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venerdì 11 maggio 2018

Etiopia 15 - Campeggio sul Keské

Il Keské


Il gioco del cerchio (foto  P.Procchio)
La giornata è finita e la gente se ne va lasciando la boscaglia che si stende a perdita d'occhio al di là del fiume Keské che nel frattempo deve aver ricevuto le acque della pioggia della notte precedente, perché il facile guado che avevamo fatto qualche ora prima camminando quasi all'asciutto tra i banchi di sabbia, è diventato impossibile. Bisogna togliersi scarpe e calze, tra il divertimento dei locali, e entrare nella corrente, per ora ancora debole, ma che arriva ormai alle ginocchia e attraversare il greto del fiume piuttosto fangoso, affondando coi piedi nudi nel fondale incerto di melma vischiosa. Pare certo comunque che in questa parte del fiume non ci siano coccodrilli, per lo meno a vista, quindi seguiamo la folla che sta prendendo la strada di casa verso i villaggi in cui la festa continuerà per i prossimi due giorni. In poco tempo la zona si fa deserta, solo qualche pastore di capre rimane vicino al greto con le sue bestie che brucano sulle rive e due bambini nudi che si divertono con un gioco antico, facendo correre sulla sabbia dei cerchi spinti da un bastone. Tutto il panorama, ora che anche le mandrie se ne sono andate, è rimasto solitario e spopolato, così diverso dalla confusione che vi albergava soltanto un'ora fa. Uno scenario arcadico e misterioso sotto un cielo scuro di nuvole gonfie che non promettono niente di buono, in particolare per noi che abbiamo previsto la notte all'aperto. 

Spiedi  (foto  P.Procchio)
Ci spostiamo di qualche chilometro lungo la riva che disegna larghissime curve di un alveo ampio e profondo, segno che quando l'acqua arriva, il panorama si presenterà ben diverso dal secco greto attuale. Del resto lo scoscendimento che le rive stesse presentano dove le anse si fanno più pronunciate mostrano bene quale sia la forza dell'acqua quando la corrente diventa irresistibile, la profondità cresce in pochi minuti e la sua forza colpisce la terra tenera come le unghiate di una mano rapace che scava nel bordi, provocando piccole frane e trasportando con sé la terra rossa che subito colora il fiume trasformato in liquida fanghiglia trascinata verso valle. Il terreno dove c'è la possibilità di mettere la tenda è saggiamente predisposto un po' più in alto, dove di certo le acque non arrivano neppure durante le piene, che eventualmente sfogheranno nella riva opposta ed è pieno di grandi alberi dall'ombrello ampio, che portano appesi nidi popolati di uccellini gialli e neri molto ciarlieri. La nostra tenda trova sistemazione sotto uno dei più grandi nell'illusoria  convinzione che questo possa dare un po' di riparo in caso di pioggia. Distanziate dalla nostra postazione, solo un altro paio di tende di motociclisti tatuatissimi, slavi all'apparenza, che tuttavia non sembrano vogliosi di socializzare. 

La tenda blu ( (foto  P.Procchio)
Intanto trapela la notizia che oggi è il compleanno di Pierangelo e Lalo ed Abi, dopo aver pensato un attimo, montata la tenda, se ne vanno in cerca di qualcosa. Dopo poco eccoli tornare con al seguito un capretto acquistato dal pastore che avevamo visto pascolare il suo gregge poco lontano. Senza por tempo in mezzo il malcapitato animale, oggi non è stata la sua giornata fortunata, viene portato sulla riva e sgozzato senza tanti complimenti. Raccolto il sangue in una ciotola che sparisce subito alla vista, viene scuoiato in un attimo e fatto a pezzi di ridotte dimensioni, ognuno dei quali infilzato su rami raccolti da un albero vicino. Intanto è stato già acceso il fuoco con grandi pezzi di legno recuperati nel bosco ed ecco che gli improvvisati spiedi sono già ben disposti, piantati a terra di fronte alla fiamma, che lascia presto il posto ad un letto di rosse braci. Intanto è stata predisposta una scodella di liquido con un qualche tipo di olio e con erbe di incerta provenienza, con cui le carni vengono bagnate di tanto in tanto per meglio essere insaporite. In un paio di ore gli spiedi sono pronti per essere tagliati a minuscoli pezzi col machete in dotazione e finiscono nei piatti per festeggiare degnamente il genetliaco del nostro amico. Dire che si tratta di carne tenera e di facile masticazione è un azzardo, ma quello che conta è di certo la voglia di gozzovigliare anche noi, anche se non c'è stata da parte del nostro festeggiato alcuna prova di coraggio superata, al di là della sopportazione della nostra compagnia.

Colazione a Turmi  (foto  P.Procchio)
Compare anche una bottiglia di vino etiope, piuttosto dolce in verità per accompagnarsi al capro sacrificato, ma anche qui non stiamo troppo a sottilizzare, si brinda all'evento ed al viaggio che sta dando emozioni superiori al previsto e anche questo fa parte dell'esperienza. Compare anche un dolce con tanto di candelina, tanto per chiudere la serata in gloria con tutti i crismi. Intanto è scesa la notte e ci ritiriamo al riparo del nostro accampamento, mentre l'umidità della notte muta in debole pioggerellina l'aria spessa dai sentori dolciastri del bosco. La mattina ci coglie per fortuna abbastanza asciutti. Il temuto scatenarsi di Giove pluvio, non è avvenuto, qui almeno e nei paraggi, anche e se l'aria è frescolina. Le operazioni di smontaggio del campo e il carico delle masserizie sulla nostra Toyota è abbastanza rapido e andiamo subito in paese a mangiare qualcosa all'unico locale di Turmi. Un buon caffè e un paio di uova utili a cominciare la giornata, che dovrebbe prevedere la difficile pista che si spinge nella foresta fino al lago Turkana. Per fortuna prima di partire, la rete di informazioni dei camionisti e degli altri mezzi di passaggio, che corre comunque anche in questi luoghi remoti, comunica che verso sud, sul nostro percorso previsti, ci sono state piogge abbondanti durante la notte ed i guadi lungo il Keské, sono diventati invalicabili. Questo accade piuttosto di frequente in questa che è l'inizio della stagione delle piogge e segna l'isolamento di questa intera zona per i mesi a venire. Rinunciare dispiace, ma quando visiti queste aree, devi mettere in conto che queste eventualità di cambio di itinerario sono piuttosto comuni e quindi ci predisponiamo alla soluzione alternativa per raggiungere Omorate al confine keniota lungo la strada nazionale.

Sacrificio del capro




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giovedì 10 maggio 2018

Etiopia 14 - Il salto dei tori

Il richiamo ai Maza

I warawara
Gady si è alzata presto questa mattina. Era ancora buio pesto al suo villaggio, ma già da ieri c'era molto fermento e sia lei che le altre ragazze si preparavano per la grande giornata di oggi. Era ormai una settimana che l'eccitazione per l'Ukli Bulé che si stava preparando per oggi. Suo cugino Kala, è pronto, gli anziani hanno dato l'assenso e questo sarà il suo grande giorno, quello che segnerà il passaggio alla sua vita di adulto. Se tutto andrà bene, poi avrà ancora un mese da trascorrere nella foresta con gli altri Maza, quelli che hanno superato la prova, si nutrirà solo di latte e di sangue spillato dalla vene dei suoi tori, di carne e di miele che troverà nel bosco e finalmente potrà scegliersi una moglie e formare la sua famiglia. Ma anche per Gady, Goity, Kerry e tutte le altre parenti, sorelle e amiche del villaggio sarà una giornata speciale, quella in cui potranno festeggiarlo dimostrando di essere donne vere, all'altezza di uomini coraggiosi, esse stesse coraggiosissime e capaci di sopportare qualsiasi prova, dalla fatica al dolore, senza timore, senza tirarsi indietro, senza battere ciglio. Donne da sposare insomma. Come le altre, Gady si è vestita come la tradizione impone, con le due semigonne di pelle di antilope con le perline, bordate di preziose conchiglie che le aveva dato la nonna e si cinta i polpacci di cinghietti di cuoio con sonagli di metallo, i warawara, che ad ogni passo risuonano tintinnando. 

Danza di richiamo
L'unica concessione alla moda che ormai seguono quasi tutte le sue amiche è il reggiseno di raso rosso, che si è comprata al mercato l'anno scorso con la vendita delle patate. Vorrai mica essere la mosca bianca che va in giro a seno nudo come le vecchie del villaggio, i tempi cambiano e bisogna adeguarsi. Poi hanno preso le trombette ed i corni cerimoniali e si sono messe tutte in marcia verso Turmi dove oggi ci sarà il mercato. Sono quasi venticinque chilometri e ci arriveranno verso metà mattina, ma tanto oggi è giorno di festa e non ci vanno certo per vendere o comprare qualche cosa. Hanno cantato per tutta la strada e dopo essere arrivate sono andate a riposarsi in fondo alla piazza. Si sono portate dal villaggio il Ghenphò, un impasto di farina abbrustolita di sorgo e burro che innaffiano abbondantemente con il Bordé, la birra di cereali dal sapore acidulo che scorre a fiumi nelle feste. Dopo mezzogiorno il corteo si è riformato e tutte si sono dirette fuori del paese verso il guado del fiume Keshé che si riesce ancora a passare a piedi, anche se ieri è piovuto. Con la sua calebasse ha scavato un buca nella sabbia, ma non è stato necessario andare molto a fondo, in questa stagione l'acqua affiora subito a poche spanne di profondità e ha potuto bere a volontà. Poi tutte hanno cominciato a ballare in circolo. Sono canzoni ritmate che raccontano della forza e del coraggio della loro gente, di come non abbiano paura di nulla e del fatto che anche oggi lo dimostreranno. 

La fustigazione
Sulle schiene nude tutte portano già tutte la dimostrazione tangibile di questa verità. Lunghe cicatrici profonde che le attraversano da una scapola all'altra, da un fianco all'altro in un reticolo di chelomi che si sono ingrossati nel tempo. Le schiene sono lucide. Qualche madre pietosa e la vecchia curatrice del villaggio che si è presa cura delle donne già sposate, le ha spalmate con cura di burro e per questo ora brillano al sole. I canti prendono vigore e diventano più serrati e stringenti, Il tono delle voci cresce. Le ragazze saltano in cerchio e i cembali e i campanellini dei polpacci segnano il ritmo. Anche gli occhi sono più fissi, quasi sbarrati come assenti rispetto a quanto le circonda, forse per la troppa birra, forse per il condizionamento psicologico che il ritmo impone. Poi qualcuno grida qualcosa. Dal fondo della strada arrivano uomini alla spicciolata, infine il gruppetto di ragazzi che accompagna Kala, con la testa rasata, salvo una lunga cresta che scende fino al collo, coperto soltanto da un mantello blu che si appoggia al suo lungo bastone da pastore. Le ragazze gridano e vanno loro incontro festanti.Dal bosco, per tempo hanno raccolto piccoli fasci di rami lunghi e flessibili di un albero particolare la cui corteccia sembra avere effetti antisettici contro le infezioni. I maza, gli uomini che hanno già compiuto la prova e sono in attesa di trovare moglie, non appena arrivano, vengono inseguiti dalle ragazze che si parano loro dinnanzi porgendogli i rami e istigandoli, prendendoli in giro e invitandoli ad usarli come fruste sulle loro schiene nude.

Dopo la fustigazione
Gli uomini dapprima si schermiscono, alcuni si voltano addirittura dall'altra parte, ma le ragazze prese da un furore dionisiaco inarrestabile li incalzano con parole di derisione: "Siete dei deboli, non avete coraggio di frustare noi che siamo donne forti e coraggiose che non temiamo il dolore. Voi siete donnette paurose, noi invece siamo determinate e senza timore, così come il nostro congiunto che oggi diventerà uomo, molto più uomo di voi. Frustateci se avete davvero coraggio". Allora il Maza, preso uno dei rami, mentre la ragazza si mette immobile davanti a lui con le braccia alzate offrendogli la schiena, le assesta un violentissimo colpo sul dorso, una staffilata dallo schiocco acuto che solleva la pelle, sul quale subitosi forma una striscia di sangue. La donna lo assorbe senza un grido, né una scossa che mostri che abbia avvertito dolore. E subito lo assedia: "Avanti pauroso, dammene un altro se hai coraggio!" gli urla nelle orecchie e l'uomo bonariamente la accontenta. La cosa prosegue per un bel po' tra suoni di trombette, canti, incitamenti, inseguimenti nel bosco e tintinnare di sonagli tra l'approvazione di parenti, amici e di tutta al folla che nel frattempo si è radunata. Quando le schiene martoriate sono diventate maschere sanguinolente, neppure le ragazze incinte, che al massimo hanno cura di proteggersi la pancia, si risparmiano nell'ansia di non rimanere vergognosamente intonse, il corteo riprende forma e si dirige verso il luogo scelto dallo stregone per la cerimonia.

La buona sorte coi bracciali
Intanto Kala, benedetto con una ciotola di latte cagliato, è stato portato in un piccola radura del bosco dove il suo padrino addestratore è stato dipinto con cura nel volto con larghe strisce rosse che scendono fin sulle guance. Viene preso e spogliato completamente, solo due lacci intrecciati attorno alle spalle gli rimangono addosso. Lui e il padrino che gli sta alle spalle, vengono circondati dai Maza, che gli prendono il piccolo bastone di legno di forma fallica che portava con sé, tutti lo stringono in un mazzo di bastoncini sui quali gli anziani appongono dei bracciali di metallo. Quando i Maza sollevano per quattro volte i rami lasciando cadere gli anelli verso i quattro punti cardinali, il ragazzo è pronto e ora la buona sorte lo seguirà nel suo passaggio da Naala a Daala, uomo vero. Adesso tutti lasciano gli spiazzi tra gli alberi, le ragazze davanti, al ritmo dei cornie delle trombe, poi tutti gli altri, dirigendosi verso l'ampia radura, il luogo sacro scelto secoli addietro, dove si svolgerà l'Ukli Bulé, il salto dei tori. Qui è al pascolo una grossa mandria di proprietà degli uomini del villaggio. I Maza, scelgono con cura, tra gli animali, sette tori, tra i più robusti e vigorosi e li allineano uno a fianco all'altro al centro dello spazio scoperto. Le ragazze, formano un gruppo compatto che continua a ballare ritmicamente davanti a loro. Kala è dilato ai tori, completamente nudo e si guarda attorno cercando di darsi coraggio. 

Prima del salto
Gli anziani gli hanno spalmato completamente dorso e petto di sterco di bovino, forse per ché il suo odore si confonda con la mandria e non metta in agitazione gli animali. Intanto i tori cominciano a muggire furiosamente, mentre i Maza cercano ti mantenerli il più possibile fermi, tenendo li per le corna e per la coda. Poi, tra gli incitamenti della folla, Kala prende la rincorsa e balza sul primo toro senza troppo sforzo, poi, mantenendosi in equilibrio, cammina di schiena in schiena fino all'ultimo e salta giù dall'altra parte. Si gira, tra le ovazioni delle ragazze, e riprende la corsa in senso inverso, fino all'altra versante. Poi ancora una terza volta e qui, proprio al centro, sembra mettere un piede in fallo, sta per scivolare e finire in mezzo agli animali, che forse lo calpesterebbero un po', magari senza troppi danni fisici, ma terribile sarebbe la figuraccia morale, una bocciatura senza remissione; un intero anno dovrebbe passare tra la generale vergogna e le prese in giro di tutti, prima di poter ritentare la prova. Infine Kala compie il percorso per la quarta, l'ultima e definitiva volta con successo, tra le ovazioni di tutti gli astanti. La prova è stata superata, il ragazzo è diventato uomo ed è circondato dall'affetto di tutti i componenti del suo villaggio. Il sole picchia forte e la temperatura del pomeriggio è piuttosto elevata. I canti, le danze, i movimenti accrescono l'eccitazione generale; il sudore scorre copioso sui volti e sulle schiene piagate, sciogliendo il burro che conferisce alle pelli una lucidità smagliante e festosa. 

Il padrino di Kala
Si vede che sono tutti contenti perché ogni cosa è andata bene e la festa vera deve ancora cominciare. In tutti gli occhi e gli sguardi leggi felicità e soddisfazione, orgoglio e piacere di avere partecipato a una manifestazione che ti rende parte viva ed importante di una comunità, vedi desiderio di approvazione e status sociale acquisito, grazie alla dimostrazione di coraggio, che può essere presa da tutti come garanzia del tuo valore in tutti gli altri momenti della vita sociale. Gady e le sue amiche ridono e scherzano tra di loro, mentre camminano veloci, anche se le loro schiene sono lì a testimoniare come sia andata la giornata. Adesso se ne andranno tutti verso il villaggio dove i festeggiamenti proseguiranno per due giorni. A casa le anziane hanno preparato spiedi di capretto e pecora e la birra scorrerà ancora a fiumi. Il caffè sarà già stato tostato e l'incenso già brucia nei minuscoli bracieri. Le ragazze esibiranno orgogliosamente i segni delle frustate e si ballerà tutta la notte l'evangadi, la danza dell'amore, le une schierate davanti agli altri, cantando canzoni scomposte ed allusive. E' un rito di corteggiamento in cui i ragazzi ballano e saltano davanti alla schiera femminile che si muove ritmicamente ondeggiando i bacini. Le treccioline gonfie di fango e burro ballonzolano al ritmo della danza aumentando l'eccitazione.

Pronta per la festa
Poi ognuno a turno si avvicina alla ragazza prescelta continuando l'esibizione per tornare infine al suo posto. Poi tocca alla ragazza che lo accetta, eventualmente uscendo dalla fila, avvicinandosi e dandogli un piccolo calcio alla caviglia. Non è ben chiaro, ma certo se uno si è già lasciato un po' andare mollando qualche frustata decisa nel pomeriggio, può darsi che ci sia, come dire, già un mezzo impegno e non sia poi così facile tirarsi indietro. Ma non ho indagato a fondo questo aspetto per darvi delle certezze. Forse è per questo che gli uomini si mostrano così restii alle richieste impertinenti delle ragazze che chiedono insistentemente di essere battute con le verghe,  addirittura cercando di sfuggire loro rifugiandosi nella foresta, nonostante siano inseguiti dalle baccanti inferocite e bramose di essere colpite. Insomma un sabba davvero impressionante, assolutamente genuino, a mio parere, che riesce a raccontare l'evidenza dei riti di queste tribù remote della bassa valle dell'Omo. Per noi è ora invece di riattraversare il guado, che in poche ore si è alzato almeno di una cinquantina di centimetri, rendendo difficoltosa la traversata, a piedi nudi e con le scarpe in mano. I ragazzi festanti sono già lontani e il suono delle trombe si è perso in lontananza, mentre il sole cala sulle colline rosse.

La prova

SURVIVAL KIT

In attesa dei Maza
Salto dei tori - Questa cerimonia si svolge nel periodo dei raccolti per diversi mesi. Uno dei luoghi deputati e al di là del fiume Keské a qualche chilometro da Turmi al lunedì nel giorno di mercato (a volte c'è anche un mezzo mercato durante la settimana). Dunque il vostro giro deve essere organizzato tenendo conto di arrivare in questo giorno della settimana, in ogni caso chi vi porta deve informarsi precedentemente se quel giorno ci saranno uno o più qualche ragazzi che affronteranno la prova. Dovrete essere accompagnati da una guida locale (100 birr a testa) che parla inglese e dà tutte le spiegazioni del caso. Nessuno farà caso a voi e potrete fare tutte le foro che vorrete. E' l'unica occasione in cui le persone non chiedono di essere pagate per le foto. Dopo il mercato, la cerimonia dura praticamente l'intero pomeriggio. Se volete potete seguire la gente al villaggio per partecipare alla festa, in questo caso conviene dormire in tenda presso il villaggio, previo permesso pagato del capo villaggio. Il tutto dà la sensazione di essere molto genuino dato che queste cerimonie si svolgono da secoli sempre allo stesso modo. Assistervi è una emozione particolare, certamente verrete presi da questa atmosfera violenta ed allo stesso tempo magica dai sapori primordiali. Un ritorno a riti ancestrali che va accettato per quello che è senza porsi troppi interrogativi e che non potrà non coinvolgervi. Il salto dei tori è praticato anche da qualche altra tribù, ma in questo caso solo una volta l'anno ed in luoghi segreti a cui vengono ammessi solo i componenti del villaggio. 
I familiari del saltatore



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martedì 8 maggio 2018

Etiopia 13 - Gli Hamer


Donna Hamer , prima moglie


Seconda moglie
Un'oretta di bush tra sabbia molle, fango e buche, poi la pista migliora decisamente e diventa strada con relativo terrapieno che taglia in due un territorio vocato ad una certa qual pratica agricola. Si vedono campi di sorgo, di mais e di arachidi, di una certa dimensione, molti ricoperti di stoppie per il raccolto già avvenuto, altri in corso di aratura. Ai bordi della strada la consueta Africa in cammino, gruppi di donne che vanno a rifornirsi di acqua, contadini in marcia verso i campi, mandrie di grandi proporzioni che attraversano lentamente la strada imponendo soste continue. Sul nostro mezzo, musica a palla, i suoni di una Etiopia tradizionale, con le sue sonorità che a volte potresti confondere con note in arrivo dal subcontinente indiano, mentre altre volte ti appaiono intrise di sapori arabi, mentre il ritmo dell'Africa sottende il tutto per creare una miscela accattivante che invita a muoversi e a cantare, sempre se uno sapesse le parole. Non ultimo, non si possono trascurare le pulsioni reggae, che proprio in questa terra sono nate, prima di migrare nella lontana Giamaica, anche se di questo argomento vi darò conto quando saremo nella zona di Shashemene dove è nata la religione Rastafariana. Ari, alla guida, di tanto in tanto non sa resistere al ritmo e stacca le mani dal volante per mimare gesti di danza e segue il ritornello con gusto. 

Collana di cipree
Poi riprende il controllo della guida, ma tutti, nell'auto, siamo presi dalla musica e seguiamo la playlist che sta su una chiavetta magica, che pare contenga il meglio di quanto possa offrire attualmente il panorama musicale etiope. Anche Lalo non sa resistere e si allinea al coro quando il ritornello diventa irresistibile. Ad ovest dell'Omo siamo giunti ormai nella zona abitata dagli Hamer (o Hamar), una delle tribù più numerose, che conta quasi 50.000 persone. Turmi è la cittadina al centro della loro zona di influenza, situata tra l'Omo e il lago Chew Bahir, detto anche lago Stefania e qui si tiene il mercato settimanale più importante dove confluiscono gli abitanti di tutti i molti villaggi circostanti, per scambiarsi le merci o semplicemente per avere contatti con i vicini. Il giorno di mercato è anche quello in cui si svolgono le cerimonie dell'Ukli Bula, il salto del toro, il rito di passaggio per i giovani maschi per diventare vero uomo. Arriviamo per ora di pranzo. Una injera coi fagioli e un paio di banane per togliersi la più grossa, ma è difficile abituarsi alla spezia forte del sugo delle lenticchie e all'acido della pasta fermentata del tef. Poi possiamo andare verso il grande spiazzo di terra rossa al centro del villaggio dove si è già radunata un sacco di gente.

Il Kashi
E' un mercato povero senza bancarelle ma con le merci sparse a terra su teli, frutta, verdure, scarpe, ciabatte, magliette, stoffe, reggiseni di raso cinesi che pare vadano molto di moda presso queste tribù dove tutte erano abituate, fino a poco tempo fa, ad avere il busto completamente scoperto. Le donne Hamer sono piuttosto alte e hanno la caratteristica di portare i capelli a caschetto raccolti in treccioline minute e impastate di argilla rossa e burro, mescolati ad altre polvere, le Goscha, che, tra l'altro, conferisce loro un'aria sbarazzina che le rende particolarmente fotogeniche. Qualcuna tiene tra i denti un bastoncino di legno, una essenza della foresta che, con i suoi umori,  serve come spazzolino da denti. Tradizionalmente il loro vestito è costituito da tre pelli di antilope bordate di piccole cipree bianche che arrivano dal lontano Mar Rosso. Una, il Kashi, viene infilato dal collo e ricopre il busto anteriormente. Le altre due, portate raccolte attorno alla vita, più corta quella anteriore, lo Shikinié; lunga fino ai calcagni quella posteriore, la Pallanti. Tutte sono generalmente ornate di perline. La maggior parte porta anche a tracolla una sorta di cinturone di cuoio completamente ricoperto di queste conchigliette (Chibò). Un altro ornamento identifica il loro status sociale. Mentre le donne nubili portano soltanto collane di perline, le sposate hanno un collare di grandi dimensioni di ferro ricoperto di cuoio chiamato ensente. Quelle che dispongono anche di una estensione falliforme anteriore hanno il grado di prime mogli, mentre per le seconde mogli i collari sono in coppie e di metallo lucido.

Giovane Hamer con chignon rituale
Le braccia sono coperte di bracciali sottili di ottone o di rame. L'attrezzo più comune in dotazione che portano sempre con sé è una calebasse tagliata a metà che serve per scavare nella sabbia del fiume per trovare acqua pulita, per bere, come contenitore generico o semplicemente, messa in testa, come riparo dal sole. Gli uomini invece hanno solo un gonnellino colorato stretto in vita e intorno alla testa un cinturino di perline. Se hanno ucciso qualche animale pericoloso o qualche nemico, possono portare una sorta di chignon di fango impastato, ornato di piume meglio se di struzzo. Per mantenere queste pettinature barocche che possono durare anche sei mesi, hanno l'abitudine di avere sempre con sé un piccolo attrezzo di legno duro, una specie di trespolo poggiatesta, il Borkota, su cui appoggiare il collo per dormire, si dice anche per evitare che insetti vari salgano nelle orecchie o nelle narici. Ciò non toglie che spesso possa essere anche utilizzato come seggiolino. Il lungo bastone a cui appoggiarsi, orecchini e altri ornamenti completano l'ornato del corpo. Lo portano attaccato al cinturone alla vita o sempre in mano come una appendice irrinunciabile della vita quotidiana. Molti uomini e donne si sottopongono durante l'adolescenza all'estrazione degli incisivi inferiori che una donna incaricata dell'operazione, una dentista di villaggio insomma, cava via senza troppi complimenti, considerato che vengono considerati in maniera negativa. 

Il fondo della Pallanti con perline
Guai infatti se ad un bambino crescono prima di quelli superiori, sarebbe un grande segno di malaugurio, che in passato poteva portare anche all'uccisione del malcapitato per abbandono nella foresta. La bellezza e la statuarietà dei corpi è spesso sottolineata dalle scarificazioni che li ricoprono di eleganti disegni geometrici e che oltre alla funzione puramente estetica rappresentano anche una dimostrazione di resistenza al dolore. Tuttavia una delle tradizioni più interessanti ed estreme di questo popolo consiste nella cerimonia detta Ukli Bula o del salto del toro, legata al passaggio alla maggiore età degli adolescenti. Questa avviene nel periodo che segue alla mietitura e proprio durante i giorni di mercato e questo è il motivo per cui siamo venuti qui oggi. Mentre ci muoviamo tra i gruppi di persone che si aggirano tra le merci sparse a terra, cercando di fare qualche foto di soppiatto per non innervosire la gente, si sente infondo alla via uno strepitare di trombette e un tintinnare ritmico di sonagli.Un folto gruppo di ragazze si è raccolto a cantare e ballare con una intensità crescente e di certo anomala. Poi, come una processione prende la via del bosco che circonda il paese e scende fino al fiume. Sta per cominciare l'Ukli Bulé, affrettiamoci a seguirle, sarà di certo una esperienza da non dimenticare. 



Il mercato Hamer
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