lunedì 6 febbraio 2017

Madagascar 25: Il mare di smeraldo

Dallo sciabecco
 
Ieri avevo fatto un bellissimo post sull'argomento, poesia pura. Mentre rileggevo, ho voluto correggere un errore di battitura e zac, causa la mia inettitudine ed i ditoni da zappatore, ho cancellato tutto il pezzo definitivamente. Il fatto che non riuscirò mai più a riscriverlo come lo avevo pensato mi ha lasciato in una profonda prostrazione ed ha incentivato il mio odio verso le macchine. Ho masticato amaro tutto il giorno; mi sto riprendendo solo ora e ricomincio a scrivere, ma non sarà mai la stessa cosa.

La mer d'émeraud
E' un po' la stessa frustrazione di quella mattina quando correvo all'aeroporto per recuperare i bagagli non arrivati il giorno prima. In effetti non c'era ragione di affannarsi, in coda con quell'umanità dolente per un rito che evidentemente lì si ripete tutti i giorni e quindi rimane per così dire istituzionalizzato e senza sorprese. Alla fine le valigie arrivano con buona pace di tutti, per fortuna che l'aeroporto è vicino alla città e tra le risate di Congò, il nostro autista ed accompagnatore tuttofare, che non si stupisce della nostra irritazione, la giornata può cominciare regolarmente. Certo hai perso la marea delle 7:30, come dicono gli esperti naviganti e l'acqua ha già cominciato a ritirarsi scoprendo le radici delle mangrovie che invadono le rive. La barca che ci aspettava si è spostata al di fuori della prima baia che sta andando in secca e per raggiungerla dovrai soltanto traversare, ciabattando, un'isolotto di terra rossa che la divide dalla baia principale. L'altura che sta al centro va risalita con una certa fatica, affondando con i piedinella sabbia  morbida e cercando il sentiero tra i cespugli bassi e le rade palme, una capra ti guarda con occhi languidi, come un po' stupita da una presenza inusuale.

La riva
Bisogna fare ancora un bel tratto lungo la riva per raggiungere la barca che aspetta, camminando sul bagnasciuga nel velo sottile dell'acqua che si ritira a poco a poco, lasciando spazio agli arabeschi che i rivoli disegnano sulla sabbia chiara, tra i buchi in cui in piccoli granchi trasparenti cercano di nascondersi impauriti, come non sapessero improvvisamente come salvarsi, come se avessero perduto la memoria dell'evento che si ripete ogni dodici ora. Rimane solo qualche stella marina che si è allontanata troppo dal suo mondo ormai perduto e poi le conchiglie ancora lucenti ma orfane, abbandonate dal loro ospite temporaneo, circondate dalle loro compagne ormai ridotte a scheletri muti e corrosi dall'onda un tempo amica, oggi soltanto strumento dell'opera di distruzione che il tempo opera con imparziale spietatezza. Qualcuna mostra ancora i meandri corrosi o la perfezione matematicamente inconsapevole dell'elicoide interno, il resto è solo più frammento che si sfarina alla salsedine, materia morta tornata alla natura in cui il piede affonda come in una morbida e spessa coltre, infergendovi la ferita lieve di un'orma destinata a durare lo spazio tra due onde successive che la cancellano come se il tuo passare non ci fosse stato.

Grigliata di pesce
Questa è la natura superiore e inconsapevole, la stessa che si rivolgeva all'Islandese in un dialogo famoso del gobbo di Recanati, che neppure si accorge, nei suoi tempi così esageratamente diversi della presenza diun attimo di questo parassita temporaneo i cui danni provocati ed inevitabili, stante la sua natura, saranno assorbiti senza traccia in neppure un milione di anni, un battito d'ali nella storia dell'universo. Così la barca scivola sull'onda col frusciare della brezza che gonfia la vela triangolare, figlia degli sciabecchi che scendevano dall'Arabia Felix in cerca di schiavi e di spezia. La prua sottile solleva solo piccoli spruzzi che non bagnano, una carezza lieve di un modo antico di viaggiare di pirati ormai scomparsi, su questo specchio d'acquamarina perfetto che il sole arricchisce di piccole pagliuzze d'oro luminose. Il mare di smeraldo ti circonda senza farti sentire sperso di terra, anzi ansioso di guardarlo, di esplorarne il fondo che appare bianchissimo, luninoso e vicino, forse lo puoi toccare immergendovi solo una mano. E' tutto un brulicare di vita in movimento, guizzi tranquilli dai colori forti.

Zuppa di granchio
Pesci lunghi e sottili dalle scaglie lucenti, altri a striscie, bocche dai labbri carnosi, pinne sfrangiate che sbattono come bandierine al vento, rossi, blu vivi, gialli citrini, piccole razze dalle code lunghe e sottili. Davvero basta mettere la testa a pelo d'acqua per rimanere agganciati a questo schermo in 3D dai mille pollici e non so quanti K. Non avresti la forza di cambiare canale in quest'acqua così calda e carezzevole da parere un liquido amniotico da cui non vuoi più rinascere, ma rimanerci il più a lungo possibile per goderne la materna protezione. E' un calore sensuale che appaga ogni senso e le ninfe di questo mare ti trattengono a lungo fin che non capisci più se si tratta di Naiadi amiche o Sirene perverse che non vogliono che tu raggiunga la tua Ogigia, la striscia di sabbia candida che emerge appena dall'onda e che ti aspetta desiderosa di concederti altri piaceri. Basta risalire di pochi metri, al limitare della boscaglia bassa, per ritrovare il rifugio segreto dove riposare all'ombra. La risacca è adesso solo un rumore lieve e lontano, mescolato e coperto dallo sfrigolare della griglia dove riposano grandi pesci dall'occhio languido, spiedini generosi, gamberoni che al solo sentirne il calore mutano il grigio in un rossore virginale, pronti ormai a concedersi su un letto candido di riso che sparge profumo di cocco.

Fanciulle
La zuppa di granchi è poesia pura dalle delicate note di spezia. E poi ananassi, manghi sensuali e banane generose a regalare tutta la loro esotica succulenza. Le fanciulle sinuose che ti porgono i cibi, hanno gote ricoperte di disegni perfetti, di fiori e di petali che nascondono appena l'ambra dorata della pelle giovane e profumata. E' un momento perfetto da godere in silenzio tra i rumori dell'onda che va e viene concedendosi serena e materna. Cogli questo momento nella sua essenza, godilo appieno, non lasciarti turbare  da pensieri sgraditi o dalla presenza di qualche vecchio bavoso che cerca spazio discreto tra i cespugli per approfittare di servizi meno decenti forniti da ragazze che son qui per nutrirti e al limite massaggiare corpi stanchi e ormai decrepiti. E' l'indecente conseguenza del denaro che tutto corrompe, nutrendo desideri ed ingordigie insane, anche questo tutto inevitabilmente connaturato all'uomo, alla sua cupidigia e alla voglia di possesso violento, forse motore del successo della specie, chissà, anche questo la natura farà cadere nell'oblio degli eoni futuri.


L'isola
Quando viene l'ora di tornare e tu fatichi a lasciare la spiaggia di Calipso, ombra diafana ormai ritiratasi per sempre tra le palme, forse un sogno mai esistito, forse una costruzione della mente, lo sciabecco ha ammainato la vela sostituendola con lo scatarrare fastidioso e la puzza di gasolio di un motore potente. Niente più lento scivolare sull'onda, ma uno sbattere forte che ammacca la chiappa arrossata dal sole forte, contro il quale nulla hanno potuto creme untuose e teoricamente proterttive, sul fondo del barco, mentre getti di acqua violenta ti sferzano il viso bagnadoti la cerata. Il verde smeraldo dell'acqua si è cambiato in un omerico viola vianaccia, tumultuoso e malevolo, mentre il vento forte che arriva dall'oceano aperto sferza il volto.  Odori di plastica e puzza di marcio al molo dove si aspetta solo più lo scambio di sudicie banconote, il prezzo del diavolo quando ormai hai perduto il paradiso. I rumori della città sono a due passi. Congò ride mentre comincia strobettare sul clacson per farsi strada nel traffico della sera che arriva.

Lo so è venuto una schifezza, mentre quello di ieri lo sentivo poesia. Pazienza, il meglio è sempre il ricordo di quello che non c'è più.

La bassa marea



SURVIVAL KIT

Mer d'émeraud - Escursione classica che vi sarà proposta per prima da tutte le agenzie o alberghi quando soggiornerete a Diego. Vale sicuramente la pena. I prezzi a barca sono contenuti e accettabilissimi. Un giorno intero che comprende partenza alle 7:30 a seconda della marea dalla spiaggia di Ramena appena fuori della città. In un'ora di barca a vela si raggiunge uno specchio di mare di acqua bassa a ridosso della barriera, ricchissimo di pesci. Vicino alla barriera potrete vedere anche tartarughe, grandi razze e piccoli squali. Poi ore di relax su una spiaggia di sabbia candida su una isoletta disabitata dove vi verrà servito un pranzo di pesce alla griglia. Possibilità di massaggi e riposo. Si torna nel pomeriggio. Munirsi di creme solari molto protettive edeventualmente di Autan tropicale. Mancia consigliata a barcaioli, cuochi e accompagnatori vari, 10.000 Ar.

Hotel Concorde - Diego Camere doppie con AC da 50.000. Prezzi bassi ma piuttosto tristanzuolo, stile cinese. Molto spartano. Colazione al piano terra. Cercate di evitare il terzo e quarto piano perché non c'è ascensore. Piuttosto rumoroso. Mi è sembrato di vedere in giro parecchie signorine. Wifi debole solo nella hall.

Ristorante La cantine - Ristorantino senza pretese vicino all'albergo Concorde sulla via principale. Personale molto gentile. Ottimo rapporto qualità prezzo, che si situa nella fascia decisamente economica. Buonissimo il polpo in salsa cotto alla perfezione e il pesce alla griglia con patate, crepes al formaggio. Un bel piatto e una birra con meno di 3 euro nel dehors con vista sul passaggio.


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7 commenti:

Juhan van Juhan ha detto...

Dai, non lamentarti per le macchine. Piuttosto io avrei (avressi?) di che ridire sulle immagini. Tutte ma in special modo su quelle di roba da mangiare, è che le bilance non sono più quelle di una volta. E camicie e pantaloni che si restringono 👿

Chicchina Acquadifuoco ha detto...

Trovo poesia anche in questa riedizione,scrivi con tanto entusiasmo e passione che è difficile non restarne coinvolti.

Enrico Bo ha detto...

@Ju le foto di cibosonosempre povere , non si sente il sapore né il profumo....

@Chic - Purtroppo è venuta assai deludente rispetto alla prima versione. Se l'avessi letta mi chiedevi di sposarti.....

Simona [Ciccola] ha detto...

Non so se è appropriato per il caso in questione ma ctrl+z il più delle volte salva dal disastro. Detto ciò ho letto grande poesia anche in questa versione.

Enrico Bo ha detto...

@Cic - ho provato e funziona, accidenti l'avessi saputo!!!!!!! mi sarei risparmiato un giorno di maledizioni varie a tutto il mondo

Chicchina Acquadifuoco ha detto...


Apprezzerò sempre la poesia e la prosa dei tuoi post,ma l'ultima mia richiesta risale a moooolti decenni fa tanto lontana che non ricordo più se fu una richiesta o una risposta...Ciao Enrico.

Enrico Bo ha detto...

@Chic - ahahahha, naturalmente scherzavo, anche se l'uso improprio dell'indicativo al postodel condizionale ti avrebbe fatto comunque storcere il naso!

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