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| Il Buddha nel Nirvana - Museo archeologico di Dushambè- Tajkistan - Giugno 2026 |

C'è poco da fare, tutte le grandi città dei paesi che una volta venivano considerati arretrati o con una dizione edulcorata, in via di sviluppo, hanno negli ultimi anni cambiato decisamente il loro aspetto. Dovunque ormai trovate città ordinate, con una selva di nuove costruzioni, traffico spesso convulso e comunque sia, avvertirete sempre una sensazione di paesi moderni e sviluppati. Dushambé non è da meno, anzi la prima impressione dei quartieri centrali, è proprio quella di una città piacevole anche da vivere con molti parchi e giardini, curatissimi e tutti i palazzi del potere rinnovati, quando non nuovissimi ed una profusione di marmi dovunque, che vogliono testimoniare un miglioramento generalizzato della situazione economica. Nelle zone che probabilmente un tempo ospitavano quartieri malandati o dove si allineavano file di malmesse krushovke, le costruzioni a quattro piani venute su in gran velocità e con mezzi minimi, negli anni '60, identiche in tutta l'Unione sovietica per sopperire alla cronica mancanza di alloggi, che obbligava le famiglie a difficili convivenze nelle famigerate komunalke, dove ogni gruppo familiare si ammassava in una sola stanza con a disposizione una cucina comune, oggi si vedono invece spazi recintati dove si procede ad abbattimenti continui per far posto a nuovissime costruzioni e la selva di gru, occupa un po' tutto l'orizzonte della capitale.
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Gli affreschi di Panjakaert
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Anche quelle costruzioni dell'antico regime o addirittura quelle che presentano una riconoscibile architettura zarista, ancora in stato accettabile, vengono ristrutturate e rimesse a nuovo in maniera dignitosa. Il parco automobilistico poi è decisamente nuovo e la maggior parte delle auto che vedi circolare sono cinesi, se non consideri qualche rudere del passato che tuttavia dimostra di essere ancora in grado di muoversi a cominciare da qualche vecchia Zigulì. Anche l'albergo che ci è stato riservato è nuovissimo e si sa che nel nuovo, tutto sembra più bello e ogni cosa generalmente funziona. La cena poi ce la facciamo in un bellissimo ristorante turco che fa della varietà degli spiedini la sua forza. Io ormai mi sono appassionato della versione Napoleon, quella in cui i bocconcini di carne vengono lardellati uno ad uno e poi sfrigolano lentamente sulla griglia, insaporendosi adeguatamente e quindi dove possibile, li ordino e quindi diciamo che si può andare a dormire soddisfatti e preparati alla giornata successiva. La prima visita prevista al mattino è quella dedicata al Museo dell'antichità, che raccoglie alcuni reperti di assoluta importanza, come vi ho già preannunciato precedentemente. Qui avvengono alcune cose decisamente divertenti, infatti la nostra visita era stata preannunciata con una certa enfasi, con il pretesto della raccolta di informazioni per la stesura del libro, quello che state leggendo per intenderci e ad accoglierci è stato immediatamente incaricato il Direttore del museo stesso, che con grande sussiego ha voluto personalmente accompagnarci nella visita per magnificare i vari pezzi esposti.
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| Pietre iscritte |
Non parliamo del fatto che ad un certo punto è arrivato ad incontrarci nientemeno che il Presidente del Comitato Olimpico del Tajikistan con una coorte di accompagnatori. Infatti mia cugina che è stata volontaria alle Olimpiadi di Torino, aveva fatto da accompagnatrice proprio ai due comitati Tajiko e Uzbeko ed era nata, come accade in questi casi una simpatica amicizia. Avendo saputo del nostro arrivo in città, il funzionario ha voluto assolutamente incontrarla, e con lei anche noi ovviamente, compari abusivi, per ringraziarla e assicurale di essere a disposizione in caso di eventuali necessità. Addirittura avrebbe voluto incontrarci il Ministro dello Sport, che tuttavia proprio al mattino doveva partire in missione. Tutto questo ha messo decisamente in grande agitazione il nostro cicerone che a questo punto non sapeva più dove girarsi per darci il massimo delle attenzioni per tutto il resto della visita. Non sto a raccontarvi quindi delle innumerevoli foto ufficiali davanti al famoso Buddha nel Nirvana, sdraiato, una delle più grandi sculture superstiti del gigantismo dell'arte del Gandara, opera davvero magnifica e lunga oltre 14 metri, forse la più grande rimasta dopo la distruzione dei famosi Buddha di Bamyan nel vicino Afganistan. Questo è uno dei pezzi forti del Museo ed indubbiamente è opera di grande impatto. Naturalmente siamo rimasti estasiati al vedere gli affreschi originali qui conservati e ritrovati, come vi avevo raccontato nel palazzo reale della antica Panjakaert, anche se più numerosi e forse più belli sono quelli conservato all'Ermitage di San Pietroburgo.
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| I gioielli |
In un'altra sala naturalmente anche l'originale della tomba che conserva i resti della Principessa di Sarazm. Ma non ci sono dubbi che questo museo, che contiene una serie di reperti che vanno dal IV millennio a.C. ai giorni nostri, inclusi straordinari gioielli di corredi funebri e antichissimi frammenti di tessuti che testimoniano della tecnologia di cui erano dotati da queste parti già nell'antichità e che raccontano per intero tutta la storia delle regioni della Sogdiana e della Battriana, sia imperdibile. Tutte cose di assoluta rilevanza insomma, al punto che dobbiamo assolutamente confermare che questo Museo è il pezzo più notevole della città. Intanto mentre il responsabile del Museo ci saluta con il massimo degli ossequi possibili, rigido come un soldato sull'attenti, noi salutiamo anche gli amici del Comitato Olimpico con la promessa di rivederci più tardi, nel corso della giornata. A questo punto ci tocca una bella passeggiata nell'enorme parco a partire dalla grande statua di Somoni, l'eroe nazionale, che qui ha sostituito Lenin, come del resto da tutte le altre parti, sormontata da un grande arco e dalla corona d'oro. Bisogna dire che questi giardini, sono assolutamente curatissimi e continuamente manutenuti da schiere di giardinieri che passano di aiuola in aiuola con grande attenzione. Intanto arriviamo fino alla statua di Rudaki, il padre della letteratura tajika e persiana, nato nell'858 a Panjakaert, ammiratissimo qui e del quale voglio trascrivervi una delle sue poesie, Il Bacio:
Lei è
venuta da me questa notte
e l'alba non era chiara...
Lei è venuta ed aveva paura
che qualcuno potesse vederla.
Di suo padre aveva paura,
di nascosto era venuta...
Nella notte era fuggita
per venire a dormire con me.
È venuta con la paura
che suo padre avesse saputo...
La sua casa aveva lasciato
per venire a dormire con me.
Lei è venuta, io l’ho baciata
ed era dolce il suo bacio.
L’alba era chiara ed ho baciato
quella sua morbida bocca.
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| Ismail Somoni |
Poco lontano la statua di Avicenna, scienziato conosciuto e ammirato anche dal nostro mondo. Arriviamo fino alla famosa bandiera, 40x60, alta ben 163 metri che si innalza in mezzo ad un grande bacino artificiale. Si sa che in tutta l'Asia c'è stata negli ultimi decenni una certa corsa a chi la faceva più alta, più lunga, più grande, insomma una sfida di tipo maschilistico propria di molti regimi, la più nota è stata la cosiddetta disfida dei pennoni, che ha contrapposto le due Coree che, proprio sul confine hanno continuato per alcuni anni ad innalzare pennoni uno di fronte all'altro, su cui erano esibite bandiere sempre più in alto, in una sfida un po' puerile, ma molto apprezzata dai turisti. In effetti vista da sotto, questa è davvero imponente. In fondo al giardino c'è anche un monumento con il simbolo del Tajikistan, che presenta tra le altre cose, il cotone, una delle sue grandi ricchezze, il frumento che ne ha alleviato la fame durante la guerra e ricordiamo sempre il profondo significato sacrale dato al pane, il sole ed un libro, testimonianza che viene data dal paese alla cultura.
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| Cachi e fichi |
Così tra una cosa e l'altra, sfilando davanti ai grandi palazzi del potere, incluso uno dei palazzi presidenziali ed infilandosi nei vialetti nascosti all'ombra delle piante curatissime, arriviamo fino al famoso Bazar, il cui salone centrale che poggia su altissime colonne decorate, è uno degli orgogli della città. D'altra parte dobbiamo ricordare che Dushambè, che durante il regime aveva improvvidamente preso il some di Stalinabad, significa Mercato del lunedì, secondo la tradizione di indicare molti toponimi col nome del giorno in cui si svolgeva il mercato. I banchi su cui è esposta la merce non differiscono molto da quelli che abbiamo già visto altrove e nemmeno da quelli che ancora vedremo, ma qui tutto appare come in un registro più alto, più magniloquente. I banchi sono più ricchi, c'è più merce esposta, la frutta e la verdura ti danno l'impressone di essere più fresche e di migliore qualità e tutto appare decisamente più importante, d'altra parte siamo nella capitale. A questo punto non rimane che recuperare le forze in un altro bellissimo ristorante con giardino, che mi sembra si chiamo Il Cappello, dove, tanto per cambiare, gli spiedini sembrano ancor più buoni e succulenti.
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| Carote tagliate |
SURVIVAL KIT
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| La camera |
Hotel Bogatt - Via N. Muhammada 6 - Dushambé - Ottimo 4 stelle nuovissimo. Posizione centrale, comodo. Stanze molto grandi con salottino. TV 55", AC, ma niente frigo, Free wifi. Bagno molto bello e pulito. Colazione a buffet un po' meno ricca del solito. Doppia letto king, sui 48 €, dipende dalla stagione. Personale gentile.
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| Satiro - Arte del Gandara |
Da vedere a
Dushambé - Direi di godersi soprattutto la città, che si presenta come molto piacevole a partire dal
grande parco nelle sue varie parti, che comprende la
Bandiera più alta dell'Asia Centrale (sempre che non sia poi stata superata in questa corsa al gigantismo) e dal Parco
Rudaki dedicato al grande poeta nazionale e ad Avicenna il padre della medicina moderna e che ospita anche il monumento all'indipendenza e all'eroe nazionale Ismail Somoni, la statua che ha sostituito quella di Lenin, che come racconta nel suo libro, Buonanotte signor Lenin, Terzani vide abbattere nel suo viaggio del '91, al grido di Allahu Akhbar. Qui c'è anche la mappa dell'impero Samanide nella sua massima espansione nel X secolo. Lungo la strada i palazzi notevoli del
teatro del Balletto Lohuti, la
Chaikhana Rohat, la sala da tè in stile tradizionale, il palazzo dell'
Unione degli scrittori con una serie di altorilievi ed infine imperdibile
il Museo di archeologia che contiene pezzi importantissimi e la
Grande Moschea finita nel 2022 e ovviamente il
Bazar. Tra i classici delle città sovietiche, rimangono, il teatro delle marionette, il Circo, il museo degli strumenti musicali tradizionali, il teatro del balletto Ayni, il cinema Tajikistan, la Stazione ferroviaria
e poi il centro Ismailita e i molti mosaici sovietici sparsi per la città, ma dato il poco tempo che sicuramente avrete da dedicare alla città, non vi basterà il tempo. Infine la
Fortezza di Hissor fuori città, ricostruita completamente.
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| Il bazar |
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| Il poeta Rudaki |
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