa differenza tra i due paesi che abbiamo attraversato. Decisamente il Kirghizistan, e lo vedremo distintamente anche nelle città, appare con un piccolo passo avanti rispetto al Tajikistan, anche se non troppo. Diciamo che probabilmente il secondo ha stentato un po' di più a riprendersi dai problemi provocati dalla guerra civile e sta andando di rincorsa a raggiungere il vicino. Il parco macchine appare qui un po' più recente, i negozi in città un poco più forniti e lussuosi, la gente un po' meglio messa, ma potrebbe essere solo una impressione esteriore e in effetti anche i dati economici ufficiali direbbero il contrario. Quassù però si fermano tutte le auto di passaggio e tutti scendono a dare un'occhiata alle bancarelle di souvenir e a buttare l'occhio dalla balconata sulla valle sottostante. Qui non ci sono più né appaiono all'orizzonte le montagne altissime dalle rocce aspre e nere incappucciate di bianco del Pamir, ma solamente colline ondulate e verdissime punteggiate di yurte bianche e di armenti al pascolo. Questo è il vero paesaggio che descrive il Kirghizistan.
Aumentano in proporzione le facce larghe e schiacciate tipiche dei popoli della Mongolia e sempre proporzionalmente cresce il numero delle richieste di selfies che ci vengono fatte. Come giusto aderiamo volentieri e come è bello pensare a cosa racconteranno questi viaggiatori della domenica quando arrivati a casa, mostreranno le foto dai telefonini, ai parenti ed agli amici. Forse racconteranno di gente che viene da lontano per vedere le bellezze del loro paese e questo piccolo orgoglio soddisfatto che ognuno si porterà a casa sarà in fondo un piccolo premio anche per noi. Aumenta anche, per me che sono attento osservatore di queste cose, il numero delle dentature d'oro e non so se questo significhi una maggiore disponibilità di spesa o una semplice ostentazione. Scendendo dal passo, intanto la strada ripete la serie di curve e controcurve tra i prati, talmente belli da sembrare campi da golf, se non fosse per le schiere di animali che li popolano. Noti subito che molti gruppi di yurte non sono semplici abitazioni di pastori, ma campi in attesa di turisti ansiosi di sperimentare la vita bucolica tra le greggi. Ma quando la strada è scesa definitivamente in quella che è diventata quasi una pianura e corre rettilinea e senza intoppi salvo che per il traffico che diventa sempre più fitto ecco che appare alla destra un'area logistica della lunghezza di molti chilometri nella quale sono parcheggiati in attesa di carico o di scarico, decine di migliaia di TIR e poi compaiono bene impilate a costruire torri infinite altri migliaia e migliaia di container.
La via della Seta, intendo quella che ha ormai sostituito definitivamente le carovane di Marco Polo, è ormai qui davanti a noi, certamente meno fascinosa e carica di profumi di incenso, ma certamente di altrettanta rilevanza economica e commerciale. Qui senti fluire il corso dei soldi e della valuta. Qui i camion cinesi si sono presi tutto lo spazio delle mandrie di yak, locali di ristoro e dispensatori di fast food occupano gli spazi, i nomi noti all'occidente colorano le insegne e anche se i tavoli sono occupati completamente da occhi a mandorla, il business che corre lungo la via è lo stesso, lo riconosci come uguale al nostro, non cambia nel tempo e neppure nello spazio. Alla fine, le case cominciano ad infittirsi ed i paesini cedono il posto alla continuità dell'abitato; ecco apparire la periferia di Osh, la seconda città del paese, quasi mezzo milione di abitanti, dominata proprio in mezzo alla città dal Trono di Sulayman, uno sperone di roccia che si eleva quasi nel suo centro e attorno al quale si estende la colata delle case. C'è poco da dire, qui finisce la mitica M41, quella Pamir highway che abbiamo percorso con un po' di fatica, ma che ci ha dato davvero tanto, così tanto da lasciarci in bocca il dispiacere che sia davvero finita. Certo ci sono ancora molte cose da fare e da vedere, state tranquilli che non vi mollo qui in mezzo al guado, ma quello che era il vero scopo del nostro cammino, può dirsi compiuto.
| Pastore kirghizo |
SURVIVAL KIT
Hotel Saratan - 44 Gapar Aitiev str. Osh - Buona posizione centrale. Hotel apparentemente piuttosto nuovo, anzi nella parte esterna all'ingresso, ancora in costruzione. Nella realtà tanti problemini, tutti comunque risolti dal personale molto gentile. Camera non pronta, AC non funzionante, TV non funzionante, Phon senza la spina, asse del WC rotto. Insomma un po' di magagne, ma alla fine tutte risolte, con la buona volontà del personale. Free WiFi. Colazione piuttosto scarsa. Camere normali, la doppia a 35 €.
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