giovedì 4 aprile 2013

Recensioni: Mangia, prega, ama - R. Murphy.

Questo è il classico filmotto che il maschio italiano tipico definisce un film da donne, ovvero quello che le mogli si guardano sulla televisione piccola, mentre il marito in canottiera grida in salotto davanti alla partita di Champions. Di certo ricade nella categoria, anche se le ambizioni di Murphy dovevano essere un poco più elevate, col trattare problematiche esistenziali complesse e delicate. In realtà è l'ennesima dimostrazione che le donne sono una specie diversa dall'uomo e, come ho spesso detto, di una complicazione assolutamente incomprensibile ad esseri semplici che, capaci al più di seguire un pensiero (semplice) alla volta, mal si adattano a complesse problematiche di insoddisfazione psicologica, che apparentemente cozzano contro ogni logica pratica e sequenziale. D'altra parte anche se Totti non segna ed è giù di forma rimarrà sempre il Capitano e basta. Allora come mai ho perso un paio d'ore per guardare una comunque sempre brava e di gradevole vista Julia Roberts, donna di successo in crisi che ricerca se stessa (altra frase insopportabile ad ogni maschio che si rispetti) in un anno sabbatico attraverso l'Italia, l'India e Bali, che prima piange e poi naturalmente sorriderà, nell'ovvio mielato incontro finale con l'uomo vero, macho ma tenero, duro ma che si scioglie con un grissino, che sa piangere e farla ridere e che finalmente le farà ritrovare il senso della vita? Il motivo principale è che in effetti il film si presta ad una considerazione molto interessante su cui voglio porre la vostra attenzione e che dà un senso alla sua visione. Infatti mentre la descrizione dell'India e di Bali, per chiunque di voi abbia visitato questi paesi, vi darà la sensazione di essere perfettamente descrittiva della realtà, riportando ambienti, sensazioni ed atmosfera tutto sommato molto centrata e sottoscrivibile, inclusi gli aspetti ironici così come quelli ambientali, sarete d'accordo con me di avere avuto una sgradevolissima sensazione durante la parte riguardate il periodo trascorso da Liz in Italia.

Ho letto diverse recensioni (italiane) e tutte concordano unanimemente su questo punto. La descrizione del nostro paese è quanto di più retorico, stereotipato e non verosimile si possa mettere insieme. Una accozzaglia di pizza, mandolino, spaghetti alla carbonata, in un fondale di Colosseo e rovine romane, popolato da mangiatori fannulloni dominati da mamme possessive che si aggirano in piccoli vicoli illuminati dalle fioche luci di lampioni gialli che neanche il più becero turista americano non è più disposto a credere. Suvvia l'Italia è ben altra cosa! E allora, non vi dice niente tutto ciò? Non vi sfiora il dubbio che lo stesso giudizio (italiano sull'Italia) coincida esattamente a quello degli indiani sulla parte indiana o dei balinesi sulla parte indonesiana, che a noi sembra così attinente? Non diranno anche loro "Certo la parte italiana è perfetta, ma l'India (o Bali) è ben altra cosa!". Tutto questo dovrebbe accendere la spia della nostra attenzione a tutte quelle nostre certezze, ai nostri preconcetti che ci portiamo dietro quando andiamo in un altro paese e lo osserviamo con le lenti deformanti del pregiudizio, di quello che siamo sicuri di trovare ancor prima di vederlo e che inevitabilmente ci porta a costruire una storia condita di persone, comportamenti e ambienti che nella realtà non esistono affatto o quantomeno sono davvero diversi da come ce li ricorderemo e di come li racconteremo, Ecco perché a mio parere, bisogna sempre prendere con le molle racconti e descrizioni di luoghi, se raccontati da visitatori  e non da coloro che ci sono nati. Anche questi naturalmente avranno le loro lenti colorate, ma è un altro discorso. Meditate su questo fatto e fatemi sapere. L'altro motivo  per cui ho guardato il film è che non c'era una partita di Champions.



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6 commenti:

Cristiana Moro ha detto...

Basterebbe informarsi un po', per sapere che i mandolini sono scomparsi.
Tutti fanno questi errori, Woody(?) Allen compreso.
Cristiana

il monticiano ha detto...

Dico soltanto poche parole: anch'io ho perso tempo per guardare un film che non mi è piaciuto.

laura ha detto...

Ih film purtroppo fa abbastanza schifo. Peccato perchè il libro autobiografico di questa donna decisamente acuta ma con notevoli problemi, tra cui l'anoressia, è molto bello, decisamente interessante e per nulla carico di stereotipi, certo non sull'Italia.

Anonimo ha detto...

Un film inutile e brutto ,da vedere a casa se proprio non c'è altro. Anche la critica (non sono sempre d'accordo ma questa volta sì) l'ha bocciato.
Speriamo in qualcosa di meglio in futuro.......
Gianna

Enrico Bo ha detto...

@Cri - E' vero ma credo che sia proprio di tutti volerli comunque sentire i mandolini o i sitar o i gamelan del caso.

@Monty - Però per la partita bisognava pagare, dunque...

@laura - Le donne, organismi complessi, sono sempre piene di problemi, e comunque, dai, quell'Italia non esiste.

@Gianna - però insisto che sul punto che ho sottolineato, serve almeno come spunto di riflessione.

laura ha detto...

Infatti non dico che quell'Italia esiste, dico che nel libro l'Italia non è affatto descritta così e mi sembra in parte pure gli altri paesi. Il film ha del tutto travisato il senso del libro, che ripeto è decisamente interessante

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