mercoledì 26 settembre 2012

Recensioni: Pearl Buck - Uomini di Dio.

Con questo commento si chiude il ciclo delle letture estive. Come avrete notato, ho avuto una scorta di opere della Buck e altre ne ho ancora in attesa. Ovviamente mi interessano soprattutto per il racconto di luoghi, periodi e descrizione di cultura cinese, che se pur viste con ottica occidentale, sono raccontate da chi le ha viste e subite direttamente, e proprio per questo mi accalappiano fortemente anche se lo stile e il racconto possa apparire oggi un po' superato e troppo incline alla sdolcinatura. Ma quantomeno la Buck sa scrivere e già si può dire che non sia cosa da poco. Questo Uomini di Dio, pubblicato nel '51, appartiene al cosiddetto periodo americano, ma larga parte attiene comunque alla Cina lontana che rimane comunque sempre sullo sfondo a incombere e condizionare la storia. C'è come sempre molto di autobiografico, a partire dall'ambiente dei missionari delle varie confessioni cristiane a cui la Buck apparteneva, fino allo stesso protagonista che si può identificare in parte con il secondo marito dell'autrice. Si può notare infatti che pur essendo questo un personaggio abbastanza negativo, riceve dall'autrice un fondo di comprensione malcelata, come da parte di chi, pur riconoscendone i difetti si sente in qualche modo legato da affetti e comunanza di intenti. La storia, che pure prende origine e ripercorre la vita di due famiglie di missionari in Cina, si svolge quasi per intero negli Stati Uniti della grande crisi, ripercorrendone le problematiche e i relativi sconvolgimenti sociali. Qui la Buck appare più manierista e alla ricerca di un filone nuovo da percorrere dopo i grandi successi cinesi che l'anno resa famosa, spinta forse in ciò appunto da questo secondo marito editore, piuttosto pratico e alla ricerca di riscontri commerciali, quindi, a mio parere, sembra un po' aver perso la poesia e l'innocenza delle prime e più famose opere. Qui si riscontrano anche toni più decisamente politici e la presa di posizione decisa contro il maccartismo che in quegli anni dominava negli USA. Direi che comunque vale la pena di perderci qualche ora.


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