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| La fortezza di Hissor - Dushambè - Tajikistan - giugno 2026 |
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| La madrasa |
Ad una mezz'oretta dalla città è possibile vedere un'altra delle fortezze della Sogdiana, quella di Hissor (Hisar) che ha vissuto anch'essa una serie di epoche storiche diverse che ne hanno rimarcato la posizione strategica nella valle. Sembra che la fortezza abbia oltre tremila anni e tutti i regni che vi si sono succeduti hanno aggiunto qualche cosa naturalmente, anche se al momento quello che si può vedere è stato ampiamente rimaneggiato e la parte più notevole rimane l'imponente ingresso con le due torri ai lati e il portale ad arco che riflettono lo stile di Bukhara del XVIII secolo, visto che questa è stata la residenza del suo Emiro appunto in quell'epoca, il resto delle mura è stato restaurato di recente. La fortezza pare fu conquistata anche da Alessandro magno durante il suo itinerario attraverso la Sogdiana e in seguito fu sottoposta a numerosi assedi ai quali in alcuni casi resistette. Fu conquistata dagli arabi nell'VIII secolo, che ne fecero uno dei loro punti di controllo nella zona e punto focale per i commerci che cominciavano a prosperare lungo la Via della Seta. Qui si trattava soprattutto il suo famoso zafferano. Gengis Khan invece la rase completamente al suolo dove rimasero solo rivine fino al XIV secolo, epoca in cui la città riprese vita diventando uno dei punti di forza delle armate di Tamerlano, fino alla sua distruzione quasi completa durante un rovinoso terremoto nel 1914.
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| Cartolina sovietica del 1970 prima del restauro |
Sono scomparse anche le antiche scalinate che risalivano la collina, mentre rimangono le costruzioni alla base con il caravanserraglio, la piccola moschea e le madrase. All'interno di queste costruzione è stato allestito un piccolo museo etnografico con vecchi strumenti agricoli e costumi locali. Giriamo un po' dentro al caravanserraglio dove non fatichi ad immaginare l'arrivo attraverso il portale di carovane cariche di merci e sacchi di zafferano, che vengono a ripararsi per la notte dall'assalto dei banditi che un tempo infestavano la campagna. Noi invece andiamo in cerca di sentori di antiche storie e leggende tramandate dalle favole persiane, come quella del califfo Alì che venne qui per diffondere l'Islam e penetrò travestito nella fortezza, ma scoperto, stava per essere messo a morte, quando il suo cavallo Duhl Duhl, riuscì a fargli recuperare la spada magica Zulficar, che gli consentì di sconfiggere tutti i nemici, tra cui il mago malvagio che deteneva il potere nella fortezza.
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| La fortezza dall'alto |
Cerchiamo di qua e di là nelle celle ma di Zulficar e della sua lama affilata non c'è più nessuna traccia. Troviamo invece un gruppo di studenti della facoltà del turismo in visita di studio, che guidati dal loro insegnate approfittano subito per chiacchierare con noi e farci un po' di domande chiedendoci consigli su come affrontare il loro futuro lavoro, avendo subito Jamshed fatto trapelare la mia supposta attività di scrittore di guide, cosa che naturalmente fa premio e conferisce immeritata credibilità. Comunque è sempre piacevole pontificare con i ragazzi e anche la barba bianca contribuisce ad aumentare la fiducia. Dispensiamo saggi consigli, soprattutto quello di studiare senza sosta, naturalmente ridacchiano quasi tutti, i ragazzi in particolare, mentre le ragazze mantengono un atteggiamento molto più serio e convinto e poi passiamo alle foto di rito e infine saliamo alla fortezza che all'interno è completamente ricostruita ad uso turistico ed al posto del bazar presenta ormai solo più una serie di negozi di souvenir, mentre attorno fervono le attività ad uso dei visitatori, come le passeggiate a cavallo. La salita alla cittadella superiore ed al suo palazzotto che la corona, si dipana attraverso un ripida scala che però dà l'accesso a terrazze dalle quali la vista sulla valle è particolarmente interessante. Naturalmente anche qui è possibile affittare costumi per farsi fotografare come conquistatore del mondo, cosa molto gradita, come sappiamo, agli Orientali in visita.
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| La grande moschea |
Torniamo infine in città sgusciando attraverso un vero e proprio nubifragio che quanto meno ha il merito di rinfrescare l'aria, visto che oggi faceva davvero molto caldo, sicuramente oltre trenta gradi, e andiamo fino alla grande Moschea dell'Imom Azam. Il monumento, recentissimo, visto che è stato finito nel 2023, è davvero colossale, estendendosi per ben 12 ettari, si dice la più grande moschea dell'Asia Centrale visto che può ospitare 133.000 fedeli, ma sembra che quella coeva di Astana in Kazakhistan, la batta di poco ed è stata costruita senza economie, visto che i soldi ce li ha messi il Qatar, stato finanziatore di molti edifici religiosi dell'Oriente. Questa è davvero modernissima, con giganteschi impianti di aria condizionata dappertutto, seminascosta con le bocchette che occhieggiano addirittura dalle colonne, evidentemente cave allo scopo e bagni confortevoli, inoltre è un vero capolavoro architettonico, con una struttura tradizionale che presenta una splendida facciata con marmi bianchi e neri arrivati dalla Grecia, saloni altissimi, con colonne decorate a sostegno di una serie di 21 splendide cupole e i quattro minareti alti 75 metri. L'interno è davvero fastoso, ma quello che più ti colpisce sono le dimensioni colossali del salone della preghiera di cui quasi non vedi la fine e lungo il quale si allineano le grandi colonne ricoperte di arabeschi tinta su tinta.
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| L'interno |
Lo stile è chiaramente moderno ma ne intravedi comunque i richiami alla tradizione, nelle forme e nelle decorazioni. Anche i grandi lampadari che pendono dalle venti cupole sono formati da grandi cerchi concentrici sui quali si alternano i punti di illuminazione, mentre il tappeto unico che ricopre il pavimento, è una serie infinita di nicchie di preghiera destinate ad accogliere ognuna un fedele, volto nella direzione della Mecca. Anche le muqarnas seminascoste negli angoli, richiamano la tradizione ma senza mostrarsi troppo, bianche come sono e appena delineate in oro agli spigoli. La rientranza del Mihrab è anch'essa bianca e minimale quasi minuscola rispetto alla vastità della costruzione, e richiama l'attenzione del fedele con la sua sola presenza muta. Nel momento della nostra visita non c'è assolutamente nessuno nella grande sala, ma anche se ci fosse qualche fedele sparso dietro a qualcuna delle grandi colonne neppure ce ne accorgeremmo. Non si può fare a meno dal rimanere impressionati dalla grandiosità del monumento. Naturalmente non sto a raccontarvi la magnificenza della decorazione e degli arabeschi in cui gli artigiani iraniani hanno dato il meglio di sé, insomma i soldi spesi si vedono. La moschea si può visitare senza problemi, al di fuori delle ore della preghiera, anzi i custodi sono molto contenti di ricevere visitatori occidentali. Purtroppo dobbiamo saltare il palazzo di Navruz, l'altra perla architettonica e decorativa della città perché oggi è il giorno di chiusura.

Ma noi oggi dobbiamo ancora espletare un impegno che ci siamo presi al mattino durante la visita del Museo, infatti siamo attesi al ministero dello sport e più precisamente al Museo del comitato olimpico nazionale, che racchiude tutto quanto il Tajikistan ha portato a casa, medaglie, premi, benemerenze, ricordi e naturalmente una ricchissima documentazione iconografica, durante la partecipazione alle olimpiadi estive ed invernali a cui ha partecipato come paese indipendente. Il presidente e tutto il suo staff ci aspettavano con ansia e veniamo accolti con grande affetto e dimostrazioni di amicizia. Visitiamo il museo, che racconta appunto la storia delle loro partecipazioni ai giochi, con tutti i loro atleti più forti che non hanno demeritato certamente, in special modo nelle ultime partecipazioni, in molti sport in cui il paese eccelle, judo, sollevamento pesi, tiro con l'arco e anche altri. Addirittura viene anche consegnata alla nostra cuginetta una inattesa onorificenza con tanto di bassorilievo bronzeo, dalle giuste dimensioni per essere messo in valigia, eheheehe. Insomma davvero una accoglienza commovente, che ci seguirà ancora durante tutto il resto del viaggio, in cui la segretaria del Presidente stesso ci avrebbe telefonato ogni sera per sapere se il viaggio proseguiva senza intoppi o problemi di sorta. Usciamo commossi dall'accoglienza e dalle dimostrazioni di amicizia, che davvero sono proprie di questi popoli, io stesso ricordo questo atteggiamento quando giravo questi mondi per lavoro. Salutiamo tutti e possiamo a questo punto considerare terminata la giornata nella capitale. Non ci resta che pensare alla cena, che stasera ci vedrà al ristorante Buhoro, locale elegantissimo del centro, dove mentre non ci facciamo mancare nulla, una serie di danzatori e danzatrici allietano la serata con balli e musiche tradizionali. Nel senso che da bravi turisti non ci facciamo mancare proprio niente.
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| Il ristorante Buhoro |
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| Bacheca atleti premiati |
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