martedì 18 settembre 2012

Recensione: Henry Miller – Max e i fagociti bianchi.

Sono stato preso da questa serie di libri della prima parte del secolo scorso. Bisogna osservare che questo periodo è stato davvero straordinario per la cultura mondiale e Parigi, per almeno 50 anni a cavallo tra 800 e 900 deve essere stata un luogo davvero incredibile per la presenza di tali e tante idee, movimenti, artisti e letterati che vi arrivavano da ogni parte del mondo per scambiarsi opinioni, creare, stimolarsi a vicenda. Un crogiuolo senza pari dove sono fiorite in numero davvero inusuale filosofie e opere d’arte, inclusi tarli e abissi dove sprofondare le menti come il diffuso antisemitismo , che appare del tutto logico e normale se si leggono con attenzione le opere di questo periodo anche in scrittori del tutto insospettabili. Lo stesso Miller che ci visse quasi fino allo scoppio del conflitto mondiale, dice che se dopo Hitler ci saranno altre mostruosità capaci di compiere azioni orribili contro l’umanità, queste non potranno formarsi che a Parigi (Pol Pot ne è stato un esempio lampante). Questo libro piuttosto interessante, è una raccolta di saggi che l’autore scrisse negli anni trenta, tra i due Tropici, proprio a proposito dei movimenti artistici del momento commentando movimenti, film, autori e stili di vita con il suo stile beffardo e ribelle, apocalittico e visionario, sempre dissacratore e negativo sul futuro della nostra civiltà. 

D’altra parte sempre ritorna il tema della crisi economica del 29 che ad un lustro di distanza non accennava a spegnersi (vi ricorda niente?) e che poi è stata risolta col bagno di sangue del conflitto mondiale. Particolarmente acuti ed interessanti i giudizi critici su Proust e Joyce, la scoperta di Bunuel in quello che forse è il suo primo film con la collaborazione di Dalì, L’età dell’oro, o sui diari di Anais Ninn, per non parlare del lungo articolo sul surrealismo di cui si sente a pieno titolo partecipe, movimento che sente assolutamente fondamentale per quel momento storico in cui tutto sta scivolando verso un finale che sembra già scritto. Emblematiche le parole che chiudono il saggio: “Rimangono i mangia morte (e Harry Potter è ancora lontano) coloro che prendono sempre più il comando a mano a mano che il futuro si apre. Destinati ad affrettare lo sfacelo d’un mondo già defunto, essi galvanizzano la morta gioventù di questo mondo in un momentaneo entusiasmo. Dappertutto la gioventù è chiamata alle bandiere; come in ogni altra epoca, si agghinda per l’ecatombe rituale. La causa! Per amore della causa presto i demoni saranno sguinzagliati e riceveremo gli ordini di avventarci gli uni alla gola degli altri.” Era il 1935. Anche questo, un libro propedeutico per meglio capire l’autore del Tropico del Cancro e molti meccanismi perversi che si reiterano continuamente nella storia dell'uomo.



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