mercoledì 14 marzo 2012

Lettere dal Laos 24:Nel villaggio Akha.

Il villaggio Akha.
 

Bimbi e maiali.
Le capanne del villaggio Akha si allungano sul fianco di un largo sentiero sterrato sul crinale della collina. Entriamo in paese dallo stradino che si fa spazio nelle ultimi propaggini del bosco. Subito dopo le prime case siamo circondati da torme di maiali neri e di cani che guardano con curiosità senza abbaiare. Su ogni veranda anziane catarrose e nugoli di bambini che corrono sotto le palafitte giocando. A piccoli gruppi le ragazze tornano dai lavori dei campi con grandi gerle trattenute da una fascia sulla testa o da un piccolo bastino di legno. Hanno il seno scoperto, la blusa del costume tradizionale lo lascia in bella vista, mentre i ricchissimi ricami rossi, verdi, blu del grembiule e delle bordature accendono di colore i sorrisi incorniciati dalle decine di placchette metalliche e di perline bianche dei cappelli. La nostra presenza in paese è accettata con un misto di curiosità e compatimento per questi grassi stranieri dall'apparenza distrutta che si trascinano stancamente tra le case. La risalita del monte attraverso la jungla ci ha davvero stremato. Le gambe non si sentono più; la schiena è a pezzi; braccia e visi offesi  presentano segni inequivocabili di un ambiente ostile e vendicativo che appena può, ferisce. Raggiungiamo una capanna in cima al monte, vicina a quella più grande dedicata alla scuola.

Di ritorno dal bosco.
E' un vasto ambiente leggermente sollevato dal suolo, con un pavimento rialzato in legno coperto di stuoie, sotto il quale pascolano una enorme scrofa con una decina di lattonzoli grigi e magri. Ci gettiamo sul giaciglio boccheggianti senza avere la forza di fare altro. Poi prevale la necessità di rassettare almeno un poco i corpacci dolenti. Mi tolgo scarpe e calze macchiate irrimediabilmente da quello che sembra fanghiglia rosso scura, raccolta durante la salita e nel torrente. Orrore, non si tratta di fango ma di sangue sparso su tutte le caviglie da una manciata di sanguisughe che ormai rigonfie fino allo spasimo dei miei umori vitali, scoppiano soltanto a sfiorarle. Le stacco con difficoltà sotto gli occhi di una torma di bambini venuti a godersi lo spettacolo dei falang impediti, mentre See ridacchia maligno in un angolo della capanna, dove sta radunando i materiali per accendere il fuoco e preparare la cena con un drappello di aiutanti e semplici curiosi attirati dalla novità. Tento una maldestra disinfezione delle parti offese, ma ho i piedi che paiono due bistecche medium rare, che puliti a fatica con la poca acqua a disposizione in un gran bacile di alluminio, mostrano i segni e le ferite per il cammino percorso. Ho bolle e gonfiori da tutte le parti; è incredibile addirittura fin sulle mani, provocate dall'abrasione del bastone da cammino. C'è poco da fare, non sono adatto alle fatiche dell'esploratore.

Ragazza Akha.
Ma, come dice la pubblicità, lasciarsi andare, completamente sfatto a piedi nudi, appoggiato alla parete di frasche della capanna, mentre la palla rossa del sole incendia il cielo, precipitando nella V decisa delle colline lontane, non ha prezzo. Intorno, la gente del villaggio si prepara per la notte. Rumori di stoviglie e di fuochi. Risate trattenute e più forti, scaracchi di tosse catarrosa, che infestano la notte come i mocci dai nasi colanti dei bambini che rimangono in osservazione attenta. Il buio cala in un attimo e i piatti in tavola nel nostro "lodge", ché questa è la definizione ufficiale, sono ormai illuminati solo dai fasci bianchi delle nostre torce opportunamente tenute sulla testa. Una giornata dura. Quando pare che non rimanga altro da fare che stendersi sulle stuoie perché la notte possa riparare le ferite e prepararci al nuovo giorno, ecco arrivare, opportunamente convocate, quattro ragazzotte (ma a seno opportunamente coperto da una felpina similAdidas, si intende) incaricate di un massaggio ristoratore, compreso nell'economia del trekking col supplemento di un dollaro e mezzo. Un'ora di rudi pressioni sui muscoli devastati, tra ridacchiamenti e sospiri dolenti, poi le ragazze se ne vanno e la palpebra si chiude da sola. Morfeo, clemente e lenitivo, stende la sua mano caritatevole sulle membra offese. Sono già le 20 e 30 e domani sarà di nuovo dura.

Massaggio Akha.


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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Dai Enrico, in fondo le sanguisughe erano solo 3 e su un solo piede...
L&P

Adriano Maini ha detto...

Mi sembra di essere stato laggiù con te e con voi, sia per gli intriganti accadimenti e ambientazione, sia per la tua suadente narrativa!

enrico ha detto...

@Pier - Così credevo , mi son trovato anche nell'altro piede un residuato dovuto alle simpatiche bestioline. Dai che però ci siamo divertiti!

@Adri - Dai la la prossima ti invitiamo!

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