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lunedì 30 settembre 2013

La tempesta.

dal web

Mi suda il collo. Me la ricordo da quando ero piccolo questa frase. La ripeteva mio papà, quando qualche cosa che gli sembrava grave e stazionava nell'aria come i prodromi di un violento acquazzone che sta per arrivare a  far disastri e a portare via tutto. Acqua e grandine, come quelli che a fine estate arrivano dalla parte di Biella. Li sentiva nell'aria, che sembrava più pesante del solito, come fosse un gorgogliare lontano che si avvicinava in fretta, preannunciato da un colore scuro scuro nel cielo di nord ovest. Nuvole grigio scure che occupavano la parte bassa di un cielo, già rovinato, che da tempo aveva perduto la chiarezza e l'azzurro estivo. Quando arriva fa danni, danni gravi, spacca tutto e tu non puoi fare nulla, anche cercare di mettersi al riparo è impossibile se sei in campagna, guardi in alto e speri invano che giri verso Spinetta, tanto lì avevano già la Montecatini che soffiava veleno, cosa vuoi che sia. Quando stanno per arrivare queste cose, quelli che stanno sotto, nel campo, possono solo guardare in su, non hanno nessuna possibilità di interferire, di modificare, di cambiare il corso delle cose, solo subire. Uno dice, beh lì è la natura che fa il suo corso, che ci vuoi fare. Eh no! 

Anche quando le cose le conducono gli uomini, accade tutto nello stesso modo, solo che il disastro lo guidano loro, con pervicace incoscienza, con totale dispregio di quanto succederà inevitabilmente, quello che conta è la situazione del signore degli anelli del momento, conta solo lui e quando si avvede che sta per crollare, con sguardo terreo, preferisce che tutto perisca con lui, una specie di punizione per chi non lo ha aiutato, salvato, amato, difeso abbastanza, Lui, che tanto ha fatto per questa feccia priva di riconoscenza. Che muoiano tutti, visto che deve, Lui, perdere tutto. E' sempre stato così, i più grandi infami della storia, prima di scomparire, vinti dal rivolgimento delle cose e dei tempi, prima di lasciare o tentare di fuggire verso l'amara via dell'esilio, hanno cercato di bruciare la città o far saltare il fortino. Sotto, nella città bassa, la folla muta, guardava il cielo gonfio di nubi. Qualcuno piangeva, conscio di quanto stava per accadere, altri non capivano, altri ancora invocavano il nome salvifico del tiranno, che venisse a trarli fuori dall'impaccio, mentre lui dalla torre dava fuoco alle polveri; qualcuno ballava sulla tolda della nave. Stamane il cielo è nero, mi suda il collo, ragazzi.


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giovedì 25 aprile 2013

Il processo di Tian Shi Lao.

Aveva un cartello al collo e un gran cappello a punta in testa, con due lunghe orecchie d'asino che pendevano ai lati, virtuali s'intende. Lo sguardo basso e volto all'ingiù, gli occhi tristi ed una piega amara sulla bocca chiusa, come chi sa di essere colpevole, seduto al centro dell'aula dove si svolgeva quella farsa di processo. Sul cartello potevi immaginarci una scritta del tipo: "Sono uno sporco revisionista" oppure "Ho tradito la causa". La tensione forte sembrava scandita quasi in automatico, come colpi di lama impietosi che affondavano nell'aria rarefatta. Ad uno ad uno, i presenti all'assemblea puntavano il dito, scandendo i termini dell'accusa sulla sua figura curva che pareva ormai sopportare le bastonate virtuali, senza porre nessuna opposizione. Sì, ci sei andato in spregio alle indicazioni tassative del maestro! Hai disobbedito alle indicazioni  del partito! Eppure ti dovevano essere ben chiare le massime del libretto! Hai parlato per appagare la tua vanità personale in spregio al benessere collettivo! Pentiti ed autoaccusati, solo così potrai essere rieducato! Il tuo orgoglio colpevole ti ha fatto dimenticare che il nostro pensiero, se mai ci fosse, deve prima essere sottoposto al vaglio ed al giudizio critico delle masse, le sole che possono dare il loro assenso alle decisioni! I giovani accusatori avevano le ciglia aggrottate e uno dopo l'altro lanciavano le loro pesanti reprimende con astio e certezza di possedere la verità dei padri del partito. Ad ogni colpo, ad ogni vergata, sempre più dolorose e violente, il colpevole chinava il capo, qualche volta cercando una umile giustificazione di facciata, un tentativo disperato ed inutile di difendere il malfatto, pur sapendo che la condanna era già stata pronunciata e la pena pronta ad essere eseguita. Ma io non credevo. Erano solo consigli. Pensavo che non si trattasse di questo, le norme parlavano solo dei talk show. La voce sempre più debole, quasi indistinguibile.  Tutto inutile, ma prima della inevitabile e giusta cacciata, col reprobo coperto di vergogna e di insulti, colpirne uno per educarne cento, una mano pietosa ha spento la telecamera della diretta streaming, forse per vergogna, forse per non mostrare a tutti la vera faccia indecente del partito, quella che poi rimarrà nella storia e così non si è potuto assistere alla sfilata del reo sulla carretta, tra le due ali di folla festante che lo insultava brandendo al cielo il libretto rosso. Ma si trattava in fondo della D'Urso, mica di Santoro!

P.S. Volevo mettervi il video del processo di 天使老 - Tian Shi Lao (il Maestro degli Angeli, tutti i cinesi hanno nomi curiosi). Ma non si trova più nel web. Per lo meno, io non lo trovo. Si sa in Cina queste cose, spariscono subito da Weibo (il social network più seguito laggiù). E' un paese così. La censura è una necessità. Così è giusto fare, per salvare la purezza del popolo. Raccapricciante. Speriamo che chi ha votato se le ricordi, queste cose la prossima volta (o non ci sarà una prossima volta?).



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lunedì 1 febbraio 2010

Wǒ, Nǐ, Nín.

Non c'è niente da fare , l'uomo, l'individuo, nasce prevaricatore e vuole comandare. Ci sono voluti millenni per arrivare e far accettare alla gente di buon senso la più imperfetta forma di governo, la democrazia. Quella dove alla fine la gente sta meglio, ma anche lì qualcuno ha sempre tanta nostalgia dell'uomo solo al comando;l'uomo solo poi non aspetta altro. E questa è una caratteristica comune sotto tutti i cieli della terra come dimostra l'esame dei pronomi personali cinesi. Partiamo dalla prima persona singolare, IO.
L'ideogramma 我 - Wǒ, è formato come al solito da due parti, a sinistra la stilizzazione della mano (Shou) che tiene a destra una alabarda (Ge), infatti, secondo la tradizione quando un uomo tiene in mano una lancia e la brandisce, afferma il suo io, il suo potere e aggiungerei il suo desiderio di prevaricazione, la necessità di imporsi con la forza alle idee degli altri. Nella sua forma piu' antica il carattere raffigurava due lance incrociate, a rappresentare la lotta per affermare la propria volontà, tanto per cambiare. Ma se passiamo al secondo carattere, la seconda persona singolare TU, (你 - Nǐ) mi pare che l'atteggiamento filosofico taotista cinese riprenda il sopravvento , infatti accanto al segno stilizzato dell'Uomo (a sinistra) troviamo il carattere del bilancere, quell'attrezzo che i contadini cinesi portano sulle spalle con appesi due cesti o due secchi per trasportare i liquidi, che infatti sono simboleggiati dai due trattini a lato del perno centrale. Tu, ovvero la persona nostro pari che sta di fronte a noi, non è altro che un uomo in grado di trasportare il nostro stesso peso, un essere uguale a noi, di pari diglità. E guardate invece il terzo carattere 您 - Nín, quello che si usa come segno di cortesia per rivolgersi a chi ci sta di fronte, un po' come il nostro "LEI". Usa lo stesso carattere del Tu, ma sotto è disegnato l'ideogramma che significa Cuore (molto riconoscibile dalla forma del triangolo coronato da tre grossi vasi sanguigni che ne escono fuori) per significare affetto e deferenza e che viene utilizzato in tutte le parole in cui ha parte importante il sentimento. Delizioso, vero? Con questo tocco gentile, mi ritiro quindi, accompagnando il gesto con un breve inchino in linea con il post, suggeritomi per la verità dal mio maestro Ferox.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 121 (a seconda dei calcoli) su 250!