lunedì 25 maggio 2009

Vivere in comunità.


Dai cassetti di Feisbuc, saltano fuori cose come queste. Nei nostri vent'anni i ragazzi andavano in giro in giacca e cravatta, ma erano più o meno minchioni come quelli di oggi. In attesa di un radioso futuro, vivevamo in un appartamento di via Ormea in quattro, ma con gli amici che giravano da quelle parti eravamo sempre in tanti. Si usciva poco e la maggior parte del tempo si passava a cazzeggiare in discussioni infinite ,su argomenti di grande leggerezza. Ore, quando non notti, passate a disputare su calcoli improbabili, come in quanto tempo una mucca avrebbe riempito di cacca una piscina olimpionica. Eravamo tutti portati per inclinazione e per gli studi in corso ai ragionamenti scientifici. Stranamente, dati gli anni, non si parlava quasi di politica. Nessuno andava a Palazzo Campana (ora Palazzo Nuovo) ed i cortei di protesta arrivavano sfilacciati fino alle facoltà scientifiche. In genere si esaurivano a Medicina. Ad agraria, il palazzo successivo ed ultimo della serie delle facoltà, in via Giuria, non arrivava mai nessuno. La contestazione era attutita. Ma nell'appartamento c'era comunque grande vivacità retorica. Le discussioni infinite. Si leggeva il Mondo di Pannunzio, mentre la letteratura era limitata alla serie di Urania, un cult del periodo. Praticamente non si studiava mai, in quattro in tre stanze più gli amici, non c'era neanche lo spazio fisico, non considerando il tempo. Tra le lezioni al mattino, qualcuna al pomeriggio, la cucina e gli indesiderati ed odiosi turni di lavaggio piatti, le interminabili discussioni serali, non c'era materialmente il tempo. Eppure ci siamo laureati tutti, quelli della foto, e non è che allora te le tirassero dietro le lauree, non so come sia stato possibile. Una delle cose che non era sottoposta ai turni era il portare giù i sacchetti dell'immondizia; probabilmente si era valutato che, siccome tutti prima o poi scendevano, non sarebbe stato un problema lo smaltimento del materiale. Una vera e propria falla del sistema. Chissà perchè, nessuno si ricordava di uscire con il sacchetto al seguito. Così le buste piene si accumulavano a poco a poco sul balcone; evidentemente contavamo che il gelido inverno torinese bloccasse gli effluvi ed anche il probabile percolato, ma quando inevitabilmente il gelo si mutava in fresca brezza primaverile certi problemi non potevano più essere rimandati a lungo. Seguivano quindi lunghe discussioni su chi dovesse farsi carico dello smaltimento, credo calcolando con il regolo, le diverse quantità relative prodotte dai singoli. La capacità retorica di tutti (eppure nessuno sarebbe diventato avvocato) produsse un tragico impasse da cui sembrava impossibile uscire, quando la soluzione del problema venne inaspettatamente dai signori del piano di sotto, (come mi ricorda Diego) i mitici coniugi Collo, lui ragazzo del '99, capocasa e addetto alla "caloria" cioè a controllare il carico di carbone per la stagione e fare le divisioni per appartamento, che, pur fiaccati ma non domi, per le nostre lunghe nottate di discussioni, vennero a pregarci, con molta cortesia torinese, a voce bassa e gentile, che se avessimo potuto liberare il balcone dalla massa semiputrefatta, tutto il vicinato ci sarebbe stato grato. Così, vergognosi, calammo il tutto velocemente come una squadra di disinfestazione e rientrammo nel consorzio civile. Che comunque, all'interno della casa, aveva sempre un andamento particolare; come quando uno degli abitanti, sorpreso ad usare un altrui asciugamano per asciugarsi le parti meno nobili del corpo, investì il proprietario, che iniziava una serie interminabile di giaculatorie, con la famosa frase "Se sei schizzinoso, stai a casa" , zittendo così definitivamente il maldestro tentativo di difesa della proprietà. Il destino delle comuni cominciava a mostrare le prime incrinature.

5 commenti:

ParkaDude ha detto...

Interessante che il particolare pratico della spazzatura sul balcone rispecchi in maniera precisa la vita universitaria... anche a tanti anni di distanza, confermo. I sacchi si ammucchiano comunque, specialmente durante l'inverno rigido. Ricordo anche come i miei coinquilini bocciarono la mia proposta di iniziare il compostaggio.

Anonimo ha detto...

Marilena leggendo ride fino alle lacrime.evidentemente la situazione che hai mirabilmente descritto doveva essere abbastanza frequente nelle "comuni" universitarie.GLM.

Laura ha detto...

Ma era lo stesso tempo? Noi non parlavamo che di politica e filosofia in quegli anni. A ripensarci abbastanza "palloso"...

Anonimo ha detto...

...Ma i fratelli Veronesi, sono nati così?
No, perchè sono cinquantanni che sono così...
Dottordivago

enrico ha detto...

@doc: certo , pensa che io ho cominciato l'asilo con gian Vito ed era già come adesso.
@Laura: molta filosofia anche allora, ma più pratica direi.
@Parka: però quello di portare giù l'immondizia è ancora un tema di discussione attuale. i tempi cambiano ma i grandi problemi dell'umanità restano

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