venerdì 11 maggio 2018

Etiopia 15 - Campeggio sul Keské

Il Keské


Il gioco del cerchio (foto  P.Procchio)
La giornata è finita e la gente se ne va lasciando la boscaglia che si stende a perdita d'occhio al di là del fiume Keské che nel frattempo deve aver ricevuto le acque della pioggia della notte precedente, perché il facile guado che avevamo fatto qualche ora prima camminando quasi all'asciutto tra i banchi di sabbia, è diventato impossibile. Bisogna togliersi scarpe e calze, tra il divertimento dei locali, e entrare nella corrente, per ora ancora debole, ma che arriva ormai alle ginocchia e attraversare il greto del fiume piuttosto fangoso, affondando coi piedi nudi nel fondale incerto di melma vischiosa. Pare certo comunque che in questa parte del fiume non ci siano coccodrilli, per lo meno a vista, quindi seguiamo la folla che sta prendendo la strada di casa verso i villaggi in cui la festa continuerà per i prossimi due giorni. In poco tempo la zona si fa deserta, solo qualche pastore di capre rimane vicino al greto con le sue bestie che brucano sulle rive e due bambini nudi che si divertono con un gioco antico, facendo correre sulla sabbia dei cerchi spinti da un bastone. Tutto il panorama, ora che anche le mandrie se ne sono andate, è rimasto solitario e spopolato, così diverso dalla confusione che vi albergava soltanto un'ora fa. Uno scenario arcadico e misterioso sotto un cielo scuro di nuvole gonfie che non promettono niente di buono, in particolare per noi che abbiamo previsto la notte all'aperto. 

Spiedi  (foto  P.Procchio)
Ci spostiamo di qualche chilometro lungo la riva che disegna larghissime curve di un alveo ampio e profondo, segno che quando l'acqua arriva, il panorama si presenterà ben diverso dal secco greto attuale. Del resto lo scoscendimento che le rive stesse presentano dove le anse si fanno più pronunciate mostrano bene quale sia la forza dell'acqua quando la corrente diventa irresistibile, la profondità cresce in pochi minuti e la sua forza colpisce la terra tenera come le unghiate di una mano rapace che scava nel bordi, provocando piccole frane e trasportando con sé la terra rossa che subito colora il fiume trasformato in liquida fanghiglia trascinata verso valle. Il terreno dove c'è la possibilità di mettere la tenda è saggiamente predisposto un po' più in alto, dove di certo le acque non arrivano neppure durante le piene, che eventualmente sfogheranno nella riva opposta ed è pieno di grandi alberi dall'ombrello ampio, che portano appesi nidi popolati di uccellini gialli e neri molto ciarlieri. La nostra tenda trova sistemazione sotto uno dei più grandi nell'illusoria  convinzione che questo possa dare un po' di riparo in caso di pioggia. Distanziate dalla nostra postazione, solo un altro paio di tende di motociclisti tatuatissimi, slavi all'apparenza, che tuttavia non sembrano vogliosi di socializzare. 

La tenda blu ( (foto  P.Procchio)
Intanto trapela la notizia che oggi è il compleanno di Pierangelo e Lalo ed Abi, dopo aver pensato un attimo, montata la tenda, se ne vanno in cerca di qualcosa. Dopo poco eccoli tornare con al seguito un capretto acquistato dal pastore che avevamo visto pascolare il suo gregge poco lontano. Senza por tempo in mezzo il malcapitato animale, oggi non è stata la sua giornata fortunata, viene portato sulla riva e sgozzato senza tanti complimenti. Raccolto il sangue in una ciotola che sparisce subito alla vista, viene scuoiato in un attimo e fatto a pezzi di ridotte dimensioni, ognuno dei quali infilzato su rami raccolti da un albero vicino. Intanto è stato già acceso il fuoco con grandi pezzi di legno recuperati nel bosco ed ecco che gli improvvisati spiedi sono già ben disposti, piantati a terra di fronte alla fiamma, che lascia presto il posto ad un letto di rosse braci. Intanto è stata predisposta una scodella di liquido con un qualche tipo di olio e con erbe di incerta provenienza, con cui le carni vengono bagnate di tanto in tanto per meglio essere insaporite. In un paio di ore gli spiedi sono pronti per essere tagliati a minuscoli pezzi col machete in dotazione e finiscono nei piatti per festeggiare degnamente il genetliaco del nostro amico. Dire che si tratta di carne tenera e di facile masticazione è un azzardo, ma quello che conta è di certo la voglia di gozzovigliare anche noi, anche se non c'è stata da parte del nostro festeggiato alcuna prova di coraggio superata, al di là della sopportazione della nostra compagnia.

Colazione a Turmi  (foto  P.Procchio)
Compare anche una bottiglia di vino etiope, piuttosto dolce in verità per accompagnarsi al capro sacrificato, ma anche qui non stiamo troppo a sottilizzare, si brinda all'evento ed al viaggio che sta dando emozioni superiori al previsto e anche questo fa parte dell'esperienza. Compare anche un dolce con tanto di candelina, tanto per chiudere la serata in gloria con tutti i crismi. Intanto è scesa la notte e ci ritiriamo al riparo del nostro accampamento, mentre l'umidità della notte muta in debole pioggerellina l'aria spessa dai sentori dolciastri del bosco. La mattina ci coglie per fortuna abbastanza asciutti. Il temuto scatenarsi di Giove pluvio, non è avvenuto, qui almeno e nei paraggi, anche e se l'aria è frescolina. Le operazioni di smontaggio del campo e il carico delle masserizie sulla nostra Toyota è abbastanza rapido e andiamo subito in paese a mangiare qualcosa all'unico locale di Turmi. Un buon caffè e un paio di uova utili a cominciare la giornata, che dovrebbe prevedere la difficile pista che si spinge nella foresta fino al lago Turkana. Per fortuna prima di partire, la rete di informazioni dei camionisti e degli altri mezzi di passaggio, che corre comunque anche in questi luoghi remoti, comunica che verso sud, sul nostro percorso previsti, ci sono state piogge abbondanti durante la notte ed i guadi lungo il Keské, sono diventati invalicabili. Questo accade piuttosto di frequente in questa che è l'inizio della stagione delle piogge e segna l'isolamento di questa intera zona per i mesi a venire. Rinunciare dispiace, ma quando visiti queste aree, devi mettere in conto che queste eventualità di cambio di itinerario sono piuttosto comuni e quindi ci predisponiamo alla soluzione alternativa per raggiungere Omorate al confine keniota lungo la strada nazionale.

Sacrificio del capro




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