giovedì 22 gennaio 2026

Uzb 12 - Artigiani ed artisti

La cupola del mausoleo Samanide - Bukhara - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T Sofi

 

Strumenti pe la pipi dei neonati
E avanti ancora per cercare di scoprire una alla volta, tutte le meraviglie che questa città propone, solo passeggiando, tra piazze e giardini. Ecco, proprio il giardino, è una delle espressioni più amate dell'architettura di paesaggio in queste regioni dell'Asia centrale, che ritroviamo continuamente riproposta in tutta questa collana di perle che si susseguono in questa via della seta che percorre i deserti. Li ritroveremo infatti riproposti, anche se con altri aspetti peculiari di culture diverse, anche in  tutta la Cina del Nord, fino a Xi'an, il capolinea di questo cammino. E di certo non bisogna stupirsene. Come potevano non apprezzare sopra ogni altra cosa, questi popoli abitatori di terre desolate, fatte solo di sabbie, di valli desuete, di steppe incolte ed improduttive, buone solo per avari pascoli, il circondarsi di spazi ricchi di vegetazione, di piante, di fiori e soprattutto di acque gorgoglianti, che rappresentano la vita stessa e il desiderio più vivo di chi campa nella sua ristrettezza. Questo è un punto assolutamente comune che ritroverete costantemente in ogni insediamento dai Turcomanni ai Farsi, fino a seguire la lunga strada della conquista araba dell'Occidente che porta ai meravigliosi spazi dell'Andalusia. Un fil rouge che ti conduce per mano dai giardini di camelie, punteggiati di laghetti a Xi'an, fino alle cannelle gorgoglianti della fontana dei leoni dell'Alhambra di Granada. 

il laghetto della moschea dei 40 pilastri
Il solo suono argentino dell'acqua che scende e scorre rinfrescando l'ambiente nelle torride estati, è tante volte raccontata come l'aspetto sognato dell'Eden per ogni uomo dei deserti che ascolta le fiabe delle Mille e una notte, che forse nascono proprio dalla fantasia e dall'estro dei grandi poeti delle sabbie. Così eccoci anche qui ad attraversare larghi spazi, d'accordo, in queste terre sicuramente è cosa che non manca, ma è spazio il più possibile scandito da grandi piazze e da giardini dove è piacevole sostare all'ombra e a godere della frescura di fontane e piccoli specchi di acqua. Tra questi sorgono quei piccoli gioielli artistici a cui facevo rifermento prima. Qui ad esempio nel cuore della città. ecco un'altra moschea di grande bellezza, la Magoki Attori, frutto di costruzioni successive e rimaneggiamenti su una struttura molto antica, che fa risalire la costruzione primigenia addirittura ad un tempio zoroastriano di adoratori del fuoco, l'antichissima religione che si sviluppò proprio su questo asse, secoli prima di Cristo, per diffondersi fino all'India. Quello che si vede attualmente, riportata alla luce da scavi recenti negli anni trenta del secolo scorso, visto che la costruzione era stata quasi seppellita dal crescere del livello delle costruzioni circostanti, è il rifacimento del XII secolo, compiuto appunto dai Samanidi (quelli del mausoleo) su un precedente impianto più antico di un edificio a sei pilastri già dotato di cupola. 

Facciata della moschea
Come abbiamo già potuto apprezzare nella visita al suddetto mausoleo, la superficie decorata dell'edifico è di straordinaria bellezza e plasticità, costituita da un intreccio mirabile, ottenuto solamente dal posizionamento dei mattoni smaltati che formano una serie di espressioni geometriche davvero fantastiche, circondati in alcuni punti da un portale asimmetrico da piastrelle di terracotta intagliata a decori vegetali su cui ancora  indovini le tracce visibili degli smalti blu che arricchivano di colore, l'attuale semplicità dell'ocra, che la rende ancora più affascinante. Credo che sia un po' lo stesso effetto di bellezza apollinea che ci danno oggi le statue ed i templi della nostra classicità, col candore assoluto dei loro marmi, a confronto del colorismo di cui erano probabilmente ricoperti all'epoca della loro fattura. La costruzione tutta, oggi trasformata in museo del tappeto, ti esprime una visione bellissima davanti alla quale puoi rimanere a lungo per ammirarne la continua diversità dei decori, la complessità degli intrecci, la perfezione del disegno finale che contribuisce poi a configurare un unico insieme omogeneo come un quadro di cui puoi godere la sua assoluta armonia, dimenticandone la complessità che la costituisce. Insomma davvero un bell'effetto che si riproduce ancora nelle altre facciate laterali, sino a che fai fatica a lasciarla andare, mentre percorri  la spianata che ti conduce fuori da questo spazio verso altre bellezze. 

Il portale
Ma Bukhara è un nome noto anche a chi non la associa al suo essere città carovaniera, infatti per i più il nome è associato al disegno di una delle più conosciute tipologie di tappeti orientali annodati a mano. Per la verità bisognerebbe puntualizzare che il disegno detto appunto Bukhara, dalle tonalità calde che spaziano tutte le tonalità del rosso, ma non solo, dal cremisi al mattone, che sono facilmente identificabili per la campitura regolare dello spazio centrale in ordinate file di ottagoni, detti gul, che rappresentano corolle di fiori aperti, non venivano per tradizione annodati qui, ma nel vicino Turkmenistan, in case private e poi dagli anni trenta del secolo scorso in grandi fabbriche statali con migliaia di operaie, io ne visitai una in occasione di un mio viaggio lavorativo proprio ad Ashgabat e poi qui a Bukhara venduti, essendo questo il vero centro commerciale dell'Asia, ma qui oggi si trovano anche altre provenienze di vari disegni, dai persiani, ai turchi, visto anche l'afflusso di turisti che continua ad aumentare. Beh, devo confessarvi che io ho una grandissima passione per i tappeti che mi appaiono come una forma di artigianato che va al di là del puro e semplice lavoro, pur di raffinata precisione, ma che, a mio parere sconfina decisamente nell'ambito artistico. Come non rimanere abbagliati dalla composizione complessa e estremamente decorativa, della superficie colorata di uno di questi manufatti che racchiude in sé settimane se non mesi di lavoro. 

Laboratorio di tappeti
Della perfezione del disegno e la delicatezza dei materiali, che scorrono sotto la tua mano quando li accarezzi, fino alla completezza abitativa che danno ad un ambiente quando li stendi su un pavimento. Ne sono completamente affascinato, così come dall'assistere, in qualche laboratorio al lavoro di annodatura. Osservare la velocità e la perizia delle dita di chi annoda le lane colorate, attorno ai fili dell'ordito, apparentemente con casualità, mentre sotto a poco a poco cresce il disegno, ottenuto copiando i cartoni antichi o dettato dal maestro che legge i libri mastri (la voce di fondo, dei laboratori indiani e pakistani, che scandisce: uno blu, uno rosso, due blu, tre verdi...) con una cantilena sempre uguale che segna i tempi di un lavoro di certo massacrante, è una visione ipnotica e spiazzante. Guardare il risultato di tanta fatica ammonticchiato in pile ordinate davanti a te, scorrerli uno dopo l'altro godendone le tinte diverse, ripercorrendo i disegni e le volute, geometriche del centro Asia più consone alle aree dove si è sviluppato l'Islam Sunnita, con la sua idiosincrasia più severa verso le figure naturalistiche, a volute floreali degli ambiti più vicini alle aree Sciite, più lasche verso questo aspetto, non ha davvero prezzo come dice la pubblicità, intanto puoi guardarteli, goderteli e poi andare per la tua strada con la scusa che sono troppo impegnativi da trasportare. 

Annodatura
Invano il venditore ti farà notare che il pezzo in realtà leggerissimo e piegato sapientemente tiene pochissimo posto nella valigia, anzi come un foulard di seta del detto tradizionale, può passare attraverso un anello e che comunque può spedirtelo a casa senza problemi, tu te ne andrai comunque con aria dispiaciuta, e in fondo lo sei davvero perché vorresti portarglieli via tutti, e te ne andrai infine con le spalle incurvate per la tua strada. Ecco perché se sei da queste parti non puoi comunque mancare la visita di un laboratorio di tappeti. Naturalmente non ho le fette di prosciutto sugli occhi, di tacchino ovviamente visto che siamo sempre in terra islamica, e capisco perfettamente che i laboratori con una decina di donne al lavoro, come quello che stiamo visitando e che possono produrre al massimo poche decine di tappeti in un anno, non sono certo la fonte produttiva delle migliaia di pezzi esposti nella grande sala di vendita, dove sono ammonticchiati in ordinate pile a seconda della tipologia, disegno e pezzatura. Naturalmente questo è uno spazio commerciale e la produzione effettiva si svolge lontano da qui, nelle case o in grandi fabbriche come vi ho detto. Anche qui però, pur se si tratta di un lavoro puramente dimostrativo, puoi apprezzare il formarsi del disegno che si va formando sul telaio suo fili tesi, a simiglianza del vecchio cartone dai colori ormai sbiaditi dal tempo che sta sotto da copiare. 

Sala vendite
In realtà la sensazione è che la donna segua il disegno ma decida di volta in volta autonomamente i colori a seconda della lane (o del cotone o della seta) che ha a disposizione, così da produrre pezzi sempre diversi tra di loro anche se il disegno è simile e questo vale soprattutto per i Bukhara appunto, il cui impianto è forzatamente uguale. Delizioso vedere scorrere le dita veloci sulla selva di fili, mentre una mano sceglie il capo del colore voluto e con rapidissimo gesto lo fa passare dietro i due fili di ordito per farne emergere i due capi paralleli (qui si usa il nodo detto Farsi Baff a differenza del Ghiordes o Turk Baff che si usa nel Caucaso ed in Turchia), poi con tratto deciso li recide con l'apposita lama, lasciandoli un po' lunghi, saranno poi pareggiati tutti assieme con una sorta di forbicione e procede al nodo successivo. Così il lavoro avanza veloce e noi dopo aver guardato la perizia delle annodatrici e provato a comporre qualche nodo, alla velocità di uno malfatto, mentre la signora ne fa dieci intanto che ride della nostra poco destrezza, ci accomodiamo nel grande spazio vendita per vedere la produzione nel suo complesso. Una gentile addetta mostra diversi pezzi, presi da zone diverse per farci apprezzare appunto la grande varietà di offerta. La sua voce, mentre spiega i segreti e le modalità della fattura e le diverse tipologie della produzione, è un poco monotona, forse oggi ha già ripetuto la canzone decine di volte a turisti annoiati e disinteressati, condotti qui non per passione ma solo per obbligo di itinerario, tuttavia sotto le sue mani delicate compaiono pezzi di rara bellezza e lo si comprende molto chiaramente quando comincia a sciorinare i prezzi dagli 800 ai 7000 €, tanto per capirci e questi sono pezzi normali e non quelli da collezione appesi alle pareti. 

Tappeto da muro
Ci sono anche cose a minor prezzo naturalmente, ma se le paragoni alle prime, subito ti disamori anche se non sei un amatore infatti, non puoi che essere subito colpito dalle differenze. Comunque sia, sempre una gioia per gli occhi, almeno per me e quando arriva il momento di andare si fa fatica a strapparmi dalla sedia dove rimarrei ancora per ore per vederne ancora e ancora di quei pezzi meravigliosi, da cui traspare la capacità delle artiste che li hanno creati, in mesi di lavoro faticoso. Accampiamo quindi le solite scuse e ritorniamo sulla strada a riveder le stelle, almeno così si dice, passando ancora sotto gli archi antichi dei bazar. Ecco appunto quello dei tappeti dove qualche cosa acquistai nella mia prima venuta qui, ancora ricordo il negozietto sull'angolo e la indefessa trattativa. Ecco poi quello dei gioiellieri, dove le nostre ragazze speravano di fare incetta di lapislazzuli, la pietra che anche il nostro amico Marco riportava come consueta e conveniente da queste parti, ma evidentemente questi mercanti si sono passati la voce, perché questa gran convenienza, forse a 700 anni di distanza, non è più tale. Infine quello dei libri dove i miniaturisti sono all'opera nelle loro bottegucce, ma anche qui i prezzi sono da affezione, per carità anche se i lavori sono accurati e bellissimi. Diciamo che in casa non abbiamo più spazio sulle pareti e tanto basti.

La fortezza


Tappeto
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