venerdì 8 novembre 2013

Agricoltura.

dal web

Ungh si era svegliato presto quella mattina. Il sole era ancora molto basso sopra gli alberi che circondavano la piccola radura vicino alle rocce, dove da un po' di tempo la tribù si era accampata. Anche in questo giorno il sole era là e stava salendo nel cielo azzurro. Scacciò così il leggero timore che lo assaliva ogni sera, quando la luce scendeva a poco a poco e poi di colpo veniva il nero della notte e nessuno era sicuro che dopo il sonno, la luce sarebbe ritornata. Per questo il vecchio saggio, ogni volta danzava e chiedeva allo spirito del cielo di far tornare la luce di nuovo. Bisognava partire per la caccia. La carne era finita già da due soli e le donne si lamentavano. Tra poco il capo avrebbe dato ordine di partire. Non prese la pelle di antilope con cui si copriva la notte, ormai faceva caldo. Si fermò un poco al limitare del bosco, aspettando che i compagni si preparassero, raccogliendo le mazze e i bastoni con le pietre affilate legate in punta e rimase a lungo a guardarsi intorno. Un pensiero lo tormentava. Erano ormai parecchie luci che osservava quel fenomeno senza riuscire a darsi una spiegazione convincente. C'era un punto, proprio al limite della radura in cui la terra era particolarmente morbida e umida. Forse proprio per questo, il vecchio saggio l'aveva scelta per lanciare le sue grida verso il cielo prima di gettare verso terra una manciata dei piccoli granelli che le donne raccoglievano alla fine del gran caldo sulla cime di certe erbe, per ingraziarsi gli spiriti del bosco. Quando ne trovavano tanti, ma era solo quando cominciava il vento fresco e l'acqua cadeva dal cielo, le donne andavano a raccoglierli, poi li schiacciavano tra due pietre, mescolavano all'acqua la pasta che ne veniva, ne facevano palline che schiacciavano tra le palme delle mani e poi le gettavano sulle grandi pietre che stavano attorno al luogo dove custodivano il fuoco, sempre calde. 

Prima che diventassero nere, le toglievano ed erano proprio buone per avvolgere i pezzi di carne, prima di mangiarli. Anche quando non si trovavano animali da cacciare, toglievano la fame. Si fermò di nuovo ad osservare tutte quelle erbe verdi che erano cresciute piuttosto fitte le une vicine alle altre. Già Gundar gli aveva fatto notare che erano uguali a quelle che sulla cima portavano i granelli raccolti. Lui non le aveva dato molto retta, per la verità, tutto intento com'era a prenderla per portarsela nel bosco  e unirsi a lei, ma ora che guardava bene si ricordò che quello era lo stesso punto dove diverse lune prima, le donne avevano litigato furiosamente per una questione di spartizione della carne e tutti i granelli che aveva raccolto Gundar erano caduti a terra e si erano sparsi attorno, infilandosi nelle fenditure. Ora le erbe erano lì, verdi e alte e guardandovi bene già vedevi sulla cima un grumo di quei granelli, ancora piccoli certo, ma che potevano crescere ancora e diventare come quelli buoni da mangiare. Prese una decisione. Avrebbe detto alle donne di tenere i piccoli lontano da lì e a Gundar di tenere d'occhio l'erba. Se i granelli fossero diventati grandi e buoni da mangiare, glieli avrebbe fatti tenere da parte e quando sarebbe tornato il freddo, lo stesso tempo del litigio tra le donne, li avrebbe fatti gettare a terra in tutta quella parte davanti al bosco. Ce ne sarebbero stati molti e molti di più in questo modo. La tribù non avrebbe avuto più fame, grazie a lui. Con questo motivo il vecchio lo avrebbe certo indicato come capo del gruppo fin che le forze glielo avrebbero concesso. 

Avrebbe potuto avere tutte le donne della tribù e forse, e qui i pensieri si accavallavano, se i granelli fossero stati tanti e ancor di più di quelli che avrebbero potuto mangiare, li avrebbero potuti dare alla tribù che stava nelle grotte rosse a una luna di cammino da lì, in cambio di buona carne. Così magari non avrebbe dovuto andare a caccia rischiando di prendersi una cornata da un bisonte. Mentre camminavano nel bosco assieme a Hummah, gli spiegò l'idea. Ci volle un po' perché Hummah capisse la faccenda, ma quando arrivò il punto in cui si sarebbero potute avere tutte le donne della tribù a disposizione, senza grandi lotte e prove di coraggio, assentì a lungo col capo e si misi a ridere forte, tanto che la piccola gazzella che avevano visto se la filò via veloce. Non parlò per un poco, rimuginando la cosa tra sé e sé, apprezzandone sempre meglio i contenuti e le finalità, poi, mentre Ungh si era acquattato basso basso tra i cespugli per fare la posta ad un grosso tasso grigio che non voleva uscire dalla tana, gli arrivò quatto quatto alle spalle come aveva imparato a fare nelle lunghe cacce a cui partecipava da bambino e diede un gran colpo con la mazza sulla testa dell'amico. Sentì subito il rumore secco delle ossa che si spaccavano. Ungh cadde a terra senza un grido, riverso su un fianco, con il cranio spaccato quasi in due metà nette. Hummah si sedette a fianco e visto che sarebbe stato sciocco lasciare tutto lì agli animali, infilando le dita nella cavità aperta tirò fuori tutta quella deliziosa materia grigia, morbida e grassa, davvero succulenta. Poi satollo, si avviò nel bosco per tornare indietro. L'idea era buona. Le donne sarebbero state tutte sue.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

5 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

Mai satolli—io li vedo—i McDonald Hummah identici anch'adesso

bruna (laperfidanera) ha detto...

Vedo che dai per scontato che siano stati gli uomini a ideare l'agricoltura. Io penso invece che, allora come ora, le donne fossero più osservatrici e attente ai particolari, data anche la loro obbligata stanzialità, e che quindi l'agricoltura sia stata una loro invenzione e per un certo tempo sia stata anche una loro esclusiva (lo penso anche dell'allevamento), e che gli uomini si siano aggregati in un secondo tempo. Tranquillo, qui non si tratta di un confronto di intelligenze ma solo di una differenza di attitudini innate.

Enrico Bo ha detto...

@Tent. - Ferocia e uomo appaiati genimarci e vincenti la specie trionfa. Wallstretta s'impone. Verdi diventano verdoni e uccidono poesia di caccia e raccolta. cresce la messe avida rubaammazza.

@Bru - Può essere, in effetti questa scoperta della conservazione utile e produttiva parrebbe più prerogativa femminile, anche se la conseguenza della disponibilità del sovrappiù per lo scambio, il commercio, il denaro, le banca, mi sembra più elucubrazione maschile. Come anche l'allevamento, ma credo che non lo sapremo mai.

Anonimo ha detto...

Caro Enrico, desidero esprimerti i più vivi complimenti per la tua rubrica (blog ?) e per le acute e approfondite
considerazioni sui prodotti agricoli, con particolare riferimento alla insensata polemica in merito alla coltivazione
degli OGM.
Come per tanti altri aspetti di questa povera Repubblica pare ci sia una gara sempre aperta per disconoscere la
verità, abbracciare solo e sempre la menzogna e subornare i cittadini (o meglio i sudditi) distorcendo capziosamente
qualsiasi limpido sillogismo.
Sono certo che le persone intellettualmente oneste non possano che essere d'accordo con te; e non mi stupisce
che siano pressoché inesistenti tra coloro che hanno il potere/dovere di prendere decisioni politiche.
A ben rivederci.
Livio

Enrico Bo ha detto...

@Livio - Grazie, ma mi sembra che stiamo scivolando su una china davvero periocolosa!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!